involuzione

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FIRMA LA PETIZIONE
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

venerdì 30 settembre 2011

La "lobby di dio" non paga la crisi e sfratta le scuole

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Napoli, 29 settembre – Noi,precari ed attivisti organizzati autonomamente nella rete urbana contro la crisi - " Reclaim! " , abbiamo occupato l’edificio duecentesco della vecchia sede centrale della storica scuola media statale “Belvedere” nel quartiere Vomero e, tra l’altro, sita a pochi passi dai luoghi dove nacquero i moti delle Quattro Giornate.
La sede centrale della scuola Belvedere, all’inizio di questo anno scolastico e dopo decenni di permanenza nella medesima struttura, è stata sfrattata dall’ordine di suore – Le Sorelle del Buon Pastore – che sono proprietarie dell’edificio per un lascito fattogli da una nobile napoletana nel 1935 al momento della sua morte (col vincolo che ne venisse fatta un’istituzione rivolta al bene collettivo). Così ottocento alunni (tra cui vari portatori di handicap) e tutti i lavoratori (docenti e non) dell’istituto da settembre sono costretti ad una condizione di estrema precarietà, stretti nella sede che era solo la succursale fino all’anno scorso. La querelle tra le suore e il comune di Napoli dura due anni, gli ultimi della precedente Giunta-Iervolino. Effettivamente erano stati accumulati molti pagamenti inadempiuti e mancavano degli interventi strutturali per mettere la scuola in sicurezza. Questi i pretesti iniziali ma, anche quando l’Amministrazione ha sanato tutti i pagamenti ed ha persino messo a disposizione il budget necessario per gli interventi strutturali, l’ordine monacale non ha voluto sentire ragioni mancando il rinnovo del contratto. Cosa c’è dietro questa irremovibilità? Il medesimo ordine già è noto per altri casi di sfratti di scuole (si veda il caso della Mirò di Reggio Emilia - http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/2007/07/11/23493-bimbi.shtml ). In generale gli enti ecclesiastici si fanno sovente protagonisti di riutilizzo di strutture per fini puramente commerciali soprattutto di tipo alberghiero. Dato tutto ciò le frequenti voci sulla trasformazione della storica scuola media in un bed&breakfast di lusso, assumono un senso.

Di qui l’occupazione simbolica dell’edificio da parte della nostra rete. Lo abbiamo fatto perché questo caso rappresenta emblematicamente sui nostri territori metropolitani la contraddizione più generalizzata che ci sbattono in faccia i privilegi riservati alla Chiesa Cattolica e l’arroganza con cui questa stessa ricompensa la collettività. Tutto questo ci risulta ancora più fastidiosi al cospetto delle garanzie, tra cui l’esenzione dell’ICI (la tassa sugli immobili), che vengono assicurate da un rapporto malato tra lo Stato italiano e le istituzioni ecclesiastiche, anche in un regime di “austerity” come quello che le autorità nazionali e sovranazionali vogliono fari pagare nella base sociale fatta di quelli che privilegi non li hanno mai conosciuti.

Questa iniziativa per noi si inquadra prima di tutto nella campagna di interventi urbani che ci sta conducendo verso la data del 15 ottobre, mobilitazione globale dell’indignazione sociale, e segue quella dell’occupazione dell’Equitalia, l’agenzia di recupero crediti operante sul nostro territorio metropolitano e non solo. Si tratta di una campagna che mira ad aggredire tutti i punti simbolici dell’ingiustizia son cui viene governata la crisi dope decenni di iniquo governo dello stesso sviluppo.
Poi, abbiamo preferito che un’azione del genere si intrecciasse con una reale e già viva vertenza territoriale come quella della popolazione del Vomero per il ri-ottenimento della sede centrale della storica scuola a partemedia.
In effetti se da un alto, tramite i media main-stream e i social-network, il nostro messaggio politico contro i privilegi in tempi di sviluppo e soprattutto in tempi di crisi ha avuto la sua opportuna eco, dall’altra parte sul territorio si è riuscito ad innestare un processo di partecipazione maggiore tra le istituzioni comunali, che tramite l’Assessore alla Scuola Annamaria Palmieri già si stavano ponendo la problematica, e gli abitanti mobilitati con noi della rete “ Reclaim! ” e riuniti in un’assemblea comune di pomeriggio nell’edificio occupato . Si è ottenuto un incontro di una delegazione mista tra attivisti, genitori e docenti, con l’assessorato: un processo in corso di democrazia di prossimità innestato dal basso insomma.

