involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 25 ottobre 2012

European Council on Foreign Relations

European Council on Foreign Relations e il progetto pan-europeo

di Italo Romano, Oltre la coltre, 19/10/2012
Cosa sia l’European Council on Foreign Relations (ECFR) lo possiamo leggere direttamente sul sito ufficiale dell’organizzazione:
L’ECFR è il primo think-tank pan-europeo. Fondato nell’ottobre 2007, il suo obiettivo è quello di condurre la ricerca e promuovere un dibattito informato in tutta Europa per favorire lo sviluppo di una politica estera efficace e coerente fondata sui valori europei. Esso è indipendente e non ha alcun collegamento con le istituzioni dell’Unione europea. 
I membri fondatori sono politici, intellettuali, economisti, imprenditori e attivisti. Insomma, la solita élite illuminata.



L’ECFR ha uffici in sei delle maggiori capitali europee: Londra, Parigi, Roma, Berlino, Madrid e Sofia.
E’ guidato dal direttore Mark Leonard e dall’Amministratore delegato Dick Oosting.
L’ECFR riunisce oltre 150 “autorevoli” ed “influenti” europei provenienti dai 27 paesi che fanno parte dell’UE.
Ufficialmente è un’organizzazione privata non a scopo di lucro finanziata attraverso donazioni. Fondato con il supporto della Open Society Foundations, dellaCommunitas Foundation e dalla Fundación Para las Relaciones Internacionales y el Diálogo Exterior, tra i suoi partner e finanziatori ci sono fondazioni, grandi imprese, governi ed individui privati.
Prima di andare avanti nella descrizione dell’ennesimo circolo di potenti, è necessario chiarire l’oscuro e poco conosciuto concetto di pan-europa.
Storia e origini del pan-europeismo.
Il Movimento Pan-europeo è un’associazione fondata nel 1922 a Vienna da Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi (1894-1972), aristocratico austro-ungherese. Egli era il portavoce della Sinarchia in Europa e discendeva da nobili famiglie europee: la nonna, Maria Kalergi, era amica di Bismarck, Heine e Wagner, alcuni dei maggiori esponenti della élite dell’epoca, e proveniva dalla dinastia imperiale bizantina dei Focas, mentre il nonno, Franz Coudenhove, diplomatico al servizio della Francia, era di antica nobiltà brabantina.
Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi
Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi
Kalergi nacque a Tokio, dove il padre era ambasciatore, da una principessa giapponese. Pur essendo cittadino francese, scelse di vivere a Vienna, dove si laureò in filosofia nel 1917 e dove sposandosi con Ida Roland, stella del teatro di origini ebraiche, evitò il servizio militare.
Nel 1919 egli iniziò ad interessarsi al progetto di un nuovo ordine internazionale, concepito come federazione di nazioni, ispirandosi agli Stati Uniti d’America. L’idea di federazione è fondamentale per i mondialisti. Si tratta di una unione di Stati che rinunciano alla loro sovranità in favore di un potere centrale. E’ uno dei pilastri portanti del così detto Nuovo Ordine Mondiale.
Ergo, il primo passo  sarebbe stato la creazione di una Europa unita, la Paneuropa. Così, iniziò una collaborazione con giornali e riviste e, agli inizi del 1923, scrisse la bibbia del Movimento Paneuropeo, il manifesto per eccellenza, “Pan-Europa” (oggi edito in Italia dalla casa editrice “Il Cerchio”).
Il simbolo dell’unione pan-europea è una croce rossa che sovrasta un sole d’oro.
“La croce rossa delle crociate del Medioevo è il simbolo più antico dell’unione europea sovrannazionale. Oggi essa è diventata l’emblema dell’umanitarismo internazionale. Il sole rappresenta lo spirito europeo il cui irraggiamento ha illuminato il mondo intero. La civiltà greca e la civiltà cristiana – la croce di Cristo sul sole di Apollo – fondano il fondamento durevole della cultura europea”.

[R. C. Kalergi, J'ai choisi l'Europe, Paris, Ed. Plon, 1952, p. 116]
“Il sogno di Komensky (Comenius) e di Nietzsche, la concezione di Kant, il desiderio di Bonaparte e di Mazzini, gli Stati Uniti d’Europa, saranno realizzati dal Movimento Paneuropeo. Sotto il segno della croce solare, in cui si alleano il sole dei Lumi e la Croce Rossa dell’umanità internazionale, l’idea paneuropea vincerà contro la meschinità e l’inutilità di ogni politica distruttrice e campanilistica”.

