involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

mercoledì 24 ottobre 2012

H.G. Wells intervista Stalin,Mosca 1934


Mosca, 27 ottobre 1934 *
 
H.G. Wells - Le sono molto grato per aver accettato di incontrarmi. Recentemente sono stato negli Stati Uniti. Ho avuto una lunga conversazione con il presidente Roosevelt e ho cercato di chiarire quali sono le sue idee principali. Ora sono venuto da lei per chiederle cosa sta facendo per cambiare il mondo.
 
Stalin - Non cosi tanto.
 
- Io giro il mondo come un uomo qualunque, osservo cosa succede intorno a me.
 
- Le persone importanti come lei non sono "uomini qualunque". Naturalmente, solo la storia può dire quanto sia stato importante questo o quel personaggio, ma in ogni caso lei non osserva il mondo come un "uomo qualunque".
 
La mia non è falsa modestia. Quello che voglio dire è che cerco di guardare il mondo con gli occhi dell'uomo qualunque e non come un esponente di partito o un amministratore carico di responsabilità. Il viaggio negli Stati Uniti ha stimolato le mie riflessioni. Il vecchio mondo finanziario di quel paese sta crollando: la vita economica di quel paese viene riorganizzata secondo nuovi principi. Lenin aveva detto: "Dobbiamo imparare a fare gli affari" dobbiamo imparare dai capitalisti. Oggi i capitalisti debbono imparare da voi, devono imparare a capire lo spirito del socialismo. Mi sembra che negli Stati Uniti sia in atto una profonda riorganizzazione, la creazione di una economia pianificata, vale a dire socialista. Lei e Roosevelt muovete da due diversi punti di partenza. Ma non c'è un rapporto di idee, un'affinità di idee ed esigenze, fra Washington e Mosca? Negli Stati Uniti sono stato colpito dalle stesse cose che vedo qui: costruiscono uffici, creano nuovi organismi statali di regolamentazione, stanno organizzando una pubblica amministrazione di cui si avvertiva da tempo la necessità. Hanno bisogno, come voi di capacità direttive.
 
- Gli Stati Uniti perseguono un obiettivo diverso dal nostro. L'obiettivo perseguito dagli americani nasce dalle difficoltà economiche, dalla crisi economica. Gli americani vogliono liberarsi dalla crisi con l'attività capitalistica privata senza cambiare la struttura economica. Stanno cercando di ridurre al minimo la rovina, i danni provocati dal sistema economico esistente. Qui invece, come lei sa benissimo, al posto della vecchia struttura economica ne è stata creata una nuova, completamente diversa. Anche se gli americani di cui lei parla riuscissero a raggiungere in parte il loro obiettivo, vale a dire ridurre al minimo questi danni, non eliminerebbero le radici dell'anarchia che è insita nel sistema capitalistico esistente. Stanno preservando un sistema economico che deve inevitabilmente portare - e non può non portare - all'anarchia della produzione. Non si tratta, quindi, di riorganizzare la società o di abolire il vecchio sistema sociale che provoca l'anarchia e la crisi, ma al massimo di limitare alcune delle sue caratteristiche negative, di limitare alcuni dei suoi eccessi. Soggettivamente, forse, questi americani pensano di riorganizzare la società, ma obiettivamente ne stanno salvaguardando le basi. Ecco perché - obiettivamente - non ci sarà nessuna riorganizzazione della società.
 
E non ci sarà neppure una economia pianificata. Cos'è l'economia pianificata, quali sono i suoi elementi essenziali? L'economia pianificata cerca di abolire la disoccupazione. Supponiamo che sia possibile, salvaguardando il sistema capitalistico, ridurre la disoccupazione al minimo. Ma sicuramente nessun capitalista accetterebbe mai la completa scomparsa della disoccupazione, la scomparsa dell'esercito di riserva dei disoccupati che serve a tenere sotto pressione il mercato del lavoro, ad assicurare un rifornimento di mano d'opera a basso costo. Ecco una delle prime contraddizioni nella "economia pianificata" della società borghese. Inoltre, l'economia pianificata presuppone un incremento della produzione nei settori industriali che fabbricano beni di cui le masse popolari hanno particolarmente bisogno. Ma come lei sa, in un sistema capitalistico l'aumento della produzione avviene per motivi completamente diversi, il capitale si indirizza verso settori economici che assicurano profitti maggiori. Non potrà mai costringere un capitalista a rischiare una perdita o ad accettare un più basso tasso di profitto per soddisfare i bisogni del popolo senza liberarsi dei capitalisti senza abolire il principio della proprietà privata dei mezzi di produzione, è impossibile creare una economia pianificata
 
- Sono d'accordo con molte delle cose che ha detto, ma vorrei sottolineare l'idea che se un intero paese adotta il principio dell'economia pianificata, se il governo, gradualmente, passo dopo passo, comincia ad applicare con coerenza questo principio, l'oligarchia finanziaria alla fine sarà abolita e verrà introdotto il socialismo, nell'accezione anglosassone del termine. L 'impatto delle idee del "New deal" di Roosevelt è davvero forte e secondo me sono idee socialiste. Mi sembra che invece di sottolineare l'antagonismo fra due mondi, nella situazione attuale dovremmo sforzarci di trovare una lingua comune per tutte le forze costruttive.
 
- Quando dico che è impossibile realizzare i principi dell'economia pianificata preservando le basi economiche del capitalismo, non desidero minimamente sminuire le eccezionali qualità personali di Roosevelt, la sua capacità d'iniziativa, il suo coraggio e la sua determinazione. Senza dubbio Roosevelt è una delle figure più forti fra tutti i capitani del mondo capitalistico contemporaneo. Ecco perché vorrei sottolineare ancora una volta come la mia convinzione che l'economia pianificata sia impossibile nel contesto del capitalismo non significa che abbia dei dubbi sulle capacità personali, il talento e il coraggio del presidente Roosevelt. Ma se le circostanze sono sfavorevoli, nemmeno il più bravo capitano può raggiungere l'obiettivo di cui lei mi parlava. In linea teorica, naturalmente, la possibilità di marciare gradualmente, passo dopo passo, in un sistema capitalistico, verso l'obiettivo che lei definisce il socialismo nell'accezione anglosassone del termine, non è da escludere.
 
Ma che genere di "socialismo" sarebbe? Al massimo, frenando almeno in parte i più sfrenati rappresentanti del profitto capitalistico, si potrebbe ottenere una maggiore applicazione del principio di regolamentazione dell'economia nazionale. È senz'altro un'ottima cosa. Ma appena Roosevelt, o qualsiasi altro capitano del mondo borghese contemporaneo, si deciderà ad intraprendere qualcosa di serio contro le fondamenta del capitalismo, andrà inevitabilmente incontro ad una disfatta totale. Le banche, le industrie, le grandi imprese, le grandi aziende agricole non sono nelle mani di Roosevelt. Sono proprietà privata. Le ferrovie, la flotta mercantile, tutto questo è nelle mani dei privati. E infine, anche l'esercito degli operai qualificati, degli ingegneri e dei tecnici non ubbidisce agli ordini di Roosevelt, ma agli ordini dei proprietari privati; lavorano tutti per proprietari privati. Lei non deve dimenticare le funzioni dello stato nel mondo borghese.
 
Lo Stato è un'istituzione che organizza la difesa del paese, il mantenimento dell'"ordine"; è un apparato per raccogliere le imposte. Lo Stato capitalista non si occupa troppo di economia nel senso stretto della parola; quest'ultima non è nelle mani dello Stato. Al contrario, lo Stato è nelle mani dell'economia capitalista. Per questo ho paura che, nonostante tutta la sua energia e le sue capacità, Roosevelt non raggiungerà l'obiettivo che lei ha ricordato, se è davvero quello il suo obiettivo. Forse nel corso di parecchie generazioni sarà possibile avvicinarsi un pò a questo obiettivo; ma personalmente credo che neanche questo sia molto probabile.
 
