involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

mercoledì 7 marzo 2012

I Forconi e il manifesto,autocensura?

Corrispondenza da Palermo

«E questo sarebbe un giornale antagonista e comunista? Vergogna! Con quale faccia tosta ci chiedete soldi per sopravvivere. Noi siciliani non cacceremo una lira,  la nostra vita è più importante».



Ieri a Palermo hanno manifestato i Forconi. Ad un anno dalla loro nascita, a poco più di un mese dalla grande prova di forza dei blocchi di gennaio, la massiccia partecipazione al corteo conferma che il Movimento dei Forconi, malgrado l'accerchiamento, resiste, tiene le posizioni.
Anzi, ieri si è avuta la sensazione che, malgrado le difficoltà (e quella della scissione con Morsello è la meno importante), si è fatto un passo avanti. Si sono visti altri pezzi di società civile mobilitarsi e scendere in strada. 


Le difficoltà sono politiche, di tattica e di strategia. Tante sono le idee e le proposte su come proseguire, ma la quadra di come andare avanti non è stata trovata. E questo, per un movimento popolare e spontaneo a me pare fisiologico. Il potere siciliano, come quello nazionale, una tattica ce l'ha: prendere i Forconi per sfinimento, pensano che col tempo tutto si sgonfierà. Pensano e sperano. Ma si sbagliano: la situazione in Sicilia è drammatica e la rivolta di gennaio è stata solo un vagito, un annuncio di quel che potrebbe essere la sollevazione futura.
Palermo: 6 marzo 2012


I leader dei Forconi hanno una bella gatta da pelare: come allargare il consenso? Come acquisire più forza? Come evitare che la manfrina dei partiti e dei poteri costituiti sfianchi la spina dorsale di un movimento che, per quanto ampio, consiste in alcune centinaia di attivisti impegnati a tempo pieno alla causa? Uomini e padri di famiglia in carne ed ossa?


E' triste per me vedere che la sinistra è uno dei fattori che, facendo finta di niente, o addirittura insinuando che i Forconi sono "mafiosi" e/o un pezzo del blocco sociale consarvatore-berlusconiano, contribuiscono alla morte per asfissia dei Forconi. La sinistra, quella siciliana, ma anche quella nazionale, in questa vicenda, con la loro dichiarazione di ostracismo, stanno dando una mano a Monti e alla classe dominante a far morire il movimento di rivolta.


In questa opera si distingue il quotidiano il manifesto. Guardate la edizione di oggi, 7 marzo. Neanche un articolo, nemmeno un trafiletto sulla grande manifestazione di ieri a Palermo. Sono indignata, sono indignati quelli che, come me, hanno partecipato al corteo, sentendosi a casa loro e che considerano i Forconi, non certo un soggetto che potrà fare miracoli, ma una delle leve per costruire una opposizione sociale nuova in questo paese.
Niente di niente! nemmeno quattro righe!! Al limite potevano scrivere un articolo criticando, esprimere dei dubbi amletici. No, il silenzio. Mentre intere paginate sono state dedicate e vengono dedicate alla Val di Susa o alla Fiom.


Scusate, ma questa è censura, la stessa che operano gli altri organi di stampa, a cominciare dai giornali filo-Monti.


E questo sarebbe un giornale antagonista e comunista? Vergogna! Con quale faccia tosta ci chiedete soldi per sopravvivere. Noi siciliani non cacceremo una lira,  la nostra vita è più importante.

Fonte 

martedì 6 marzo 2012

Facciamo un appello per liberarci dai firmatari dell'appello !!

stralcio di articolo tratto da http://www.statopotenza.eu/

Dopo le “imprese” condotte in Libia nel Novecento, pensavamo che in Italia ormai la parola “colonialismo” fosse stata consegnata al triste passato. Invece, dopo l’aggressione contro la Libia in coabitazione coi criminali imperialisti autodefinitisi “volenterosi”, notiamo con rammarico e stupore che ormai per i due marò italiani arrestati in India, c’è una gara ed una vera e propria maratona che ricorda molto da vicino il comportamento del Pentagono nel periodo successivo al terribile incidente del Cermis, quando per passatempo, due soldati occupanti americani tranciarono coi loro cacciabombardieri la funivia della montagna uccidendo decine di persone.Al di là della vicenda nel dettaglio giurisdizionale, si fa un gran bofonchiare politico e la solita destra becera e patriottarda ha lanciato un disperato appello.E’ notizia di oggi che l’organizzazione di estrema destra Casa Pound è addirittura scesa a manifestare sotto l’Ambasciata Indiana a Roma, coi tricolori alla mano per chiedere l’espulsione dell’Ambasciatore. Malgrado alcuni raffazzonati tentativi di ricostruzione dei fatti, faziosi e autoreferenziali,le dinamiche dell’accaduto sono ancora del tutto da chiarire: vorremmo sapere quali sono i criteri nella valutazione dei pericoli nautici seguiti dai due soldati, e su quale base hanno deciso di aprire il fuoco in acque internazionali dinnanzi ad un peschereccio, considerando che ormai tutti i contingenti utilizzati dai principali Paesi nelle attività commerciali che toccano la tratta Aden-Malacca sono perfettamente addestrati a riconoscere i cosiddetti “pirati” somali.E’ opportuno chiedersi anzitutto cosa sia accaduto e poi giudicare. In ogni caso, la giurisdizione non può spettare all’Italia. Le vittime sono due pescatori indiani, e il fatto si è verificato in acque internazionali, ma pur sempre vicinissime alle coste indiane del Kerala. Il tribunale competente può essere dunque, o quello indiano o il Tribunale Penale Internazionale de L’Aja. Non certamente quello italiano. Questa abitudine coloniale a considerare i propri militari come degli “eletti” o degli “unti”, destinati ad un iter giudiziario semplificato e privilegiato, questa scandalosa tendenza a considerare i morti altrui come vittime di serie B, e questo atteggiamento da Rambo all’italiana, forti coi deboli e deboli – anzi cagasotto – coi forti (vedi Cermis, vedi Calipari, vedi operazione “Odissey Dawn” contro la Libia), mettono bene in chiaro la deriva imperialista che si ripercuote nella cultura reazionaria del nostro Paese.

