involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

domenica 10 febbraio 2013

Intervista di Luca Casarini a Carlo Freccero

C.F. Nel nostro paese la tv è lo strumento principe della formazione del consenso. E questo la dice lunga su quanto poco in realtà valgano i “programmi” dei partiti. Conta chi sa starci dentro, e una tv generalista, con i suoi talk show e siparietti, è quanto di più lontano possa esistere dal ragionamento. Il 78% degli italiani usa questa tv per orientarsi al voto. Di questa stragrande maggioranza ben dodici milioni, usano solo e solamente quella. Berlusconi lo sa e infatti punta a quello. Si afferma come il prototipo massimo della commedia all’italiana e in confronto a Monti è come vedere da una parte l’Alberto Sordi de “il sorpasso” e dall’altra un Max Von Sidow ne “Il Settimo Sigillo” di Bergman. Da una parte la barzelletta, la cialtroneria spaccona, l’arcitaliano aapunto, e dall’altra un film svedese in bianco e nero di un regista luterano.
Monti sta tentando di cambiare personaggio: parla del nipotino, sorride, promette…
C.F.Monti cerca di fare il comico, ora, ma non può riuscirci: lui, come figura politica, è nato dallo shock, dalla paura: prova a far ridere, con il copione che gli detta David Axelrod il suo consulente di immagine americano, ma non può riuscirci. Uno che ha fatto passare le pene dell’inferno a tutti, quello del terrore del crollo, del baratro, come può pensare adesso di diventare “pop”? E Berlusconi, che certo non riuscirà a far dimenticare tutto, però si avvantaggia, proprio grazie a Monti. Credetemi, nel quadro della politica spettacolo, dell’audience/consenso, Monti favorisce Berlusconi e Grillo invece penalizza Berlusconi, perché raccoglie anche una parte dei delusi del Pdl, che sono il vero obiettivo del cavaliere.
Dopodichè c’è il Pd, il centrosinistra…
C.F.E che dire? Allargo le braccia…come si fa a star dietro, se ci si candida ad essere alternativi, a questa follia? Il pensiero unico domina totalmente. Lo spiega Monti, per il quale la democrazia consisterebbe nel tagliare gli estremi per convergere tutti, appassionatamente, verso il centro. Un’immagine orribile, inquietante, il contrario esatto con il concetto di pluralismo e differenze con i quali è cresciuta la mia generazione. E invece il Pd accetta il gioco, lo teorizza, ci sta. E balbetta, tra il comico e il serioso, tra Alberto Sordi e Max Von Sidow…
In tutto questo un comico di professione c’è…
C.F.In effetti. Quello che arriverà terzo. Prima di Monti, dopo Berlusconi che sarà sorpassato alla Camera dal Pd. Ma quel terzo posto non avrà il peso dell’ultimo gradino sul podio, dobbiamo farci attenzione. E’ un fenomeno problematico, ma sarebbe sbagliato non cogliere le caratteristiche dello spazio politico che va a ricoprire. Ad esempio Grillo punta su internet e non va ai Talk. Strategia perfetta per chi sa come funziona la finta democrazia, trappola, della tv generalista. E’ radicale, sceglie e decide una parte, non tutte. E ad esempio si rivolge a chi usa internet e cioè il 40% dei cittadini ma soprattutto i giovani che dai 14 ai 29 anni lo usano moltissimo. Ricordiamoci, e le metafore sono quello che conta per chi comunica, che internet è anche lo strumento contemporaneo delle rivoluzioni. Questa scelta poi gli consente di “rimbalzare” nella Tv, perché parlano di lui proprio perché egli si sottrae e crea suspence, audience. E quindi, rifiutando la Tv e i siparietti, vi irrompe più degli altri. Ciò lo fa risultare più simpatico al “popolo”, che per il 65% lo considera più efficace e coinvolgente come leader e come messaggio. Grillo ha conosciuto e lavorato con Coluche, e dal comico francese che per lottare contro il pensiero unico ipotizzò persino di candidarsi alle presidenziali, fu segnato. C’è molto del Coluche di allora in Grillo.
Nella società dello spettacolo in effetti i comici bravi sono avantaggiati…
C.F.La comicità è una forma di verità. Una critica immediata, diretta, che non concede chance e può distruggere in poche battute avversari e partiti. Berlusconi e il suo editto bulgaro poi, l’hanno enormemente valorizzata.
Io dico che insieme ad una valutazione problematica, con tutte le criticità che vogliamo su ciò che Grillo ha messo in moto, non possiamo non vedere che lui è arrivato a colmare un vuoto, perché l’offerta politica italiana è terribilmente desolante. Non si può valutare Grillo senza rendersi conto cosa di cosa c’è attorno. Di come ad esempio nessuno risponda alla richiesta di un cambiare rotta rispetto alla degenerazione della politica dei professionisti, dei privilegi, della corruzione. Oppure di come Grillo rappresenti in qualche modo quella rottura con il sistema che ormai la maggioranza o tollera o subisce. O teme o odia. Ormai il discorso politico ha perso ogni passione nelle elezioni: si vota valutando chi è il meno peggio, ma dove sta il phatos, l’ideale, l’utopia, il combattimento? La politica somiglia sempre più a un’assemblea di condominio e ha sepolto ogni afrore rivoluzionario, in tutte le sue forme. Però quando giornali come il New York Times hanno parlato di Grillo, l’hanno fatto in termini di novità. Non lo sottovalutate. Mi ripeto. Non è antipolitica, ma al limite, a-politica.
Un populismo digitale moralizzatore?
La denuncia della corruzione non basta. Per invertire la congiuntura economica, la moralizzazione grillesca è insufficente. Ma coglie un aspetto fondamentale, che gli altri non osano affrontare per paura di essere “esclusi” dal loro giocattolino. La verità è che bisognerebbe prima o poi prendere sul serio l’idea che se identifichiamo la politica con la liberazione dell’individuo dalle limitazioni che gli impediscono di conseguire il massimo profitto individuale, non dobbiamo meravigliarci poi che chi ha raggiunto un minimo di potere lo utilizzi per i propri interessi. E’ un tema globale, legato all’ideologia neoliberista, e in Italia si è sovrapposto alla nostra “genetica” arte di arrangiarsi. Grillo non è articolato, né argomentativo. Non è un teorico, né un ideologo. Se deve sostenere una discussione approfondita, probabilmente perde. Ma e’ il nostro sismografo. Se si guardano attentamente le oscillazioni, siamo di fronte a un terremoto.

