involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

sabato 22 marzo 2014

MONOLOGO DI UN GIOVANE RUSSO

Oggi decine o addirittura centinaia di menti brillanti in Occidente stanno febbrilmente pensando: come è potuto accadere che multi-miliardi di investimenti in Ucraina hanno portato un diverso risultato tangibile, alla riunificazione russa con terre e coste della Crimea storici e strategicamente importanti, mentre per l'Ucraina una strada assolutamente imprevedibile e un  futuro vago. Dove hanno sbagliato i calcoli? È tutto molto semplice.
La Russia è in continua evoluzione, in continua evoluzione, come una farfalla che passa attraverso una trasformazione, ma rimane la stessa creatura. Ogni 1-3 secoli passiamo attraverso un processo di trasformazione dolorosa, emergendo più forti di come mai siamo stati prima.
  Ci davano per morti dopo l' invasione mongola del XIII secolo . Hanno pensato lo stesso durante il Periodo dei Disordini nel XVII secolo. Lo pensavano pure dopo la Rivoluzione . Pensavano di averci rovinati con l' assalto nazista . Pensavano di averci definitavemente sconfitti con la caduta dell'Unione Sovietica.
la verità è che noi sopravviviamo, questo è quello che facciamo,da sempre.
Bambino e cavallo Non abbiamo mai voluto le vostre terre vuote - cosa servono a noi, se noi possediamo campi delle risorse più ricche del mondo? Non abbiamo mai guardato al vostro stile di vita o la vostra fede, mai chiesto guerre di religione contro di voi (a differenza della Chiesa romana, che ha chiamato per una crociata contro la Russia nel XIII secolo, una crociata che finì sul fondo del lago Chudskoye ). Abbiamo ricostruito l'Europa dell'Est nel 1945 - nonostante abbiamo visto come le sue risorse e l'industria sono stati usati contro di noi dai nazisti. Ora l'Unione europea ha rovinato l'Europa dell'Est e venduto la loro industria per rottami - siete felici, del lavoro inutile fatto dalla Russia.
. Noi non minacciamo, vi preghiamo di comprendere  in modo chiaro e per sempre che non vogliamo niente da voi, tranne per i soldi del gas - un normale rapporto di affari. Le nostre azioni in Ucraina sono parte della Riunificazione, un progetto per ripristinare la nostra terra in frantumi, come sempre accade dopo agitazioni. Si tratta di un processo naturale dettata dall'economia pura. Se il cieco odio ideologico di qualcuno non può accettare  questo, possiamo solo fare un'alzata di spalle.
La Russia da sempre ha cercato il dialogo con  l'ovest - da sempre il benvenuto come ospite e partner e comunque sia, non importa quale follia i vostri governi proclamano - l'antica legge dell'ospitalità è ancora viva qui.
La Russia vuole costruire un nuovo futuro, più sicuro e più prospero. Si può fare parte di esso, oppure ci si può schierare con i parassiti di Wall Street e  i fanatici lobotomizzati di ilk di McCain. La loro natura non può accettare che il loro piano di saccheggio del petrolio siberiano non si possa effettuare. Non importa la scelta, Riunificazione procederà, e il ciclo di vita continuerà per la Russia - non si può dire lo stesso per McCain.      articolo correlato