[R. C. Kalergi, Storia di Paneuropa, Milano Nuova, s.d., pp. 56-57]
Il simbolo è praticamente identico all’insegna del Gran Maestro dei Rosacroce. Coincidenza? Non proprio, in quanto Kalergi era un massone, iniziato nel 1922 alla loggia Humanitas, all’Oriente di Vienna.
Inoltre, faceva parte del B’nai B’rith, l’alta massoneria riservata solo ad uomini di origine ebrea [Code, n° 12/1993, Leonberg, Verlag Diagnosen].
La copertina del libro "Paneuropa"
Kalergi era in stretti ed ottimi rapporti con l’oligarchia finanziaria. Per sua stessa ammissione il nascente movimento fu generosamente finanziato da Max Warburg con60 mila marchi d’oro [R.C.Kalergi, Storia di Paneuropa, cit., p.69].
A questo punto il “progetto paneuropa” inizia a girare il mondo, raccogliendo proseliti ed adesioni a dir poco celebri:
Hjalmar Schacht, membro della Gran Loggia di Prussia, uomo dell’alta finanza di Wall Street presso Hitler e futuro presidente della Reichsbank;
Konrad Adenauer, sindaco di Colonia, uno dei fondatori della democrazia cristiana tedesca;
Edward Benes, massone, ministro degli Affari Esteri cecoslovacco e presidente dellaSocietà delle Nazioni nel 1935;
Sean Mac Bride, futuro fondatore di Amnesty International, membro dell’Ordo Templi Orientis (OTO);
Karl Haushofer, teorico dello spazio vitale di Hitler, anch’egli membro dell’OTO;
Benito Mussolini, il dittatore fascista italiano, unito a Kalergi dal comune e confesso discepolato nietzschiano [R.C.Kalergi, Storia di Paneuropa, cit., pp. 24-25];
E tutto il sancta sanctorum della cultura europea: Paul Valéry, Thomas Mann, Rainer Maria Rilke, Stefan Zweig, Albert Einstein, Sigmund Freud;
Con l’aiuto dell’amico William Stead, membro fondatore della Round Tablebritannica e membro della Fabian Society, riuscì ad introdurre la causa “paneuropa” nell’establishment inglese. Nei suoi viaggi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America incontrò eminenti personalità dell’epoca come Herbert Hoover (Presidente degli USA e membro del CFR), Owen Young (economista e membro del CFR), Bernard Baruch(il finanziare israelita membro della Pilgrims’ Society e del CFR, che nel 1919 rappresentò gli Stati Uniti a Versailles).
Con il sostegno di questi potenti e onnipresenti personaggi, Kalergi fondò il “Comitato di Cooperazione Americana dell’Unione Paneuropea“. Tra i membri più conosciuti possiamo elencare:
Peter Duggan, direttore del Counsil on Foreign Relation (CFR);
Felix Frankfurter, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America;
Paul e Felix Warburg, banchieri statunitensi di origine tedesca, tra i fondatori del Federal Reserve System;
John W. Davis, membro del Partito Democratico statunitense e della Pilgrims’ Society;
Nicholas Murrey Butler, capo del British Israel, del CFR, della Round Table e membro della Pilgrims’ Society.
Nell’Ottobre del 1926, si tenne a Vienna il primo congresso dell’Unione Paneuropea, presieduto da Edward Benes, da Joseph Caillaux (ex Primo Ministro di Francia), daPaul Loebe (Presidente del Reichstag) e da Francesco Nitti (economista, ex Presidente del Consiglio del Regno d’Italia e massone).
Per gli Stati Uniti era presente il tesoriere del CFR, Frederick H. Allen, per il Regno Unito Alan Watts, membro del RIIA, mentre la democrazia russa era rappresentata dall’ex Presidente del Consiglio, il massone israelita Alexander Kerenski.
In totale vi erano duecento delegati rappresentanti 24 nazioni. Non male per essere l’inizio.
Come già accennato, in Italia, il movimento faceva capo a Francesco Nitti. Al suo fianco vi erano anche Benedetto Croce e il conte Carlo Sforza, membro delComitato del Centro Europeo della Fondazione Carnegie, massone e mondialista di spicco.
Proprio Carlo Sforza, ebbe a scrivere su Foreign Affairs (rivista del CFR):
“Non dobbiamo sorprenderci della durata della crisi causata dalla generazione del 1914. La guerra del 1914-18 e il penoso armistizio che ha durato fino al 1939 non erano che le tappe di una rivoluzione e le rivoluzioni durano a lungo. La natura di tale rivoluzione è ora chiara. Noi siamo i testimoni, e nel contempo le vittime, della fine del nazionalismo[...]. La nostra rivoluzione, dunque, è il crollo del dogma del nazionalismo “.
Mentre Francesco Saverio Nitti teneva corsi e conferenza sul federalismo presso ilLibero Collegio di Scienze Sociali di Parigi. Insieme a lui vi era anche Pavel Miliukov, uno degli artefici della caduta dello zae nel 1917, intimo del banchiere Jakob Schiff, colui che ha finanziato la rivoluzione russa.
Tra i grandi sostenitore dell’iniziativa di Coudenhove-Kalergi, vi erano il cancelliere austriaco Ignaz Seipel, il ministro degli Esteri francesce Aristide Briand e l’economista Jean Monnet (entrambi massoni) che spingevano per la divisione del mondo in cinque macroaree: pan-sovietica, pan-europea (esattamente: euro-africana), pan-britannica, pan-americana e pan-asiatica.
E’ proprio Briand, per molti anni fu presidente onorario dell’Unione Pan-Europea, nel Settembre del 1929 propose alla Società delle Nazioni una Federazione degli Stati Europei in cui prefigurava un’unificazione europea. L’assemblea gli diede mandato per presentare un memorandum per l’organizzazione di Unione Federale Europea che non avrebbe tuttavia mai visto la luce, a causa dello scatenarsi della Seconda Guerra Mondiale.
Durante il conflitto Kalergi non rimase con la mani in mano. Prese contatti con Otto d’Asburgo e insieme misero le basi per l’Assemblea Costituente Europea. Nel 1947, a guerra conclusa, venne convocato a Gstaand, in Svizzera, il primo Congresso dell’Unione Parlamentare Europea dove si ottenne la formazione del Consiglio d’Europa e di una Assemblea Parlamentare, primo abbozzo dell’attuale Parlamento Europeo.
Otto d’Asburgo, il figlio dell’imperatore austriaco e re d’Ungheria Carlo I, raccoglierà l’eredità della Pan-Europa dopo la morte di Kalergi, continuando con la promozione del progetto, insieme alla figlia Walburga d’Asburgo-Lorena, membro del Parlamento di Svezia e dell’OCSE, e di Bernd Posselt politco tedesco, responsabile del progetto Pan-Europa in Germania. Si, perchè l’Unione Paneuropea Internazionale conta ad oggi sedi in quasi tutti i Paesi europei.
Unione Paneuropea Internazionale
Nel 2004 Otto d’Asburgo ha lasciato la presidenza ad Alain Terrenoire, noto politico francese e responsabile della sezione transalpina della Pan-Europa. Otto d’Asburgo occupa la carica di Presidente Onorario dell’Unione Paneuropa Internazionale (UPI)nonostante sia deceduto nel 2011.
Ovviamnete, l’UPI è presente e attiva in Italia con – Paneuropa Italia -.
L’attuale Presidente nazionale è Benedetto Tusa, noto e affermato avvocato milanese, che ha partecipato tra l’altro al processo di appello sulla Strage di Piazza Fontana a difesa di Giancarlo Rognoni, estremista di destra, fondatore e leader del gruppo neofascista milanese “La Fenice“.
Il Presidente Onorario è la dott. Adriana Usiglio, mentre il Segretario è il Dott.Pietro Polese, esperto di comunicazioni al soldo della Commissione Europea.
Otto d'Asburgo
Il programma della Pan-Europa.
Il progetto originario di Kalergi prefigurava come imprescindibili i seguenti punti:
1. È necessario che questa unione sia una confederazione europea con una garanzia reciproca di delegazione legale della sovranità. I governi devono, in altre parole, essere sicuri che la cessione di sovranità avverrà in egual misura per tutte le parti.

2. Per gestire i conflitti tra gli stati membri, sarà necessaria una corte federale europea.
3. Un esercito europeo, un’alleanza militare, che raggruppi contingenti dei diversi paesi, per garantire la pace a livello continentale.
4. Un’unione doganale progressiva.
5. Un’unificazione delle colonie. Sfruttamento a livello europeo.
6. Progetto di moneta unica.
7. Rispetto della diversità delle culture europee e delle molteplici civilizzazioni nazionali.
8. Rispetto e protezione delle minoranze nazionali.
9. Una buona ed efficace collaborazione nel quadro della Società delle nazioni.

Alla luce dei fatti odierni, mi sento di affermare che è il progetto di Pan-Europa è vicino al suo completamento. Come potete da voi verificare ogni punto prefissato è divenuto realtà.
Dal 1952 abbiamo una Corte di Giustizia dell’UE; dal 2002 abbiamo l’Euro, la moneta unica, strumento di lotta di classe e grimaldello per scardinare definitivamente gli Stati Nazione; dal 2004 è attiva sul territorio l’Eurogendfor, il primo corpo militare dell’UE ed embrione del futuro esercito degli Stati Uniti d’Europa; l’Europa è da sempre alla mercè della nuova Società delle Nazioni, l’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Quindi, cari lettori, il progetto “Europa Unita” viene da molto lontano. E’ stato partorito in ambienti aristocratici e nobiliari, ove non vi era nessun contatto con il popolo. E’ da sempre un obiettivo dei potentati europei. Basta cercare nelle varie organizzazioni per trovare i discendenti delle casate reali che dominavano il continente europeo nei secoli scorsi. Circoli occulti e semisegreti hanno tramato e indirizzato gli avvenimenti storici in modo da promuovere la nascita degli Stati Uniti d’Europa, tanto acclamati anche oggi dai poteri finanziari e della massoneria.
L’organigramma dell’European Council on Foreign Relation.
Come abbiamo inizialmente accennato, l’Europen Council on Foreign Relation è una organizzazione elitaria che mira dichiaratamente all’obiettivo dalla Pan-Europa.
Il direttore dell’ECFR è Mark Leonard,  giornalista esperto in geopolitica. Scrive una rubrica quindicinale sui temi europei e globali per Reuters.com. In precedenza, a soli 24 anni, è stato direttore della politica estera presso il Centre for European Reforme al Centre of Foreign Policythink-tank fondato sotto il patrocinio del ex primo ministro britannico Tony Blair.
Il World Economic Forum l’ha insignito del premio “Young Global Leader“. Offre consulenze a govrni, imprese e organizzazioni internazionali, indirizzandoli nella geopolitica mondiale, essendo specializzato in questioni globali. Pubblica regolarmente sul