giovedì 29 settembre 2011

Domenico Losurdo sulla Libia

Le mele MARCE di Emma GAGLIA

La strabiliante sopravvivenza politica dell'Insano Vegliardo di Arcore costringe le menti dei commentatori ufficiali ad escogitare le più sofisticate teorie per spiegare l'arcano. Esaurita nei mesi scorsi la menzogna ufficiale secondo cui il potere berlusconiano sarebbe stato basato sul consenso elettorale, ora è necessario attingere maggiormente alle altre mitologie a disposizione.
C'è la fiaba del Berlusconi super-eroe (negativo o positivo, è irrilevante), capace di reggere l'ostilità e l'isolamento a livello nazionale e internazionale, perché tanto è ricco di suo. Nella fiaba infatti la ricchezza di Berlusconi non è relazionata col sistema finanziario, ma è una virtù del tutto individuale, proprio come i super-poteri dei super-eroi, perciò tra i personaggi della fiaba sono costretti a mancare i miliardi di debiti della Fininvest. Se poi Berlusconi ha retto all'assalto dei "poteri forti" interni ed internazionali comprandosi i deputati, come mai quegli stessi "poteri forti" sono tanto deboli da non essere capaci di ricomprarseli?
A supporto della precedente, interviene a questo punto la fiaba del Berlusconi Anticristo, il quale sarebbe capace di prevalere sui bacchettoni travolgendo i sensi di colpa e gli scrupoli morali, di sedurre le vecchiette teledipendenti che vedono in lui il diletto nipote scavezzacollo, ma anche di fascinare e trascinare il popolo delle Partite IVA, che infatti sarà tutto contento dell'ultimo aumento dell'IVA deciso dal governo.
Quando queste fiabe non funzionano più, c'è sempre l'ultima risorsa, quella con cui vai sul sicuro: la colpa è della sinistra. Le colpe possono variare a seconda delle esigenze, perciò a volte la sinistra non ha nulla da proporre, altre volte non sa mettersi d'accordo al suo interno, e poi sono tutti uguali, tutti ladri, perciò tanto vale tenersi Berlusconi. Questo argomento, che parrebbe il più realistico, in effetti ci riporta alla trascendenza pura: se sono tutti uguali, tutti incapaci, tutti corrotti, tutti ladri, tutti litigiosi, allora Berlusconi può essere diventato inamovibile solo per grazia divina.
Potrebbe però anche darsi che la spiegazione del fenomeno Berlusconi si possa trovare in una cosa banale come l'ipocrisia. Berlusconi è spregevole, ma fa tanto più comodo ai cosiddetti "alleati occidentali" proprio in quanto spregevole. Per il suo ruolo economico e la sua posizione geografica, l'Italia ha un potere contrattuale oggettivo, ma il clown è inattendibile come controparte, perciò anche quel potere contrattuale si può aggirare.
Per la NATO ed il Fondo Monetario Internazionale, oggi l'Italia non è più un complice e neppure un suddito, è un territorio annesso di cui disporre a piacimento. Per questo motivo Obama può usare le basi militari sul territorio italiano per aggredire la Libia, ma poi non cita l'Italia tra gli alleati, e ciò per far intendere a tutti che le aziende italiane non parteciperanno alla spartizione del bottino coloniale. Anche l'Italia, come la Grecia, potrebbe entrare da un momento all'altro sotto la diretta tutela del FMI. Se, nonostante le dimensioni della sua economia, l'Italia può essere assimilata dalla propaganda mediatica a piccole entità come la Grecia o il Portogallo, ciò accade grazie a Berlusconi, che rende credibile ogni emergenza, anzi è un'emergenza vivente, l'icona della catastrofe antropologica.
Sono tempi difficili, ed è proprio in questi momenti che si sente il bisogno di un punto di riferimento attendibile. E’ proprio in questi momenti che le straordinarie intuizioni di Pier Luigi Celli ci vengono in soccorso. Celli, direttore generale della prestigiosissima università privata Luiss (quella di Luca Cordero di Montezemolo o dell’ex ministro della Difesa Martino, per intenderci) ci informa, in una recente intervista concessa all’Espresso, che i nostri guai sono “…conseguenza di una nazione che non ha avuto una solida borghesia, che non ha affrontato una vera rivoluzione industriale, e dunque ha spinto gli italiani ad arrangiarsi…”. Una tesi davvero scomoda e che sconcerta per la sua originalità; ma Pier Luigi Celli, già autore dell’indimenticabile saggio “Comandare è fottere”, ci dà altre preziose indicazioni: “In Italia…purtroppo, i primi a trovare lavoro, attualmente sono i mediocri.” Ovvio, se no come diavolo avrebbe fatto a trovare lavoro uno come Pier Luigi Celli?
Ma il punto vero è l'interessata ipocrisia di questa retorica del merito, che consente di usare le magagne altrui come alibi per mascherare e spacciare le magagne proprie come coraggiose denunce. L'ipocrisia non è quindi un'esclusiva dei poteri sovranazionali, ed infatti anche Confindustria ha condotto in questi giorni una sorta di pronunciamento antiberlusconiano, denunciando l'immobilismo del governo ed invocando misure per la "crescita". Tutti ad applaudire Emma Marcegaglia, perché effettivamente la degenerazione del pagliaccio è tale che come si fa a non plaudire a chi lo fustiga?
Grazie alla nebbia fumogena della plateale abiezione berlusconiana, non ci si accorge che il "manifesto per salvare l'Italia" lanciato dal presidente di Confindustria, non contiene affatto provvedimenti atti a rilanciare produzione e consumi, semmai è un mix delle solite privatizzazioni e delle solite bolle finanziarie, da alimentare attraverso quelle che vengono chiamate "cartolarizzazioni".
Questa truffa finanziaria in inglese viene chiamata suggestivamente "securitization", per suggerire un'idea di sicurezza. Gli Italiani sono più diffidenti, e quindi si è escogitato questo termine spiazzante di "cartolarizzazione", che ricorda le cartolerie ed evoca immagini festose di bimbi che vanno alle elementari e di mamme premurose che gli comprano le matite colorate.
In cosa consiste questa cartolarizzazione? Lo Stato o un Ente locale decidono di privatizzare un immobile pubblico, ma ovviamente non c'è nessun privato che voglia veramente tirare fuori i soldi per comprarlo. Allora che si fa? Lo si dà ai privati gratis? Spesso si fa così, ma perché limitarsi ad una truffa sola, quando invece se ne possono fare due?
La cartolarizzazione è infatti una privatizzazione, cioè un furto, però con una frode finanziaria annessa. I beni immobili pubblici vengono trasferiti a società finanziarie private, create appositamente dalle banche; queste società dovrebbero pagare poi quei beni attraverso la vendita di titoli. Figuriamoci. Quindi il cittadino può essere derubato due volte: come contribuente a cui viene sottratta una parte del pubblico patrimonio, e come risparmiatore a cui si spaccia la solita finanza tossica.
La prima legge sulle cartolarizzazioni fu promulgata in Italia nel 1999 dal governo D'Alema, e ricalcava passo per passo le istruzioni del FMI. Che proprio la cartolarizzazione sia alla base dell'attuale crisi finanziaria e della conseguente depressione economica, costituisce un dettaglio che alla Marcegaglia non interessa. O forse l'interesse c'è, ed è proprio la distrazione causata dalla depravazione berlusconiana ad impedire di vederlo?
Pare dunque di capire che oggi anche Confindustria abbia poco a che fare con l'industria, anzi che si sia riciclata come agente provocatore delle banche, le quali usano l'emergenza della crisi e l'emergenza del berlusconismo come pretesti e coperture, in modo da continuare ad imporre sempre le medesime tecniche di frode finanziaria istituzionalizzata.

