Continua l'effetto sorpresa di un Hollande che si dimostra sempre meno socialista e sempre più guerrafondaio. Ora il presidente francese si è ridotto a fare il vigilante per gli interessi della Total e di altre multinazionali in Mali ed in Somalia. [1]
Il suo pretesto/casus belli del momento è la crociata contro i jihadisti locali; cosa che ha suscitato più di qualche perplessità dato che invece in Siria i jihadisti sembrano andargli più che a genio quando combattono Assad. In un'Italia in piena ubriacatura elettoralistica, potrebbe essere utile riflettere sulle sorti dei programmi elettorali una volta che i candidati siano stati eletti.
L'elettoralismo risulta così euforizzante perché è una forma di pornografia, attiene cioè al desiderio puro, magari con quella dose di squallore che serve a conferire un alone di realismo alla rappresentazione. Ma i desideri, i programmi e le promesse elettorali non sono la realtà, che è invece scandita dalle emergenze. L'emergenza determina un fatto compiuto che azzera ogni impegno precedente, ed a cui ogni altra istanza va sacrificata, come ad un Moloc. Carl Schmitt diceva che è sovrano chi può decidere sullo stato di eccezione. Ma nella democrazia occidentale vige uno stato di emergenza cronica, cioè uno stato di eccezione permanente, l'eccezione diventa la regola. Se il vero sovrano è chi può dichiarare lo stato di emergenza, chi è oggi il sovrano? Chi è in grado di creare le emergenze?
Le multinazionali non spendono un soldo per migliorare la propria immagine pubblica, poiché è ovvio che nessuno prenderebbe sul serio un tale sforzo. Le multinazionali invece spendono moltissimo per creare un'immagine del mondo funzionale ai loro interessi. A questo serve il lobbying, sia palese che occulto.
Il lobbying infatti invade e permea tutta la società e tutte le istituzioni: parlamentari, militari, di "intelligence", di comunicazione e informazione, sino alle ONG per i diritti umani. Una manina alle velleità guerrafondaie di Total e Hollande è arrivata infatti anche da Amnesty International, che il 15 maggio ha pubblicato un rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Mali. L'ONG denunciava le milizie islamiche presenti nel Nord del Paese, come il gruppo di Ansar Eddine, per le conversioni forzate all'Islam ed il reclutamento di bambini-soldato. L'ONG Amnesty International è sovvenzionata dalla rete Open Society Foundations del finanziere George Soros. [2]
Anche la rivista "Jeune Afrique" ha dato il suo contributo, riportando la notizia secondo cui vi sarebbero state manifestazioni violente a Gao, nel Nord del Mali, contro i divieti imposti dalle milizie islamiche sul fumo per strada e sul guardare la TV. Niente di meglio per consentire ad Hollande di presentarsi come un liberatore.
Le bustarelle riguardano l'infanzia della corruzione, mentre la modernità è costituita dal più che legale "revolving door", che può consentire a parlamentari, giornalisti, militari ed agenti segreti di pensionarsi per andare ad occupare posti nelle multinazionali, oppure di piazzarvi loro parenti; come è capitato, ad esempio, al figlio dell'ex governatore della Campania, Bassolino, oggi dirigente della banca svizzera UBS.
Un'opinione pubblica che non potrebbe mai credere alla bontà delle intenzioni della Total o della Chevron, o di Jp Morgan e di Goldman Sachs, potrà invece attribuire credito alle varie emergenze: lo spread nell'Unione Europea, la questione dei diritti umani e dei massacri in Siria, la minaccia dell'integralismo islamico in Mali e Somalia, o alle stragi di cristiani da parte di musulmani in Nigeria. L'estensione del denaro elettronico conferirebbe un potere assoluto alle multinazionali bancarie, ed ecco sorgere un'emergenza-evasione fiscale che riesce a far passare il denaro elettronico addirittura come una misura di "sinistra".