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martedì 18 marzo 2014

RIVOLUZIONI SOCIALI MONOPOLIO DELLE DESTRE

da GLOBALPROJECT

17 / 3 / 2014
Le recenti manifestazioni di massa generate nei paesi più diversi dalle destre, mostrano la capacità di quest'ultime di appropriarsi di simboli che prima disdegnavano, introducendo un elemento di confusione nelle file della sinistra.
Il 17 di febbraio del 2003 Patrick Tyler, dalle colonne del New York Times riflettendo su quanto stava accadendo per le strade del mondo scriveva: “Le enormi manifestazioni contro la guerra di questo fine settimana sono un messaggio chiaro che nonostante tutto ci sono due superpotenze nel pianeta: gli Stati Uniti e l’opinione pubblica mondiale”
“Guardati intorno e vedrai un mondo in ebollizione” scriveva l’editore statunitense Tom Engelhardt, editore della pagina “tomdispatch”. In effetti, dieci anni dopo il celebre articolo del Times, che fece il giro del mondo a sostegno del movimento contro la guerra, non c’è quasi un angolo del mondo dove non esista ebollizione popolare, in particolare a partire dalla crisi del 2008.
Si potrebbero enumerare la Primavera Araba che ha rovesciato dittatori e ha riguardato buona parte del mondo arabo; Occupy Wall Street, il più grande movimento critico dagli anni sessanta a questa parte negli Stati Uniti; gli indignati greci e spagnoli che nuotano fra i disastri sociali provocati dalla mega speculazione. In questo preciso momento, Ucraina, Siria, Sudan del Sur, Thailandia, Bosnia, Turchia e Venezuela sono investite da proteste, mobilitazioni e azioni di strada del significato più diverso.
Paesi che da decadi non conoscevano proteste sociali come il Brasile sono in attesa di manifestazioni durante il Mondiale dopo che in 350 città abbiamo osservato come il malcontento e l’inquietudine conquistava le piazze .In Cile si è consolidato un potente movimento studentesco che non mostra segni di stanchezza e in Perù il conflitto che riguarda il settore minerario compie più di un secolo senza aver ammainato bandiera.
Quando l’opinione pubblica ha la forza di una superpotenza, i governi si propongono di cavalcarla, amministrarla, ricondurla verso luoghi più confortevoli che il conflitto di piazza, coscienti che con la repressione e basta non si ottiene un granché. Per questo i saperi che prima erano monopolio delle sinistre, dei partiti, dei sindacati e dei movimenti sociali, oggi trovano concorrenti capaci di mobilitare masse, però con fini opposti a quelli che questa sinistra desidera.
Stile militante:
Dal 20 al 26 marzo del 2010, nel dipartimento uruguayano di Colonia, venne realizzato un “Campeggio Latinoamericano di Giovani Attivisti Sociali”(http://alainet.org/active/37263), durante il quale era previsto “uno spazio di scambio orizzontale” per lavorare ad     “un’America Latina più giusta e solidale”. Fra i centinaia di attivisti che parteciparono, nessuno si rese conto da dove venissero i soldi che servirono per pagare i trasporti e la permanenza in loco, ne’ chi fossero in realtà gli organizzatori. ( Alai, 9 aprile del 2010)
 Un giovane militante si dedicò ad investigare chi fossero i Giovani Attivisti Sociali, gli organizzatori di incontri partecipativi volti a “cominciare a costruire una memoria viva delle esperienze di attivismo sociale della regione; imparare dalle difficoltà, identificare buone pratiche locali utilizzabili a livello regionale e massimizzare il risultato della creatività e l’impegno dei protagonisti”.
Il risultato dell’indagine gli permise di accertare che il campeggio contò con l’aiuto dell’ Open Society Instute di Goerge Soros e di altre istituzioni vincolate a quest’ultimo. La sorpresa fu maiuscola perché nel campeggio si realizzavano assemblee orizzontali, falò e lavori collettivi con cartelloni, con wiphalas (Bandiera dei “Popoli Originari” spesso associata a cocaleros, ai movimenti sociali boliviani e andini in generale. N.d.T) e bandiere indigene. Decorazioni e stili che facevano pensare ad un incontro della famiglia dei Forum Sociali e del congiunto di attività militanti che utilizzano simboli e metodologie simili. Alcuni dei seminari utilizzavano metodologie identiche a quelle dell’educazione popolare di Paulo Freire, che solitamente vengono utilizzate da movimenti antisistemici.
Quel che è certo è che un buon numero di militanti fu usato, “democraticamente” si intende, perché tutti assicurarono di aver avuto la possibilità di esprimere la propria opinione rispetto agli obiettivi del campeggio, opposti a quelli per cui vi avevano preso parte. Questo stesso  modello di insegnamento fu applicato in varie ex repubbliche sovietiche dalla fondazione di Soros, durante la rivolta in Kirghikistan del 2010 e durante la rivoluzione arancione del 2004 in Ucraina.