martedì 29 gennaio 2013

Un "film pericoloso" *autobiografia di Nicolae Ceausescu* di Andrei Ujica

Nessuno sa esattamente quali erano le intenzioni di Andrei Ujica, direttore di Autobiografia di Ceausescu, quando ha fatto il film nel 2011. La verità è che Ujica era un autodichiarato  dissidente comunista  che nel 1981 ha lasciato il paese per stabilirsi in Germania Ovest, però il suo film non è caratterizzato da un esacerbato anticomunismo e quindi, pur essendo stato ampiamente accettato in Europa, in Romania è stato criticato molto.

Il film su Ceausescu è lontano da una propaganda anticomunista tipica dei documentarii come quelli  fatti finora. Infatti, come alcuni media rumeni hanno commentato amaramente  ciò che si osserva è una rievocazione della vita in Romania quando Ceausescu era capo di stato e leader del partito comunista, e come dicono molte delle riviste ufficiali del regime e portavoce della barbarie attuale, è "un film pericoloso"

Il film stesso è originale, costruito come una serie di immagini d'archivio in ordine cronologico, tratto dal National Archives di immagini televisive rumene, in modo silenzioso. Eppure, dà la sensazione di assistere ad un film d'azione.

La storia comincia con il  processo sommario subito da Ceausescu a Targoviste, dove gli organizzatori del colpo di stato contro il popolo romeno allestiscono nel dicembre 1989 un procedimento contro il Presidente della Romania, anche se non avevano la legittimazione a farlo, come più e più volte ricordato dal leader comunista. In mezzo a questo processo-farsa dove già si era firmata la prima condanna a morte di Ceausescu, il presidente comincia a ricordare la sua vita, dal momento in cui, dopo la morte di Gheorghiu-Dej , viene eletto capo di stato del paese e leader del partito comunista.