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giovedì 22 settembre 2011

Grecia,genocidio finanziario

La crisi della Grecia viene spesso imputata ai suoi cittadini, definiti spendaccioni e irresponsabili. Ma a guardare da vicino la loro vita è ormai un sacrificio senza fine.

  di:   Günter Tews    (traduzione di Andrea De Ritis
FONTE  http://www.presseurop.eu/it/content/article/978451-verso-un-genocidio-finanziario

Non si può rimanere zitti di fronte alle dichiarazioni dei più alti responsabili europei, talvolta al limite dell'assurdo, su questi "fannulloni" greci che si rifiutano di "risparmiare".
Da 16 mesi ho una seconda casa ad Atene, e ho vissuto questa drammatica situazione sul posto. Ci si lamenta che i piani di risparmio non funzionano perché i redditi fiscali diminuiscono. Si rimette in discussione la volontà dei greci di fare economie. Ma diamo qualche cifra concreta:
- Riduzione degli stipendi e delle pensione fino al 30 per cento.
- Taglio dello stipendio minimo a 600 euro.
- Drastico aumento dei prezzi (gasolio e benzina, 100 per cento; elettricità, riscaldamento, gas, trasporti pubblici, 50 per cento).
- Un terzo delle 165mila imprese commerciali è fallito, un terzo non è più in grado di pagare gli stipendi. Ovunque ad Atene si possono vedere cartelli gialli con la scritta "Enoikiazetai" in rosso – "Affittasi".
- In questa miseria i consumi (l'economia greca è stata sempre molto incentrata sui consumi) si sono ridotti in modo catastrofico. Le coppie con un doppio stipendio (il cui reddito familiare arrivava fino a 4mila euro) si trovano improvvisamente ad avere solo due sussidi di disoccupazione di 400 euro, che per di più cominciano a essere versati con due mesi di ritardo.
- I dipendenti statali o delle imprese parastatali, come l'Olympic Airlines o gli ospedali, non sono più pagati da mesi e il versamento del loro stipendio è stato rimandato a ottobre o all'"anno prossimo". Il record è del ministero della Cultura: molti dipendenti che lavoravano all'Acropoli non sono pagati da 22 mesi. E quando hanno occupato l'Acropoli per manifestare (pacificamente), sono stati subito caricati e gassati dalla polizia.
- Tutti concordano nel dire che i miliardi dei versamenti dell'Ue ripartono per il 97 per cento direttamente verso l'Unione e le banche, per rimborsare il debito e i nuovi tassi di interesse. Così il problema è con discrezione rigettato sulle spalle dei contribuenti europei. Intanto le banche continueranno a incassare alti interessi fino all'eventuale bancarotta, mentre i crediti sono tutti a carico del contribuente. Di conseguenza non c'è ancora denaro per le riforme strutturali.
- Migliaia e migliaia di piccoli imprenditori, autisti di taxi o di camion, hanno dovuto sborsare migliaia di euro per le loro licenze, e per ottenerle hanno fatto dei debiti, ma oggi si vedono confrontati con una liberalizzazione che permette ai nuovi arrivati di non pagare quasi nulla.
- Si continuano a inventare nuove tasse. Adesso per sporgere denuncia alla polizia bisogna pagare 150 euro sull'unghia. La vittima deve tirare fuori il portafoglio se vuole che la sua denuncia sia presa in considerazione. Nel frattempo i poliziotti sono obbligati a pagare di tasca propria per fare il pieno delle macchine di servizio.
- È stata creata una nuova imposta fondiaria associata alla fattura dell'elettricità. In caso di mancato pagamento viene interrotta l'elettricità.
- Ormai da diversi mesi le scuole pubbliche non ricevono più i libri di testo. Lo stato ha accumulato un debito enorme con le case editrici e di conseguenza le consegne sono state bloccate. Gli studenti ricevono ormai dei cd e i loro genitori devono comprare dei computer per permettere loro di seguire le lezioni. Nessuno sa come le scuole, soprattutto quelle del nord del paese, potranno pagare le spese di riscaldamento.
- Tutte le università sono di fatto paralizzate fino alla fine dell'anno. Molti studenti non possono né presentare la loro tesi né sostenere gli esami.