- Forse io credo più di lei all'interpretazione economica della politica. Grazie alle invenzioni e alla scienza moderna, sono entrate in azione forze immense che si battono per una migliore organizzazione, per un migliore funzionamento della comunità, vale a dire per il socialismo. L'organizzazione e la regolamentazione dell'azione individuale sono diventate necessità meccaniche, a prescindere dalle teorie sociali. Se cominciamo con il controllo statale delle banche e continuiamo con il controllo dell'industria pesante, dell'industria in generale, del commercio, eccetera, un controllo così generalizzato equivarrà alla proprietà statale di tutti i comparti dell'economia nazionale. Sarà questo il processo di socializzazione, il socialismo e l'individualismo non sono antitetici come il bianco e il nero. Ci sono molti livelli intermedi, c'è l'individualismo che sconfina nel banditismo e ci sono la disciplina e l'organizzazione che sono l'equivalente del socialismo. L'introduzione dell'economia pianificata dipende, in larga misura, dagli organizzatori dell' economia, dall'intelligenza tecnica qualificata che, passo dopo passo, può convenirsi ai principi socialisti di organizzazione. E' questo l'essenziale. Perché l'organizzazione viene prima del socialismo, è il fatto più importante. Senza l'organizzazione l'idea socialista è solantanto un 'idea.
 
- Non esiste, e non dovrebbe esistere, un contrasto inconciliabile fra individuo e collettività, fra gli interessi del singolo e gli interessi della collettività. Il socialismo non può perdere di vista gli interessi individuali. Solo la società socialista può soddisfate appieno questi interessi personali. Di più, solo la società socialista può salvaguardare fermamente gli interessi del singolo In questo senso non esiste un contrasto inconciliabile fra "individualismo" e socialismo. Ma è possibile negare il centrasto tra classi, fra la classe possidente, la classe capitalista, e la classe operaia, classe proletaria? Da una parte abbiamo la classe dei proprietari che possiede le banche, le fabbriche, le miniere, i traspòrti, le piantagioni nelle colonie.
 
Queste persone non vedono che i propri interessi, la loro ricerca di profitto. Non si sottomettono al volere della collettività; cercano di subordinare ogni collettività ai loro voleri. Dall'altra parte abbiamo la classe dei poveri, la classe sfruttata, che non possiede fabbriche, nè officine, nè banche, che è costretta a lavorare vendendo la sua forza lavoro ai capitalisti e che non ha l'opportunità di soddisfare le sue esigenze più elementari. Com'è possibile conciliare interessi e bisogni così antagonistici? Per quel che ne so, Roosevelt non è riuscito a trovare il modo di conciliare questi interessi. Ed è impossibile, come dimostra l'esperienza. Pertanto, lei conosce la situazione degli Stati Uniti meglio di me, perché io non ci sono mai stato e seguo gli affari americani soprattutto sulla stampa. Ma io ho una certa esperienza di lotta per il socialismo, e quest'esperienza mi dice che se Roosevelt cercherà veramente di soddisfare gli interessi della classe proletaria a spese delle classe capitalista, quest'ultima metterà un'altro presidente al suo posto. I capitalisti diranno: i presidenti vanno e vengono, ma noi esisteremo sempre; se questo o quel presidente non protegge i nostri interessi, ne troveremo un'altro. Come potrebbe opporsi il presidente alla volontà della classe capitalista?
 
- Non condivido questa classificazione semplificata dell 'umanità in poveri e ricchi. Naturalmente, esiste una categoria di persone che aspira soltanto al profitto. Ma queste persone non sono criticate in Occidente proprio come lo sono qui? Non ci sono tantissime persone in Occidente per le quali il profitto non è il fine ultimo, che possiedono una certa ricchezza e che vogliono investire e ricavare un reddito da questo investimento, ma che non lo considerano l'obbiettivo principale? Considerano l'investimento come una sgradevole necessità. E non esistono moltissimi ingegneri o operatori economici, capaci ed appassionati, la cui attività è stimolata da qualcosa di diverso del profitto? A mio avviso, esiste una folta classe di persone capaci che giudicano insoddisfacente il sistema attuale e che sono destinate a svolgere un grande ruolo nella futura società capitalista. Negli ultimi anni sono stato molto impegnato - e ho riflettuto a lungo su questo argomento - nella propaganda a favore del socialismo e del cosmopolitismo fra gli ingegneri, gli aviatori, gli addetti tecnico militari, eccetera. E inutile avvicinarsi a questi ambienti con la propaganda della lotta di classe. Questa gente capisce le condizioni del mondo. Sì rende conto che è un maledetto imbroglio ma considera un'assurdità il vostro semplice antagonismo di classe.
 
- Lei si oppone alla classificazione semplificata dell'umanità in ricchi e poveri. Ovviamente c'è uno strato intermedio, c'è l'intellighenzia tecnica di cui ha parlato, fra cui esistono ottime persone, molto oneste. Però ci sono anche persone malvagie e disoneste, c'è ogni sorta di gente. Ma prima di tutto l'onestà è divisa in ricchi e poveri, in possidenti e sfruttati; e perdere di vista questa divisione fondamentale e l'antagonismo fra ricchi e poveri significa perdere di vista la questione essenziale, io non nego l'esistenza di strati intermedi che si schierano con l'una o con l'altra delle due classi in lotta o che assumono una posizione neutrale o semineutrale in questa lotta. Ma lo ripeto, perdere di vista questa divisione fondamentale della società e questa lotta fra le due classi principali significa ignorare i fatti. Questa lotta è in corso e continuerà. Il risultato della lotta sarà deciso dalla classe proletaria, la classe operaia.
 
- Ma non esistono molte persone che lavorano e lavorano produttivamente, senza essere povere?
 
- Naturalmente ci sono piccoli proprietari terrieri, gli artigiani, i piccoli commercianti, però non sono loro a decidere la sorte di un paese ma le masse lavoratrici, che producono tutto ciò di cui la società ha bisogno.
 
- Ma ci sono diversi tipi di capitalisti. Ci sono i capitalisti che pensano solo al profitto, a diventare ricchi; ma ci sono anche quelli che sono pronti a sopportare dei sacrifici. Prenda il vecchio Morgan, ad esempio. Lui pensava solo al profitto, era un semplice parassita, si limitava ad accumulare ricchezza. Ma pensi a Rockfeller.
 
E' un eccellente organizzatore, il suo sistema di distribuzione del petrolio costituisce un esempio che merita di essere imitato. Oppure prenda Ford. Certo che Ford è egoista. Ma non è un appassionato organizzatore della produzione razionalizzata da cui prendete lezioni? Vorrei sottolineare che recentemente in tutti i paesi di lingua inglese l'atteggiamento nei confronti dell'U.R.S.S. è profondamente mutato. Questo cambiamento è dovuto soprattutto alla posizione del Giappone e agli avvenimenti in corso in Germania. Ma ci sono altri motivi oltre a quelli legati alla politica internazionale. C'è una ragione più profonda, vale a dire il riconoscimento del fatto che il sistema basato sul profìtto privato si sta sgretolando. In queste circostanze, a mio avviso, non dobbiamo mettere in primo piano l'antagonismo fra i due mondi, ma dovremmo cercare di unificare il più possibile tutti i movimenti costruitivi, tulle le forze costruttive. Mi sembra di essere più a sinistra di lei, Mr. Stalin; sono più convinto di lei che il vecchio sistema sia vicino alla fine.
 
- Quando parlo dei capitalisti che perseguono soltanto il profitto, non voglio dire che sono persone prive di meriti e incapaci di qualsiasi altra cosa. Molti di loro senza dubbio hanno grandi doti organizzative che non mi sogno affatto di negare. Noi sovietici impariamo moltissimo dai capitalisti. Anche Morgan, che lei dipinge in termini così negativi, era senza dubbio un eccellente organizzatore. Ma se ha in mente delle persone pronte a ricostruire il mondo, senza dubbio non potrà trovarle fra quanti servono fedelmente la causa del profitto. Noi e loro siamo agli antipodi. Lei ha citato Ford. Certo che è un bravo organizzatore della produzione.
 