L'India è sempre più coinvolta in un aspro contenzioso con la multinazionale agricola Monsanto, responsabile di migliaia di suicidi fra i contadini indiani; ed ora, casualmente, la stessa India si trova descritta dai media mondiali come un covo di violentatori. All'ordine del giorno non ci sono i crimini di Monsanto, ma l'emergenza-stupri in India. [3]
Per le multinazionali si tratta di replicare il modello Congo, sia il Congo Kinshasa che il Congo Brazzaville, in cui non esiste più per la colonizzazione un problema di controparti locali con cui misurarsi. In molti Paesi africani oggi le multinazionali non sono più semplicemente uno Stato nello Stato, ma costituiscono lo Stato vero e proprio, dato che le istituzioni locali sono dissolte dalla guerra civile permanente. Ed è questo il tipo di posizione di dominio assoluto che la Total può vantare sia nell'ex Congo belga che nell'ex (?) Congo francese. [4]
Ovviamente anche una partita truccata come il colonialismo non è ogni volta una passeggiata, dato che c'è pur sempre la competizione fra colonialisti, con gli annessi colpi bassi e pugnali nella schiena. Il povero Hollande si è infatti auto-condannato ad una figuraccia con il suo blitz in Somalia allorché ha accettato la "collaborazione dell'alleato" Obama. [5]
Ormai il conflitto in Mali coinvolge direttamente anche l'Italia, che per il momento fornirà solo "supporto logistico" alle truppe francesi, salvo poi farsi invischiare maggiormente in futuro; quindi anche il nostro Paese si candida a prendere bidoni dai cari "alleati". [6]
1) http://www.mbendi.com/indy/oilg/af/ml/p0005.htm
2) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.opensocietyfoundations.org/about/programs/us-programs/grantees/amnesty-international-usa&prev=/search%3Fq%3Damnesty%2Binternational%2Bopen%2Bsociety%2Bfoundation%26hl%3Dit%26tbo%3Dd%26biw%3D960%26bih%3D493&sa=X&ei=Le32UM6zAciZtQaX2YCYBQ&sqi=2&ved=0CG4Q7gEwCA
3) http://www.ilfattoalimentare.it/monsanto-india-ogm.html
4) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.total.com/en/our-energies/oil/exploration-and-production/projects-and-achievements/moho-bilondo-940856.html&prev=/search%3Fq%3Dcongo%2Btotal%26hl%3Dit%26tbo%3Dd%26biw%3D960%26bih%3D493&sa=X&ei=IkP0ULGoBqeL4ASjxYCQBQ&ved=0CDQQ7gEwAA
http://www.atlasweb.it/2012/01/25/r-d-congo-petrolio-alla-francese-total-i-diritti-d%E2%80%99esplorazione-del-lago-albert-579.html
5) http://www.ilpost.it/2013/01/14/il-fallimento-francese-in-somalia/
6) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-16/mali-italia-fornira-supporto-184326.shtml?uuid=AbGi52KH
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-16/guerra-mali-102207.shtml?uuid=AbF8tqKH
fonte
involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio
giovedì 17 gennaio 2013
venerdì 11 gennaio 2013
Il FMI ammette: l’Islanda aveva ragione e noi avevamo torto
Per circa tre anni, i nostri governi, la cricca dei banchieri e i media industriali ci hanno garantito che loro conoscevano l’approccio corretto per aggiustare le economie che loro avevano
in precedenza paralizzato con la loro mala gestione. Ci è stato detto
che la chiave stava nel balzare sul Popolo Bue imponendo “l’austerità”
al fine di continuare a pagare gli interessi ai Parassiti delle
Obbligazioni, a qualsiasi costo.
Dopo tre anni di questo continuo, ininterrotto fallimento, la
Grecia è già insolvente per il 75% dei suoi debiti e la sua economia è
totalmente distrutta. La Gran Bretagna, la Spagna e l’Italia stanno
tutte precipitando in una spirale suicida, in cui quanta più austerità
quei governi sadici infliggono ai loro stessi popoli tanto peggiore diventa il problema del loro debito/deficit. L’Irlanda e il Portogallo sono quasi nella stessa condizione.