- Il paese si prepara a un'ondata di emigrazione di massa e spuntano sempre più agenzie specializzate in questo settore. I giovani si rendono conto di non avere alcun futuro nel paese. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 40 per cento fra i giovani laureati e il 30 per cento fra i giovani in generale. Chi lavora lo fa per uno stipendio da fame e a nero (senza alcuna forma di previdenza sociale): 35 euro per dieci ore di lavoro al giorno nel settore della ristorazione. Le ore di straordinario si accumulano senza essere pagate. In questa situazione non rimane più nulla per settori come l'istruzione. Il reddito che il governo greco riceve dalle imposte è quasi nullo.
- Le riduzioni di massa di impiegati della funzione pubblica sono state fatte in modo del tutto antisociale. Si è pensato soprattutto a sbarazzarsi delle persone qualche mese prima del loro pensionamento, così da dover versare solo il 60 per cento di una pensione normale.
La domanda è sulla bocca di tutti: dove è finito il denaro degli ultimi decenni? A quanto pare non nelle tasche dei cittadini. I greci non hanno nulla contro il risparmio, ma ormai non ce la fanno più. E chi ha un impiego si ammazza di lavoro (cumulando due, tre o addirittura quattro lavori diversi).
Tutti i miglioramenti sociali degli ultimi decenni sulla protezione dei lavoratori sono stati cancellati. Lo sfruttamento è ormai senza regole; nelle piccole imprese è soprattutto una questione di sopravvivenza. E quando si sa che i dirigenti greci hanno cenato con i rappresentanti della troika [la Commissione europea, la Bce e l'Fmi] per 300 euro a persona, ci si può chiedere quando la situazione finirà per esplodere.
La situazione in Grecia dovrebbe rappresentare un importante campanello di allarme per la vecchia Europa. Nessun partito favorevole all'ortodossia di bilancio sarebbe in grado di applicare il suo programma, non sarebbe neanche eletto. Bisogna combattere il debito finché è ancora relativamente sotto controllo, prima che diventi una sorta di genocidio finanziario.

F**K The Fed

martedì 20 settembre 2011

alcuni interessanti film



Sull'onda del successo di auto-produzioni come il fenomeno Paranormal Activity, anche da noi si tenta la strada dell'horror chiuso tra le mura di casa che punta più sulle atmosfere e sui colpi di scena che non sugli effetti speciali di post produzione. Tempo di reazione non si nasconde e fin dall'immagine di locandina la mente torna al film di Oren Peli: ma una volta schiacciato play si scopre che c'è qualcosa di diverso nella creatura di Antonio Micciulli. Come nella miglior tradizione horror, il regista vuole procedere in modo metaforico e, attraverso un racconto dell'orrore svelare i veri orrori della vita e della nostra quotidianità. Insomma, non ci si accontenta di spaventare, ma si vuole dare anche un logos alla paura: un obbiettivo nobile ed ambizioso che si deve confrontare con i limiti strutturali di una piccola produzione che deve contare più sulle buone idee che su un budget a cinque zeri.


Cause recenti e responsabilità remote di chi ha costruito male per risparmiare sul materiale e sulle tecniche, di chi doveva controllare, ma non lo ha fatto, agli amministratori che hanno favorito la speculazione a discapito della sicurezza dei cittadini. Interviste e testimonianze a sismologi, geologi, tecnici del territorio e delle costruzioni, avvocati e giudici arricchiscono questo film-documento. Sangue e Cemento è stato realizzato dal Gruppo Zero, un collettivo di giornalisti, cineasti e comunicatori che producono documentari d'inchiesta per un'informazione corretta e libera da manipolazione. Perché L'Aquila non era inserita nella fascia 1 di pericolosità sismica? Perché non era stata disposta nessuna politica antisismica nel territorio abruzzese? Perché dopo l'inizio dello sciame sismico (ottobre 2008) non erano state disposte misure adeguate? Perché si consente di costruire nelle zone sismiche con materiali mescolati con troppa acqua,sabbia salata, ferro di cattive colate, insomma perché si costruiscono edifici destinati a crollare? Perché si tollerano le infiltrazioni della criminalità organizzata nell'edilizia delle zone sismiche? Perché le imprese che hanno costruito gli edifici crollati non vengono escluse dalla ricostruzione? Perché la ricostruzione viene gestita al riparo del controllo della popolazione? Perché la notte del 6 aprile 2009 sono morte 299 persone?