Per tutto il filmato, Ceausescu,non ha nulla del  mostro costruito dalla propaganda dei media rumeni ed occidentali (anche se anni fa, all'inizio del suo mandato, dicevano il contrario, lodandolo come "innovatore", con"una nuova visione del socialismo", ecc ...). In "Autobiografia di Ceausescu",  appare ciò che in altri documentari o report è stato nascosto: lo sviluppo industriale ed economico della Romania, l'importanza del paese nella politica estera internazionale, e il ruolo di questo come uno stato sovrano per difendere i loro interessi . Tre realtà, due decenni dopo il colpo di stato che si è conclusa con l'esecuzione di Ceausescu, notevoli per la loro totale assenza nella odierna Romania.

Scene di Nicolae Ceausescu ricevuto da Mao in Cina, Stati Uniti Nixon, in Gran Bretagna dalla Regina Elisabetta o la Corea del Nord di Kim Go Sen o sequenze di Bucarest pieni di gru con milioni di case costruite per i lavoratori, le immagini delle opere  del canale Danubio- Mar Nero, la Transfagaras ( la strada collega le regioni storiche della Transilvania e Valacchia , e le città di Sibiu e Piteşti ).o la Casa del Popolo, inquadrano un periodo della storia rumena,  e, al di là della critica di parte, mostrando il picco del benessere dei lavoratori rumeni e dela sovranità nazionale. Inoltre, nel film, viene rappresentata la figura del  mediatore Ceausescu (tra la Cina e l'Unione Sovietica, il primo e terzo mondo), del traditore o, secondo l'occidente, dell'innovatore (quando si allontanò dai suoi alleati socialisti per diventare "amico" delle potenze capitaliste  fino a quando si rese conto del suo errore, e del costruttore ( trasformazione della Romania in una potenza industriale).

La verità è che, come gli altri dirigenti comunisti, Ceauşescu è nato come un contadino, divenne operaio ed è diventato un direttore di produzione di talento di una grande fabbrica chiamata Romania, ottenendo risultati che non possono più essere raggiunti in questo paese . Naturalmente Ceausescu era solo la testa di quel processo, il cui corpo sono stati i lavoratori rumeni, i veri protagonisti. Oltre agli errori, ricordare i suoi successi è una cosa che, nonostante la censura, non smettono di fare i rumeni. Inoltre, sappiamo tutti quello che odiano oltremisura i capitalisti , è il dimostrare  che la classe operaia possa autogovernarsi.

In HotNews , diario rumeno online,  Ujica  ha risposto alle critiche di alcuni lettori che si lamentavano che il film invece di criminalizzare, ha elogiato il comunismo. Il regista ha risposto: "Io non sono un tutore o un insegnante di storia, non posso pensare agli ignoranti o ai nostalgici  Se l'avessi fatto , avrei dovuto auto-censurarmi, vale a dire, avrei fatto le stesse cose per cui molti criticano Ceausescu".( “Eu nu sunt diriginte si nici prof’ de istorie ca sa ma gandesc la toti incultii si nostalgicii care vor vedea filmul. Daca as face asta in timp ce lucrez, ar insemna sa ma autocenzurez, adica sa ajung exact in locul in care voia El sa ne aduca”.Andrei Ujica,) . In altre parole, il regista non si lascia trasportare dalla censura obbligatoria nella Romania di oggi, in cui ogni parola positiva sul socialismo è proibita oppure immediatamente ridicolizzata da una schiera significativa di "paladinii difensori della libertà! Che strano, la presunta  libertà di stampa e di opinione.

Liviu Florian nel suo blog Anticapitalismo dice di Autobiografia di Ceausescu che "Andrei fa un grande movimento di servizio involontario Ujica socialista e del lavoro in Romania, contribuendo a ripensare e correggere gli errori. E possiamo essere grati per questo."

In breve, il film che potete vedere qui sotto è, anche se l'autore è un ex dissidente comunista, una narrazione più o meno obiettivo della Romania di Ceausescu Nicolas, a differenza di tutta la spazzatura prodotta fino ad ora nel corso di questi selvaggi venti anni della dittatura economica e ideologica delle mafie capitaliste.

