involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

sabato 2 novembre 2013

L'Alieno

Il capitalismo non può essere riformato

Mickey Z

Tradotto da  Roberta Papaleo

“L’essenza del capitalismo è trasformare la natura in merci e le merci in capitali”
- Michael Parenti
Mentre chiunque con un minimo di attenzione sarebbe in grado di capire che la “separazione della Chiesa di Stato” è un’eccezione piuttosto che una regola qui nella Patria dei Coraggiosi, direi che i buoni vecchi Stati Uniti d’America sono una teocrazia genuina – col mito del capitalismo ben trincerato al trono.
Persino la maggior parte degli attivisti si inginocchia, in maniera volontaria e controproducente, all’altare dei margini di profitto, proprio come la maggior parte della gente che loro deridono.
Secondo le omelie tramandate dai commissari aziendali, ci fanno credere che il capitalismo, nonostante a volte abbia bisogno di qualche modifica e revisione, è la cosa migliore che ci sia!
Definire “inefficienza”
Quanto detto sopra mi è venuto in mente rileggendo un pamphlet dal titolo “L’Inefficacia del Capitalismo: una Visione Anarchica”. L’autore (Brian Oliver Sheppard) ha scelto di respingere “la solita critica sinistroide e moralista del capitalismo”. Invece, l’ha affrontata “di petto, sul tuo terreno – l’economia”.

Mentre metto in discussione il grado di “anarchia” del suo pamphlet, Sheppard mette in evidenza dieci delle “più rilevanti inefficienze del capitalismo”: duplicazione del prodotto, disoccupazione sistematica, instabilità dei costi, spreco di beni invenduti, inefficienza delle gerarchie, obsolescenza pianificata, speculazione, creazione di falsi desideri, “lavori” parassitici e inefficienti standard di distribuzione. Tuttavia, non sono qui per discutere dell’utilità di questa lista. Piuttosto, vi sto chiedendo di guardare oltre il sotterfugio economico perché critiche così miopi implicano che il capitalismo può essere riformato. I prezzi potrebbero essere controllati, i salari aumentati, i prodotti fatti durare più a lungo, etc. etc. etc. – ma ciò che viene ignorato è che capitalismo = ecocidio.

Capire il capitalismo e spiegare il suo potere distruttivo non richiede una laurea specialistica o un maggiore intuizione. Non si tratta di concetti vaghi ed inapplicabili come “bene” o “male” e di certo non ha niente a che fare con le fantasie scambiate da delusi professori di economia.
Si tratta solo di progettazione.
Finché non resta più niente
Il capitalismo è un sistema economico basato sulla crescita continua e l’implacabile sfruttamento di quelle che abbiamo imparato a chiamare “risorse naturali”. Per definizione, un tale approccio è insostenibile, non può essere riformato ed è quindi anti-vitale.

Per ottenere l’accesso ed il controllo delle risorse, il capitalismo richiede interventi militari brutali e prolungati (o la loro minaccia). Il Dipartimento della Difesa americano, ad esempio, è la potenza militare più grande del mondo, oltre che la più inquinante, e consuma il 54% dei dollari dei contribuenti statunitensi.

Gli interventi militari (o la loro minaccia) portano alle guerre, ai crimini di guerra, al sostegno dei regimi autoritari, alla povertà e alla repressione, alla devastazione ambientale e alla fine … al dominio aziendale sulle risorse.
Il capitalismo – nella sua caccia rapace al profitto – richiede che gli umani dominino gli umani, che gli umani dominino i non-umani, che gli umani dominino il paesaggio … finché non resta più niente.

Le risorse sono limitate. Non saranno o non possono essere replicate in laboratorio. Lo sfruttamento, l’inquinamento e il consumo dell’ecosistema altera il delicato equilibro simbiotico del mondo naturale – il che porta solo ad un’ulteriore devastazione del nostro pianeta.

Il capitalismo richiede un consumo costante. Quindi, gli umani vengono riprogrammati come consumatori arrendevoli e malinformati. La propaganda intensa e le pubbliche relazioni fanno si che i consumatori continuino a consumare, i lavoratori a lavorare, i repressori reprimere (spiegando perché i poliziotti della classe media spruzzano gli attivisti con lo spray al pepe invece di unirsi a loro).
Tu da che parte stai ?
Anche se un altro sistema economico potrebbe affrontare alcune delle enormi ineguaglianze umane di una società capitalista, finché un sistema simile non verrà progettato in sincronia con il nostro ecosistema non farà nulla per prevenire l’imminente collasso economico, sociale e ambientale, quindi …

Essere anti-capitalista significa guardare oltre il prossimo trimestre fiscale, oltre i confini nazionali e oltre la propaganda aziendale.