Ma non conosce il suo atteggiamento verso la classe operaia? Non sa quanti operai ha gettato sul lastrico? II capitalista è inchiodato al profitto, e non c'è forza al mondo che possa staccarlo. Il capitalismo non sarà abolito dagli "organizzatori" della produzione e dell'intellighenzia tecnica, ma dalla classe operaia, perché questi strati non hanno un ruolo indipendente. L'ingegnere, l'organizzatore della produzione, non lavora come vorrebbe ma come gli viene ordinato, per servire gli interessi dei suoi datori di lavoro. Naturalmente ci sono delle eccezioni; ci sono persone in questo strato che sono guarite dall'intossicazione di capitalismo. L'intelligenza tecnica, in certe condizioni può fare miracoli e giovare enormemente all'umanità. Ma può anche causare danni enormi. Noi sovietici abbiamo una certa conoscenza dell'intellighenzia tecnica. Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, una certa parte di essa si rifiutò di partecipare all'opera di edificazione della nuova società; si oppose a quest'opera e la sabotò. Noi ci adoperammo in ogni modo per coinvolgere l'intellighenzia tecnica in quest'opera di edificazione; tentammo tutte le strade. Ci volle parecchio tempo perché la nostra intellighenzia accettasse di collaborare attivamente con il nuovo sistema. Oggi la parte migliore di questa intellighenzia tecnica è in prima linea insieme agli edificatori della società socialista. Con quest'esperienza alle spalle, siamo lungi dal sottovalutare i lati positivi e negativi dell'intellighenzia tecnica e sappiamo bene che da una parte si può provocare dei danni, ma dall'altra può fare "miracoli". Naturalmente le cose sarebbero diverse se fosse possibile, con un solo colpo, separare spiritualmente l'intellighenzia tecnica dal mondo capitalista. Ma è un'utopia. Sono molti gli esponenti dell'intellighenzia tecnica che avrebbero il coraggio di rompere con il mondo borghese e mettersi al lavoro per trasformare la società? Pensa davvero che ci siano molte persone di questo tipo, poniamo, in Inghilterra o in Francia? No, solo pochi sarebbero pronti a rompere con i loro datori di lavoro per cominciare la ricostruzione del mondo. Inoltre possiamo perdere di vista il fatto che per trasformare il mondo è necessario avere il potere politico? Mi sembra, Mr. Wells, che lei sottovaluti notevolmente la questione del potere politico, che essa sia completamente assente dalla sua concezione. Cosa possono fare, anche con le migliori intenzioni del mondo, se sono incapaci di porre la questione della conquista del potere e non hanno potere? Al massimo possono aiutare la classe che conquista il potere, ma non possono cambiare il mondo da soli. Questo può essere fatto solo da una grande classe che prenderà il posto della classe capitalista e diventerà sovrana come lo era prima quest'ultima, Questa classe è la classe operaia. Naturalmente, bisogna accettare l'assistenza dell'intellighenzia tecnica; ed essa, a sua volta, deve essere aiutata. Ma non bisogna credere che l'intellighenzia tecnica possa avere un ruolo storico indipendente. La trasformazione del mondo è un processo enorme, complesso, doloroso. Per questo grande compito occorre una grande classe. Sono le grandi navi a fare i viaggi lunghi.
 
- Certo, ma per i viaggi lunghi occorrono un capitano e un navigatore.
 
- Questo è vero, ma per un lungo viaggio occorre innanzitutto una grande nave. Cos'è un navigatore senza una grande nave? Una persona inutile.
 
- La grande nave è l'umanità, non una classe.
 
- Lei, Mr. Wells, muove evidentemente dal presupposto che tutti gli uomini siano buoni. Io, invece, non dimentico che ci sono molti uomini malvagi. Io non credo che la borghesia sia buona.
 
- Ricordo qual'era la situazione dell'intellighenzia tecnica alcuni decenni fa. A quell'epoca era ancora poco numerosa, ma c'era talmente tanto da fare che ogni ingegnere, ogni tecnico, aveva la sua occasione. E proprio per questo l'intellighenzia tecnica era la classe meno rivoluzionaria. Ora, invece, c'è una sovrabbondanza di tecnici e la loro mentalità è sensibilmente cambiata. Il lavoratore qualificato, che in passato non avrebbe mai dato ascolto ai discorsi rivoluzionari, ora li segue con grande interesse. Recentemente sono stato a una cena del Royal Society, la grande società scientifica inglese. Il discorso del presidente è stato un discorso a favore della pianificazione sociale e del controllo scientifico. Oggi, l'uomo che dirige la Royal Society ha posizioni rivoluzionarie e insiste sulla riorganizzazione scientifica della società umana. La vostra propaganda per la lotta di classe non si è adeguala a queste realtà, la mentalità sta cambiando.
 
- Si, lo so, questo è dovuto al fatto che la società capitalistica attualmente è in un vicolo cieco. I capitalisti stanno cercando, senza trovarla, una via d'uscita da questo vicolo cieco che sia compatibile con la dignità della loro classe e con gli interessi della loro classe. Potrebbero, in certa misura, strisciare fuori dalla crisi a quattro zampe, ma non possono trovare uno sbocco che consenta loro di uscirne a testa alta, una soluzione che non danneggi sostanzialmente gli interessi del capitalismo. Naturalmente, larga parte dell'intellighenzia tecnica ne è perfettamente consapevole. Un ampio settore comincia a capire che i suoi interessi sono gli stessi della classe che è in grado di indicare la via d'uscita dal vicolo cieco.
 
- Lei, Mr. Stalin, di rivoluzioni ne sa sicuramente qualcosa, dal punto di vista pratico. Le masse si sollevano davvero? Non è una verità accertata che tutte le rivoluzioni sono fatte da una minoronza?
 
- Per fare una rivoluzione occorre una minoranza rivoluzioinaria che faccia da guida; ma la minoranza più abile, energica e appassionata sarebbe impotente se non potesse contare sull'appoggio almeno passivo di milioni di persone
 
- Almeno passivo? Forse inconscio?
 
- In parte anche semistintivo e semiconsapevole, ma senza l'appoggio di milioni di persone, la migliore minoranza è impotente.
 
- Io osservo la propaganda comunista in Occidente e ho l'impressione che nelle condizioni moderne questa propaganda sembri vecchia, superata, perché è propaganda insurrezionale. La propaganda a favore del rovesciamento violento dei sistema sociale era giustissima quando era rivolta contro la tirannia. Ma ora che il sistema sta comunque crollando, bisognerebbe porre l'accento sull'efficienza, la competenza, la produttività, e non sull'insurrezione. Mi sembra che gli accenni insurrezionali siano obsoleti. La propaganda comunista in Occidente è un'assurdità per la gente con una visione costruttiva.
 
- Certo che il vecchio sistema sta marcendo, crollando. Questo è vero. Ma è anche vero che vengono fatti nuovi sforzi, con altri metodi e con ogni mezzo, per proteggere e salvare questo sistema morente. Lei arriva a una conclusione sbagliata partendo da un postulato corretto. Lei afferma giustamente che il vecchio mondo sta crollando. Ma sbaglia a credere che stia crollando da solo. No, la sostituzione di un sistema sociale con un altro è un processo rivoluzionario lungo e complesso. Non è soltanto un processo spontaneo, ma una lotta; è un processo collegato allo scontro di classe. Il capitalismo è in decadenza ma non può essere paragonato a un albero marcio che prima o poi dovrà cadere a terra da solo. No. La rivoluzione, la sostituzione di un sistema sociale con un altro, è sempre stata una lotta, una lotta dolorosa e crudele, una lotta per la vita e per la morte. E ogni volta che la gente del nuovo mondo è giunta al potere ha dovuto difendersi dai tentativi del vecchio mondo di restaurare il vecchio ordine con la forza; questa gente del nuovo mondo doveva essere sempre in allerta, doveva essere sempre pronta a respingere gli attacchi del vecchio mondo contro il nuovo sistema.
 
Si, ha ragione quando dice che il vecchio sistema sociale sta crollando; ma non sta crollando spontaneamente. Prenda il fascismo, ad esempio, il fascismo è una forza reazionaria che sta cercando di preservare il vecchio mondo con la violenza. Cosa possiamo fare con i fascisti? Vogliamo metterci a discutere con loro? Vogliamo cercare di convincerli? Ma questo non avrebbe nessun effetto su di loro. I comunisti non idealizzano affatto il metodo della violenza. Ma loro, i comunisti, non vogliono essere presi di sorpresa, non possono sperare che il vecchio mondo esca volontariamente di scena, vedono che il vecchio sistema si sta difendendo con la violenza ed è per questo che dicono alla classe operaia: rispondete alla violenza con la violenza, fate tutto il possibile per impedire che il vecchio ordine morente vi schiacci, non consentite che vi incateni le mani, quelle mani con cui rovescerete il vecchio sistema. Come vede i comunisti considerano la sostituzione di un sistema sociale con un altro non come un processo spontaneo e pacifico ma come un processo complesso, lungo e violento. I comunisti non possono ignorare i fatti.
 