Certamente ci sono molte altre fondazioni e le più disparate istituzioni che inviano finanziamenti e istruttori per gruppi affini, di modo da indire manifestazioni e rovesciare i governi che si oppongono a Washington. Nel caso del Venezuela, sono state denunciate in vari casi agenzie come il Fondo Nazionale per la Democrazia(NED nella sua sigla inglese), creata dal Congresso degli Stati Uniti durante la presidenza Reagan. O la spagnola Fondazione di Analisi e Studi Sociali( FAES), guidata dall’ex-presidente José MaríaAznar
Ora ciò a cui ci troviamo davanti è una realtà più complessa: come l’arte del conflitto di piazza, soprattutto volta a rovesciare governi, è stata assimilata dalle forze conservatrici.
L’arte della confusione
Il giornalista Rafael Poch descrive il dispiegamento delle forze nella Piazza Maidan di Kiev: “All’apice delle mobilitazioni un numero che si aggirava sulle 70 mila persone si è concentrato nella piazza, in questa città che conta 4 milioni di abitanti. Fra di loro c’è una minoranza di persone, equipaggiata con elmi, spranghe, scudi e mazze per affrontare la polizia. E dentro a questa collettività c’è uno zoccolo duro di chissà mille o mille cinquecento persone ne più ne meno che paramilitari, un gruppo disposto a morire e ad uccidere, che rappresenta un’altra categoria. Questo zoccolo duro ha fatto uso di armi da fuoco” ( La Vanguardia, 25 febbraio 2014).
Questa maniera di schierare le forze per la guerriglia urbana non è nuova. Nel tempo è stata utilizzata da soggetti diversi fra loro e antagonisti, per ottenere obiettivi a volte opposti. Il dispositivo che abbiamo osservato in Ucraina si ripete parzialmente in Venezuela, dove gruppi armati si inflitrano in manifestazioni più o meno importanti con l’obiettivo di rovesciare un governo, generando situazioni di ingovernabilità e caos finché non ottengono il proprio obiettivo.
La destra ha imparato la lezione dall’enorme esperienza insurrezionale della classe operaia, principalmente europea, e dalle sollevazioni popolari che si sono susseguite in America Latina a partire dal Caracazo del 1989. Uno studio comparativo di ambedue i momenti dovrebbe tenere in considerazione le enormi differenze fra le insurrezioni operaie delle prime decadi del XX secolo, dirette da partiti e organizzate solidamente, e le sollevazioni dei settori popolari avvenute negli ultimi anni del medesimo secolo.
In ogni caso, le destre sono state capaci di creare un dispositivo “popolare” uguale a  quello descritto da Rafael Poch, per destabilizzare governi popolari, dandoci l’impressione di trovarci davanti a mobilitazioni legittime che finiscono col rovesciamento di governi illegittimi, anche se questi stessi governi sono stati eletti e mantengono l’appoggio di settori significativi della popolazione. A questo punto, la confusione è un’arte tanto decisiva come l’arte dell’insurrezione un tempo dominata dai rivoluzionari.
Cavalcare l’onda
Un’ arte molto simile è quella mostrata dai gruppi conservatori in Brasile durante le manifestazioni di giugno. Mentre alle prime manifestazioni  quasi non viene accordata una copertura mediatica, salvo sottolineare il “vandalismo” dei manifestanti, a partire dal giorno 13, quando centinaia di migliaia di persone conquistano le strade, si produce un’inflessione.
Le manifestazioni conquistano i titoli dei giornali ma si produce ciò che la sociologa brasiliana Silvia Viana definisce come “ricostruzione della narrativa”, finalizzata ad altri scopi. Il tema del prezzo del biglietto passa in secondo piano, si enfatizzano le bandiere Brasiliane e lo slogan “Abbasso la corruzione”, che fino ad allora non avevano caratterizzato le mobilitazioni (Le Monde Diplomatique, 21 giugno 2013). I grandi media cancellano i movimenti che hanno convocato le manifestazioni e mettono al loro posto i social networks, arrivando a criminalizzare i settori più militanti per la loro supposta violenza, lasciando la violenza poliziesca in secondo piano.
In questo modo, la destra, che in Brasile non ha la capacità di mobilitarsi, ha provato ad appropriarsi di mobilitazioni i cui obiettivi( la denuncia della speculazione immobiliare e le megaopere per il Mondiale), era ben lontana da condividere. “E’ chiaro che non c’è lotta politica senza una disputa per i simboli”, assicura Viana. In questa disputa la destra, che ora adorna i propri golpe con cose come “la difesa della democrazia”, ha imparato la lezione più rapidamente che i suoi nemici.
Raúl Zibechi,  scrittore e giornalista uruguayano, autore di “ Dispersar el poder” e “Autonomías y Emancipaciones”, scrive su Brecha e La Jornada , collabora con  The Guardian e ALAI.
*Traduzione curata da Giovanni Cattaruzza

