involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

lunedì 24 gennaio 2011

"La Condition Humaine" di Magritte. Vero e verosimile

humainePassata la spensierata ebbrezza della tanto agognata - dal mondo Occidentale - vittoria del pensiero unico edonistico-liberista, la post-modernità ci sta facendo pian piano svegliare con quegli acciacchi tipici della post-sbornia da notti bagorde. Le sfide che il nostro tempo ci sta ponendo innanzi sono molteplici ed alcune appaiono insormontabili senza una seria, quanto traumatica, revisione dei nostri modelli. Dalla crisi finanziaria globale alle ondate migratorie, dall’abbassamento della dignità del lavoro nei paesi sviluppati alla compromissione degli equilibri ambientali sono tra le sfide che l’umanità si trova ad affrontare e dalle cui risposte dipende la tenuta stessa dell’abitabilità del mondo.
Tuttavia, dietro alla pregnanza di questi grandi temi passa inosservata una difficoltà che incide in maniera non secondaria sulle capacità che ognuno di noi deve avere per fare fronte e navigare, quantomeno a vista, sul mare in tempesta di questo nostro tempo. Facciamo esperienza ogni giorno dello sgretolamento delle illusioni e della vacuità delle apparenti prelibatezze della post-modernità e a ciò reagiamo con atteggiamenti tipici degli stati di depressione: l’inattività e l’apatia tipica di chi vede ormai frantumarsi il tempo della speranza, il futuro. Insomma, si assiste quotidianamente all’infiacchirsi della nostra fiducia di incidere su processi macroscopici, assestando conseguentemente un colpo mortale alla nostra capacità critica. Quella difficoltà, a cui poco fa accennavo, agisce drammaticamente su questo biunivoco rapporto di potenziamento tra sfiducia e infiacchimento del senso critico, di fatto neutralizzando quei meccanismi culturali che potrebbero recidere il rischio di cristallizzazione in forme psicotiche dell’apatia e dell’inattività. Questa difficoltà si sostanzia nella distinzione tra Realtà e Fiction, nella nostra capacità di saper rintracciare la differenza tra Vero e Verosimile.

Con l’approssimarsi dell’onnipotenza della tecnica, non solo la Fiction rischia di essere indistinguibile dalla Realtà ma addirittura assume un ruolo privilegiato rispetto ad essa, quasi un livello maggiore di verità. Nella Fiction il Verosimile, nel suo ruolo di approssimazione al Vero, raggiunge risultati talmente alti – la tecnica è declinabile infatti come Alta Definizione – che, travolti gli antichi rapporti, la Realtà sembra avere un ruolo da comprimario perché non necessariamente spettacolare.
Il confine tra realtà e finzione si scardina e l’individuo, perso nel deserto di valori della post-modernità, si abbandona ai narcotici e alle illusioni del verosimile come ad una “dolce morte”.
Niente di più profetico poteva esprimere il genio artistico di René Magritte quando nel 1933 sollevò il problema, esprimendolo nell’estasi artistica di “La condition humaine” (vedi foto). La distinzione tra la realtà e la sua riproduzione artistica è rintracciabile solamente per mezzo del bordo bianco della tela, che rompe la continuità con il mondo esterno. Sottovalutare l’importanza di quel tratto bianco significherebbe delegare ad altro – nei nostri tempi la tecnica – la creazione di un mondo condiviso. La sfida di oggi allora, si gioca su questo stacco tra tela e mondo esterno. Riattivare la differenza tra Vero e Verosimile significa prendere in mano, come collettività, l’attività creatrice di significati che nella loro portata universale possono restituire un mondo abitabile insieme agli Altri. Lasciare che la Fiction e la Verosimiglianza rompono gli argini di questa distinzione, venendo a sostituire - come suo surrogato spettacolare - il mondo esterno, significa lasciare mano libera a poteri eterei e sovracomunitari - economici e tecnici - la creazione di questi significati. Magritte nel disegnare il bordo bianco della tela ci ha testimoniato che l’uomo può destarsi dal suo abbandono e diventare artista di un mondo di significati condivisi da tutti. Condizione perché questo avvenga è che si distingua ancora il Vero dal Verosimile, la Realtà dalla sua riproduzione spettacolare, cioè dalla Fiction.
Con occhio superficiale una tale riflessione sembra - visti i drammi dei nostri tempi - troppo astratta, ma quanto sia stringente lo dimostra - se guardiamo con occhio più fino - il grande circo politico italiano di questi giorni. Tra le grandi questioni dirimenti della quotidianità italiana, come le guerre fallimentari e i più di 2 milioni (21,2% Istat) di giovani tra i 15 e i 29 anni inattivi (disoccupati e non inseriti in percorsi formativi e scolastici), l’opinione pubblica si divide e si da battaglia su scandali sessuali degni dei più squallidi B-movie della commedia sexy all’italiana.
Così assuefatti alla spettacolarizzazione della realtà, è la Fiction che domina, è la tecnica con il suo impero nella finzione che crea i suoi significati e il nostro senso critico si sposta dalle grandi questioni alla narcosi del verosimile, ammansendoci tutti nell’abbiocco voyeuristico.
Aureliano Xeneizes