Financial Times, New York Times, Le Monde, Süddeutsche Zeitung, El Pais, Gazeta Wyborcza, il New Statesman, The Daily Telegraph, The Economist, Time, e Newsweek.
Dick Oosting è invece l’Amministratore delegato. E’ avvocato ed ha molti anni di esperienza come attivista nel campo dei diritti umani e come collaboratore  per le organizzazioni dei rifugiati in diversi paesi. E’ stato coordinatore della prima campagna di Amnesty International contro la tortura, per poi divenire vice-segretario generale dell’organizzazione umanitaria.
L’ECFR si riunisce una volta l’anno per discutere le sfide di politica estera. I membri sono nominati per un mandato di tre anni rinnovabile su invito del Consiglio dell’ECFR di fondazione. I gruppi di lavoro sono divisi in aree geografiche e tematiche. Lo scopo dei membri è quello di fornire consigli ai governi e contribuire alle attività all’interno dei loro paesi.
In pratica l’ECFR ha riunito un team di ricercatori illustri e professionisti provenienti da tutta Europa per promuovere “progetti innovativi”, l’obiettivo finale è la Pan-Europa.
Il Consiglio è presieduto da tre presidenti:
Martti Ahtisaari, ex Presidente della Finlandia, diplomatico delle Nazioni Unite e Premio Nobel per la pace del 2008.
Joschka Fischer, ex Vice-Cancelliere ed ex Ministro della Repubblica Federale di Germania con il partito dei Verdi.
Mabel van Oranje, olandese, moglie del principe Friso of Orange-Nassau(secondo figlio della regina Beatrice). Cofondatrice del Consiglio d’azione Europeo per la pace nei Balcani. Dal 1997, è direttore degli affari UE della “Open Society Institute” di Bruxelles, una delle fondazione del filantropo americano di origini ungheresi George Soros.  E ‘membro del Forum mondiale di Young Global Leaders, l’ennesimo think tanke gruppo lobbistico che si propone di affrontare i problemi globali.
Fanno parte del Comitato esecutivo:
Emma Bonino, Vice-Presidente del Senato italiano ed ex membro della Commissione europea.
Karin Forseke, svedese, Presidente della Alliance Trust Plc. E’ stata per quasi dieci anni Amministratore della banca di investimenti Carnegie&Co..
Timothy Garton Ash, inglese, docente di Studi Europei all’Università di Oxford. Saggista e giornalista. I suoi saggi appaiono regolarmente nel New York Review of Books e i suoi articoli sul Guardian. Collabora periodicamente anche con il New York Times, al Washington Post, al Wall Street Journal, al The Globe and Mail e suoi contributi appaiono su la Repubblica.
Ivan Krastev, bulgaro, è il presidente del Centro per le Strategie Liberali. E’ membro permanente presso l’Istituto di Scienze Umane IWM a Vienna. Egli è un editore associato della World Europe e membro del comitato editoriale del Journal of Democracy e del giornale di transito – Europäische Revue. Collabora regolarmente con il Financial Time e con il Wall Street Journal.
Ana Palacio, politico spagnolo. E’ avvocato di formazione, specializzato in diritto internazionale ed europeo, l’arbitrato e la mediazione. Ex ministro degli Esteri di Spagna e membro del Consiglio di Stato, il supremo organo consultivo sulla legislazione e atti governativi. In qualità di membro delle Cortes spagnola, ha presieduto il Comitato misto per l’Unione europea nei due rami del Parlamento. E’ stato consulente e vice presidente della Banca mondiale e membro del Comitato Esecutivo e vice presidente all’Istituto per gli Affari Internazionali di AREVA. E’ membro dei consigli di amministrazione di diverse società, think tank e istituzioni pubbliche. E’ docente presso l‘Università di Yale.
Andrew Puddephatt, danese, è Direttore del Global Partners e Associates, un’organizzazione che promuove il buon governo, la democrazia e i diritti umani. E’ vicepresidente del Trust Sigrid Rausing. E’ un consulente di lunga data per l’UNESCO e l’UNDP.
Aleksander Smolar, polacco, è uno scienziato, politico e commentatore. Presidente della Stefan Batory Foundation e Vice Presidente del Collegio dei Docenti consultivo dell’Institut für die Wissenschaften vom Menschen’ a Vienna.
Javier Solana, è un politico spagnolo. Dal 1999 è l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea e il Segretario Generale dell’Unione Europea Occidentale. Ex segretario generale della NATO. E’ presidente di ESADECentro per l’Economia Globale e Geopolitica (Barcellona-Madrid). Egli è senior fellow in politica estera al Brookings Institution, famiglia Fisher Fellow presso la Harvard Kennedy School, presidente dell’Aspen Institute España, presidente onorario delCentro per il Dialogo umano (Ginevra), membro del consiglio di amministrazione del Gruppo di crisi internazionale e Human Rights Watch. E’ docente presso la London School of Economics, dove ha conseguito la Laurea Honoris Causa in dicembre 2010.
I membri italiani dell’ECFR sono i soliti noti in questi ambienti:
Giuliano Amato – ex Primo Presidente del Consiglio italiano; Presidente della Scuola Superiore Sant’Anna; Presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani; Presidente del Centro Studi Americani. Membro dell’Aspen Institute Italia e delGruppo Bilderberg.
Maria Cuffaro – giornalista e conduttrice del TG3, RAI.
Massimo D’Alema – Presidente Italianieuropei Foundation; Presidente dellaFoundation for European Progressive Studies; ex Presidente del Consiglio e ex Ministro degli Esteri italiano. Membro dell’Aspen Institute Italia.
Marta Dassù – Sottosegretario agli Afferi Esteri del Governo Monti. Membro dell’Aspen Institute Italia e della Commissione Trilaterlae e direttore della rivistaAspenia.
Gianfranco Dell’Alba – Ex parlamentare europeo e delegato di Confindustria a Bruxelles.
Gianfranco Fini – Presidente della Camera dei Deputati ed ex Ministro degli Esteri italiano.
Emma Marcegaglia – Ex presidente di Confindustria e CEO della Marcegalia S.p.A..
Pasquale Salzano – Vice Presidente for International Governmental Affairs dell’ENI.
Stefano Sannino – Direttore generale aggiunto alle relazioni esterne dellaCommissione Europea.
Giuseppe Scognamiglio – Presidente Esecutivo e Vice Capo Dipartimento Affari Pubblici di UniCredit S.p.A..
Luisa Todini – Presidente della Todini Finanziaria S.p.A; Membro del Consiglio Di Amministrazione RAI.
Attualmente, il Consiglio di ECFR ha oltre 150 membri, ognuno dei quali è socio per tre anni al termine dei quali è possibile rinnovare la propria adesione.
Il Council si riunisce una volta l’anno. Alcuni membri del Consiglio formano varie task force geografiche e tematiche, che forniscono consigli e feedback allo staff di ECFR e assistono le attività di ECFR a livello nazionale.
Come opera l’ECFR.
Questo “pensatoio” europeista opera ufficialmente attraverso delle attività di ricerca.
I programmi di indagine inziali erano tre:
1) China
Lo scopo è analizzare le strategie politico-economiche tra l’Unione Europea e la Cina, in modo da sviluppare una strategia comune nei confronti di tematiche “globali” come l’energia, il riscaldamento climatico, lo sviluppo sostenibile, i diritti umani, la proliferazione nucleare e global governance.
Il programma pubblica il China Analysis, uno studio analitico trimestrale sulle questioni di politica estera inerenti alla Cina e Asia Centrale.
2) Wider Europe and Rule of Law
Questo campo di ricerca è dedicato alla diesamine delle relazioni che intercorrono tra l’Unione Europea e i vicini paesi dell’est, tra cui Russia e Turchia. Lo scopo è intavolare discussioni, attraverso cooperazione economica, militare e politica per promuovere la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto, risolvere conflitti e diminuire la dipendenza energetica dell’Europa.
L’obiettivo è mettere le basi per una futura adesione all’UE di tali paesi.
3) Democracy and Human Rights
Il fine di tale ambito è di capire come l’Unione Europea e i suoi paesi membri possano promuovere al meglio i valori della democrazia, dei diritti umani e della giustizia attraverso l’azione dell’Europa sulla scena globale.
Il programma pubblica un annuale Review of the EU and Human Rights at the UN.
Dal 2011 sono stati messi in opera due nuovi progetti:
4) Middle East and North Africa
La meta prefissa è di esaminare come l’Europa può rispondere in maniere costruttiva alle recenti rivoluzioni ed eventi in Nord Africa e Medio Oriente.
[All'interno del programma MENA, ECFR ha pubblicato tre policy memos – uno sull'Egitto, uno sull'Marocco e uno sulla Tunisia –ognuno dei quali è il risultato di visite sul campo in ciascuno dei tre paesi. ECFR ha inoltre pubblicato un briefing sulla Libia.]
5) Germany in Europe
Con tale progetto si aspira a promuovere un dibattito sul ruolo della Germania sulla scena europea e globale e di generare idee su come reintegrare le Germania nello sviluppo di un’Europa “assertiva” e “responsabile”.
Questo progetto è realizzato con il contributo della fondazione tedesca Stiftung Mercator. La fondazione, con una dotazione di € 107.800.000, prende il nome dal matematico, cartografo e teologo Gerhard Mercator. E’ stata costituita nel 1996 dalla famiglia Schmidt-Ruthenbeck, ricca famiglia di imprenditori della Rhur.
L’ECFR pubblica policy reports, briefs e memos che si possono scaricare gratuitamente dal sito del think tank.
Sempre dal 2011, tra le pubblicazioni periodiche, è stato aggiunto l’European Foreign Policy Scorecardannuale resoconto della politica estera europea. Lo Scorecard misura la capacità dell’Europa nel riflettere la propria influenza su 80 temi di politica estera, raggruppati in sei gruppi tematici – relazioni con la Cina, relazioni con gli Stati Uniti, relazioni con la Russia, relazioni con i paesi ad Est, questioni multilaterali e crisis management.
Conclusioni.
A questo punto pare ovvio quale sia il ruolo del Consiglio Europeo per le Relazioni con l’Estero. Esso rappresenta il corrispettivo europeo del Council on Foreign Relation (CFR),
E’ il Ministero degli Esteri dell’Unione Europa e dei prossimi venturi Stati Uniti d’Europa.
Il consiglio è già a lavoro per iniziare a prendere credibilità presso le altre istituzioni mondiali.
Qui si prendono decisioni di grossa rilevanza politica e geo-strategica, svuotando e svilendo l’operato e il raggio d’azione dei ministeri nazionali.
Lo sforzo intrapreso da questo ente sovranazionale è quello di portare a compimento ilprogetto di Paneuropa.
L’annessione forzata degli Stati sovrani europei, come scrisse nelle sue memorie Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’UE (e come ha recentemente ricordato Mario Monti, Presidente del Consiglio italiano) avverrà attraverso una serie di gravi crisi.
Questo Nuovo Ordine Europeo darà l’avvio definitivo al più esteso progetto diNuovo Ordine Mondiale.
“Avremo un governo mondiale, che vi piaccia o no. La sola questione che si pone è di sapere se questo governo mondiale sarà stabilito col consenso o con la forza”.