Nella San Francisco del 1957, un capolavoro di letteratura americana fu portato sul banco degli imputati. HOWL è il film che descrive questo momento fondamentale della contro-cultura americana. La storia è raccontata principalmente su tre piani di lettura : il processo, la riabilitazione del giovane Allen Ginsberg (James Franco), e il poema stesso, animato da alcuni graphic novelists, e dal collaboratore di Ginsberg, Eric Drooker con il suo immaginario beat. Il genere stesso del film ricorda la sconvolgente originalità del poema. Il racconto del processo rappresenta la trama narrativa del film, riecheggiando temi ancora in voga oggi: la definizione di osceno, i limiti della libertà di espressione e la stessa natura dell'arte. L'avvocato della difesa è interpretato da Jake Ehrlich (John Hamm), l'avvocato liberale delle star. Il pubblico ministero invece, Ralph Mcintosh (David Strathairn), cerca di provare che l'opera è oscena, tentando allo stesso modo di interpretarla. I testimoni dell’accusa sono un’ insegnante d’inglese (Mary-Louise Parker), che reputa il poema osceno, e un professore (Jeff Daniels) che ha un’idea precisa su ciò che è, o che non è, scritto bene. Dalla parte della difesa ci sono 50 intellettuali (Treat Williams, Alesandro Nivola tra i tanti), che ricordano i meriti culturali e artistici del poema. Il giudice che presiede l’udienza è Clayton Horn (Bob Balaban), che decreta una sentenza sorprendentemente appassionata. In un immaginifica intervista scandita da flashback, Ginsberg medita sul suo processo creativo e sulle difficoltà che ha dovuto affrontare.







sabato 17 settembre 2011

PRESIDIO A MILANO PRO LIBIA

Appello per il 15 Ottobre 2011.
Posted on settembre 7, 2011
Dopo oltre sei mesi dal suo inizio, sembra non avere fine la guerra della NATO contro la Giamahiria di Muammar Gheddafi: migliaia di morti causati dai bombardamenti dal cielo contro la popolazione e le infrastrutture civili, uso di elicotteri Apache e droni, mercenari e truppe speciali, rifornimenti di armi micidiali e di ultima generazione ai terroristi qaedisti di Bengasi, tutti insieme non sono stati sufficienti per avere la meglio sull’eroica resistenza del popolo libico guidato da Muammar Gheddafi. I grandi media della NATO continuano a fare propaganda proclamando la vittoria da settimane, se non da mesi; eppure dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che si tratta di disinformazione strategica a scopi militari. La realtà è che nei sobborghi di Tripoli, a Sirte come a Bani Walid, la resistenza continua, rifiutando la resa e il tradimento!
L’Italia, a cui è stato ordinato di partecipare al conflitto – anche contro i suoi interessi - dal suo padrone d’oltreoceano, per mezzo dei suoi politici servi e traditori continua a giustificare la partecipazione militare alla guerra in Libia con la disgustosa retorica dell’”azione umanitaria a difesa dei civili”.
“La Libia è invece vittima di un’ennesima aggressione della Nato, politicamente per nulla diversa da quella contro la Serbia nel 1999 e da quella contro l’Iraq nel 2003, per scopi totalmente geopolitici (approvvigionamento petrolifero e insediamento di un governo non ostile a Washington) e geo-strategici (espansione della sfera d’influenza della Nato, attraverso il comando Africom), volti al contenimento di potenze rivali nei fondamentali scenari del Vicino Oriente e del Mediterraneo”. (testo ripreso da qui)
