di Fabrizio Casari fonte
La politica statunitense verso Cuba ha appena raggiunto un nuovo
record di pirateria internazionale. In violazione a ogni convenzione
internazionale sulle comunicazioni, l’amministrazione Obama ha deciso di
aprire l’ennesimo capitolo del capitolo tecnologico della guerra contro
l’isola. La Giunta dei Governatori della Radiodiffusione (BBG è la sua
sigla in inglese
ndr) ha infatti assegnato ad una società del
Maryland, la Washington Software Inc, una commessa che, da sola,
contiene diversi reati: il compito previsto è infatti quello di
penetrare tecnologicamente la rete telefonica cubana invadendola con
centinaia di migliaia di SMS. compenso previsto?
Quattrocentosessantaquattromila dollari.
La Washington Software Inc annovera già tra i suoi clienti diversi
Dipartimenti del governo Usa, agenzie governative e multinazionali come
IBM e Lockheed Martin. Il contratto, della validità di due anni, ha
avuto inizio il 15 Settembre scorso. Più precisamente, la compagnia di
Tlc dovrà diffondere 24.000 messaggi a settimana (e comunque mai meno di
1800); quantità che però potrebbe aumentare in rapporto all’ulteriore
ampliamento della diffusione di cellulari sull’isola.
A cosa servono? Ad inondare di SMS non richiesti i cellulari cubani.
Messaggi spam con una duplice, chiara finalità: diffondere propaganda
politica Usa e stressare tecnologicamente l’impresa cubana di telefonia,
che sarà costretta ad attivare difese tecnologiche per impedire che i
manualetti della CIA diventino una sorta di spam quotidiano per i
telefoni cubani.
Allo scopo, stando alla lettera del contratto, la Washington Software
Inc. dovrà progettare e rendere operativo un software per gestire
l’invio di messaggi dagli Usa verso Cuba, e detto software dovrà
prevedere la possibilità di manipolazione e sostituzione di “parole
chiave” per aggirare la censura. I messaggi dovranno essere inviati in
spagnolo e in inglese attraverso l’interfaccia web e la rete telefonica,
in modo tale da non consentire il danneggiamento durante l’invio. In
ultimo, visto che gli affari sono affari, la Washington Software Inc “
non potrà detenere, distribuire, utilizzare o cedere a terzi i numeri,
che sono proprietà esclusiva della BBG”.

Che
un’agenzia statunitense fosse proprietaria dei numeri telefonici cubani
è un’altra delle centinaia di tesi stravaganti e criminogene che gli
Usa fanno discendere dall’assunto secondo il quale Cuba è territorio
espropriato illegalmente agli Stati Uniti, come recita la legge
Helms-Burton. E dunque ovviamente, come in ogni manifestazione dell’odio
sincopato di Washington verso L’Avana, la sfacciata illegalità
dell’iniziativa è questione assolutamente secondaria.
Ma, ad ogni buon conto, i difensori della privacy (quando è la loro),
di fronte alle obiezioni di natura legale che la Washington Software
Inc. ha posto sull’iniziativa, hanno rapidamente chiarito ogni dubbio.
Il giornalista statunitense Tracey Eaton, tramite il sito
Cubamoneyproject, ha pubblicato quanto intercorso tra l’agenzia committente e la società incaricata.
Alla società di Tlc, che chiedeva se l’Amministrazione Usa assumesse
“ogni responsabilità legale per l’invio illecito di questi messaggi, e
se esistessero fondate considerazioni legali circa la possibilità che un
provider dev’essere pienamente cosciente delle sue azioni”, la BBG ha
risposto che “l’Agenzia assume la responsabilità legale del contenuto
dei messaggi”.