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sabato 26 gennaio 2013

Intervista a Nicolas Maduro Vicepresidente del Venezuela








 Eva Golinger: Vorremmo fare una domanda che è nella mente di tutti: come sta facendo il presidente Chavez? Avete un aggiornamento sul suo stato attuale? Riuscirà a essere di ritorno in Venezuela presto?
Nicolas Мaduro: Abbiamo già detto che il presidente Chavez periodo di recupero è quasi finita. E 'stato un processo lungo e difficile. Il presidente era a conoscenza delle probabilità tutta la strada, ma il suo vigore ed energia sono semplicemente incredibile. L'intervento è stato molto difficile. Il presidente Chavez ha subito un'emorragia interna, che era un segnale molto allarmante. Devo dire che il Comandante Fidel Castro e la sua squadra erano con Chavez e dei suoi familiari per tutto il tempo. Siamo molto grati per questo. Per la preoccupazione da parte del Comandante Castro, presidente cubano Raul Castro, ei medici.
Ora il presidente Chavez si sente meglio che in qualsiasi altro momento durante il suo recupero. Sto volando a L'Avana per visitare il Presidente al più presto. Egli mi darà le istruzioni necessarie e messaggi che saranno annunciati in occasione del vertice della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi. Quindi si può dire che il presidente Chavez è in lotta.
EG: C'è qualche speranza che egli possa tornare in Venezuela in tempi brevi?
NM: Rimaniamo ottimisti, ma ci sono troppi fattori in gioco. Abbiamo bisogno di parlare con i medici e lo stesso presidente Chavez per scegliere il momento migliore. Come abbiamo più volte detto Chavez, e il popolo venezuelano lo sanno bene, la cosa più importante ora è la sua guarigione. Tutti sanno come il presidente Chavez ha investito tutti i suoi sforzi e le energie nel suo paese, nella lotta per l'indipendenza dell'America Latina, come ha perseverato nella sua lotta anti-imperialista per la giustizia sociale in tutto il mondo. E 'stato il presidente Chavez che andava vocale sul riscaldamento globale, in modo che tutti potessero scoprire la verità. E 'stato lui che ha sostenuto la lotta contro il saccheggio globale e le politiche neoliberiste che stanno uccidendo l'Europa.
E 'stato il presidente Chavez che ostinatamente alzato la bandiera di proteggere il popolo palestinese, quando sono stati attaccati. Quando tanti nel mondo arabo ha scelto di restare in silenzio per paura, il Presidente Chavez ha sollevato quella bandiera e il popolo arabo lo rallegrò.
Così il presidente Chávez era al timone di grandi campagne per il bene dell'umanità, e oggi il suo ruolo nel mondo è riconosciuto da milioni di persone. Ecco perché questa intervista RT è così importante per tutti gli spettatori negli Stati Uniti, in Russia e in tutto il mondo: sappiamo che stiamo parlando con il cuore di milioni sul pianeta, coloro che credono nel presidente Chavez, lo ammirano, lo seguono e amano lui profondamente.
Diciamo loro che il presidente sta combattendo la malattia, che noi, il suo popolo, sono in attesa qui per lui di tornare presto. E un giorno che sicuramente accadrà.
EG: Parlando di lotta, c'è un'altra domanda che vorrei chiederti. Nel corso degli ultimi giorni, si è parlato di ripristinare le relazioni tra Venezuela e Stati Uniti, e vi è già stata una sorta di trattativa sul tema tra i due governi.
NM: Gli Stati Uniti, infatti, un impero che nasce come unione di 13 colonie indipendenti situati sulla costa orientale del Nord America. Per tutto il 19 ° secolo, questa nazione ampliato il suo territorio, ha affermato la sua potenza militare e ha imposto le sue politiche ed i suoi commerci sui paesi limitrofi, e nel 20 ° secolo, è emerso come superpotenza globale. Da quando l'era bolivariana gli Stati Uniti hanno guardato dall'alto in basso l'America Latina ei Caraibi come il suo cortile di casa. Ma il presidente Chavez e il movimento bolivariano rivoluzionario aspettarsi che, prima o poi, l'elite che corrono potente impero che si troveranno costretti a riconoscere l'indipendenza della nostra regione e rispettare i nostri leader.