- Ma guardi cosa sta succedendo nel mondo capitalista, il collasso non è semplice, è uno scoppio di violenza reazionaria che sta degenerando nel gangsterismo. E quando si arriva a uno scontro con la violenza cieca e reazionaria, i socialisti secondo me possono appellarsi alla legge, e invece di considerare la polizia come un nemico dovrebbero sostenerla nella lotta contro la reazione. Credo che sia inutile operare con i metodi del vecchio, rigido socialismo insurrezionale.
 
- I comunisti si basano su una ricca esperienza storica, ed essa insegna che le classi obsolete non abbandonano volontariamente il palcoscenico della storia. Pensi alla storia dell'Inghilterra nel diciassettesimo secolo. Non erano molti a dire che il vecchio sistema sociale era marcio? Ma non ci volle comunque un Cromwell per abbatterlo con la forza?
 
- Cromwell agiva sulla base della Costituzione e in nome dell'ordine costituzionale.
 
- Nel nome della Costituzione fece ricorso alla violenza. Decapitò il re, sciolse il Parlamento, arrestò alcuni e decapitò altri.
 
Oppure prendiamo un esempio dalla nostra storia. Non era già evidente da un pezzo che il sistema zarista era in rovina, che stava crollando? Ma quanto sangue si è dovuto versare per rovesciarlo?
 
E la rivoluzione d'Ottobre? Non erano in molti a sapere che solo noi, i bolscevichi, indicavano l'unica soluzione giusta? Non era evidente che il capitalismo russo era in rovina? Ma lei sa bene com'è stata forte la resistenza, quanto sangue si è dovuto versare per difendere la Rivoluzione d'Ottobre da tutti i suoi nemici, interni ed esterni.
 
Oppure prendiamo la Francia della fine del diciottesimo secolo. Molto prima del 1789 erano in tanti ad aver capito quanto fossero marci il potere reale, il sistema feudale. Eppure non fu possibile evitare un'insurrezione popolare, uno scontro di classe. Perché? Perché le classi che debbono abbandonare il palcoscenico della storia sono le ultime a convincersi che il loro ruolo è finito. È impossibile convincerle di questo. Pensano che le crepe dell'edificio in rovina possano essere stuccate, che il traballante edificio del vecchio ordine possa essere riparato e salvato. Ecco perché le classi morenti prendono le armi e ricorrono ad ogni mezzo per salvare la loro esistenza come classe dominante.
 
- Ma non c'erano alcuni avvocati alla testa della grande Rivoluzione francese?
 
- Io non nego il ruolo dell'intellighenzia nei movimenti rivoluzionari. Ma la grande Rivoluzione francese fu una rivoluzione di avvocati o una rivoluzione popolare che ottenne la vittoria sollevando le grandi masse popolari contro il feudalesimo e difendendo gli interessi del terzo stato? E gli avvocati che guidarono la grande Rivoluzione francese agivano rispettando le leggi del vecchio ordine? Non introdussero una nuova legge borghese rivoluzionaria? La ricca esperienza della storia ci insegna che fino a oggi una classe non ha mai lasciato volontariamente il posto a un'altra classe. Non esistono precedenti nella prassi mondiale. I comunisti hanno imparato questa lezione dalla storia. I comunisti sarebbero ben lieti di assistere a una volontaria uscita di scena della borghesia. Ma è un'ipotesi improbabile e questo che ci insegna la storia. Ecco perché i comunisti vogliono essere preparati al peggio e invitano la classe operaia a essere vigile, a essere pronta alla lotta. Chi vuole un capitano che allenta la vigilanza del suo esercito, un capitano incapace di rendersi conto che il nemico non si arrende, che deve essere sconfìtto? Essere un tale capitano significa ingannare, tradire la classe operaia. Ecco perché secondo me quello che lei giudica superato è in realtà un atteggiamento di convenienza rivoluzionarìa per la classe operaia.
 
- Non nego che si debba usare la forza, ma penso che le forme di lotta dovrebbero adeguarsi alle opportunità offerte dalle leggi esistenti, che debbono essere difese dagli attacchi reazionari. Non c'è bisogno di disorganizzare il vecchio sistema perché si sta già disorganizzando da solo. Per questo mi sembra che un'insurrezione contro il vecchio ordine, contro la legge, sia obsoleta, superata. Per altro esagero deliberatamente per esporre con maggiore chiarezza la verità. Potrei formulare il mio punto di vista nel modo seguente: in primo luogo, sono per l'ordine; in secondo luogo, attacco il sistema attuale nella misura in cui non riesce ad assicurare l'ordine; in terzo luogo, penso che la propaganda della lotta di classe possa allontanare dal socialismo proprio le persone istruite di cui il socialismo ha bisogno.
 
- Per raggiungere un grande obiettivo, un importante obbiettivo sociale, dev'esserci una forza principale, un bastione, una classe rivoluzionaria. Poi bisogna organizzare l'assistenza di una forza ausiliaria per questa forza principale; in questo caso la forza ausiliaria è rappresentata dal partito, a cui appartengono le forze migliori dell'intellighenzia. Ha appena parlato di "persone istruite". Ma a quali persone istruite si riferisce? Non c'erano moltissime persone istruite dalla parte del vecchio ordine nell'Inghilterra del Diciassettesimo secolo, nella Francia del Diciottesimo secolo e nella Russia della Rivoluzione d'Ottobre? Il vecchio ordine aveva al suo servizio molte persone ben istruite che lo difendevano e si opponevano al nuovo ordine. L'istruzione è un'arma, ma il suo effetto dipende dalle mani che la brandiscono, da chi deve essere colpito. Naturalmente, il proletariato, il socialismo, ha bisogno di gente ben istruita. È ovvio che i sempliciotti non possono aiutare il proletariato a lottare per il socialismo, a costruire una nuova società. Io non sottovaluto il ruolo dell'intellighenzia; al contrario, lo sottolineo. La questione, tuttavia, è di quale intellighenzia stiamo discutendo. Perché ci sono diversi tipi di intellighenzia.
 
- Non può esserci una rivoluzione senza un cambiamento radicale del sistema educativo. Basti citare due esempi: l'esempio della repubblica tedesca, che non toccò il vecchio sistema di istruzione e perciò non divenne mai una repubblica, e l'esempio del Parlito Laburista, che non ha il coraggio di battersi per un cambiamento radicale del sistema educativo.
 
- Questa è una osservazione giusta. Ora mi permetta di replicare ai tre punti che ha sollevato. In primo luogo, la cosa principale per una rivoluzione è l'esistenza di un bastione sociale. Questo bastione della rivoluzione è la classe operaia. In secondo luogo, occorre una forza ausiliaria, quello che i comunisti chiamano un partito. Al partito appartengono i lavoratori più preparati e quegli elementi dell'intellighenzia tecnica che sono strettamente collegati alla classe operaia. L'intellighenzia può essere forte solo se si unisce alla classe operaia. Se si oppone alla classe operaia diventa una nullità. In terzo luogo, occorre il potere politico come strumento di cambiamento. Il nuovo potere politico crea le nuove leggi, il nuovo ordine che è un ordine rivoluzionario
 
Io non mi schiero a favore di un'ordine qualsiasi. Io mi schiero a favore dell'ordine che risponda agli interessi della classe operaia. Ma se alcune leggi del vecchio ordine possono essere utilizzate nella lotta per il nuovo ordine, allora le vecchie leggi dovrebbero essere utilizzate. Io non mi oppongo al suo postulato secondo cui il sistema attuale dovrebbe essere attaccato nella misura in cui non assicura l'ordine necessario per il popolo.
 
E infine, sbaglia se crede che i comunisti siano innamorati della violenza. Sarebbero molto lieti di rinunciare ai metodi violenti se la classe dirigente accettasse di lasciare il posto alla classe operaia. Ma l'esperienza della storia smentisce questa possibilità.
 
- Eppure c'è stato un caso nella storia dell'Inghilterra in cui una classe ha volontariamente consegnato il potere a un'altra classe Nel periodo fra il 1830 e il 1870 l'aristocrazia, il cui influsso era ancora molto considerevole alla fine del Diciottesimo secolo, volontariamente, senza una dura lotta, cedette il potere alla borghesia che assicurava un appoggio sentimentale alla monarchia. Successivamente, questo trasferimento del potere ha portato al domìnio dell'oligarchia finanziaria.
 
- Ma lei senza accorgesene è passato dal problema della rivoluzione al problema delle riforme. Non è la stessa cosa. Non pensa che il movimento cartista abbia avuto un ruolo importane nelle riforme inglesi del Diciannovesimo secolo?
 