Alcuni tra i firmatari dell'appello lanciato da Libero
Gianpaolo Pansa         Gianni Alemanno
Italo Bocchino             Renato Brunetta
Fabio Capello              Mara Carfagna
Piero Chiambretti        Frabrizio Cicchito
Stefania Craxi             Maurizio Gasparri
Giorgia Meloni            Giampiero Mughini
Fiamma Nirenstein      Renata Polverini
Maurizio Sacconi        Alfonso Signorini
Francesco Storace      Lucia Ronzulli

sabato 3 marzo 2012

Roma - Occupata la Sede di Repubblica - Togliamo il bavaglio alla Val Susa

Roma-03.03 - Blitz alla sede di Repubblica di studenti e Precari. 

 

 

A poche ore dal corteo No Tav di oggi pomeriggio, un gruppo di persone occupa la sede di Repubblica per chiedere al giornale di prendere una posizione sulla battaglia No Tav contro il bavaglio mediatico a cui è stata sottoposta.
Per chi come noi conosce e ama la Val Susa e la lotta dei suoi abitanti, non è possibile rimanere in silenzio di fronte al trattamento che il vostro giornale, al pari della stragrande maggioranza dei media mainstream, sta riservando ai fatti di questi giorni. Ci sembra che in nome della libertà di stampa si stiano in realtà perseguendo tutt'altri obiettivi: invece di fornire un'informazione il più possibile esauriente ed imparziale sui fatti, si sceglie di presentarne una piccola parte, isolati dal loro contesto, per formare un'opinione.
Quest'opinione è riassumibile così: TINA – There Is No Alternative, e chiunque voglia affermare una verità differente, con la forza e la ragione dei propri discorsi e dei propri corpi, viene bollato come un individuo pericoloso e violento, fuori da ogni regola di convivenza democratica e ostile all'ineluttabile progresso.
Dopo la manifestazione del 25 Febbraio, poco e niente si è riferito delle decine di migliaia di persone che hanno marciato da Bussoleno a Susa per ribadire le ragioni del movimento NO TAV e per protestare contro la maxi-operazione giudiziaria promossa dal procuratore Caselli, e molto invece della provocazione della polizia alla stazione di Torino: come sempre, sbatti il violento in prima pagina.
Mentre Luca Abbà lottava tra la vita e la morte, e mentre centinaia di persone venivano malmenate dalle forze dell'ordine, con cariche violentissime e indiscriminate e una caccia all'uomo fin dentro il centro del paese, voi ritenevate che la notizia principale da dare fosse quella sull'eroico carabiniere che stoicamente resisteva agli “insulti” di un ragazzo che avete bollato come “squadrista”, e che questo fotografasse perfettamente cosa stesse succedendo in quelle ore.
Non siamo giornalisti, ma crediamo che chi fa questo mestiere non possa prescindere dal riportare una pluralità di voci nel racconto di qualcosa di complesso come la realtà. Rimaniamo allibiti di fronte alla scelta che avete fatto in questi giorni: l'unica voce che fate ascoltare è quella di chi ha già tutti i mezzi per farsi sentire, quella del governo di unità nazionale. Ogni altra posizione è destinata al silenzio, o, peggio, ad essere mistificata, riducendola al ruolo costruito a tavolino dell'estremismo.
Guardiamo a ieri: il discorso del premier si fa le domande e si da le risposte: tutte vere, tutte giuste.
E basate, parole sue, su rapporti costi – benefici che sono ancora da completare.
Pensiamo che sia compito di un'informazione plurale porre altre domande. Quello sulla reale utilità di questo progetto, quelle sui rischi per la salute e sull'ambiente, quelle sui costi e su come diversamente potrebbero essere usati quei soldi pubblici.  A queste domande ci sono già molte risposte che vengono riprese anche dall' Economist e da Travaglio vostri alleati contro il governo Berlusconi e che ora  non appaiono neanche in un trafiletto del vostro giornale.
Vi manca un pezzo appunto. Quello che parla di una valle che ha il coraggio di difendere da quasi 20 anni il proprio territorio,  quello delle cariche della polizia che colpiscono a caso,  quello degli oltre 50 feriti seguiti allo sgombero di Chianocco, quello di un invasione militare che non si ferma neanche  davanti alla tragedia di Luca.
Voi che avete lottato contro la  legge bavaglio oggi state, di fatto, imbavagliando la voce di una valle intera.
Giovani, studenti e precari – che a differenza di Monti non vedono nella TAV la soluzione al loro futuro.
4 cm di Tav = 1 anno di pensione.
3 metri di Tav = 4 sezioni di scuola materna.
500 metri di Tav = 1 ospedale da 1200 posti letto,
226 ambulatori, 38 sale operatorie.
1 km di Tav = un anno di tasse universitarie per 250 mila studenti, oppure 55 nuovi treni pendolari.
TUTTA LA TAV= reddito sociale per tutti!
Sabato 3/3 h 15
P.le Tiburtino
Corteo