Essere capitalista significa ignorare la realtà. Essere capitalista significa far finta che la tecnologia è neutra, che gli umani possono “controllare” la natura e che il campo da gioco è piatto.

Essere anti-capitalista significa andare oltre il colore della pelle, il sesso, l’etnia, la preferenza sessuale, l’abilità o l’inabilità, l’età, la “classe” o la specie.

Essere capitalista significa stimare gli azionisti più della condivisione, i beni più delle comunità.

Essere anti-capitalista significa capire che un sistema basato sulla crescita a tutti i costi è anti-vitale. Essere anti-capitalista significa schierarsi contro l’ecocidio.

Essere capitalista significa dare il proprio sostegno per un pianeta intossicato, avvelenato e devastato dalla guerra, dalla malattia, dall’ineguaglianza, dalla repressione, dall’incarcerazione e dalla discriminazione.

Essere anti-capitalista significa avere il coraggio di guardare oltre la facciata, di ammettere le proprie responsabilità per la miriade di crisi nel mondo e di avere una visione nuova e audace del futuro – un futuro che va ben oltre la campana di chiusura di Wall Street di oggi.

Essere anti-capitalista significa riconoscere il bisogno urgente di iniziare il processo di creazione di un nuovo sistema – un sistema che non si vende al migliore offerente; non basato sulla celebrità, sul consumo materiale, sulla bellezza fisica o sulla conquista militare; un sistema che promuove l’unità e l’azione collettiva, al tempo stesso mantenendo individualità e indipendenza; un sistema che ci sprona a pensare per noi stessi e per gli altri; un sistema che comprende il legame tra il comportamento umano e la vita non-umana.

Essere capitalista significa comportarsi come se fossimo l’ultima generazione del genere umano.
Essere anti-capitalista significa riconsiderare il nostro rapporto con il mondo naturale.
Voi da che parte state, compagni ?
Il futuro aspetta una vostra decisione.