- I cartisti fecero molto poco e scomparvero senza lasciare traccia.
 
- Non sono d'accordo con lei. I cartisti, e il movimento di sciopero che organizzarono, ebbero un ruolo di rilievo; costrinsero le classi dirigenti a molte concessioni relative al diritto di voto, all'abolizione dei cosiddetti "borghi putridi" [i distretti elettorali con pochissimi votanti] e a diversi altri punti della "Carta". Il cartismo ebbe un ruolo storico non privo di significato e costrinse una parte delle classi dirigenti a fare alcune concessioni-riforme per scongiurare una grave crisi. In generale, va detto che di tutte le classi dirigenti, le classi dirigenti inglesi, sia l'aristocrazia che la borghesia, si sono dimostrate le più intelligenti e flessibili dal punto di vista dei loro interessi di classe, dal punto di vista della conservazione del potere. Prendiamo ad esempio dalla storia moderna, lo sciopero generale del 1926. La prima cosa che qualsiasi altra borghesia avrebbe fatto dì fronte a un'iniziativa di questo tipo, quando il consiglio generale del sindacato ha proclamato lo sciopero, sarebbe stata di arrestare i dirigenti sindacali. La borghesia inglese non lo fece e agì con intelligenza dal punto di vista dei suoi interessi. Non riesco a immaginare che una strategia così flessibile possa essere seguita dalla borghesia degli Stati Uniti, della Germania o della Francia. Per mantenere il loro dominio, le classi dirigenti della Gran Bretagna non hanno mai rinunciato a piccole concessioni, riforme. Ma sarebbe sbagliato pensare che queste riforme siano rivoluzionarie.
 
- La sua opinione delle classi dirigenti del mio paese è più alta della mia. Ma c'è davvero una grande differenza fra una piccola rivoluzione e una grande riforma? Una riforma non è una piccola rivoluzione?
 
- In seguito a una pressione dal basso, la pressione delle masse, la borghesia a volte può concedere alcune riforme parziali che non contraddicono il sistema sociale economico esistente. Sceglie questa linea d'azione perché ritiene che queste concessioni siano necessarie per salvaguardare il suo dominio di classe. Questa è l'essenza delle riforme. La rivoluzione, invece, significa il passaggio del potere da una classe all'altra. Per questo è impossibile descrivere qualsiasi riforma come una rivoluzione. Per questo non possiamo sperare che il cambiamento del sistema sociale avvenga con un'impercettibile trasformazione da un sistema all'altro attraverso le riforme, grazie alle concessioni della classe dominante
 
- Le sono molto grato per questo colloquio, che ha significato davvero molto per me. Spiegandomi le cose, le sarà sembrato di tornare ai tempi in cui doveva illustrare i rudimenti del socialismo nei circoli illegali prima della rivoluzione. Attualmente nel mondo esistono solo due persone a cui danno ascolto milioni di persone soppesandone ogni opinione, ogni singola parola - lei e Roosevelt. Gli altri possono predicare quanto vogliono, quello che dicono non sarà mai pubblicato o tenuto in gran conto. Non sono ancora in grado di valutare quello che è stato fatto nel suo paese, sono arrivato solo ieri. Ma ho già visto i volti sereni di uomini e donne sani e so che state facendo qualcosa di molto importante. Il contrasto con il 1920 è sbalorditivo.
 
- Si sarebbe potuto fare di più se i bolscevichi fossero stati più bravi.
 
- No, se gli esseri umani fossero stati più bravi. Sarebbe un'ottima cosa inventare un piano quinquennale per la ricostruzione del cervello umano, che evidentemente è privo di molte cose necessarie a un perfètto ordine sociale. (Ride)
 
- Non vuole trattenersi per il Congresso dell'Unione degli scrittori sovietici?
 
- Purtroppo ho molti impegni da rispettare e posso restare solo per una settimana. Sono venuto per parlare con lei e sono molto soddisfatto del nostro colloquio. Ma vorrei discutere con tulli gli scrittori sovietici che avrò modo di incontrare, la possibilità di una loro adesione al Pen Club. E' un'organizzazione internazionale di scrittori fondata da Galsworthy: dopo la sua morte ne sono divenuto il presidente. L'organizzazione è ancora debole, ma ha sezioni in molti paesi, e la cosa più importante è che i discorsi dei suoi membri sono ampiamente commentati dalla stampa. Insiste molto sulla libera espressione di opinioni, anche opinioni di opposizione. Spero di discutere la questione con Gorkij. Non so se siete ancora pronti per tanta libertà...
 
- Noi bolscevichi la chiamiamo "autocritica". È molto praticata in Urss ...
 
* La versione inglese su www.marxists.org/reference/archive/stalin/works/1934/07/23.htm riporta la data del 23 luglio 1934
 
 

venerdì 19 ottobre 2012

Il capitalismo è un virus mortale



Nuove note sul capitalismo
Il capitalismo è un virus mortale

Higinio Polo

Tradotto da  Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Adesso è evidente che il capitalismo è un virus letale, in azione, che uccide. Un virus che infetta tutti gli organismi, dagli esseri viventi all'economia, dai mezzi di comunicazione alle istituzioni chiamate democratiche.
L'economia capitalistica ha divorato i soldi della criminalità. Gli introiti derivanti dal traffico di droga, dalla tratta e vendita di esseri umani, dalla prostituzione, dal gioco d'azzardo e casinò, dall'estorsione mafiosa, dalla vendita clandestina di armi da parte dei trafficanti, dal furto truccato delle proprietà pubbliche, da anni ingrassano i tubi del sistema: dalle banche svizzere, fino alle entità finanziarie nordamericane e europee, passando dai criminali dei paradisi fiscali, il sistema finanziario internazionale si alimenta dal "lavaggio" di denaro del crimine. La mafia è arrivata ad avere ministri nei governi, come in Italia, e controlla una parte significativa dell'economia del paese. La mafia siciliana, napoletana, così come quella nordamericana, russa, francese, giapponese o jugoslava si relazionano con le grandi banche e istituzioni finanziarie, e gli organismi che dovrebbero controllare e garantire i metodi onesti, chiudono gli occhi di fronte a questa realtà. Ci sono settori in cui si è giunti ad una situazione di emergenza: in Bulgaria, l'ex capo dei servizi segreti ha dichiarato: "Ci sono paesi che hanno la mafia. In Bulgaria, la mafia ha un paese". In Kosovo, questa caricatura di paese, il principale capo mafioso è il presidente, Hashim Thaçi, che è un trafficante di droga, prostitute e organi umani ed è un protetto di Washington.

L'unione del crimine è penetrata in tutti i settori economici e compra la disponibilità di tribunali, polizia, stampa. In Spagna, magistrati dell'Udienza nazionale hanno messo in libertà uno dei capi della camorra italiana, Antonio Bardellino, e lo stesso è accaduto in altri paesi europei. Nei paesi ex socialisti, lanciati al disastro capitalista, la situazione è, semplicemente, d'emergenza. Non tutti i magistrati e poliziotti sono corrotti, tutt'altro, ma la sporcizia invade molti tribunali, studi legali e stazioni di polizia nell'Europa orientale e occidentale, negli Stati Uniti e in America Latina, e in molti paesi di altri continenti. Pertanto, il possibile arrivo in Spagna del cupo magnate di estrema destra Sheldon Adelson e della sua creatura nordamericana di gioco e prostituzione, Eurovegas, non fa ben sperare.
 
