involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

martedì 15 febbraio 2011

chi governa l'Europa ?

Nonostante l'opposizione  irlandese,unico stato in Europa,in merito al trasferimento dati personali di cittadini europei nei confronti di Israele,con la scusa dei movimenti bancari,l'UE autorizza tale trasferimento
L'Irlanda Palestine Solidarity Campaign (IPSC) ha condannato oggi la decisione della Commissione europea che ha dichiarato che "Israele prevede un livello adeguato di protezione dei dati personali", dando così il via libera per "il trasferimento dei dati personali dei cittadini europei verso Israele" [1]. Il governo irlandese aveva precedentemente tentato di bloccare questo rapporto di condivisione dei dati, ma senza alcun risultato.   Condannando l'approvazione, IPSC Nazionale presidente Freda Hughes ha dichiarato: "Questa è una mossa oltraggiosa per conto della Commissione europea.Israele è un paese che ha utilizzato i passaporti dei cittadini irlandesi, tedeschi, inglesi e francesi al fine di extra-giudizialmente assassinare un membro di Hamas a Dubai lo scorso anno - e non vi è alcun motivo di credere che questo fosse il primo o unico tale azione illegal nel suo genere. Quindi alla Commissione per consentire il trasferimento di dati personali dei cittadini dell'UE a questo stato canaglia sarebbe ridicolo se non fosse una questione palesemente grave.  Questa mossa lascerà milioni di persone potenzialmente aperti ai furti di identità sponsorizzato dallo stato del genere si è assistito a Dubai lo scorso gennaio, e in effetti sarebbe una tacita accettazione della legittimità di tali atti di terrorismo di stato effettuato da Israele ".

  La signora Hughes ha anche criticato il carattere partigiano dell'Unione europea quando si tratta di Israele, dicendo: "Questo è parte di una tendenza più ampia all'interno della UE, le quali, nonostante le occasionali dichiarazioni mealy a bocca criticare Israele violazioni dei diritti umani, l'UE ei suoi Stati membri hanno è occupato di sviluppo e radicamento rapporti economici e simbolici con Israele.Ad esempio, "ricerca scientifica" è una forma estremamente lucrativo della cooperazione dell'UE con Israele. Israele prende parte a più di 800 programmi con le università e le imprese europee, per un valore totale di € 4,3 miliardi.  Entro il 2013 si prevede che Israele avrà ricevuto più di € 500 milioni di dollari di sovvenzioni UE. La gente dovrebbe essere indignato che il rappresentante della Commissione europea in Irlanda, Maire Geoghegan-Quinn, è quella gestire tali sovvenzioni.  Tra i beneficiari sono i responsabili delle armi come Elbit e Israele Aerospace Industries, che produce i droni e aerei da guerra utilizzate regolarmente ad attaccare la gente di Gaza ".
. La signora Hughes ha ribadito chiamare l'IPSC per porre fine all'impunità di Israele e, in particolare per la sospensione di Israele dalla dell'Accordo Euro-Med, dicendo: "Israele non teme ripercussioni per le sue azioni da parte degli Stati dell'UE o perché queste istituzioni continuano a permettere che di agire con impunità.  L'accordo euromediterraneo tra Israele e l'Unione europea dà l'accesso privilegiato ad Israele di mercato dell'UE.  L'articolo 2 del presente accordo rende chiaro che tale accesso è subordinato al rispetto di Israele "diritti umani e dei principi democratici", che si dice che costituiscono "un elemento essenziale" dell'accordo. Israele ha palesemente violato il diritto internazionale, in molte occasioni e deve essere sospesa a questo accordo preferenziale su questa base - ma non uno Stato membro dell'UE o il commissario europeo ha mai sollevato questa possibilità.Come tale, ci si deve chiedere seri interrogativi circa l'impegno dell'UE per la tutela dei diritti umani ".

  La signora Hughes ha concluso: "Vorrei consigliare a chiunque interessato a questa tendenza di una maggiore-israeliano di cooperazione UE - ciò che corrisponde in pratica a Israele gratificante per la sua terrorisation dei palestinesi - a leggere l'eccellente libro di Cronin, David in materia, in Europa Alleanza con Israele: Aiutare l'Occupazione ".