fonte  http://www.tlaxcala-int.org/default.asp

martedì 15 ottobre 2013

Le strane dimissioni di Papa Ratzinger

In poco meno di quattro anni il Vaticano ha operato una delle più grandi fughe di capitali mai realizzate dai conti italiani: così almeno ritiene il Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza guidato dal generale Giuseppe Bottillo in relazione ai movimenti dello IOR relativi agli ultimi anni, la quale ha accertato che – da gennaio 2009 a settembre 2012 – almeno 500 milioni di euro sono spariti dai conti correnti che lo IOR, l’Istituto per le opere di Religione, la banca ufficiale del Vaticano, aveva aperto presso numerosi istituti di credito italiani. La Guardia di Finanza ha ricostruito i movimenti dei conti correnti intestati alla banca del Vaticano in Italia scoprendo che sui dieci conti IOR accesi in nove istituti (due dei quali sono filiali italiane di banche estere, JP Morgan e Deutsche Bank) in tre anni e 9 mesi sono entrati 3 miliardi e 377 milioni di euro ma ne sono usciti molti di più prendendo la strada del paese natale di Benedetto XVI, ovvero della Germania.
L’informativa della polizia tributaria è stata consegnata il 7 giugno scorso ai pubblici ministeri romani Nello Rossi, Stefano Pesci e Stefano Fava che già indagavano sulla violazione delle disposizioni antiriciclaggio previste dall’articolo 55 comma 2 e 3 del decreto 131 del 2007 da parte dell’allora direttore generale dello IOR Paolo Cipriani e dell’allora vicedirettore Massimo Tulli. I due alti funzionari poi, alcune settimane dopo la consegna dell’informativa, hanno dovuto lasciare l’istituto anche, sembra, su interessamento diretto del nuovo pontefice Francesco.
Nell’informativa i finanzieri mettono in evidenza che lo IOR, nel corso degli anni dal 2010 al 2012, ha progressivamente concentrato all’estero la propria operatività, trasferendo presso la Deutsche Bank AG in Germania le somme depositate presso le banche italiane e che la circostanza coincide temporalmente con le considerazioni della Banca d’Italia del 18 gennaio 2010 circa la posizione dell’istituto vaticano modificata ai fini antiriciclaggio. In parole povere, il Vaticano – quando ha capito che l’Italia ha cominciato a fare le cose sul serio – ha spostato in Germania i soldi ed è difficile immaginare che Benedetto XVI, pur mostrando cauti pronunciamenti in tema di trasparenza bancaria, non abbia avuto un ruolo nello spostamento di una tale ingente somma nel suo paese natale.
Nel periodo considerato, per fare solo alcuni esempi, il conto IOR acceso alla filiale della Banca del Fucino ha registrato entrate per 275 milioni ma uscite per 378 milioni, quello della ex Banca di Roma di via della Conciliazione (ora Unicredit) ha avuto 930 milioni di entrate in tre anni ma anche uscite per 948 milioni fino a quando il 30 settembre 2011 il conto si è azzerato ed è stato chiuso, il conto alla Bpm ha avuto solo 10 milioni di entrate e ben 133 milioni di uscite ed infine quello aperto alla Bnl ha registrato solo uscite per 10 milioni.
C’è poi il discorso relativo alle filiali delle due banche straniere (l’americana JP Morgan e la tedesca Deutsche Bank) che operano in Italia con società bancarie di diritto italiano, perché lo IOR a un certo punto ha pensato di evitare i controlli sia della Banca d’Italia sia della Procura della Repubblica: infatti ha spostato l’operatività presso l’unica filiale della banca Jp Morgan a Milano che ha registrato entrate per un miliardo e 361 milioni di euro, ma per non lasciare alcuna somma di denaro sotto la vigilanza della Banca d’Italia ogni sera il conto era riportato a zero fino a quando – a seguito delle ripetute e vane richieste di informazioni della banca americana allo IOR sui reali intestatari dei fondi – il conto è stato svuotato e chiuso il 30 marzo 2012; invece, anche dopo l’apertura dell’indagine, la filiale italiana della Deutsche Bank ha continuato ad operare (da giugno 2010) solo per l’incasso dei pos dei bancomat installati dentro la Città del Vaticano, e le somme incassate venivano sistematicamente prelevate dallo IOR attraverso operazioni di giroconto verso la Banca del Fucino in Italia e Deutsche Bank AG in Germania. Ecco spiegato il motivo per cui la Banca d’Italia decise di sospendere d’autorità il servizio bancomat fornito dalla Deutsche Bank, cosa che ha comportato l’interruzione contrattuale automatica dei rapporti dello IOR con Deutsche Bank Spa (la filiale italiana di Deutsche Bank) dove alla data del 31 agosto 2012 giacevano 97 milioni di euro.
Passando ai depositi bancari dello IOR che sono in attivo presso istituti di credito italiani, la Guardia di Finanza precisa che i due conti dello IOR aperti presso Banca Intesa hanno registrato 529 milioni di euro di entrate e 423 milioni di uscite, gli altri due aperti presso il Credito Artigiano hanno registrato 96 milioni di euro di entrate e 69 milioni di uscite oltre a posizioni bancarie minori, per cui a settembre 2012 i soldi dello IOR in Italia ammontavano a solo 169 milioni di euro disponibili, nulla rispetto a quelli nascosti in Svizzera, che è la storica cassaforte vaticana, e soprattutto nella Germania di Benedetto XVI il cui ruolo in questo gigantesco trasferimento di denaro dall’Italia è a questo punto sempre più evidente.

domenica 2 giugno 2013

Il nuovo docufilm di Fulvio Grimaldi,segue intervista

link del trailer: http://www.youtube.com/watch?v=haEQNk6gE8M&feature=youtu.be

dal blog di Fulvio Grimaldi: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/

Nei giorni scorsi una giornalista internazionale, che sta preparando un ampio dossier sull’Iran, mi ha fatto pervenire le seguenti domande relative al mio docufilm “TARGET IRAN”, appena uscito in Italia e Iran. Le elenco. Seguono le mie assai sintetiche risposte. Può essere un quadro utile per farsi un’idea della situazione in Medioriente e per suscitare interlocuzioni.
  1. Fulvio Grimaldi, ci vuole parlare del suo film sull’Iran
  2. Quali sono gli scenari interni in Iran?
  3. E gli scenari internazionali?
  4. Il Qatar e l’Arabia Saudita, alleati e partner dell’Occidente, stanno portando avanti una pericolosa strategia di destabilizzazione del Mediterraneo e Medio Oriente. Cosa ne pensa?
  5. Ci sarà una guerra contro l’Iran?
  6. Qual è la strategia in atto contro la Siria e che peso ha nel progetto di Nuovo Ordine del Medio Oriente?