Ora, in quello che potrebbe essere il più grande “mea culpa”
economico della storia, i media ammettono che questa macchina
governativa-bancaria-propagandistica della Troika ha avuto torto per tutto il tempo. Sono
stati costretti a riconoscere che l’approccio dell’Islanda al pronto
intervento economico è stato quello corretto sin dall’inizio.
Quale è stato l’approccio dell’Islanda? Fare l’esatto contrario di tutto ciò che i banchieri che gestivano le nostre economie ci dicevano di fare. I banchieri (naturalmente) ci dicevano che dovevamo salvare le Grandi Banche criminali a spese dei contribuenti (erano Troppo Grandi Per Fallire). L’Islanda non ha dato nulla ai banchieri criminali.
I banchieri ci dicevano che nessuna sofferenza (del Popolo Bue)
sarebbe stata troppo grande pur di garantire che i Parassiti delle Obbligazioni
fossero rimborsati al cento per cento di ogni dollaro. L’Islanda ha
detto ai Parassiti delle Obbligazioni che avrebbero ricevuto quel che
sarebbe rimasto dopo che il governo si fosse preso cura del popolo.
I banchieri ci dicevano che i nostri governi non potevano più
permettersi la stessa istruzione, lo stesso sistema pensionistico e di
assistenza sanitaria che i nostri genitori avevano dato per scontato.
L’Islanda ha detto ai banchieri che quello che il paese non poteva più
permettersi era di continuare a vedersi succhiare il sangue dai peggiori criminali finanziari
della storia della nostra specie. Ora, dopo tre anni abbondanti di
questa assoluta dicotomia nelle scelte politiche, è emerso un quadro
chiaro (nonostante gli sforzi migliori della macchina della propaganda
per celare la verità).
Nel loro stile tipico, nel momento in cui i media dell’industria
sono costretti ad ammettere di averci gravemente disinformati per molti
degli ultimi anni, vengono immediatamente schierati i revisionisti per
riscrivere la storia, come dimostrato da questo estratto da Bloomsberg Businessweek:
… l’approccio dell’isola al proprio salvataggio ha portato a una ripresa “sorprendentemente” forte, ha affermato il capo della missione del Fondo Monetario Internazionale nel paese.
Ho, invece, costantemente sostenuto che il fatto che “l’approccio
islandese” fosse l’unica strategia che aveva una possibilità di
riuscita era una questione di semplice aritmetica e dei più elementari
principi dell’economia. Quando Plutarco, 2.000 anni fa, scriveva che
“uno squilibrio tra i ricchi e i poveri è il male più fatale di tutte
le repubbliche” non stava ripetendo a pappagallo un dogma socialista
(1.500 anni prima della nascita del socialismo).
Plutarco stava semplicemente esprimendo il Primo Principio
dell’economia; qualcosa su cui tutti gli economisti capitalisti moderni
che ne hanno seguito le orme hanno basato le loro stesse teorie.
Quando gli economisti moderni esibiscono il loro gergo, come nel caso
della Propensione Marginale al Consumo, esso è francamente basato sulla
saggezza di Plutarco: che un’economia sarà sempre più sana
con la sua ricchezza nelle mani dei poveri e della Classe Media invece
che essere accumulata ricchi pidocchiosi (e giocatori d’azzardo).
Così quando i Revisionisti di Bloomberg tentano di convincerci che
la forte (e reale) ripresa economica dell’Islanda è stata una
“sorpresa” ciò potrebbe essere vero se nessuno dei nostri governi, nessuno dei banchieri e nessuno dei
preziosi “esperti” dei media comprendesse i più elementari principi
dell’aritmetica e dell’economia. E’ questo il messaggio che i media
vogliono comunicare?
Quello che qui è ancor più insincero è il tono congratulatorio di
questo esercizio di Revisionismo, poiché nulla potrebbe essere più
lontano dalla verità. Come ho detto in dettaglio in una serie di
quattro articoli un anno fa, la campagna di “stupro” economico
perpetrata contro i governi d’Europa negli ultimi due anni e mezzo (in
particolare) è stata espressamente mirata a cancellare “l’opzione islandese” per gli altri governi dell’Europa.