La commissione Europea ha riconosciuto formalmente lo Stato di Israele come un paese con adeguato livello di protezione dei dati personali nei trasferimenti di informazioni dall’Unione Europea, in conformità con l’art. 25 della Direttiva 95/46/CE.
La decisione, indirizzata a tutti gli stati membri, si riferisce ai trasferimenti automatici di dati personali dai paesi dell’Unione Europea e ai trasferimenti di dati non automatizzati che subiscono un ulteriore procedimento automatico nello Stato di Israele.
Il recepimento della decisione, pubblicata il 31 gennaio, permetterà alle aziende pubbliche o private degli stati membri il trasferimento di dati personali verso centri di raccolta dati in Israele senza restrizioni.

Copti: la mano di Mubarak

di mazzetta
Pochi giorni fa, esattamente il 7 febbraio, il Procuratore Generale egiziano ha messo sotto accusa per l'attentato alla chiesa copta di Alessandria l'ex-ministro dell'interno Habib el-Adly, già braccio destro di Mubarak negli ultimi quattordici anni, così come il vicepresidente Suleiman è stato il suo braccio sinistro.
Sinistro in tutti i sensi, visto che da testimonianze e documenti è emerso che al-Adly ha organizzato da ormai sei anni alcune speciali unità, ponendole sotto il comando di ventidue ufficiali. Le unità sono composte di estremisti islamici e delinquenti scelti tra i carcerati del regime, agenzie private di “sicurezza” e membri della polizia e dei servizi del Ministero dell'Interno. Dovevano servire a praticare una vera e propria “strategia della tensione” attraverso attentati e atti di violenza, quando fossero state utili al regime.
Regime che nel 2010 ha visto enormi difficoltà addensarsi all'orizzonte e ha pensato bene di organizzare l'attentato alla chiesa cristiana. Per portare a termine il piano il maggiore Fathi Abdelwahid ha arruolato Ahmed Mohamed Khaled (con undici anni di galera alle spalle) e l’ha istruito a cercare un contatto con i vertici dell'organizzazione sunnita estremista Jundallah, d'ispirazione qaedista. Stabilito il contatto con Mohamed Abdelhabi, uno dei leader di Jundallah in Egitto, Khaled ha offerto loro un attentato chiavi-in mano ai copti e questi ha procurato quello che ne sarebbe stato l'esecutore: Abdelrahman Ahmed Ali.
Questi ha guidato l'auto imbottita d'esplosivo di fronte alla chiesa, pensando di doverla parcheggiare in modo che i suoi complici potessero farla esplodere con un telecomando all'uscita dei fedeli; invece il maggiore Abdelwahid aveva un altro piano e lo ha fatto esplodere non appena giunto di fronte alla chiesa. Ventiquattro vittime, un “kamikaze” offerto ai periti forensi e un testimone di meno. L'inchiesta ufficiale aveva poi “rivelato” che gli autori erano un gruppo di “palestinesi di al Qaeda”, provocando un fremito di piacere in Israele e un brivido di terrore a Gaza, dove Hamas si era immediatamente dissociata e aveva offerto collaborazione all'indagine.
Per chiudere il cerchio il maggiore ha imposto al suo contatto di organizzare un incontro per discutere l'azione e in quell'occasione li ha arrestati tutti e rinchiusi nel palazzo del Ministero dell'Interno. A seguito dei moti rivoluzionari e allo sbando della polizia, dopo che l'esercito si è schierato dalla parte dei manifestanti, i due terroristi per conto terzi sono riusciti a fuggire e si sono rifugiati all'interno dell'ambasciata britannica confessando tutto. Gli inglesi sono riusciti evidentemente ad ottenere solidi riscontri alla confessione e li hanno passati alla Procura egiziana che, ansiosa di mostrare un'indipendenza sconosciuta fino a pochi mesi fa, ha a sua volta riscontrato la validità delle accuse e proceduto con l'incriminazione.
Il dieci febbraio un diplomatico britannico ha spiegato ufficialmente all'Eliseo perché la Gran Bretagna ha insistito con forza per la rimozione di el-Adly; spiegazione opportuna, visto che Sarkozy e il governo hanno sostenuto fino all'ultimo Mubarak e, in subordine, gli esponenti del suo sistema di potere. Non risulta che all'Italia sia stata usata la stessa delicatezza e nel nostro paese la notizia non ha avuto nessun risalto.
Un esito delle vicende egiziane molto imbarazzante per il nostro premier, che aveva declamato la saggezza di Mubarak anche quando era già chiaro che fosse stato scaricato persino dagli Stati Uniti, e un vero schiaffo per il Ministro degli Esteri Frattini, che aveva reagito all'attentato portando alla UE un'assurda proposta che l'impegnava alla difesa dei cristiani dalle persecuzioni religiose ovunque nel mondo. Proposta fortunatamente respinta dall'UE e non solo perché era scaturita da presupposti falsi.
Frattini tace, i media non sembra proprio che abbiano raccolto la novità e quelli che l'hanno raccolta l'hanno relegata a un trafiletto. Eppure tutte le forze politiche si erano indignate per la persecuzione dei cristiani, per l'attentato dei feroci islamici. Sull'attentato aveva soffiato forte anche il Papa e tutti i cespugli della politica avevano stormito insieme.
Invece l’attentato è stato opera del governo di Mubarak, quello stesso governo che ha offerto protezione ai copti dopo l'attentato, quello stesso governo fino a ieri coperto di apprezzamenti dal vertice del nostro governo e da quelli di Francia, Israele ed Arabia Saudita che, per voce di Abdallah, si erano offerti di sostituire i finanziamenti americani che gli Stati Uniti hanno provato ad usare come leva per provare a passare per i liberatori di quelli che si erano già liberati da soli.
È un vero peccato che questa notiziola non sia oggetto di dibattito o almeno di qualche banale intervista al ministro Frattini o a un portavoce del Vaticano. Forse questo pesantissimo silenzio serve a non turbare l'ennesima “emergenza islamici” brandita dal governo all'arrivo dei primi tunisini via mare. O forse è solo la misura imbarazzante del disinteresse con il quale, in Italia, media e politica seguono gli avvenimenti internazionali. Per poi ritrovarsi a difendere quelli come Mubarak anche quando sono già caduti in disgrazia e disonorati agli occhi di chiunque, complici consapevoli dei loro crimini in nome di tutti gli italiani.