Ecco le risposte:

1) Il film "TARGET IRAN", girato quest'anno in Iran, illustra un paese che in tutto l'Occidente ci viene rappresentato dalla maggioranza dei media e delle posizioni politiche come "Stato Canaglia", "cuore dell'Asse del Male", "centro del terrorismo internazionale" e che viene ininterrottamente, da molti anni, minacciato di aggressione da parte di Israele e degli Usa. Girato in varie località dell'Iran, illustra la vita della gente comune, le varie forme d'aggressione subite con le sanzioni, gli attentati dell'organizzazione Mujahedin e-Khalk , manovrata dagli Usa e da Israele, e l'ingresso della droga afghana mirata a minare la società iraniana. Particolare attenzione vi è riservata alla condizione della donna, alla situazione politica e sociale, a una storia che va da Ciro il Grande alla rivoluzione islamica e che ha prodotto una delle civiltà più longeve del mondo. E' data voce ai protagonisti dello Stato, a esponenti delle minoranze religiose come ai rappresentanti della cultura e ai cittadini comuni.

2) L'Iran ha conosciuto negli ultimi trent'anni e, in particolare, dopo la guerra Iraq-Iran, un forte sviluppo economico, agricolo e industriale, che ha beneficiato soprattutto quei ceti popolari che la spietata dittatura dello Shah di Persia, Reza Pahlevi, fiduciario dei governi e delle multinazionali occidentali, aveva depredato a favore di una ristretta élite legata al mondo degli affari interno ed esterno. Il paese, pur caratterizzato da varie correnti di pensiero, dà l'impressione di essere fortemente unito nella determinazione di opporsi alle pressioni e all'aggressività che gli vengono inflitte da Usa, UE e Israele, in particolare nella difesa del diritto alla sviluppo del nucleare civile e, in generale, della propria sovranità. Si tratta evidentemente di uno Stato a egemonia della componente religiosa, pur senza gli estremismi oscurantisti di altri paesi islamici come Arabia Saudita, Egitto, le petromonarchie del Golfo. Sotto la presidenza di Ahmadinejad si è verificato un deciso sostegno alle classi meno abbienti e una maggiore tolleranza nei costumi rispetto ai precedenti dell'era khomeinista. Cosa che ha tolto molto combustibile a quelle minoritarie componenti della società, i ceti alti e medio-alti, che, sostenuti dagli Usa, nel 2009 alimentarono la "rivoluzione verde" accampando brogli mai dimostrati nelle elezioni presidenziali.

3) Sul piano internazionale, si ha generalmente l'impressione che l'Iran sia  assai isolato nel quadro della cosiddetta comunità internazionale. Ma va tenuto presente che tale comunità si riduce essenzialmente alla comunità NATO, mentre, come dimostra il vertice tenutosi mesi fa a Teheran, l'Iran gode dell'appoggio di 120 paesi del Movimento dei Non Allineati che sostengono la sua posizione. Particolarmente intensi sono i rapporti materiali e politici con paesi progressisti e antimperialisti come il Venezuela, il Brasile, l'Argentina, il Sudafrica, la Russia e la Cina. In questo scenario si inserisce anche l'alleanza tra l'Iran, la Siria e il movimento libanese degli Hezbollah, fondata sulla comune fede scita, sull'antimperialismo e sull'antisionismo. 

4) Qatar, Arbia Saudita e le altre dittature del Golfo, alleati degli Usa e collisi-collusi con Israele per un ruolo dominante nel Medio Oriente, agiscono di conserva con queste potenze per escludere dalla regione ogni presenza considerata di ostacolo alle loro strategie: Libia, Iran, altri Stati arabi laici, non incondizionatamente inseriti nel contesto neoliberista, neofeudale ed autocratico dettato dall'Occidente. Perseguono in parte anche un'agenda autonoma, che si avvale del richiamo confessionale in cui le masse sunnite vengono mobilitate contro quelle scite. Ne sono divenute tragicamente e vergognosamente complici anche le organizzazioni palestinesi, sia laiche che religiose, transitate opportunisticamente dall'alleanza con paesi come Libia e Siria, storici difensori della causa araba e palestinese, alla sottomissione agli emiri del Golfo, in particolare al più belligerante di essi, il Qatar dell'emiro Al Thani. Al loro interno esiste un'ulteriore frazionamento, tra coloro che appoggiano e armano l'estremismo salafita e wahabita, collegato alla creatura USA, Al Qaida, parzialmente sfuggita di mano agli antichi padrini, e coloro che puntano a un Medio Oriente controllato dai più affidabili, per l'Occidente, Fratelli Musulmani. Di fronte a tutti questi, l'Iran rappresenta la roccaforte di un Islam moderato, pacifico, indipendente, sostenitore della liberazione della Palestina.