La grande banca internazionale e le grandi imprese agiscono come fa l' unione del crimine, ricorrendo all'estorsione, la corruzione, la frode, il furto. Alcuni esempi saranno sufficienti, perché la lista è infinita. Barclays, la cui manipolazione del Libor gli ha portato enormi profitti (l'indice è utilizzato per formalizzare contratti che raggiungono un totale di 300 miliardi di euro), come molte altre banche che hanno commesso crimini (JPMorgan Chase, Citibank, UBS, Deutsche Bank, HSBC, UBS, ecc) sono veri e propri criminali, gangster, senza eufemismi, molto più pericolosi di quelli che camminavano per le strade di Chicago negli anni del proibizionismo. Proprio il senato degli Stati Uniti ha accusato, nel mese di luglio 2012, la banca britannica HSBC (uno delle più grandi al mondo) di riciclare il denaro del narcotraffico mondiale. Anche i grandi padroni ricorrono al crimine: delle 100 più grandi aziende presenti alla borsa di Londra, 98 mantengono filiali in paradisi fiscali. Si stima che complessivamente queste 98 grandi aziende abbiano più di 8.500 filiali. Solamente Barclays ha 174 filiali nelle Isole Cayman, che mantengono un tasso d'imposta dello 0%. La frode fiscale attraverso tali "paradisi", attraverso la contabilità creativa, il semplice inganno, raggiunge proporzioni gigantesche, che devastano anche i paesi poveri, dove uomini d'affari e dirigenti depositano grandi somme nei paradisi fiscali. La City di Londra e Wall Street sono il centro di una grande rete finanziaria che assorbe di nuovo questo flusso, di ricchi e poveri, della malavita e della mafia, e lo mette al servizio di coloro che controllano il sistema finanziario internazionale. Di fatto, sono centri finanziari marci, sedi di gangster della finanza.
 
Tax Justice Network ha stimato che, tra il 2005 e il 2010, l'élite economica mondiale ha evaso nei paradisi fiscali quasi 17 miliardi di euro, e ha stimato che oltre 6 miliardi evasi appartengono a circa 92 mila persone, pari allo 0,001 della popolazione del pianeta. Così il sistema finanziario lava il denaro del crimine, stimola l'evasione fiscale e i crimini delle corporations e dei capitalisti, e lavora con i paradisi fiscali per aumentare le proporzioni del furto. I governi e le istituzioni finanziarie internazionali non hanno fatto il minimo passo per vietare i paradisi fiscali e l'idea che sia possibile l'auto-regolamentazione dei mercati finanziari sarebbe da ridere se la sua attuazione non avesse conseguenze così drammatiche per il mondo. E' stata proposta l'imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie, che, dopo anni di discussioni, è stata presentata da Francia e Germania al G-20. L'opposizione radicale degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, hanno lasciato la misura come un "riconoscimento" che potrebbe essere uno strumento utile per combattere la speculazione finanziaria, e la sua applicazione alle decisioni individuali di ciascun paese, il che equivale a renderla non vitale.
  
Il debito accumulato dagli Stati è impagabile: basta ricordare che, secondo le sue stesse cifre ufficiali, gli Stati Uniti hanno un debito pubblico di 16 bilioni di dollari, che passano a 57 bilioni se sommiamo quello accumulato dai governi locali, istituzioni finanziarie e imprese (bilioni europei, vale a dire: un milione di milioni). Il Prodotto Interno Lordo (PIL) degli Stati Uniti ha raggiunto nel 2011, secondo il Fondo Monetario Internazionale, i 15,5 bilioni di dollari, e l'insieme del PIL mondiale raggiunge i 78 bilioni. Molte altre economie capitaliste hanno debiti impagabili. Gran Bretagna, Germania e Francia hanno un debito pubblico superiore al 80% del PIL, e l'Italia supera il 120%. Il Giappone sopporta un debito del 230% rispetto al PIL. La soluzione provvisoria risiede nel rinnovare costantemente questo debito, ma il gioco del casinò dell'economia capitalista, qualcuno perderà e qualcuno non pagherà, in modo che le banche e le istituzioni finanziarie otterranno che il loro debito sia pagato dai poveri. Joseph Stiglitz ha definito in modo contundente situazione del casinò capitalista: "Se lo Stato salva le banche, e le banche lo Stato, il sistema è diventato un'economia voodoo".
 
Le perdite e i debiti privati dei grandi banchieri e imprenditori sono stati trasformati in debito pubblico, per la connivenza dei governi, l'uso di menzogne e un oscuro linguaggio che mira a nascondere il furto. I cittadini perderanno i loro risparmi: sta già accadendo in molti paesi. Le garanzie offerte ai depositi della popolazione, un dogma secondo il credo liberale, si dimenticano prontamente quando bisogna salvare coloro che controllano le leve dell'economia capitalistica. Fino ad ora, i salvataggi pubblici hanno portato alla consegna di 1,2 bilioni di euro alle banche in solo otto paesi (Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda e Grecia). Altre fonti e elevano considerevolmente questa cifra: nella democrazia capitalista, i cittadini non hanno nemmeno il diritto di conoscere i debiti da pagare.
 
L'aumento del debito pubblico risponde in generale, alla ricerca di nuove entrate per le vie del credito, all'uso di fondi pubblici per sovvenzionare l'economia privata, alla corruzione, e allo spreco che ha favorito dirigenti politici e i loro soci imprenditori. All'inizio della crisi, nel 2008, la Germania ha fornito alle banche un aiuto di quasi 500.000 milioni di euro, grazie a un accordo tra democristiani e socialdemocratici, senza rendere pubbliche le condizioni. In molti altri paesi è successo lo stesso. Il debito pubblico di ogni paese è anche una serie di truffe e male intenzioni. Pertanto, è ragionevole che siano levate voci di richiesta di dibattiti pubblici sull'origine del debito. Lo chiedono in Grecia, in Spagna, in Italia, ecc. La soluzione neoliberale di questo casinò è quello di privatizzare tutto, nonostante i fallimenti evidenti delle precedenti privatizzazioni: da quelle sviluppate in Gran Bretagna dalla Thatcher, fino alla disastrosa e criminale privatizzazione di Eltsin, passando per quelle realizzate in settori economici di diversi paesi europei, in Grecia, Spagna, Olanda, Francia, Portogallo, ecc.
 
Mario Draghi, il governatore della Banca Centrale Europea, lo ha detto esplicitamente: lo stato sociale è morto. Il Wall Street Journal gli ha fatto eco, e tutto sta ad indicare che la progressiva distruzione delle conquiste sociali che i governi applicano non si fermerà, se non si interpongono gigantesche proteste di massa dei lavoratori. Progressivamente, si ridurranno le pensioni dei pensionati. Il capitale finanziario prepara la trasformazione delle pensioni pubbliche in private... i cui fondi potranno sparire più tardi, come è avvenuto in molti casi negli Stati Uniti d'America.
 
In Germania, la forza economica dell'Europa, la pensione media continua a diminuire: ora è di 950 euro al mese, e in altri paesi europei, le pensioni sono nettamente inferiori. Anche i salari si sono ridotti, per mezzo dell'imposizione o del patto con i sindacati prigionieri della paura. In Spagna, quasi la metà dei lavoratori percepisce salari mensili inferiori al migliaio di euro, molti anche senza la sicurezza dell'impiego, e in Germania aumentano i posti di lavoro precari e mal pagati. La precarietà è aumentata negli ultimi anni, e il licenziamento libero è diventato l'orizzonte che si trovano di fronte milioni di lavoratori.
 
Nel frattempo, l'economia sommersa copre proporzioni notevoli: in alcuni paesi rappresenta oltre un quarto del PIL: è il caso dell'Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo. Inoltre, è notevole anche in Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, anche se in misura minore. In tutti i paesi capitalistici, la frode fiscale commessa da imprese e percettori di rendite raggiungono livelli inauditi: in Spagna, gli stessi ispettori del ministero delle finanze stimano una frode annuale di 80.000 milioni di euro; i poveri pagano e i ricchi frodano. Inoltre, le cattive pratiche imprenditoriali sono moneta comune: le più grandi società spagnole (Telefónica, Gas Natural, Endesa, e altre) sono state multate per questo, e lo stesso vale per la maggior parte delle economie capitalistiche. È urgente porre fine a questa situazione, ma i lavoratori e i sindacati sono intimoriti.
 
Ovunque c'è un ritorno allo sfruttamento più evidente. Aumentano le giornate lavorative e si riducono i salari. Dalla riforma Monti in Italia, passando dalla riforma del lavoro spagnola di Rajoy, dai cambiamenti in Germania, Grecia, Portogallo e altri paesi, in tutta Europa e negli Stati Uniti si induriscono le condizioni di lavoro. Nel mese di luglio 2011, la banca nordamericana JPMorgan Chase, una delle più grandi al mondo, ha inviato una lettera riservata ai suoi migliori clienti riconoscendo che stavano ottenendo i maggiori profitti degli ultimi decenni... grazie alla riduzione dei salari e delle prestazioni sociali.
 