- James Warburg, banchiere, di fronte al Senato USA, 17 febbraio 1950 -
Capito?
Questa crisi economica indotta e ampiamente prevista porterà l’Ue verso una unione politica e fiscale, la così detta Europa dei popoli. In caso contrario, come ha ricordato circa un anno fa la cancelliera tedesca Angela Merkel:
“Se cade l’euro cade l’Europa. Nessuno prenda per garantiti altri cinquanta anni di pace in Europa”.
E’ chiaro il messaggio?
La via è battuta, non ci resta che “scegliere” come vogliamo percorrerla.
 

mercoledì 24 ottobre 2012

H.G. Wells intervista Stalin,Mosca 1934


Mosca, 27 ottobre 1934 *
 
H.G. Wells - Le sono molto grato per aver accettato di incontrarmi. Recentemente sono stato negli Stati Uniti. Ho avuto una lunga conversazione con il presidente Roosevelt e ho cercato di chiarire quali sono le sue idee principali. Ora sono venuto da lei per chiederle cosa sta facendo per cambiare il mondo.
 
Stalin - Non cosi tanto.
 
- Io giro il mondo come un uomo qualunque, osservo cosa succede intorno a me.
 
- Le persone importanti come lei non sono "uomini qualunque". Naturalmente, solo la storia può dire quanto sia stato importante questo o quel personaggio, ma in ogni caso lei non osserva il mondo come un "uomo qualunque".
 
La mia non è falsa modestia. Quello che voglio dire è che cerco di guardare il mondo con gli occhi dell'uomo qualunque e non come un esponente di partito o un amministratore carico di responsabilità. Il viaggio negli Stati Uniti ha stimolato le mie riflessioni. Il vecchio mondo finanziario di quel paese sta crollando: la vita economica di quel paese viene riorganizzata secondo nuovi principi. Lenin aveva detto: "Dobbiamo imparare a fare gli affari" dobbiamo imparare dai capitalisti. Oggi i capitalisti debbono imparare da voi, devono imparare a capire lo spirito del socialismo. Mi sembra che negli Stati Uniti sia in atto una profonda riorganizzazione, la creazione di una economia pianificata, vale a dire socialista. Lei e Roosevelt muovete da due diversi punti di partenza. Ma non c'è un rapporto di idee, un'affinità di idee ed esigenze, fra Washington e Mosca? Negli Stati Uniti sono stato colpito dalle stesse cose che vedo qui: costruiscono uffici, creano nuovi organismi statali di regolamentazione, stanno organizzando una pubblica amministrazione di cui si avvertiva da tempo la necessità. Hanno bisogno, come voi di capacità direttive.
 
- Gli Stati Uniti perseguono un obiettivo diverso dal nostro. L'obiettivo perseguito dagli americani nasce dalle difficoltà economiche, dalla crisi economica. Gli americani vogliono liberarsi dalla crisi con l'attività capitalistica privata senza cambiare la struttura economica. Stanno cercando di ridurre al minimo la rovina, i danni provocati dal sistema economico esistente. Qui invece, come lei sa benissimo, al posto della vecchia struttura economica ne è stata creata una nuova, completamente diversa. Anche se gli americani di cui lei parla riuscissero a raggiungere in parte il loro obiettivo, vale a dire ridurre al minimo questi danni, non eliminerebbero le radici dell'anarchia che è insita nel sistema capitalistico esistente. Stanno preservando un sistema economico che deve inevitabilmente portare - e non può non portare - all'anarchia della produzione. Non si tratta, quindi, di riorganizzare la società o di abolire il vecchio sistema sociale che provoca l'anarchia e la crisi, ma al massimo di limitare alcune delle sue caratteristiche negative, di limitare alcuni dei suoi eccessi. Soggettivamente, forse, questi americani pensano di riorganizzare la società, ma obiettivamente ne stanno salvaguardando le basi. Ecco perché - obiettivamente - non ci sarà nessuna riorganizzazione della società.
 
E non ci sarà neppure una economia pianificata. Cos'è l'economia pianificata, quali sono i suoi elementi essenziali? L'economia pianificata cerca di abolire la disoccupazione. Supponiamo che sia possibile, salvaguardando il sistema capitalistico, ridurre la disoccupazione al minimo. Ma sicuramente nessun capitalista accetterebbe mai la completa scomparsa della disoccupazione, la scomparsa dell'esercito di riserva dei disoccupati che serve a tenere sotto pressione il mercato del lavoro, ad assicurare un rifornimento di mano d'opera a basso costo. Ecco una delle prime contraddizioni nella "economia pianificata" della società borghese. Inoltre, l'economia pianificata presuppone un incremento della produzione nei settori industriali che fabbricano beni di cui le masse popolari hanno particolarmente bisogno. Ma come lei sa, in un sistema capitalistico l'aumento della produzione avviene per motivi completamente diversi, il capitale si indirizza verso settori economici che assicurano profitti maggiori. Non potrà mai costringere un capitalista a rischiare una perdita o ad accettare un più basso tasso di profitto per soddisfare i bisogni del popolo senza liberarsi dei capitalisti senza abolire il principio della proprietà privata dei mezzi di produzione, è impossibile creare una economia pianificata
 
- Sono d'accordo con molte delle cose che ha detto, ma vorrei sottolineare l'idea che se un intero paese adotta il principio dell'economia pianificata, se il governo, gradualmente, passo dopo passo, comincia ad applicare con coerenza questo principio, l'oligarchia finanziaria alla fine sarà abolita e verrà introdotto il socialismo, nell'accezione anglosassone del termine. L 'impatto delle idee del "New deal" di Roosevelt è davvero forte e secondo me sono idee socialiste. Mi sembra che invece di sottolineare l'antagonismo fra due mondi, nella situazione attuale dovremmo sforzarci di trovare una lingua comune per tutte le forze costruttive.
 