sabato 15 marzo 2014

UN FENOMENO PERICOLOSO

Demagogia sociale per impedire lo sviluppo del movimento rivoluzionario

Abbiamo sempre messo in guardia dal pericolo fascista e dall’importanza di tenere vivo l’antifascismo in particolare nei periodi di crisi e non solo economica. Da tempo lottiamo per fare chiudere le sedi delle varie sigle sotto le quali si celano i nuovi fascisti che, pur mantenendo saluti romani ed iconografia tipica del ventennio si manifestano con una politica populista e “sociale”. La storia insegna che quando manca il Partito comunista, quando la classe operaia è divisa e influenzata dai partiti revisionisti, quando i sindacati confederali collaborano con il sistema (prefigurano addirittura una cogestione delle imprese sul modello tedesco), quando i partiti cosiddetti di “sinistra” abbandonano – oltre alla lotta di classe - la lotta antifascista e si concentrano solo su problemi di natura istituzionale come la legge elettorale che permetta loro di arrivare e mantenere il potere ignorando le condizioni dei lavoratori visti solo come massa di manovra elettorale, avanzano le forze reazionarie.
Di fronte alla crisi economica che sta colpendo sempre più vasti strati di popolazione – dai lavoratori autonomi ai piccoli imprenditori - il capitalismo non esita a trovare forme nuove pur di mantenere il proprio dominio su tutta la società. Così i “forconi” – dei quali si è sentito parlare un anno fa in Sicilia diretti da Forza nuova – si sono organizzati a livello nazionale. In varie città d’Italia, camuffati da movimento 9 dicembre, i fascisti di Casaggi, Casa Pound, Forza nuova, con l’inserimento della Lega nord e di camorristi, hanno strumentalizzato il malcontento e il disagio di certi strati sociali, arretrati, e piccola borghesia che oggettivamente sono stanchi della classe dirigente di turno ma che non hanno strumenti politici-ideologici per analizzare la situazione e rendersi conto che dietro certi parole d’ordine c’è il vuoto, forse l’abisso. Lo spasmodico uso del tricolore, il martellante richiamo all’essere italiani – che sottintende l’odio verso gli immigrati -, le intimidazioni ai negozianti per la chiusura della bottega, non lasciano dubbi. Così come il permissivismo degli agenti di polizia, tanto rilassati di fronte alle proteste da togliersi il casco: ordine dall’alto o gesto di insubordinazione? Non succede così quando si tratta di manifestazioni operaie, dei minatori, dei pastori sardi, degli studenti, come hanno dimostrato proprio negli stessi giorni a Venezia, Torino, Genova. Non si sono tolti i caschi i poliziotti in assetto da combattimento a Torino durante una pacifica manifestazione contro gli accordi tra i governi di Italia e Israele non certo favorevoli agli italiani, né ai palestinesi. Forze di polizia che a Roma hanno permesso ai fascisti di casa Pound di salire fino al primo piano di un palazzo istituzionale, scala spalla, e fare le loro pagliacciate, prima di intervenire.
Anche i mass-media – che si sono accorti della lotta dei tranvieri genovesi dopo 4 giorni - si sono distinti nell’amplificare sia la protesta che i loschi leader. E non poteva mancare la benedizione del Papa.