Negli Stati Uniti, tra i tre ei quattro milioni di studenti fanno praticantato senza ricevere nulla, rompendo la tradizione precedente, e addirittura alcune società si fanno pagare per il praticantato. Si verifica anche in Gran Bretagna e in Germania, sempre di più, e la precarizzazione delle condizioni di lavoro e il timore giunge al punto che molta gente considera ragionevole e normale, che i borsisti non vengano pagati, che gli apprendisti ricevano quantità ridicole di credito per lavorare giornate intere, che molti lavoratori vedono i loro salari ridotti e che, inoltre, passano mesi senza paga.
 
Insieme a questo, una nuova crociata è stata lanciata dagli imprenditori, con lo scopo di distruggere i sindacati. Non importa che molte organizzazioni siano moderate: il padrone pretende che i sindacati cessino di esistere, per disporre, come nel XIX secolo, di una massa di lavoratori ignoranti, inermi e inerti. A peggiorare le cose, una parte dell'estrema sinistra, ben intenzionata, ma miope, collabora con la destra nel discredito e demolizione dei sindacati. Perché lo fanno? Perché pensano che si debba smascherare le organizzazioni sindacali che ritengono essere strumenti del sistema, come primo passo per costruire nuovi sindacati, più onesti, efficaci e combattivi. Si tratta di un obiettivo che potrebbe essere ragionevole, ma che si rivela fallace: se invece di lavorare per rendere i sindacati più combattivi, si lavora per distruggerli, ciò che si ottiene non sono organizzazioni più forti, resistenti e rivendicative, ma il deserto della dispersione, disorganizzazione e dello scoraggiamento.
 
La democrazia liberale è morta, e nuove forme di colpi di Stato si fanno strada nei paesi capitalisti. Già esistono governi imposti dai mercati, vale a dire dal sistema finanziario e i suoi partner: è il caso della Grecia e dell'Italia, e non può esser escluso che ciò avvenga anche in altri paesi. Inoltre, i governi eletti dalla popolazione sono costretti ad attuare le decisioni di questi "mercati", indipendentemente dalle opinioni dei cittadini. I "mercati finanziari" fanno e disfanno. Non esistono meccanismi di controllo di questi mercati, né la volontà per crearli: né i parlamenti nazionali, né l'Unione europea, né gli altri organismi sovranazionali. I parlamenti non sono stati in grado di stabilire responsabilità per le molteplici truffe perpetrate dai potenti. Quindi, con questi governi, le risorse statali e le tasse a carico dei cittadini, sono utilizzati ai fini della plutocrazia, trasformando la democrazia liberale nel regno della speculazione e della criminalità. Nemmeno esiste la volontà di correggere gli abusi (il retorico slogan di Sarkozy: "Bisogna rifondare il capitalismo" è stato prontamente dimenticato). La mancanza di scrupoli etici del capitalismo si può esemplificare con la figura dell'ex presidente francese Sarkozy, che ha ricevuto 100 milioni di dollari dall'ex leader libico Gheddafi per finanziare la sua campagna elettorale nel 2007, in aggiunta ai finanziamenti dell'imprenditrice Liliane Bettencourt, la donna che detiene la più grande fortuna in Francia. Lo stesso si potrebbe dire di molti altri politici conservatori.
 
Inoltre, le politiche di austerità che promuovono i governi liberali non hanno lo scopo di risolvere la crisi economica, ma di ridurre i salari, lo smantellamento della sanità pubblica e di ridurre e privatizzare le pensioni. E, di fronte a questo, sembra che le elezioni siano inutili e i partiti politici appaiono come strumenti inutili. Chi vince le elezioni, ha scritta la sceneggiatura da Bruxelles, Francoforte e New York. Inoltre, l'irresponsabilità di molti governi incoraggia sentimenti nazionalisti e xenofobi: molti tedeschi credono in un'Europa del Sud incompetente e pigra e in molti paesi le difficoltà economiche fanno sorgere scontri nazionalistici. Tuttavia, per quanto siano comprensibili le motivazioni e le cause che l'hanno prodotto, il rifiuto e il disprezzo per la politica è profondamente reazionario. Dall'Argentina del "che se ne vadano tutti!", fino ai movimenti apparsi in Europa e negli Stati Uniti nel calore della facilità comunicativa della telefonia mobile, che mantengono posizioni simili, la soluzione non è rinunciare alla politica, ma nell'articolare potenti forze del cambiamento che si impossessino dello scenario politico.
 
Non vi è lavoro: solo nell'Unione Europea si contano 25.000.000 di disoccupati, e negli Stati Uniti, aggiungendo al numero ufficiale dei disoccupati in cerca di lavoro, coloro che non lo cercano più, disperati e quei cittadini che dispongono di piccoli lavori occasionali, il numero dei disoccupati si eleva anche a venticinque milioni di disoccupati: la situazione è tale che l'unico obiettivo vitale di molte persone è trovare un posto di lavoro. Niente di più.
 
Mentre i mezzi di comunicazione proseguono a diffamare gli espropri proletari, le vecchie rivoluzioni che portarono la ricchezza nelle mani degli operai, continuano i sequestri borghesi, e per raggiungerli i meccanismi sono molteplici, dalla distruzione dei risparmi della popolazione, come è accaduto nella Russia capitalista di Eltsin, fino alle diverse varietà di "corralito" [congelamento dei conti bancari], le ipoteche abusive, tassi di interesse usurari, nuove tasse arbitrarie, aumento dei prezzi. Un secolo e mezzo di conquiste sociali sono così in pericolo e l'innesto delle idee liberali nella sinistra, tra i socialisti e i socialdemocratici, complica ulteriormente le cose. Un unico orizzonte neoliberale è stato assunto dalle forze politiche a destra e a sinistra. Anche una parte della sinistra che combatte lo Stato capitalista, vacilla, senza osare avanzare programmi politici di rottura, socialisti, comunisti.
 
Il disastro ecologico minaccia il mondo. Continua la deforestazione di gran parte delle foreste del pianeta: anche se si è ridotta la distruzione, l'Amazzonia continua a perdere ogni anno una superficie di quasi 7.000 miglia quadrate di foresta. Lo stesso vale, in proporzioni diverse, in Africa e Sud-Est asiatico. Tra i principali paesi del mondo, solo la Cina sta sviluppando una politica efficace di rimboschimento.
 
Non c'è molto tempo: la rivista Nature ha dato notizia, nel giugno 2012, di una relazione di un gruppo di scienziati che metteva in guardia sull'"imminente collasso planetario". La loro proposta è molto ragionevole: bisogna limitare la crescita della popolazione mondiale, ridurre il consumo di risorse, optare per le fonti energetiche rinnovabili, migliorare la produzione alimentare e salvaguardare le terre che sono ancora vergini del pianeta. Niente di tutto questo è tra gli obiettivi dell'economia capitalistica, e non esiste un piano globale per salvare il pianeta, e il tempo è breve: il rapporto sostiene che se la popolazione continua a crescere come prima, nel 2025, i problemi saranno molto gravi, e venti anni dopo, il mondo si troverà in una situazione estrema.
 
E la fame è ancora una piaga biblica: Jean Ziegler sottolinea che la terra è in grado di alimentare 12.000 milioni di persone, eppure, anche se la popolazione è poco più della metà, la fame rimane un cavaliere che cavalca sull'apocalisse: miliardi di affamati si trovano sulla terra. Secondo Oxfam, sconfiggere la fame nel mondo costerebbe solo 66 mila milioni di dollari l'anno, il 3% della spesa militare globale.
 
Come veleno, e muore. L'agricoltura industriale sviluppata dal capitalismo ha avvelenato con pesticidi i campi di mezzo mondo ed i prodotti tossici sono entrati nella catena alimentare: il nostro cibo è avvelenato, anche se i governi dispongono della risorsa propagandistica dell'IDA, o Dose Giornaliera Accettabile, che misura la quantità di veleni chimici che il nostro corpo può assimilare. Sembra una regola per proteggere la popolazione; in realtà, protegge i grandi imprenditori che possono manipolare i prodotti e inondare la catena alimentare con la spazzatura, sempre che non superino certi limiti. L'aumento dei casi di cancro, di qualsiasi tipo, è una conseguenza diretta. Non è quindi sorprendente che in Germania, ad esempio, proliferano i supermercati bio.
 