Contemporaneamente all’azione di aggressione militare alla Libia iniziata a Marzo, si è scatenata la macchina mediatica della NATO contro la Siria di Assad, replicando lo stesso schema utilizzato dalla propaganda di guerra contro Gheddafi per giustificare moralmente l’intervento militare di fronte all’opinione pubblica occidentale, invocando una nuova “azione umanitaria in difesa dei civili”: Assad sarebbe un feroce dittatore autore di abominevoli repressioni contro la popolazione civile che vuole democrazia e libertà; Assad sarebbe un uomo politicamente finito odiato dal suo popolo, etc,.etc. Non importa che i disordini siano in realtà dovuti anche qui a terrorismo armato guidato da componenti esterne alla società siriana; no, le falsità dei media della NATO sono fondamentali per spianare la strada alle sanzioni economiche, alle menzognere risoluzioni dell’ONU e, in ultimo, all’aggressione militare funzionale alle mire strategiche dell’occidente euro-atlantico. Come per la Libia, l’Italia ha seguito e segue supinamente passo dopo passo l’escalation pianificata dalla NATO contro la Siria e tutto fa pensare che l’ “Italian Repubblic” non si sottrarrà a partecipare ad una nuova aggressione militare contro un paese sovrano, laico e socialista, se le verrà ordinato di farlo dai suoi padroni di Washington e Londra. E dopo la Libia e la Siria, sarà il turno dell’Algeria, o magari della Russia, come auspicato dal senatore americano, ex candidato alla presidenza, John McCain? Dove condurranno l’Italia le strategie guerrafondaie di quei paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che guidano e la fanno da padroni nella NATO?
“Come per la Libia, anche nel caso della Siria, nessun movimento, partito o gruppo è riuscito ad alzare una voce forte e decisa contro questo nuovo tentativo di aggressione, tanto più a sinistra e nel mondo tradizionalmente “pacifista”, dove si è sostenuta la linea imperialista e neo-colonialista imposta da Obama, da Cameron e da Sarkozy. Preso atto del fallimento storico e politico di queste componenti della società civile, e dell’impossibilità per le ragioni anti-imperialiste e della sovranità nazionale di avere una seria rappresentanza all’interno di istituzioni e grandi organi di stampa” (testo ripreso da qui), alcuni membri del comitato promotore della mobilitazione del 30 agosto 2011 hanno deciso di dare continuità all’aggregazione di forze ed intenti di quella manifestazione, allargandone la piattaforma, per organizzare un nuovo presidio unitario in difesa della Giamahiria e della Repubblica Araba di Siria contro la NATO.
E’ perciò convocato un :
PRESIDIO A MILANO,
DAVANTI AL CONSOLATO GENERALE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA,
SABATO 15 OTTOBRE 2011,
DALLE 15.30 ALLE 17.30, CON CONCENTRAMENTO ALLE ORE 16.30,
PER CHIEDERE:
1.L’immediato ritiro delle forze militari italiane dalla missione criminale in Libia e da tutte le missioni per conto della Nato e degli Stati Uniti d’America;
2.Il ritiro di tutte le forze armate americane dalle basi militari in Italia, dall’Europa e dal Medio Oriente;
3. La fine di qualsiasi tipo di sostegno dell’Italia alle azioni terroristiche in Siria e ai tentativi di destabilizzazione del paese da parte della NATO.
4. Le dimissioni dei politici italiani servi della NATO e degli USA, come Napolitano, Frattini, La Russa e Berlusconi, che per esaudire i desideri atlantici continuano a violare l’art. 11 della Costituzione attaccando militarmente la Libia e attuando la destabilizzazione della Siria progettandone l’aggressione militare.
PER MANIFESTARE:
1. Il nostro appoggio all’eroica resistenza della Giamahiria di Muammar Gheddafi e della popolazione libica di fronte ai mercenari, ai tagliagole jihadistii, alle bombe e alle truppe speciali della NATO.
2. Il nostro sostegno alla Siria del presidente Assad, vittima degli attacchi terroristici delle bande criminali jihadiste fomentate dall’occidente e dalle squallide campagne mediatiche dei media della NATO.
3. Al mondo, ma soprattutto al popolo libico e siriano, che c’è un’Italia che non dorme e non subisce passivamente i diktat della NATO e che si ribella alle sue logiche criminali, che disprezza i propri politici servi e traditori e che vuole al più presto ristabilire dei rapporti di amicizia e cooperazione con la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista e con la Repubblica Araba di Siria.