C’è qualcuno della galassia gruppettara di sinistra alla ricerca di visibilità, Carc in testa, che valuta positivamente questo movimento che non è rivoluzionario, ma conservatore. Pensa di inserirsi in un presunto tentativo di egemonizzare e guidare la Vandea reazionaria con il solo risultato di accodarsi ai fascisti di Casa Pound. Una posizione pericolosa e disarmante che frena la vigilanza nei confronti del pericolo fascista e che, se proiettata sul piano internazionale, li vedrebbe a fianco dei rivoltosi in Siria o in Ucraina. Confondono le masse – anche nel 1980 i 40mila della Fiat erano da considerare masse su cui intervenire? - con il ruolo della classe operaia e dell’avanguardia creando ancora più danni all’ideologia comunista, come se già non bastassero gli attacchi della borghesia. Movimento che ci riporta alla cosiddetta “rivolta dei Boia chi molla” quando alla fine degli anni ’70, inizio ’80 il missino Ciccio Franco, esponente della Cisnal, capeggiò l’organizzazione universitaria Fuan (del MSI)) . Slogan del quale si fregiarono molti altri e diversi politici italiani e alcuni intellettuali.
È lo stesso Gramsci a metterci in guardia sulla disgregazione e le distinte volontà delle masse quando si chiede se il Partito comunista deve porsi sul terreno di “ubbidire alla volontà delle masse in generale”. E la risposta la trova nel distinguere le varie volontà: quella comunista, massimalista, riformista, democratica liberale e fascista. Perché, sostiene Gramsci, fino a quando sussiste il regime borghese, col monopolio della stampa in mano al capitalismo e quindi con la possibilità per il governo e i partiti borghesi di impostare le questioni politiche a seconda dei loro interessi presentati come interessi generali, fino a quando potranno essere diffuse impunemente le menzogne più impudenti contro il comunismo è inevitabile che le classi lavoratrici abbiano parecchie volontà. Ecco la differenza rappresentata dal partito comunista che rappresenta gli interessi dell’intera classe ma che attua la volontà solo di una determinata parte delle masse, quella più avanzata, il proletariato che vuole rovesciare il regime esistente con i mezzi rivoluzionari per fondare il comunismo.
Non c’è progetto per la classe lavoratrice, nel movimento 9 dicembre, se non quello di usare la violenza fine a se stessa ed agitare la sollevazione per rendere ingovernabile la situazione e chiedere una soluzione autoritaria come espressa peraltro apertamente con l’auspicio di un governo militare o delle regioni, disegno che marcia di pari passo con quello reazionario di instaurare un nuovo ordine mondiale e con i programmi basati sull’”uomo forte” del piduista Gelli. Esplosa, probabilmente non a caso, dopo il passaggio di Forza Italia all’opposizione e in seguito alle denunce di colpo di Stato e alle chiamate di Berlusconi alla rivoluzione nel caso del suo arrestarlo. Ma potrebbe anche essere una prova di blocco reazionario. Ci ricordiamo bene l’esperienza del Cile.
Un anno è passato con le continue illusioni che la situazione stava migliorando, ora che siamo alla fine vogliono convincerci che il prossimo sarà migliore, che ci sarà la ripresa. Chi ci crede? La classe operaia e le masse popolari sono le più saccheggiate sul piano occupazionale, ma anche dei servizi. I pendolari sono costretti a trasporti simili a quello del bestiame nonostante gli alti costi delle tariffe. I tagli nella sanità che obbligano gli operatori a turni massacranti con rischi per se stessi e i pazienti, costringono i malati a pagare ticket e a liste d’attesa interminabili per analisi e ricoveri in ospedali sempre più lontani per la chiusura dei presidi locali. Sparirà la prevenzione a favore della… privatizzazione!
Per battere il capitalismo, le sue tendenze autoritarie, i suoi strumenti usati per attingere a livello di massa ai fini di preservare il suo dominio, è sempre più pressante la necessità di costruire il Partito comunista in grado di ricompattare l’unità di classe e dare uno sbocco politico che non cada nell’interclassismo e chiarisca il ruolo del proletariato e delle sue alleanze. Ma nel frattempo i comunisti devono continuare ad operare contro gli attacchi del fascismo e dei suoi complici ovunque si manifesti.