Insomma, la BBG viola flagrantemente ogni obbligo di legge nello
svolgimento della sua attività e, consapevole di ciò, invece di
rifiutarsi chiede solo all’Amministrazione di farsi carico
dell’inevitabile contenzioso in sede internazionale. Non è chiaro,
quindi, quale delle due entità statunitensi - BBG e Washington Software
Inc. - sia piùcolpevole, ma in compenso è chiaro chi paga e chi, nel
caso, pagherà.
La BBG, d’altra parte, non è nuova a questo tipo di commesse contro
Cuba. E’ infatti la stessa struttura che gestisce le trasmissioni di
Radio Martì,
l’emittente del terrorismo cubano-americano voluta da Reagan (così come
volle la FNCA) che da Miami trasmette illecitamente verso l’isola. C’è
da dire che sia
Radio Martì che
Tele Martì non corrono
certo il rischio di un audience esaltante: l’unico dato certo è il
costo per i contribuenti americani, che si aggira sui 600 milioni di
dollari. Da quando Obama è alla Casa Bianca, le ore di trasmissione sono
aumentate, raggiungendo le 2243 ore settimanali, ma nessuno a Cuba se
n’è accorto. La situazione é questa: i cubani non la sentono, ma gli
americani la strapagano.
Le centinaia di milioni di dollari che un’economia agonizzante come
quella statunitense si trova costretta a sborsare per finanziare le
ambizioni radiotelevisive di un manipolo di terroristi sono del resto
solo una parte di quanto il governo Usa spende annualmente per
finanziare le gang cubano americane della Florida. Da Reagan a Obama la
musica non è cambiata: il fatto che lo Stato della Florida sia uno di
quelli decisivi ai fini dell’esito elettorale nella battaglia per la
Casa Bianca, determina identico sentimento d'identificazione verso i
gusanos, tanto da parte repubblicana che democratica.

Quest’ultimo
atto di pirateria internazionale s’iscrive probabilmente nel nuovo
glossario del Presidente Obama, che solo pochi giorni prima aveva
dichiarato che “è ora che qualcosa cambi a Cuba”. Difficile che ciò
avvenga per l’intensità dei messaggini via cellulare e difficile anche
che questi contribuiscano a formare un gruppo dirigente ostile al
governo. Il disprezzo generale che accompagna i figuranti statunitensi
travestiti da dissidenti, infatti, non ha bisogno di essere
ulteriormente sollecitato dalla ricezione di spam sui cellulari cubani. E
questo lo sanno bene persino gli stessi diplomatici Usa, che hanno
allertato ripetutamente circa il
sentiment generale che ruota intorno ai loro mercenari sull’isola.
Il tentativo sembra piuttosto quello di cercare disperatamente di
scavalcare con l’iniziativa diretta l’incapacità cronica di assumere un
ruolo da parte dei "dissidenti" a libro paga. “Crediamo più legittimo ed
efficace che il cambio di regime sia perseguito da un movimento interno
che non dagli Stati Uniti o da altre potenze straniere” ha detto Ben
Rhodes, Consigliere di Barak Obama, in risposta a chi chiedeva quanto
sia stato decisivo il contributo dei missili Nato nella vittoria del Cnt
libico.
E’ tutta qui la questione: si vorrebbero ripetere le operazioni
riuscite in alcuni paesi dell’Est Europa e, più violentemente, in Libia,
come se la realtà di Cuba avesse anche solo un elemento che possa dirsi
comune. Ma quando si costruiscono le politiche sulla base dei
desiderata della gusaneria di Miami, continuare a pestare la testa
contro il muro (come dal 1959 ad oggi) diventa inevitabile.
Non è chiaro se ci fanno o ci sono, ma è chiaro che pensano a Cuba e
vedono la Libia. Ed è altrettanto chiaro che la fine del film sarà la
solita di quello già visto in questi ultimi 50 anni: l’ennesimo
Presidente che entra alla Casa Bianca promettendo di riconquistare Cuba
agli Stati Uniti e che esce dalla Casa Bianca senza disporre né di Cuba
né degli Stati Uniti.