sabato 22 gennaio 2011

E COSI' CHE SCOPRIRONO L'ACQUA CALDA

Leggi e sanzioni sono necessarie, ma non sufficienti. Per arginare il fenomeno delle morti sulle strade, in Italia sarebbe indispensabile una formazione costante di giovani e adulti, per innalzare il livello di consapevolezza del rischio, oltre che della conoscenza pratica delle norme. Ne sono conviti molti operatori di settore, intervenuti nei giorni scorsi alla presentazione della campagna divulgativa del Moige, sulla sicurezza stradale "Corri il rischio: vivi sicuro!", in tour in questi giorni nelle città italiane.

"Le ultime statistiche sugli incidenti stradali - ha dichiarato il presidente dell'Aci, Enrico Gelpi - dimostrano come l'emergenza sicurezza vada affrontata con un nuovo approccio alla formazione oltre che con l'aumento dei controlli su strada: occorre realizzare un percorso formativo continuo che preveda anche la frequenza di corsi di guida sicura ed eco-compatibile entro i tre anni dal conseguimento della patente".

GIOVANI PROTAGONISTI. Coinvolgere i ragazzi, dunque, appare indispensabile secondo Maria Rita Munizzi, presidente nazionale Moige - movimento genitori, "per porre fine alle stragi sulla strada. Necessaria però appare la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, anche con il miglioramento delle condizioni delle strade, l'illuminazione, la segnaletica, coniugando azioni di prevenzione a quelle di repressione".

IL RUOLO DEGLI ADULTI. in questo contesto, cruciale si rivela il ruolo dei genitori, ancora troppo distratti sul fenomeno e disinformati sui sistemi di sicurezza da applicare per far viaggiare al meglio i bambini. Iniziative di formazione e informazione dovrebbero, secondo il segretario generale di Fondazione Ania, Umberto Guidoni, essere indirizzate proprio a loro: "La sicurezza dei minori trasportati in auto è un problema serio a causa della superficialità con cui è affrontato dalle famiglie. I dati Aci - Istat  e il progetto del Moige, che da quei numeri parte, ne sono la dimostrazione. Una delle ragioni risiede anche nello scarso senso civico".

LE PROPOSTE DELL'ANIA. In questo senso vanno alcune proposte che la  Fondazione ANIA ha proposto nelle sedi opportune, come l'inasprimento delle sanzioni per chi non rispetta le norme volte alla sicurezza dei minori in auto e avviato, al tempo stesso, numerose attività di sensibilizzazione attraverso protocolli di intesa con gli enti locali.

POLIZIA STRADALE IN PRIMA LINEA. Ottimista tuttavia, si è detto il direttore del Servizio di Polizia stradale, Roberto Sgalla, che ha sottolineato come pur restando un "grave allarme sociale", il fenomeno delle morti sulle strade sia al centro dell'attenzione della polstrada con risultati incoraggianti: "Contrastare la mortalità giovanile dovuta ad incidente stradale è da sempre il nostro primo obiettivo - ha dichiarato Sgalla - che, accanto all'intensificazione dei controlli, ha da oltre dieci anni investito risorse e professionalità in campagne informative destinate agli studenti. E l'abbattimento degli incidenti che coinvolgono i giovani ci dice che siamo sulla giusta strada".