Allo stesso tempo, le imprese continuano ad avvelenare la natura, anche se alcuni paesi hanno conseguito una legislazione più rigorosa e rispettosa dell'ambiente, e continuano a giocare con la salute della popolazione. Solo due esempi: Ilva, una società siderurgica italiana, privatizzata, la più grande d'Europa, contamina ogni anno il mar Mediterraneo e la terra di Puglia, Basilicata e Calabria con tonnellate di prodotti tossici. Secondo la Procura di Taranto, si stima che tra il 2005 e il 2012, 11.000 persone sono morte a causa di malattie legate alle emissioni tossiche. Nonostante questo, la società non ha remore a vantare sul suo sito web la sua "responsabilità sociale" e la preoccupazione per l'ambiente. Nel mese di luglio 2012, alla britannica Glaxo, una delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo, è stata inflitta un'ammenda di 2.400 milioni di euro per, con le parole del governo degli Stati Uniti, aver commesso "la più grande truffa sanitaria" nel Paese.
 
Gli specialisti in ecologia da anni documentano il disastro, e mentre gran parte della popolazione mondiale resiste, o muore, nella difficile lotta per l'esistenza, milioni di persone del mondo capitalista hanno chiuso gli occhi di fronte alla vita reale, ubriacandosi (alienandosi, dicevano i vecchi maestri) con le luci brillanti delle bugie televisive. Consuma porcheria, assorbi i detriti del sistema, ascolta i mercenari della televisione e della stampa e ignora, incatenato al televisore, non avrai futuro.
 
Non ci sono alternative, così ritiene gran parte della popolazione. La paura paralizza i cittadini. I salari si abbasseranno, come stanno già facendo, in modo drastico. L'assegno di disoccupazione sarà tagliato. Diminuiranno le pensioni, che, in molti diventeranno miserie: così hanno fatto nell'Unione Sovietica, Polonia, Ungheria, ecc, distruggendo i sistemi socialisti, ed ora è così in Grecia. La sanità pubblica sarà smantellata, l'istruzione progressivamente privatizzata. L'università sarà appannaggio dei figli dei ricchi. La ricchezza sociale accumulata nel corso delle generazioni sarà venduta a condizioni favorevoli per coloro che accumulano risorse. Si approssimano nuove crisi, si profila la fine del ruolo del dollaro come valuta di riserva internazionale, il collasso di nuove istituzioni finanziarie e fondi speculativi, e né l'Europa né il mondo sono preparati per questo. Prolifereranno i miraggi nazionalisti: alcuni credono che una via d'uscita sia quella di creare nuovi paesi! Si tratta di una vana illusione che ricorre in alcuni paesi europei come la Spagna, il Belgio e la Gran Bretagna! Di fatto, piuttosto che creare nuove frontiere, devono essere smantellate tutte queste. Né austerità e né crescita: il dibattito tra Obama, Merkel, Hollande è un falso dilemma, perché, come sostiene Josep Fontana, "il deficit è solo un pretesto per smantellare lo stato sociale".
 
Così stabilizzati, si accarezza la speranza che ad ognuno di noi le disgrazie non toccheranno, o, se arriveranno, potremmo resistere, perché non ci sono alternative, non si può fare altro. O l'alternativa c'è? Vuoi fare la rivoluzione? No, non vuoi, però non c'è altro rimedio che farla se non si desidera continuare a consumarci, incatenati dalla paura. Non è nulla di nuovo, ma è bene ricordarlo: il capitalismo è un virus mortale per la specie umana e per il pianeta. Il capitalismo è un virus letale, in azione, che uccide. E devi essere preparato a difenderti.

mercoledì 17 ottobre 2012

Heroismo y Apocalipsis en el desierto libio

Heroismo y Apocalipsis en el desierto libio:
Por Thomas C. Mountain
Unidad y Resistencia
 
 Al ser asesinado el líder y destruida Sirte, Libia ha desaparecido como país, no son mas que bandas criminales y pozos de petróleo. Algún día Libia se pondrá de pie
El mes de octubre de 2011 quedará como monumento histórico a los hechos de heroísmo y Apocalipsis acaecidos en el desierto libio cuando el pueblo de Sirte, ciudad natal del Coronel Gadafi, emprendió una lucha desesperada y condenada al fracaso para proteger a sus familias y hogares del poderío de la OTAN y sus aliados, las bandas de rebeldes libios.
Como la historia la escriben casi siempre los ganadores, el trágico relato de cómo unos miles de anónimos residentes de Sirte, hombres y mujeres, lucharon casa por casa hasta el amargo final es la primera saga del siglo XXI de heroísmo condenado al fracaso, un drama histórico trágico que trae a la mente a los judíos de Varsovia, el Alzamiento de Pascua de Irlanda o la Comuna de París.
Con múltiples canales internacionales de noticias cubriendo la situación las 24 horas del día, el mundo entero tan solo pudo echar una ojeada a la despiadada cruzada de la OTAN en Libia, donde no había ningún lugar seguro, ni colegio, ni hospitales o complejos de apartamentos. A pesar de los misiles que llovían desde el cielo conformando un nuevo Apocalipsis que no se interrumpía ni de noche ni de día, de las miles de toneladas que crearon un infierno explosivo en tan solo unos meses, sin embargo, el pueblo de Sirte se negó a rendirse.
Quizá pudo deberse a que todos conocían bien cuál iba a ser su destino si rendían sus armas, porque durante los meses anteriores habían podido comprobar ya qué clase de asesinos eran los ganadores, cuando tanto pueblos como ciudades, tras caer ante las milicias fortalecidas por la OTAN, eran pasados a cuchillo, literalmente en muchos de los casos.
 
Primero, los rebeldes se aproximaron a Sirte todo lo que se atrevieron y dispararon todas las toneladas de artillería pesada y potentes proyectiles antiaéreos que fueron necesarias. Los proyectiles de 23 mm pueden penetrar hasta 4 pulgadas [10 centímetros] en corazas blindadas, lo que hizo que los muros de cemento fueran una pobre defensa para el pueblo de Sirte.
Cuando fue imposible soportar más las letales y potentes explosiones, los habitantes de Sirte salieron precipitadamente de sus hogares y refugios y pusieron en fuga a los rebeldes, haciéndoles escapar velozmente como perros apaleados con el rabo entre las piernas y lanzando temerosas miradas por encima del hombro.
Después sobrevino un bombardeo apocalíptico con los aviones de combate de la OTAN haciendo círculos a unos 30.000 metros de altura, mientras los héroes de Sirte caían abrasados y hechos pedazos bajo el feroz sol del desierto libio. Una, dos veces, tres, diez o más fueron repitiéndose esos ciclos, con los menguados defensores de Sirte retirándose a barrios y zonas que cada vez eran más pequeños.
encabezó hasta el espantoso final la lucha heroica de su pueblo, las tribus dignas, los militares patriotas.
La semana de la derrota final fue testigo de un último contraataque, un último perro apaleado y, como venganza, una última carnicería explosiva de la OTAN, y Sirte quedó al borde de la destrucción total.
Luego vino la última salida, lo que era una retirada honrosa de combate hasta que los misiles de la OTAN incineraron la columna de camiones cuando iban camino de la libertad tras romper el cerco de Sirte.
Entre los que sobrevivieron a la furia apocalíptica final de la OTAN estaba el mismo Coronel Gadafi y su muerte permanece documentando uno de los actos más horribles de brutalidad y salvajismo que los registros históricos han recogido.
Los combatientes de Sirte que quedaron atrás fueron rodeados en sus hogares y barriadas por unos rebeldes que les taparon los ojos, les torturaron y ajusticiaron por miles y para los que no existían leyes de la guerra ni prisioneros que proteger. Cuando finalmente los rebeldes pusieron fin a su criminal orgía de sangre y saqueo, Sirte se convirtió en una ciudad fantasma, donde solo quedaron ratas y buitres, bien alimentados con los cadáveres de los muertos sin enterrar.
En la actualidad, mientras el Partido Democrático Libio pide que los mantenedores de la paz invadan y ocupen Libia para proteger a su pueblo de las antiguas milicias rebeldes convertidas en bandidos y señores de la guerra, Sirte permanece como monumento a la OTAN, una visión apocalíptica de ruinas bombardeadas, donde miles de sus habitantes de Sirte permanecen enterrados bajo los escombros de sus casas y apartamentos, hospitales y escuelas, donde inútilmente buscaron refugio de la venganza de la OTAN que lanzaba fuego y azufre sobre ellos desde los cielos.
¡Recuerden Sirte cada mes de octubre a partir de ahora, una estampa de heroísmo y Apocalipsis en el desierto libio!
Asesinos de Al Qaeda-CIA