- Quando dico che è impossibile realizzare i principi dell'economia pianificata preservando le basi economiche del capitalismo, non desidero minimamente sminuire le eccezionali qualità personali di Roosevelt, la sua capacità d'iniziativa, il suo coraggio e la sua determinazione. Senza dubbio Roosevelt è una delle figure più forti fra tutti i capitani del mondo capitalistico contemporaneo. Ecco perché vorrei sottolineare ancora una volta come la mia convinzione che l'economia pianificata sia impossibile nel contesto del capitalismo non significa che abbia dei dubbi sulle capacità personali, il talento e il coraggio del presidente Roosevelt. Ma se le circostanze sono sfavorevoli, nemmeno il più bravo capitano può raggiungere l'obiettivo di cui lei mi parlava. In linea teorica, naturalmente, la possibilità di marciare gradualmente, passo dopo passo, in un sistema capitalistico, verso l'obiettivo che lei definisce il socialismo nell'accezione anglosassone del termine, non è da escludere.
 
Ma che genere di "socialismo" sarebbe? Al massimo, frenando almeno in parte i più sfrenati rappresentanti del profitto capitalistico, si potrebbe ottenere una maggiore applicazione del principio di regolamentazione dell'economia nazionale. È senz'altro un'ottima cosa. Ma appena Roosevelt, o qualsiasi altro capitano del mondo borghese contemporaneo, si deciderà ad intraprendere qualcosa di serio contro le fondamenta del capitalismo, andrà inevitabilmente incontro ad una disfatta totale. Le banche, le industrie, le grandi imprese, le grandi aziende agricole non sono nelle mani di Roosevelt. Sono proprietà privata. Le ferrovie, la flotta mercantile, tutto questo è nelle mani dei privati. E infine, anche l'esercito degli operai qualificati, degli ingegneri e dei tecnici non ubbidisce agli ordini di Roosevelt, ma agli ordini dei proprietari privati; lavorano tutti per proprietari privati. Lei non deve dimenticare le funzioni dello stato nel mondo borghese.
 
Lo Stato è un'istituzione che organizza la difesa del paese, il mantenimento dell'"ordine"; è un apparato per raccogliere le imposte. Lo Stato capitalista non si occupa troppo di economia nel senso stretto della parola; quest'ultima non è nelle mani dello Stato. Al contrario, lo Stato è nelle mani dell'economia capitalista. Per questo ho paura che, nonostante tutta la sua energia e le sue capacità, Roosevelt non raggiungerà l'obiettivo che lei ha ricordato, se è davvero quello il suo obiettivo. Forse nel corso di parecchie generazioni sarà possibile avvicinarsi un pò a questo obiettivo; ma personalmente credo che neanche questo sia molto probabile.
 
- Forse io credo più di lei all'interpretazione economica della politica. Grazie alle invenzioni e alla scienza moderna, sono entrate in azione forze immense che si battono per una migliore organizzazione, per un migliore funzionamento della comunità, vale a dire per il socialismo. L'organizzazione e la regolamentazione dell'azione individuale sono diventate necessità meccaniche, a prescindere dalle teorie sociali. Se cominciamo con il controllo statale delle banche e continuiamo con il controllo dell'industria pesante, dell'industria in generale, del commercio, eccetera, un controllo così generalizzato equivarrà alla proprietà statale di tutti i comparti dell'economia nazionale. Sarà questo il processo di socializzazione, il socialismo e l'individualismo non sono antitetici come il bianco e il nero. Ci sono molti livelli intermedi, c'è l'individualismo che sconfina nel banditismo e ci sono la disciplina e l'organizzazione che sono l'equivalente del socialismo. L'introduzione dell'economia pianificata dipende, in larga misura, dagli organizzatori dell' economia, dall'intelligenza tecnica qualificata che, passo dopo passo, può convenirsi ai principi socialisti di organizzazione. E' questo l'essenziale. Perché l'organizzazione viene prima del socialismo, è il fatto più importante. Senza l'organizzazione l'idea socialista è solantanto un 'idea.
 
- Non esiste, e non dovrebbe esistere, un contrasto inconciliabile fra individuo e collettività, fra gli interessi del singolo e gli interessi della collettività. Il socialismo non può perdere di vista gli interessi individuali. Solo la società socialista può soddisfate appieno questi interessi personali. Di più, solo la società socialista può salvaguardare fermamente gli interessi del singolo In questo senso non esiste un contrasto inconciliabile fra "individualismo" e socialismo. Ma è possibile negare il centrasto tra classi, fra la classe possidente, la classe capitalista, e la classe operaia, classe proletaria? Da una parte abbiamo la classe dei proprietari che possiede le banche, le fabbriche, le miniere, i traspòrti, le piantagioni nelle colonie.
 
Queste persone non vedono che i propri interessi, la loro ricerca di profitto. Non si sottomettono al volere della collettività; cercano di subordinare ogni collettività ai loro voleri. Dall'altra parte abbiamo la classe dei poveri, la classe sfruttata, che non possiede fabbriche, nè officine, nè banche, che è costretta a lavorare vendendo la sua forza lavoro ai capitalisti e che non ha l'opportunità di soddisfare le sue esigenze più elementari. Com'è possibile conciliare interessi e bisogni così antagonistici? Per quel che ne so, Roosevelt non è riuscito a trovare il modo di conciliare questi interessi. Ed è impossibile, come dimostra l'esperienza. Pertanto, lei conosce la situazione degli Stati Uniti meglio di me, perché io non ci sono mai stato e seguo gli affari americani soprattutto sulla stampa. Ma io ho una certa esperienza di lotta per il socialismo, e quest'esperienza mi dice che se Roosevelt cercherà veramente di soddisfare gli interessi della classe proletaria a spese delle classe capitalista, quest'ultima metterà un'altro presidente al suo posto. I capitalisti diranno: i presidenti vanno e vengono, ma noi esisteremo sempre; se questo o quel presidente non protegge i nostri interessi, ne troveremo un'altro. Come potrebbe opporsi il presidente alla volontà della classe capitalista?
 
- Non condivido questa classificazione semplificata dell 'umanità in poveri e ricchi. Naturalmente, esiste una categoria di persone che aspira soltanto al profitto. Ma queste persone non sono criticate in Occidente proprio come lo sono qui? Non ci sono tantissime persone in Occidente per le quali il profitto non è il fine ultimo, che possiedono una certa ricchezza e che vogliono investire e ricavare un reddito da questo investimento, ma che non lo considerano l'obbiettivo principale? Considerano l'investimento come una sgradevole necessità. E non esistono moltissimi ingegneri o operatori economici, capaci ed appassionati, la cui attività è stimolata da qualcosa di diverso del profitto? A mio avviso, esiste una folta classe di persone capaci che giudicano insoddisfacente il sistema attuale e che sono destinate a svolgere un grande ruolo nella futura società capitalista. Negli ultimi anni sono stato molto impegnato - e ho riflettuto a lungo su questo argomento - nella propaganda a favore del socialismo e del cosmopolitismo fra gli ingegneri, gli aviatori, gli addetti tecnico militari, eccetera. E inutile avvicinarsi a questi ambienti con la propaganda della lotta di classe. Questa gente capisce le condizioni del mondo. Sì rende conto che è un maledetto imbroglio ma considera un'assurdità il vostro semplice antagonismo di classe.
 
- Lei si oppone alla classificazione semplificata dell'umanità in ricchi e poveri. Ovviamente c'è uno strato intermedio, c'è l'intellighenzia tecnica di cui ha parlato, fra cui esistono ottime persone, molto oneste. Però ci sono anche persone malvagie e disoneste, c'è ogni sorta di gente. Ma prima di tutto l'onestà è divisa in ricchi e poveri, in possidenti e sfruttati; e perdere di vista questa divisione fondamentale e l'antagonismo fra ricchi e poveri significa perdere di vista la questione essenziale, io non nego l'esistenza di strati intermedi che si schierano con l'una o con l'altra delle due classi in lotta o che assumono una posizione neutrale o semineutrale in questa lotta. Ma lo ripeto, perdere di vista questa divisione fondamentale della società e questa lotta fra le due classi principali significa ignorare i fatti. Questa lotta è in corso e continuerà. Il risultato della lotta sarà deciso dalla classe proletaria, la classe operaia.
 
- Ma non esistono molte persone che lavorano e lavorano produttivamente, senza essere povere?
 
- Naturalmente ci sono piccoli proprietari terrieri, gli artigiani, i piccoli commercianti, però non sono loro a decidere la sorte di un paese ma le masse lavoratrici, che producono tutto ciò di cui la società ha bisogno.
 