Questo è assolutamente inevitabile. Eppure non è che ci faccia un favore e ci conceda l'indipendenza, come se fossimo una colonia di loro, ma come risultato dei nostri sforzi. Oggi, le nazioni dell'America Latina e dei Caraibi stanno vincendo ancora una volta l'indipendenza, proprio come hanno fatto ritornare nel 19 ° secolo. In Venezuela, si corre il nostro paese, grazie a Hugo Chavez e la rivoluzione popolare vittoriosa. E in sintonia con le altre nazioni del nostro continente, il nostro governo ha trasmesso un messaggio al Presidente Obama a nome del Presidente Chavez nel corso di un recente incontro ministeriale, dicendo che non mi dispiacerebbe migliorare le nostre relazioni con gli Stati Uniti e il ripristino del rispetto reciproco tra il nostro nazioni, per quanto possibile.
Ma ogni volta che si tenta un riavvicinamento con l'amministrazione Obama, saremmo sempre di fronte sabotaggio dei conservatori che costruiscono il nucleo del complesso militare-industriale degli Stati Uniti e dei media, che controlla opprimente l'intera nazione, allo stesso modo che opprime il resto del il mondo.
Detto questo, non mi dispiacerebbe il ripristino di un rapporto completamente funzionale con gli Stati Uniti basata sul rispetto reciproco. Se funziona alla fine fuori, saremmo felici di questo. Ma non sarà dominato.
Gli Stati Uniti sono l'unico paese al mondo che ha molti problemi che fare con le altre nazioni, perché non hanno i conti con la nuova realtà globale ancora. Ma dovranno presto. Siamo stati dicendo loro per anni, ed è tempo che dovrebbe rendersi conto che il mondo è cambiato, e non possono più dominare attraverso attacchi aerei e intimidazioni.
EG: Signor Vice-Presidente, non molto tempo fa, il presidente Chavez ha nominato un nuovo ministro degli esteri, ma è tenuto questa posizione per sei anni. Quali sono le priorità della politica estera del Venezuela adesso?
NМ: il presidente Chavez ha elaborato un programma che noi chiamiamo il nostro Piano Nazionale per il 2013-2019. Esso elenca cinque principali strategica, o lungo termine, gli obiettivi, che sono: la costruzione di una vera democrazia in Venezuela, raggiungere l'indipendenza e stabilire un nuovo socialismo. Il quarto obiettivo strategico ha una dimensione internazionale. Esso riflette la visione di Simon Bolivar. Ha parlato di equilibrio nel mondo, circa la necessità che i paesi dell'America Latina, che ha ottenuto l'indipendenza dal controllo spagnolo 200 anni fa, per presentare un fronte unito forte. Voleva i nostri stati di creare un'unione che avrebbe fatto imperi aggressivi con grande influenza militare che ha dominato sulla scena internazionale allora rispettare la nostra regione e il nostro diritto allo sviluppo.
Il presidente Chavez rivivere questa dottrina e lo ha trasformato nella nostra politica estera. E 'molto facile da spiegare. Il quarto obiettivo strategico è: facilitare la creazione di un mondo multipolare, in cui non ci saranno imperi prepotenti. Per quanto riguarda la nostra regione, significa che abbiamo bisogno di rafforzare l'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e Petrocaribe. Queste istituzioni contribuire a creare nuovi modelli economici e sociali di cooperazione e sviluppo nella nostra regione. Ci proponiamo inoltre di rafforzare l'Unione delle Nazioni Sudamericane - UNASUR - e promuovere la Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (SELAC), che è stato istituito. Era il sogno di Bolivar, e abbiamo portato a vita qui a Caracas nel dicembre 2011.
A livello internazionale, abbiamo bisogno di rafforzare le nostre alleanze strategiche con i paesi che giocano un ruolo fondamentale sia a livello locale che a livello globale, in questo nuovo mondo multipolare che si sta delineando. Così l'alleanza strategica tra la nostra regione e la Russia, la Cina e l'India sta crescendo più forte grazie alla nostra interazione attiva e attraverso progetti economici e politici con i paesi BRICS. Siamo convinti ci sono un sacco di opportunità per creare un nuovo ordine mondiale, che sarà il risultato di una lotta continua e difficile contro le opinioni imperialistiche e concetti della politica mondiale.
EG: E ora ci può raccontare un po 'di informazioni sulle norme nazionali? La nuova amministrazione ha appena ricevuto al lavoro nel suo periodo 2013-2019. Quali sono le problematiche ancora in sospeso?