ATTENZIONE ALLA QUALITA' DEL PRIMO SOCCORSO. Ma per completare il quadro di interventi da ottimizzare, non bisogna escludere il settore medico e di pronto soccorso: "La formazione ha un ruolo chiave nella diminuzione dell'incidentalità e delle sue vittime. Tuttavia - ha concluso il professore Andrea Costanzo, presidente della Società Italiana di Traumatologia della Strada (Soc.i.tra.s) -:, come associazione di medici, non possiamo tacere su altri fattori che sono ugualmente importanti per ridurre le vittime: la qualità del primo soccorso e la sua organizzazione, la qualità dei trattamenti ospedalieri, la mancanza di serie ricerche con strumenti accreditati. Siamo ancora fermi agli anni '50, per questi aspetti".

MATERIALI- Legge sicurezza stradale (pdf)

venerdì 21 gennaio 2011

Alpi-Hrovatin, nuove indagini

di Alessandro Iacuelli
 
La Commissione parlamentare d'inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti riaprirà le indagini sulla morte di Ilaria Alpi, all'interno della più ampia inchiesta sulle cosiddette "navi dei veleni" e sui traffici transfrontalieri di rifiuti tossici. Lo si legge in una nota del presidente della Commissione Gaetano Pecorella, che sottolinea: "L'audizione del maresciallo Scimone, che ha operato in collaborazione con il comandante Natale De Grazia e con i magistrati di Reggio Calabria, ha consentito alla Commissione di acquisire una notizia di estremo interesse: nel corso di una perquisizione nei confronti di Giorgio Comerio è stata ritrovata, in un fascicolo rubricato con il nome Somalia relativo alla smaltimento dei rifiuti, la copia di un dispaccio dell'agenzia Ansa sulla morte di Ilaria Alpi. Poiché in quel momento nulla consentiva di collegare la morte della giornalista e del suo operatore al traffico dei rifiuti con la Somalia, il rinvenimento di questo documento e la sua collocazione richiedono un ulteriore e penetrante approfondimento".
Racconta Pecorella: "La cosa che abbiamo trovato assolutamente importante sul piano dell'inchiesta è che non vi sarebbe stato in quel momento alcun motivo di collegare la Somalia, come questione di cui si occupava Comerio, con la morte di Ilaria Alpi. In quel momento nessuno ha pensato alla questione dei rifiuti. Vorremmo capire perchè si è instaurato questo rapporto nella testa di Comerio".
Una strana osservazione, quella di Pecorella. Che Comerio si occupasse di rifiuti è già noto da anni. Ricordiamo che alcuni suoi documenti furono trovati a bordo del relitto della Jolly Rosso, spiaggiata ad Amantea. Per chi non lo sapesse, Giorgio Comerio è un ingegnere di Busto Arsizio, ma residente in diverse parti del mondo: sull'isola britannica di Guernsey, a Malta, a Lugano e in Italia, in una bella villa di Garlasco in provincia di Pavia.
Balzò agli onori nella prima metà degli anni '80, quando fu espulso dal Principato di Monaco per traffico d'armi, poiché riforniva di missili Exocet i generali argentini durante la guerra delle Falkland. Definisce se stesso un "semplice esperto di navi e di localizzazioni". Negli ultimi anni ha messo in piedi, con un socio austriaco e altri personaggi, la società Oceanic Disposal Management, poi è andato in giro per il mondo ad offrire una soluzione davvero originale per la sistemazione delle scorie radioattive.
Quelle stesse che i Governi non sanno dove mettere. L'ingegnoso progetto prevede il lancio, da navi appositamente riadattate, di siluri metallici, chiamati "penetratori", caricati di scorie radioattive vetrificate o comunque rese inerti. Secondo il progetto dell'ingegnere, i siluri si andrebbero a conficcare fra i cinquanta e gli ottanta metri al di sotto del fondale marino. I penetratori sono anche dotati di sonar che li rendono rilevabili per un eventuale recupero. Proprio la presenza dei sonar gli ha consentito di aggirare la legge, e far così considerare il suo sistema non come un trasferimento ai fondali marini del concetto di discarica, ma come un metodo di "deposito temporaneo".