- Ma ci sono diversi tipi di capitalisti. Ci sono i capitalisti che pensano solo al profitto, a diventare ricchi; ma ci sono anche quelli che sono pronti a sopportare dei sacrifici. Prenda il vecchio Morgan, ad esempio. Lui pensava solo al profitto, era un semplice parassita, si limitava ad accumulare ricchezza. Ma pensi a Rockfeller.
 
E' un eccellente organizzatore, il suo sistema di distribuzione del petrolio costituisce un esempio che merita di essere imitato. Oppure prenda Ford. Certo che Ford è egoista. Ma non è un appassionato organizzatore della produzione razionalizzata da cui prendete lezioni? Vorrei sottolineare che recentemente in tutti i paesi di lingua inglese l'atteggiamento nei confronti dell'U.R.S.S. è profondamente mutato. Questo cambiamento è dovuto soprattutto alla posizione del Giappone e agli avvenimenti in corso in Germania. Ma ci sono altri motivi oltre a quelli legati alla politica internazionale. C'è una ragione più profonda, vale a dire il riconoscimento del fatto che il sistema basato sul profìtto privato si sta sgretolando. In queste circostanze, a mio avviso, non dobbiamo mettere in primo piano l'antagonismo fra i due mondi, ma dovremmo cercare di unificare il più possibile tutti i movimenti costruitivi, tulle le forze costruttive. Mi sembra di essere più a sinistra di lei, Mr. Stalin; sono più convinto di lei che il vecchio sistema sia vicino alla fine.
 
- Quando parlo dei capitalisti che perseguono soltanto il profitto, non voglio dire che sono persone prive di meriti e incapaci di qualsiasi altra cosa. Molti di loro senza dubbio hanno grandi doti organizzative che non mi sogno affatto di negare. Noi sovietici impariamo moltissimo dai capitalisti. Anche Morgan, che lei dipinge in termini così negativi, era senza dubbio un eccellente organizzatore. Ma se ha in mente delle persone pronte a ricostruire il mondo, senza dubbio non potrà trovarle fra quanti servono fedelmente la causa del profitto. Noi e loro siamo agli antipodi. Lei ha citato Ford. Certo che è un bravo organizzatore della produzione.
 
Ma non conosce il suo atteggiamento verso la classe operaia? Non sa quanti operai ha gettato sul lastrico? II capitalista è inchiodato al profitto, e non c'è forza al mondo che possa staccarlo. Il capitalismo non sarà abolito dagli "organizzatori" della produzione e dell'intellighenzia tecnica, ma dalla classe operaia, perché questi strati non hanno un ruolo indipendente. L'ingegnere, l'organizzatore della produzione, non lavora come vorrebbe ma come gli viene ordinato, per servire gli interessi dei suoi datori di lavoro. Naturalmente ci sono delle eccezioni; ci sono persone in questo strato che sono guarite dall'intossicazione di capitalismo. L'intelligenza tecnica, in certe condizioni può fare miracoli e giovare enormemente all'umanità. Ma può anche causare danni enormi. Noi sovietici abbiamo una certa conoscenza dell'intellighenzia tecnica. Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, una certa parte di essa si rifiutò di partecipare all'opera di edificazione della nuova società; si oppose a quest'opera e la sabotò. Noi ci adoperammo in ogni modo per coinvolgere l'intellighenzia tecnica in quest'opera di edificazione; tentammo tutte le strade. Ci volle parecchio tempo perché la nostra intellighenzia accettasse di collaborare attivamente con il nuovo sistema. Oggi la parte migliore di questa intellighenzia tecnica è in prima linea insieme agli edificatori della società socialista. Con quest'esperienza alle spalle, siamo lungi dal sottovalutare i lati positivi e negativi dell'intellighenzia tecnica e sappiamo bene che da una parte si può provocare dei danni, ma dall'altra può fare "miracoli". Naturalmente le cose sarebbero diverse se fosse possibile, con un solo colpo, separare spiritualmente l'intellighenzia tecnica dal mondo capitalista. Ma è un'utopia. Sono molti gli esponenti dell'intellighenzia tecnica che avrebbero il coraggio di rompere con il mondo borghese e mettersi al lavoro per trasformare la società? Pensa davvero che ci siano molte persone di questo tipo, poniamo, in Inghilterra o in Francia? No, solo pochi sarebbero pronti a rompere con i loro datori di lavoro per cominciare la ricostruzione del mondo. Inoltre possiamo perdere di vista il fatto che per trasformare il mondo è necessario avere il potere politico? Mi sembra, Mr. Wells, che lei sottovaluti notevolmente la questione del potere politico, che essa sia completamente assente dalla sua concezione. Cosa possono fare, anche con le migliori intenzioni del mondo, se sono incapaci di porre la questione della conquista del potere e non hanno potere? Al massimo possono aiutare la classe che conquista il potere, ma non possono cambiare il mondo da soli. Questo può essere fatto solo da una grande classe che prenderà il posto della classe capitalista e diventerà sovrana come lo era prima quest'ultima, Questa classe è la classe operaia. Naturalmente, bisogna accettare l'assistenza dell'intellighenzia tecnica; ed essa, a sua volta, deve essere aiutata. Ma non bisogna credere che l'intellighenzia tecnica possa avere un ruolo storico indipendente. La trasformazione del mondo è un processo enorme, complesso, doloroso. Per questo grande compito occorre una grande classe. Sono le grandi navi a fare i viaggi lunghi.
 
- Certo, ma per i viaggi lunghi occorrono un capitano e un navigatore.
 
- Questo è vero, ma per un lungo viaggio occorre innanzitutto una grande nave. Cos'è un navigatore senza una grande nave? Una persona inutile.
 
- La grande nave è l'umanità, non una classe.
 
- Lei, Mr. Wells, muove evidentemente dal presupposto che tutti gli uomini siano buoni. Io, invece, non dimentico che ci sono molti uomini malvagi. Io non credo che la borghesia sia buona.
 
- Ricordo qual'era la situazione dell'intellighenzia tecnica alcuni decenni fa. A quell'epoca era ancora poco numerosa, ma c'era talmente tanto da fare che ogni ingegnere, ogni tecnico, aveva la sua occasione. E proprio per questo l'intellighenzia tecnica era la classe meno rivoluzionaria. Ora, invece, c'è una sovrabbondanza di tecnici e la loro mentalità è sensibilmente cambiata. Il lavoratore qualificato, che in passato non avrebbe mai dato ascolto ai discorsi rivoluzionari, ora li segue con grande interesse. Recentemente sono stato a una cena del Royal Society, la grande società scientifica inglese. Il discorso del presidente è stato un discorso a favore della pianificazione sociale e del controllo scientifico. Oggi, l'uomo che dirige la Royal Society ha posizioni rivoluzionarie e insiste sulla riorganizzazione scientifica della società umana. La vostra propaganda per la lotta di classe non si è adeguala a queste realtà, la mentalità sta cambiando.
 
- Si, lo so, questo è dovuto al fatto che la società capitalistica attualmente è in un vicolo cieco. I capitalisti stanno cercando, senza trovarla, una via d'uscita da questo vicolo cieco che sia compatibile con la dignità della loro classe e con gli interessi della loro classe. Potrebbero, in certa misura, strisciare fuori dalla crisi a quattro zampe, ma non possono trovare uno sbocco che consenta loro di uscirne a testa alta, una soluzione che non danneggi sostanzialmente gli interessi del capitalismo. Naturalmente, larga parte dell'intellighenzia tecnica ne è perfettamente consapevole. Un ampio settore comincia a capire che i suoi interessi sono gli stessi della classe che è in grado di indicare la via d'uscita dal vicolo cieco.
 
- Lei, Mr. Stalin, di rivoluzioni ne sa sicuramente qualcosa, dal punto di vista pratico. Le masse si sollevano davvero? Non è una verità accertata che tutte le rivoluzioni sono fatte da una minoronza?
 
- Per fare una rivoluzione occorre una minoranza rivoluzioinaria che faccia da guida; ma la minoranza più abile, energica e appassionata sarebbe impotente se non potesse contare sull'appoggio almeno passivo di milioni di persone
 
- Almeno passivo? Forse inconscio?
 