PER ADERIRE SCRIVERE A : sabato15ottobre@libero.it
- Modalità di svolgimento, luogo e regole del presidio
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giovedì 15 settembre 2011

I bambini perdono, ancora

A California museum has cancelled an exhibit of art by Palestinian kids in Gaza, reportedly after pressure from pro-Israel groups in the Bay Area. The Museum of Children’s Art in Oakland had been working for months with the Middle East Children’s Alliance on the project, “A Child’s View of Gaza,” set to open in two weeks. Does it really need to be said: Kids shouldn’t have to pay for the appalling cruelty and stupidity of adults. Look at this art.

See the children’s drawings that terrified the San Francisco Jewish Community Relations Council and the Jewish Federation of the East Bay

by Seham
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To view the rest of the images, visit MECA’s Facebook page. Click here to let MOCHA know what you think about their censorship of Palestinian children’s voices by sending them a letter. Here’s the the Jewish Federation of the East Bay gloating over the cancelled exhibit on Twitter:
jfedtweet 
FONTE 

lunedì 12 settembre 2011

Islanda. Esercizi di democrazia diretta e partecipata

Noi che quotidianamente ci riscopriamo avvezzi a messaggi catastrofisti, nuotando in acque d’improvviso fattesi torbide e melmose, noi sull’orlo del collasso e dell’implosione dettata dal progressivo sgretolarsi di certezze per tanti, troppi anni credute indissolubili. Noi, popoli mainstream, abituati a scimmiottare il vacuo luccichio di traballanti egemonie culturali. Noi che, con le spalle al muro, imprigionati dal nostro sorriso inebetito dall’ignavia e dalla schiavitù intellettuale, spesso ignoriamo svolte importanti, barlumi di futuro luccicanti come il ghiaccio, o come il fuoco.
Ghiaccio e fuoco, binomio che da sempre fa dell’Islanda, quell’isola al confine del globo, una terra tanto unica e suggestiva. Un’Islanda che lancia segnali al mondo. E stavolta non c’entrano vulcani dai nomi impronunciabili, o scorci mozzafiato. Questa volta è il popolo islandese che, interrogandosi sulla Natura umana, ha compiuto e sta compiendo tutt’ora la sua personalissima “operetta morale”. Un’operetta d’arte. Già, perché a quanto pare il Fondo Monetario Internazionale non si occuperà più degli affari economici di Stato, lasciando ai discendenti dei vichinghi piena libertà di agire nel prosieguo del “salvataggio nazionale” resosi necessario dopo le devastazioni che la Crisi ha prodotto nell’isola dei geyser.
Il premier Johanna Siguroardottir ha annunciato attraverso una conferenza stampa nei giorni scorsi che il FMI non intaccherà il laborioso processo di “resurrezione”, dopo lo tsunami finanziario a livello globale che non ha certo risparmiato l’isola scandinava nel biennio 2008-2009. Processo che, a dispetto del resto d’Europa (dove i vari stati si barcamenano tra menzogne raccatta-voti e impietosi diktat internazionali) si è sviluppato valorizzando quel concetto di Stato Sociale che ormai altrove sta diventando un miraggio, strozzato dalle folli direttive anticrisi volute dagli stessi uomini che questa crisi l’hanno provocata.
La rivoluzione islandese, l’unica rivoluzione taciuta e nascosta ai e dai canali d’informazione. Una rivoluzione che non ha previsto scontri in piazza (all’infuori di qualche uovo e qualche fragore di casseruola davanti al Parlamento), una rivoluzione senza manipoli di ribelli a caccia del tiranno da destituire. Un movimento pacifico e coeso, una collaborazione tra popolo e istituzioni che ha portato alle dimissioni dell’intero governo, all’arresto dei top manager e dei dirigenti responsabili della bancarotta del 2008-2009 (l’ex presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson, ad esempio), a una consultazione popolare per eliminare il pesante fiato sul collo dell’FMI, alla nazionalizzazione delle banche e a una Costituzione nuova di zecca, pronta per difendere i valori nazionali dall’attacco dei banditi che vogliono riversare sulla massa i gravi errori di pochi. Un’azione senza precedenti, che ha portato gli abitanti del piccolo stato scandinavo a rifiutare il debito imposto dagli stanziamenti internazionali, quegli stanziamenti obbligatori e degni del peggior strozzino, che stanno soffocando identità e umanità di popolo un po’ dappertutto, nel vecchio continente.
«Noi la Crisi non la paghiamo», recitava uno slogan dell’Onda, all’inizio del periodo di recessione. Uno slogan con niente dietro. Noi lo scrivevamo, loro l’hanno fatto, dicendo «Europa? No, grazie». Non sarà facile sfuggire alle grinfie del FMI, che si riproporrà a suo modo, come aguzzino travestito da consolatore, scottato dalla fuga.
I valori di questa reazione, esplosa dalla drammaticità degli eventi, hanno comportato nell’islandese un radicale cambiamento di coscienza che ha partorito, insieme al rigetto verso il capitalismo neoliberista, anche un’esigenza di trasparenza. Questa consapevolezza si è subito tradotta nell’ “Icelandic Modern Media Initiative”, un progetto teso a creare una cornice legale per la protezione della libertà di stampa e di espressione. Un’Assemblea Costituente innovativa, quella di Reykjavik, dove la diffusione e la trasparenza han giocato ruoli fondamentali. Un organismo che chiede ai propri cittadini di redigere la nuova Costituzione attraverso i mezzi che questi tempi offrono, come i social network, ad esempio. Un messaggio unico, che fa crollare il divario gerarchico tra lo Stato e il cittadino. Insomma, una vera svolta a trecentosessanta gradi, che ci pone davanti al consueto dubbio: come mai la situazione islandese è stata così offuscata? Perché si preferisce parlare di stati al collasso (vedi Grecia) o di teatri cruenti (vedi primavere arabe), piuttosto che far luce su questo esempio possibile di partecipazione diretta di un popolo che ha avuto il coraggio di dichiarare l’insolvenza del proprio debito? Il modello islandese non deve passare. Forse perché le realtà del Nord Europa sono poco assimilabili alla nostra indole? Forse perché i 300.000 islandesi han più facilità nel tradurre in fatti ciò che 60.000.000 di italiani saranno sempre destinati a sognare?
Probabilmente è più facile organizzare cambiamenti così radicali per una piccola isola come l’Islanda, ma altrettanto probabilmente non è pretenzioso pensare di poter ancora trovare un percorso alternativo al modello novecentesco della lotta per le strade. Non pretenzioso? Forse. O forse è davvero pretenzioso, per noi che mangiamo pappe pronte e impacchettate da chi decide il volume e la sostanza della nostra conoscenza indotta,  comprendere di poter essere il cambiamento, più che sperarlo o invocarlo.
Nicola Mente
fonte.

venerdì 9 settembre 2011

Esportatori di "democrazia"

Che c'è di meglio di una bella "rivoluzione colorata"vero cavallo di Troia per estromettere un governo legittimo di un qualsiasi paese che nelle manovre di strategia geopolitica interessa al NEOCON
Ma come fare per innescare una rivoluzione per ottenere il consenso internazionale ed esportare "democrazia" con bombe e  mercenari macellai di donne e bambini,semplice,utilizzando le nuove tecnologie ,il nuovo tam tam mediatico,i social network come facebook e twitter.
Ed ecco le prove della manipolazione mediatica,in questo caso si tratta di twitter e il paese è la Siria.