Uno dei motivi per cui l’Islanda è stata in grado di sfuggire alla
garrota della cricca bancaria occidentale è che la sua economia (e il
suo popolo) conservavano ancora una prosperità residua sufficiente a
resistere, mentre la cricca bancaria cercava di strangolare l’economia
dell’Islanda come punizione per aver respinto la loro Schiavitù del
Debito.
Così, l’austerità non è stata niente di meno di una campagna deliberata per distruggere queste
economie europee in modo tale che gli Schiavi fossero troppo
economicamente deboli per essere in grado di recidere il loro collare.
Missione compiuta!
Si può solo ritenere che né i media dell’industria né i Banchieri
Padroni avrebbero consentito che questo chiaro riconoscimento che
l’Islanda aveva ragione e noi avevamo torto comparisse sulle loro
pagine, a meno che si sentissero sicuri
di sapere che tutti gli altri Schiavi del Debito erano stati
paralizzati oltre la loro capacità di sfuggire mai a questa oppressione
economica.
In effetti, quale prova di questo, non dobbiamo che guardare alla
Grecia, l’unica altra nazione europea in cui c’erano state “avvisaglie”
(cioè rivolte) mirate a rovesciare il Governo Traditore che aveva
servito la cricca dei banchieri. Dopo due elezioni, la combinazione di paura e propaganda ha intimidito il popolo greco da lungo tempo sofferente al punto da fargli scegliere un
altro Governo Traditore, che si era espressamente impegnato a
rafforzare i vincoli della schiavitù economica. Quando gli Schiavi votano per la schiavitù, i Padroni degli Schiavi possono permettersi di gongolare.
Qui, lo scopo di questa propaganda di Bloomberg non è
stato di elogiare il governo islandese (quando sia i banchieri sia i
media dell’industria disprezzano l’Islanda con tutta la loro
considerevole malignità). Piuttosto, l’obiettivo di questa
disinformazione è stato di costruire una nuova Grande Bugia.
Invece della Verità, che dal primo giorno l’approccio islandese
era l’unica strategia possibile che avrebbe potuto avere successo,
mentre i nostri governi hanno scelto una strategia destinata a fallire,
otteniamo la Grande Bugia. I nostri Governi Traditori avevano agito
onestamente e onorevolmente e il successo dell’Islanda e il nostro
fallimento sono stati ancora un’altra “sorpresa che nessuno avrebbe
potuto prevedere”.
Abbiamo assistito esattamente allo stesso Revisionismo dopo lo
stesso Crollo del 2008, quando i media convenzionali hanno tirato in
ballo tutti i loro esperti nell’imbonimento per dirci che erano rimasti
“sorpresi” da quell’evento economico, mentre quelli del settore dei
metalli preziosi erano andati profetizzando un tal cataclisma, in
termini ancora più energici, per molti anni.
Il vero messaggio, cui, per i lettori, è che quando una strategia
economica del Popolo prima dei Parassiti ha successo non c’è nulla di
minimamente “sorprendente” al riguardo. Così come non è sorprendente
che il fatto che tutto il resto del mondo intorno a noi promuova il
benessere dei Parassiti, sia un bene soltanto per i Parassiti stessi.
fonte
sabato 5 gennaio 2013
Romania, fu vera rivoluzione?
A Est di Bucarest
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Siamo a Vaslui, cittadina tranquilla nella Romania orientale; ricorre il 16º anniversario della Rivoluzione del Natale 1989. Virgil Jderescu, direttore della locale emittente televisiva, vuole organizzare un Talk Show in diretta per rispondere ad una semplice domanda: c'è stata davvero una rivoluzione in questa città? Cioè, la gente è scesa in piazza prima o dopo la fuga e quindi la caduta di Ceausescu? Perché se sono scesi in piazza dopo, allora non si tratta di Rivoluzione ma di semplici festeggiamenti.
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