- In parte anche semistintivo e semiconsapevole, ma senza l'appoggio di milioni di persone, la migliore minoranza è impotente.
 
- Io osservo la propaganda comunista in Occidente e ho l'impressione che nelle condizioni moderne questa propaganda sembri vecchia, superata, perché è propaganda insurrezionale. La propaganda a favore del rovesciamento violento dei sistema sociale era giustissima quando era rivolta contro la tirannia. Ma ora che il sistema sta comunque crollando, bisognerebbe porre l'accento sull'efficienza, la competenza, la produttività, e non sull'insurrezione. Mi sembra che gli accenni insurrezionali siano obsoleti. La propaganda comunista in Occidente è un'assurdità per la gente con una visione costruttiva.
 
- Certo che il vecchio sistema sta marcendo, crollando. Questo è vero. Ma è anche vero che vengono fatti nuovi sforzi, con altri metodi e con ogni mezzo, per proteggere e salvare questo sistema morente. Lei arriva a una conclusione sbagliata partendo da un postulato corretto. Lei afferma giustamente che il vecchio mondo sta crollando. Ma sbaglia a credere che stia crollando da solo. No, la sostituzione di un sistema sociale con un altro è un processo rivoluzionario lungo e complesso. Non è soltanto un processo spontaneo, ma una lotta; è un processo collegato allo scontro di classe. Il capitalismo è in decadenza ma non può essere paragonato a un albero marcio che prima o poi dovrà cadere a terra da solo. No. La rivoluzione, la sostituzione di un sistema sociale con un altro, è sempre stata una lotta, una lotta dolorosa e crudele, una lotta per la vita e per la morte. E ogni volta che la gente del nuovo mondo è giunta al potere ha dovuto difendersi dai tentativi del vecchio mondo di restaurare il vecchio ordine con la forza; questa gente del nuovo mondo doveva essere sempre in allerta, doveva essere sempre pronta a respingere gli attacchi del vecchio mondo contro il nuovo sistema.
 
Si, ha ragione quando dice che il vecchio sistema sociale sta crollando; ma non sta crollando spontaneamente. Prenda il fascismo, ad esempio, il fascismo è una forza reazionaria che sta cercando di preservare il vecchio mondo con la violenza. Cosa possiamo fare con i fascisti? Vogliamo metterci a discutere con loro? Vogliamo cercare di convincerli? Ma questo non avrebbe nessun effetto su di loro. I comunisti non idealizzano affatto il metodo della violenza. Ma loro, i comunisti, non vogliono essere presi di sorpresa, non possono sperare che il vecchio mondo esca volontariamente di scena, vedono che il vecchio sistema si sta difendendo con la violenza ed è per questo che dicono alla classe operaia: rispondete alla violenza con la violenza, fate tutto il possibile per impedire che il vecchio ordine morente vi schiacci, non consentite che vi incateni le mani, quelle mani con cui rovescerete il vecchio sistema. Come vede i comunisti considerano la sostituzione di un sistema sociale con un altro non come un processo spontaneo e pacifico ma come un processo complesso, lungo e violento. I comunisti non possono ignorare i fatti.
 
- Ma guardi cosa sta succedendo nel mondo capitalista, il collasso non è semplice, è uno scoppio di violenza reazionaria che sta degenerando nel gangsterismo. E quando si arriva a uno scontro con la violenza cieca e reazionaria, i socialisti secondo me possono appellarsi alla legge, e invece di considerare la polizia come un nemico dovrebbero sostenerla nella lotta contro la reazione. Credo che sia inutile operare con i metodi del vecchio, rigido socialismo insurrezionale.
 
- I comunisti si basano su una ricca esperienza storica, ed essa insegna che le classi obsolete non abbandonano volontariamente il palcoscenico della storia. Pensi alla storia dell'Inghilterra nel diciassettesimo secolo. Non erano molti a dire che il vecchio sistema sociale era marcio? Ma non ci volle comunque un Cromwell per abbatterlo con la forza?
 
- Cromwell agiva sulla base della Costituzione e in nome dell'ordine costituzionale.
 
- Nel nome della Costituzione fece ricorso alla violenza. Decapitò il re, sciolse il Parlamento, arrestò alcuni e decapitò altri.
 
Oppure prendiamo un esempio dalla nostra storia. Non era già evidente da un pezzo che il sistema zarista era in rovina, che stava crollando? Ma quanto sangue si è dovuto versare per rovesciarlo?
 
E la rivoluzione d'Ottobre? Non erano in molti a sapere che solo noi, i bolscevichi, indicavano l'unica soluzione giusta? Non era evidente che il capitalismo russo era in rovina? Ma lei sa bene com'è stata forte la resistenza, quanto sangue si è dovuto versare per difendere la Rivoluzione d'Ottobre da tutti i suoi nemici, interni ed esterni.
 
Oppure prendiamo la Francia della fine del diciottesimo secolo. Molto prima del 1789 erano in tanti ad aver capito quanto fossero marci il potere reale, il sistema feudale. Eppure non fu possibile evitare un'insurrezione popolare, uno scontro di classe. Perché? Perché le classi che debbono abbandonare il palcoscenico della storia sono le ultime a convincersi che il loro ruolo è finito. È impossibile convincerle di questo. Pensano che le crepe dell'edificio in rovina possano essere stuccate, che il traballante edificio del vecchio ordine possa essere riparato e salvato. Ecco perché le classi morenti prendono le armi e ricorrono ad ogni mezzo per salvare la loro esistenza come classe dominante.
 
- Ma non c'erano alcuni avvocati alla testa della grande Rivoluzione francese?
 
- Io non nego il ruolo dell'intellighenzia nei movimenti rivoluzionari. Ma la grande Rivoluzione francese fu una rivoluzione di avvocati o una rivoluzione popolare che ottenne la vittoria sollevando le grandi masse popolari contro il feudalesimo e difendendo gli interessi del terzo stato? E gli avvocati che guidarono la grande Rivoluzione francese agivano rispettando le leggi del vecchio ordine? Non introdussero una nuova legge borghese rivoluzionaria? La ricca esperienza della storia ci insegna che fino a oggi una classe non ha mai lasciato volontariamente il posto a un'altra classe. Non esistono precedenti nella prassi mondiale. I comunisti hanno imparato questa lezione dalla storia. I comunisti sarebbero ben lieti di assistere a una volontaria uscita di scena della borghesia. Ma è un'ipotesi improbabile e questo che ci insegna la storia. Ecco perché i comunisti vogliono essere preparati al peggio e invitano la classe operaia a essere vigile, a essere pronta alla lotta. Chi vuole un capitano che allenta la vigilanza del suo esercito, un capitano incapace di rendersi conto che il nemico non si arrende, che deve essere sconfìtto? Essere un tale capitano significa ingannare, tradire la classe operaia. Ecco perché secondo me quello che lei giudica superato è in realtà un atteggiamento di convenienza rivoluzionarìa per la classe operaia.
 
- Non nego che si debba usare la forza, ma penso che le forme di lotta dovrebbero adeguarsi alle opportunità offerte dalle leggi esistenti, che debbono essere difese dagli attacchi reazionari. Non c'è bisogno di disorganizzare il vecchio sistema perché si sta già disorganizzando da solo. Per questo mi sembra che un'insurrezione contro il vecchio ordine, contro la legge, sia obsoleta, superata. Per altro esagero deliberatamente per esporre con maggiore chiarezza la verità. Potrei formulare il mio punto di vista nel modo seguente: in primo luogo, sono per l'ordine; in secondo luogo, attacco il sistema attuale nella misura in cui non riesce ad assicurare l'ordine; in terzo luogo, penso che la propaganda della lotta di classe possa allontanare dal socialismo proprio le persone istruite di cui il socialismo ha bisogno.
 