I terroristi di twitter





giovedì 8 settembre 2011

niente schiamazzi,siamo in chiesa

Di: Massimo Cacciavillani
Nel SILENZIO GENERALE,in Commissione Bilancio Senato è stato BOCCIATO l'emendamento dei Radicali che chiedeva di ABOLIRE ESENZIONE ICI per le attività COMMERCIALI del Vaticano.LO SAPEVI? Hanno votato contro l'emendamento PDL,Lega e Terzo Polo.Astensione da IDV (astensione vale come voto contrario). Per il PD solo 3senatori hanno votato a favore dell'emendamento,mentre la maggioranza dei commissari PD non ha partecipato al voto.
MOLTI SPERANO CHE NON SI SAPPIA

giovedì 1 settembre 2011

Tratta femminile in Iraq

scusate se ho tradotto alla meno peggio 
Una ragazza tribale libica, avrà la stessa sorte come le sue sorelle irachene?

Di Rebecca Murray
1 Settembre 2011


Al-Battaween, la strada a luci rosse a Baghdad.
Credito: Rebecca Murray / IPS

BAGHDAD,
27 agosto 2011 (IPS) ~

Rania aveva 16 anni quando dei funzionari la violentarono durante la cacciata di Saddam Hussein nel 1991,  in Iraq sciita a sud. Lei dice.
"I miei fratelli sono stati condannati a morte,
e il prezzo per fermare questo era quello di offrire il mio corpo "
Scacciata per 'vergogna' dalla sua famiglia, Rania scappò a Baghdad e presto cadde  nel giro del quartiere a luci rosse di Baghdad.
Prostituzione e il traffico del sesso sono epidemia in Iraq, dove la violenza dell'occupazione militare e lotte settarie hanno fracassato le istituzioni nazionali, impoverito la popolazione e lacerato famiglie e quartieri.

Oltre 100.000 civili sono stati uccisi e circa 4,4 milioni di iracheni sfollati dal 2003.
Amnesty International afferma:
"Guerre e conflitti, ovunque essi si sono combattute invariabilmente inaugurano disgustosamente un alto livello di violenza contro donne e ragazze."
Rania lavorava sulla sua strada  come vice di un trafficante del sesso, la raccolta di denaro presso i clienti. Lei spiega:
"Se avessi quattro ragazze, e circa 200 clienti al giorno
~ Potrebbe essere di circa 50 clienti per ciascuno di loro ".
I costi di sesso circa 100 dollari a seduta ora, dice Rania.
Molte ragazze vergini vengono venduti per circa 5.000 dollari, e tratta di destinazioni popolari come l'Iraq settentrionale, la Siria e gli Emirati Arabi Uniti. Non-vergini sono circa la metà di quel prezzo.

Le ragazze che scappano per sfuggire alla violenza domestica o matrimoni forzati sono la preda più vulnerabili per gli uomini che lavorano per protettori nelle stazioni di autobus e taxi.
Alcune ragazze sono venduti anche a matrimoni da parte dei parenti della famiglia, solo per essere consegnato a bande di trafficanti.
La maggior parte dei trafficanti dell'Iraq sono prevalentemente il sesso femminile, in esecuzione squallidi bordelli in quartieri come Al-Battaween decrepito quartiere nel centro di Baghdad.
Sei anni fa, un raid da parte delle truppe statunitensi in bordello Rania ha portato la sua carriera nefasto a una brusca fine. Le prostitute sono stati accusati insieme a tutti gli altri per favoreggiamento al terrorismo.
Reclusione cambiato la vita di Rania di. Mentre servito tempo a Baghdad, Al-Kadimiyah di lock-up ~ dove più della metà dei detenuti femminile servire il tempo per la prostituzione ~ gruppo di sostegno di donne locali sua amicizia. Oggi lavora per loro come ricercatore sotto copertura, attingendo i suoi anni di esperienza e collegamenti ad infiltrarsi bordelli in tutto l'Iraq.

Coperte di nero, con il nero, le unghie laccate e braccialetti d'oro, dice Rania,
"Ho a che fare con tutti questi protettori e trafficanti del sesso." Non dire loro che sono un attivista, io gli dico che sono un trafficante sesso. Questo è l'unico modo per me per ottenere informazioni. Se scoprono che sono un attivista ho ucciso ".
In una esperienza straziante, Rania e altre due ragazze hanno visitato una casa di Baghdad Al-Jihad quartiere, dove si svolgevano bambine di 16 a soddisfare esclusivamente le forze armate Usa. Il proprietario del bordello ha detto Rania che un interprete iracheno impiegato dagli americani servito da taxista, il trasporto da e per le ragazze della base Usa all'aeroporto.

Rania collaboratori di nascosto ha preso le foto delle ragazze prigioniere con i loro telefoni cellulari, ma sono stati catturati. "Una ragazza è impazzita", Rania ricorda. "Ci ha accusato di spionaggio. Non so come siamo scappati", esclama. "Abbiamo dovuto scappare a piedi nudi ~!"
 
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