lunedì 14 febbraio 2011

Hereafter, Tahrir

di Augusto Illuminati

14 / 2 / 2011
Dopo lo tsunami della richiesta di rinvio a giudizio e della rabbiosa reazione del Caimano contro magistrati e istituzioni abbiamo un assaggio umbratile di futuro come la protagonista dell’inizio del film ha dell’aldilà. Silenzio, luce filtrata, figure familiari ma indistinte. Ci passano davanti ectoplasmi della scena politica italiana: il saggio Presidente che ammonisce gli sfasciacarrozze, il nano pelato con satiriasi bionica, l’astuto Pierferdi, casanova prudente, l’orco devoto in mutande, l’inutile Bersani a maniche rimboccate, il ghignante La Russa in mimetica, il verme Frattini all’improvviso accortosi che il cuore del casino è il Mediterraneo e non Santa Lucia, il trasognato Fini impotente a gestire gli organigrammi del suo neo-partito. Esistono, ma non ci dicono nulla del nostro futuro, se non di un’infinita transizione verso il dissolvimento –dell’economia, dell’unità nazionale, dello spirito civico: qualsiasi cosa significhi! Esistono ma sono scavalcabili, come le patetiche transenne da cui il 13 scorso era blindato Montecitorio. Domina nel palazzo un senso di smarrimento che non lascia presagire nulla di buono, come se il cupio dissolvi dell’opposizione avesse contagiato anche la maggioranza. Stiamo freschi!
Basterebbe leggere fra le righe le dichiarazioni di Maroni, angosciato dall’ottusa complicità di Bossi con un Premier in pieno marasma senile quanto dal fallimento del proprio cattivismo anti-migranti, vanificato dal crollo dei regimi dittatoriali nord-africani e dal dignitoso rifiuto del nuovo governo tunisino a lasciar insediare la nostra polizia sulle loro coste. Del resto, come potrebbero trattenere i disperati all’inferno gli stessi agenti che lasciano uscire, coperti dal Ministro, allegre minorenni dalla Questura di Milano? Maroni teme che pure la Lega potrebbe essere travolta dall’evidente abulia del «governo del fare» e cerca in fretta di uscire dall’edificio prima del crollo: senza ritirare l’appoggio parlamentare, però, il che è alquanto problematico visto che a tutto pensa Berlusconi fuorché a togliere il disturbo dimettendosi. L’insieme in una situazione di incertezza in cui tutti sono ritrosi rispetto alla prospettiva di consultazioni anticipate, non solo per l’incertezza dei risultati, ma in primo luogo per l’apprensione che una campagna elettorale mandi definitivamente in pezzi gli equilibri istituzionali, per la rabbia dell’animale ferito e per l’irruzione sulla scena di soggetti inediti. Non si tratta soltanto della difficoltà di stringere le coalizioni imposte dalla vigente legge elettorale –e qui, ripetiamo, continua ad apparire improbabile e dispersiva di consensi la formazione di uno schieramento che vada dal Pd (con o senza IdV e Sel) a Fini– ma dell’emergere di istanze politiche non controllabili nell’attuale sistema. La diga Tremonti (la vera alternativa cui pensano tutti, l’equivalente dei militari “riformisti” egiziani) potrebbe non reggere.