NM: Nel settore sociale, abbiamo bisogno di continuare la nostra lotta contro la povertà. E 'la nostra maledizione, una dolorosa eredità dei 500 anni sotto l'oppressione straniera. Non dobbiamo dimenticare di tutto ciò che la distruzione che gli imperi coloniali aveva portato alla nostra terra. Sto parlando in particolare del Venezuela. Questo è stato un fardello difficile che il nostro Paese ha dovuto portare in tutto il secolo 19. Poi la nostra regione sofferto di egemonia del Nord America. Venezuela è diventato una piattaforma petrolifera a loro, una colonia di olio. Hanno distrutto le basi economiche naturali che la nostra repubblica goduto nei secoli 18, 17, e 19. La nostra specialità è la produzione alimentare, abbiamo avuto ricche tradizioni agricole. Siamo stati anche influenzati dalla dittatura militare, con sede nel nostro paese da multinazionali statunitensi, le cosiddette aziende Bermuda. Quindi, si tratta fondamentalmente implementato un olio-dipendente modello che istituisce la dittatura militare di Juan Vicente Gómez. Questo ha creato un corso per tutto il secolo 20. La seconda metà del 20 ° secolo è stato afflitto da corruzione terribile, le nostre risorse petrolifere sono stati sottratti. La povertà era al 80 per cento. L'obiettivo della nostra rivoluzione è di portare questo numero a zero. Questo è uno degli obiettivi fissati dal Comandante Chavez, il nostro presidente, per i prossimi sei anni. E avremo fatto. Abbiamo già abbattuto il livello di povertà dal 27per cento al 7 per cento.
Un gran numero di nostri dipendenti sono ancora al di sotto della soglia di povertà, ma stiamo lavorando per risolvere questo problema. Per esempio, stiamo attuando un nuovo piano di formazione. Una buona istruzione, che è anche gratuito, è una delle principali realizzazioni del governo bolivariano. Stiamo inoltre attuando riforme per settori come la sicurezza alimentare salute e l'occupazione. Teniamo d'occhio i livelli salariali dei lavoratori. Entro la fine del 2012, la disoccupazione è scesa dal tra il 20 e il 25 per cento al 5 per cento. Abbiamo ottenuto molto nel settore dell'assistenza sociale. Mentre in Europa la disoccupazione è al 20-25 per cento e dei governi tagliare le pensioni e gli stipendi, la nostra rivoluzione del 21 ° secolo ci aiuta a stabilire un modello sociale che permette il popolo venezuelano per costruire il loro paese.
EG: Back in dicembre, prima del suo ultimo intervento, il Presidente Chavez ha annunciato esplicitamente che sarebbe stato il suo successore nel caso in cui non può rimanere in carica e alla guida della Rivoluzione Bolivariana più. Come descriverebbe la personalità di Nicolas Maduro?
NM: Ognuno di noi è prima di tutto un combattente, un uomo della strada. Noi a piedi al lavoro, o prendere la metropolitana. Siamo stati impegnati nella lotta fin da quando eravamo bambini. Caracas e le sue varie sedi sono stati il ​​nostro campo di battaglia, in cui ci siamo impegnati nel movimento studentesco e il movimento sindacale alternativo, che risale al 1990, proprio come Hugo Chavez è emerso come leader. Una volta che è venuto fuori in pubblico e ha fatto il suo discorso alla nazione il 4 febbraio 1992, che indossa il berretto, ci siamo detti: "Questa è la strada che si prende." E da quel giorno, non c'era un giorno in mia vita in cui non avrebbe lavorato per Chavez, perché lavorare per lui significa lavorare per il bene del paese.
Sarà questo il caso fino al nostro ultimo respiro.
Noi non crediamo nel "fare una carriera di successo in politica", come le aspirazioni di alcune persone sono descritti. Questo tipo di pensiero appartiene a una cultura politica borghese, che non è più nel nostro paese. La carriera che sappiamo è una lotta rivoluzionaria, come soldati che combattono per la causa di Chavez. Questo è quello che siamo: i soldati che combattono per la causa di Chavez, e andiamo dove ci porta il nostro dovere.
EG: Signor Vice Presidente, grazie mille per l'intervista e per essere stato con noi.
NM: Molte grazie a voi e il canale RT.
 

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