Certo, esistono sia la Convenzione di Londra sia altre convenzioni internazionali che vietano lo scarico in mare dei rifiuti e dichiarano espressamente illegali questi piani, ma secondo le parole di Comerio "attraverso i penetratori le scorie vengono depositate non dentro il mare, ma sotto i fondali marini" e poi ricorda che "ci sono Nazioni che non hanno firmato la Convenzione, con cui è possibile lavorare". Su di lui sono in corso indagini anche in Italia, da molti anni. Indagini dalle quali è emersa la rete di affari che ha proceduto per decenni con un'alternativa ai penetratori: le cosiddette "navi a perdere". In pratica si affonda dolosamente la nave, con l'intero carico pericoloso, simulando un incidente. Ancora oggi, non si sa quante siano di preciso le navi dolosamente affondatenel Mediterraneo.
Queste considerazioni, fanno anche parte del patrimonio della Commissione Ecomafie, fin dalla XV legislatura. Ci si potrebbe quindi chiedere come mai Pecorella non ne fosse al corrente. Però una novità c'è davvero: dopo il collegamento, già dimostrato, tra la morte di Ilaria Alpi e le attività in Africa del faccendiere italiano Giancarlo Marocchino, ora emerge la prova documentale di un collegamento con la figura di Giorgio Comerio.
Dal mare somalo ancora oggi affiorano, per galleggiamento, bidoni e cisterne. Vengono affondati pieni, poi si svuotavano per la corrosione, e tornano a galla, o vengono spinti a riva. Sulla costa di Boosaaso i tecnici dell’Agenzia per l'Ambiente dell'Onu rilevarono, nel 1994, altissime concentrazioni di sostanze tossiche. Concentrazioni tanto elevate che li indussero, per paura di essere contaminati, ad allontanarsi celermente. Nell'ultima intervista compiuta prima di essere assassinata, la giornalista della Rai aveva chiesto al sultano di Boosaaso,Abdullah Muse Bogor , proprio notizie sulle sostanze pericolose gettate in mare o sepolte sotto l'asfalto della strada Garoowe-Boosaaso.
Il sultano aveva risposto: "Si, la gente ne parla. Ho sentito dire che sono state trovate cisterne in mare, o sepolte sotto l'asfalto, stia attenta però signorina da noi chi ha parlato del trasporto di armi, chi ha detto di aver visto qualcosa, poi è scomparso. In un modo o nell’altro, è morto". Ilaria venne falciata dalle pallottole dei kalashnikov pochi giorni dopo.
In realtà in Somalia non c'era alcun traffico d'armi. In piena guerra civile, nonostanto lo sbarco delle truppe della cosiddetta "missione di pace" che non ha portato alcuna pace nel Corno d'Africa, nessuno pagava per avere quelle armi. Perchè erano le armi ad essere il pagamento. Pagamento per le tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi, di provenienza occidentale, inviati in Somalia. I clan somali in quel periodo non accettavano in pagamento né dollari né altre valute, ma preferivano ricevere direttamente armi e munizioni. Solo dopo l'omicidio Alpi, e il conseguente rischio che l'affare venisse troppo alla luce, si scelse di incrementare l'eliminazione dei rifiuti mediante le navi a perdere. Navi su cui stavano compiendo accertamenti sia il maresciallo Scimone sia il capitano De Grazia , poi morto misteriosamente.
Per quanto riguarda l'inchiesta condotta dalla Commissione parlamentare, il WWF Italia già nel 2009, in audizione, aveva richiesto di rintracciare ed ascoltare Giorgio Comerio. E se Pecorella vede per la prima volta Comerio collegato a Ilaria Alpi, è bene ricordare che già nel 2004 il ministro per i rapporti col Parlamento Giovanardi aveva dichiarato: "Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali ed il traffico d’armi. Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia".
Per ora, Comerio si guarda bene dal rendersi reperibile, ma non si sa mai. Potrebbe anche succedere che, con i soliti 20 anni di ritardo minimo, ci si stia avvicinando allo scoperchiare la pentola su questo ennesimo mistero italiano. Perché anche per quanto riguarda le armi ed i rifiuti in Somalia, è bene aspettarsi fin da ora che venga alla luce più made in Italy di quanto si possa immaginare.