- Per raggiungere un grande obiettivo, un importante obbiettivo sociale, dev'esserci una forza principale, un bastione, una classe rivoluzionaria. Poi bisogna organizzare l'assistenza di una forza ausiliaria per questa forza principale; in questo caso la forza ausiliaria è rappresentata dal partito, a cui appartengono le forze migliori dell'intellighenzia. Ha appena parlato di "persone istruite". Ma a quali persone istruite si riferisce? Non c'erano moltissime persone istruite dalla parte del vecchio ordine nell'Inghilterra del Diciassettesimo secolo, nella Francia del Diciottesimo secolo e nella Russia della Rivoluzione d'Ottobre? Il vecchio ordine aveva al suo servizio molte persone ben istruite che lo difendevano e si opponevano al nuovo ordine. L'istruzione è un'arma, ma il suo effetto dipende dalle mani che la brandiscono, da chi deve essere colpito. Naturalmente, il proletariato, il socialismo, ha bisogno di gente ben istruita. È ovvio che i sempliciotti non possono aiutare il proletariato a lottare per il socialismo, a costruire una nuova società. Io non sottovaluto il ruolo dell'intellighenzia; al contrario, lo sottolineo. La questione, tuttavia, è di quale intellighenzia stiamo discutendo. Perché ci sono diversi tipi di intellighenzia.
 
- Non può esserci una rivoluzione senza un cambiamento radicale del sistema educativo. Basti citare due esempi: l'esempio della repubblica tedesca, che non toccò il vecchio sistema di istruzione e perciò non divenne mai una repubblica, e l'esempio del Parlito Laburista, che non ha il coraggio di battersi per un cambiamento radicale del sistema educativo.
 
- Questa è una osservazione giusta. Ora mi permetta di replicare ai tre punti che ha sollevato. In primo luogo, la cosa principale per una rivoluzione è l'esistenza di un bastione sociale. Questo bastione della rivoluzione è la classe operaia. In secondo luogo, occorre una forza ausiliaria, quello che i comunisti chiamano un partito. Al partito appartengono i lavoratori più preparati e quegli elementi dell'intellighenzia tecnica che sono strettamente collegati alla classe operaia. L'intellighenzia può essere forte solo se si unisce alla classe operaia. Se si oppone alla classe operaia diventa una nullità. In terzo luogo, occorre il potere politico come strumento di cambiamento. Il nuovo potere politico crea le nuove leggi, il nuovo ordine che è un ordine rivoluzionario
 
Io non mi schiero a favore di un'ordine qualsiasi. Io mi schiero a favore dell'ordine che risponda agli interessi della classe operaia. Ma se alcune leggi del vecchio ordine possono essere utilizzate nella lotta per il nuovo ordine, allora le vecchie leggi dovrebbero essere utilizzate. Io non mi oppongo al suo postulato secondo cui il sistema attuale dovrebbe essere attaccato nella misura in cui non assicura l'ordine necessario per il popolo.
 
E infine, sbaglia se crede che i comunisti siano innamorati della violenza. Sarebbero molto lieti di rinunciare ai metodi violenti se la classe dirigente accettasse di lasciare il posto alla classe operaia. Ma l'esperienza della storia smentisce questa possibilità.
 
- Eppure c'è stato un caso nella storia dell'Inghilterra in cui una classe ha volontariamente consegnato il potere a un'altra classe Nel periodo fra il 1830 e il 1870 l'aristocrazia, il cui influsso era ancora molto considerevole alla fine del Diciottesimo secolo, volontariamente, senza una dura lotta, cedette il potere alla borghesia che assicurava un appoggio sentimentale alla monarchia. Successivamente, questo trasferimento del potere ha portato al domìnio dell'oligarchia finanziaria.
 
- Ma lei senza accorgesene è passato dal problema della rivoluzione al problema delle riforme. Non è la stessa cosa. Non pensa che il movimento cartista abbia avuto un ruolo importane nelle riforme inglesi del Diciannovesimo secolo?
 
- I cartisti fecero molto poco e scomparvero senza lasciare traccia.
 
- Non sono d'accordo con lei. I cartisti, e il movimento di sciopero che organizzarono, ebbero un ruolo di rilievo; costrinsero le classi dirigenti a molte concessioni relative al diritto di voto, all'abolizione dei cosiddetti "borghi putridi" [i distretti elettorali con pochissimi votanti] e a diversi altri punti della "Carta". Il cartismo ebbe un ruolo storico non privo di significato e costrinse una parte delle classi dirigenti a fare alcune concessioni-riforme per scongiurare una grave crisi. In generale, va detto che di tutte le classi dirigenti, le classi dirigenti inglesi, sia l'aristocrazia che la borghesia, si sono dimostrate le più intelligenti e flessibili dal punto di vista dei loro interessi di classe, dal punto di vista della conservazione del potere. Prendiamo ad esempio dalla storia moderna, lo sciopero generale del 1926. La prima cosa che qualsiasi altra borghesia avrebbe fatto dì fronte a un'iniziativa di questo tipo, quando il consiglio generale del sindacato ha proclamato lo sciopero, sarebbe stata di arrestare i dirigenti sindacali. La borghesia inglese non lo fece e agì con intelligenza dal punto di vista dei suoi interessi. Non riesco a immaginare che una strategia così flessibile possa essere seguita dalla borghesia degli Stati Uniti, della Germania o della Francia. Per mantenere il loro dominio, le classi dirigenti della Gran Bretagna non hanno mai rinunciato a piccole concessioni, riforme. Ma sarebbe sbagliato pensare che queste riforme siano rivoluzionarie.
 
- La sua opinione delle classi dirigenti del mio paese è più alta della mia. Ma c'è davvero una grande differenza fra una piccola rivoluzione e una grande riforma? Una riforma non è una piccola rivoluzione?
 
- In seguito a una pressione dal basso, la pressione delle masse, la borghesia a volte può concedere alcune riforme parziali che non contraddicono il sistema sociale economico esistente. Sceglie questa linea d'azione perché ritiene che queste concessioni siano necessarie per salvaguardare il suo dominio di classe. Questa è l'essenza delle riforme. La rivoluzione, invece, significa il passaggio del potere da una classe all'altra. Per questo è impossibile descrivere qualsiasi riforma come una rivoluzione. Per questo non possiamo sperare che il cambiamento del sistema sociale avvenga con un'impercettibile trasformazione da un sistema all'altro attraverso le riforme, grazie alle concessioni della classe dominante
 
- Le sono molto grato per questo colloquio, che ha significato davvero molto per me. Spiegandomi le cose, le sarà sembrato di tornare ai tempi in cui doveva illustrare i rudimenti del socialismo nei circoli illegali prima della rivoluzione. Attualmente nel mondo esistono solo due persone a cui danno ascolto milioni di persone soppesandone ogni opinione, ogni singola parola - lei e Roosevelt. Gli altri possono predicare quanto vogliono, quello che dicono non sarà mai pubblicato o tenuto in gran conto. Non sono ancora in grado di valutare quello che è stato fatto nel suo paese, sono arrivato solo ieri. Ma ho già visto i volti sereni di uomini e donne sani e so che state facendo qualcosa di molto importante. Il contrasto con il 1920 è sbalorditivo.
 
- Si sarebbe potuto fare di più se i bolscevichi fossero stati più bravi.
 
- No, se gli esseri umani fossero stati più bravi. Sarebbe un'ottima cosa inventare un piano quinquennale per la ricostruzione del cervello umano, che evidentemente è privo di molte cose necessarie a un perfètto ordine sociale. (Ride)
 
- Non vuole trattenersi per il Congresso dell'Unione degli scrittori sovietici?
 
- Purtroppo ho molti impegni da rispettare e posso restare solo per una settimana. Sono venuto per parlare con lei e sono molto soddisfatto del nostro colloquio. Ma vorrei discutere con tulli gli scrittori sovietici che avrò modo di incontrare, la possibilità di una loro adesione al Pen Club. E' un'organizzazione internazionale di scrittori fondata da Galsworthy: dopo la sua morte ne sono divenuto il presidente. L'organizzazione è ancora debole, ma ha sezioni in molti paesi, e la cosa più importante è che i discorsi dei suoi membri sono ampiamente commentati dalla stampa. Insiste molto sulla libera espressione di opinioni, anche opinioni di opposizione. Spero di discutere la questione con Gorkij. Non so se siete ancora pronti per tanta libertà...
 
- Noi bolscevichi la chiamiamo "autocritica". È molto praticata in Urss ...
 
* La versione inglese su www.marxists.org/reference/archive/stalin/works/1934/07/23.htm riporta la data del 23 luglio 1934