5) La mia esperienza di inviato speciale di guerra per 45 anni mi dice che, se una guerra viene minacciata ripetutamente, alla fine viene lanciata. Da vent'anni Israele, potenza atomica e bellicosa, che  condiziona pesantemente su questo piano la politica estera Usa, minaccia di intervenire militarmente contro l'Iran, accusato a torto di voler perseguire un riarmo nucleare. E intanto interviene insieme agli Usa in Iran con una guerra a bassa intensità fatta di sanzioni e di campagne terroristiche. Un'aggressione avrebbe tuttavia un carattere del tutto demenziale perché dalle conseguenze imprevedibili e catastrofiche, visto il rischio evidente di un allargamento a dimensioni geostrategiche incalcolabili. La Russia di Putin, avviata a riasserire il suo ruolo di potenza mondiale e di contrasto all'espansionismo globale statunitense, sta già dimostrando in Siria la sua determinazione a non lasciare più campo libero alle avventure belliche dell'imperialismo occidentale ed è una ferma garante della sovranità iraniana e della pace nella regione. La Cina mantiene posizioni analoghe, seppure esplicitate con minore vigore. L'intero sud del mondo è contrario all'aggressività economica e militare delle potenze neocolonialiste. Inoltre, l'Iran è un paese tecnologicamente e militarmente avanzato e, a scanso di un attacco nucleare, costituirebbe, già solo per il blocco degli Stretti di Hormuz che realizzerebbe, dai quali passa il 40% dei rifornimenti energetici all'Occidente, l'occasione di un'inevitabile conflagrazione planetaria.

6) La strategia in atto contro la Siria è finalizzata al  Nuovo Ordine Mondiale concepito da Reagan, potenziato dai Bush e portato al parossismo da Obama. Essendo ormai l'unico grande paese arabo, dopo l'annientamento di Iraq e Libia, la destabilizzazione del Sudan e la neutralizzazione di Egitto, Algeria e altri paesi della regione, che si oppone alla ricolonizzazione del Medioriente, già in atto a tappe forzate in Africa dopo la caduta di Gheddafi, e a rallentare la marcia verso l'Iran e gli obiettivi strategici finali, Russia e Cina, la sua distruzione-rimozione è per l'Occidente imperialista e predatore una necessità ineluttabile. Come nell'America Latina degli anni '70 e '80 del secolo scorso, quando gli Usa attivarono le più sanguinose dittature della storia del subcontinente per imporre la depredazione neoliberista dei popoli, oggi è in atto un'analoga strategia in Medioriente e Africa. Vanno rimossi regimi ostili, o subalterni ma logorati dall'opposizione popolare, e va imposto il controllo totale su economia, risorse, forza lavoro, ruolo strategico. Obiettivo che viene perseguito attraverso le divisioni etnico-confessionali innescate ad arte, le destabilizzazioni tipo "rivoluzioni colorate" e l'utilizzo di mercenariato terroristico (salafiti, Al Qaida), la manipolazione e distorsione delle autentiche insubordinazioni sociali e, quando questi metodi non raggiungono lo scopo, l'aggressione militare diretta. Le mistificazioni necessarie a questo fine sono, da Milosevic in Serbia fino ad Assad in Siria, la criminalizzazione delle leadership disobbedienti, mimetizzata da difesa dei diritti umani  e della democrazia (in stato di avanzata demolizione invece in Occidente), e la conclamata "guerra globale al terrorismo" (perlopiù islamico). Quest'ultima innescata dall'autoattentato dell'11 settembre 2001 e periodicamente rilanciata con altre operazioni  false flag, nelle quali si sono specializzate le agenzie occidentali e israeliane del terrorismo. In conclusione. è in gioco la riuscita del tentativo di una infima minoranza elitaria del mondo di riavviare il proprio processo di accumulazione trasferendo a se stessa quanto resta da raschiare di ricchezza del pianeta e dei suoi viventi, umani, animali e vegetali. Costi quel che costi, compresa la distruzione del mondo.