Con tutti gli equivoci e le contraddizioni evidenti nelle 230 piazze dove si mischiavano ombrellini rossi, Camusso e Bongiorno, beh quel milione di donne c’era, con memorie e idee non condivise, ma senza targhe di partito (non che i leader un po’ inguattati non ci fossero, ma nessuno ci badava tranne le Tv), fluttuante, risentito, arcaico, avvenirista, laico, perbenista, scandaloso, ma c’era e prima o poi vorrà contare. Speriamo prima –quando? adesso! scandivano. In piazza abbiamo visto combattenti con rossetto, non vittime mercificate e umiliate secondo l’iconografia di Repubblica, sollecita ad arruolarle al seguito di un leader “straniero” che di volta in volta sarebbe Saviano o Draghi o l’agnellesco Montezemolo. E non erano certo solo “donne”. C’era una bella componente Fiom, c’erano i precari (non uno spezzone a parte, ma perché l’enorme maggioranza delle folle era composta da precar*, inattiv* per scoraggiamento, part time, salariate casalinghe non riconosciute), c’erano i movimenti unisex degli studenti e dei ricercatori. Nelle urne tutti costoro, a breve, potrebbero ancora essere omologati nei referenti consueti (e nell’astensione che ne è il corollario), ma alle urne non si arriverebbe in pace rutinaria bensì con un terremoto istituzionale e una campagna lacerante. E allora i nuovi e ancor confusi soggetti (siamo tutti confusi, anche se determinati, ammettiamolo) potrebbero comportarsi in modi imprevedibili, non sideralmente lontani da come hanno fatto di recente gli ex unanimi elettori di Ben Ali e Mubarak.
I sondaggi, che tanto bene fotografano la calma prima della tempesta, ci dicono che Berlusconi è in declino e il centro-destra resta maggioritario, mentre la sinistra scende –con un significativo spostamento dall’anoressico Pd verso componenti più sanguigne. L’arroccamento di Berlusconi sulla prosecuzione della legislatura comprando una manciata di deputati paralizza l’azione di governo ed esaspera lo scontro istituzionale indebolendo nel contempo la stessa coalizione. Risultato inevitabile, se si considera che la ragione prima di tale caparbietà non è una strategia complessiva del centrodestra ma la difesa dell’immunità giudiziaria del Premier, quindi spacca la coalizione e la maggioranza silenziosa del Paese: una maggioranza, appunto, fondata sul silenzioso consumo, non sulla crisi e sulle drammatizzazioni alla Giuliano Ferrara, una maggioranza benpensante, non libertina ed esagitata. Il simmetrico e piuttosto avvilente arroccamento degli antiberlusconiani su Legge e Virtù –un corpo alquanto sessuato, per dirla con pacatezza– non è fatto esattamente per tener dentro l’insorgenza latente di chi si oppone al regime della finanziarizzazione e, in via secondaria ma sintomatica, del bunga-bunga. Queste sono le radici materiali dello scollamento della rappresentanza e della diffusa paura del ceto politico per l’avvenire incombente.
Hereafter. Non stiamo scandagliando l’aldilà, stiamo invece producendo, perplessi e anche noi spaventati, il passaggio nel presente dall’indignazione al tumulto e alla liberazione. In arabo Tahrir, ricordiamolo.