involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

mercoledì 14 marzo 2012

Nuovi centri d'accoglienza,specchio della realtà sociale italiana

Sono una ragazza da poco laureata in Scienze Politiche con “la fortuna” di aver trovato lavoro, appena concluso il percorso universitario, in uno dei nuovi centri d'accoglienza per richiedenti asilo, aperti in seguito alla cosiddetta “emergenza Nord Africa”. Ho avuto quindi la possibilità di toccare immediatamente con mano le conseguenze reali delle politiche di privatizzazione dei servizi e di distruzione del welfare su coloro che fuggono dai loro paesi e cercano in Italia la protezione internazionale. Lo stato in cui versa il diritto d’asilo in Italia è sempre più drammatico, le garanzie fondamentali prima garantite ai richiedenti asilo e ai rifugiati sono scomparse e assieme a loro sono scomparsi i criteri di qualità nella gestione dell’accoglienza, nella tutela del percorso legale della richiesta di protezione e, neanche a dirlo, ogni possibilità di ricevere strumenti adeguati per integrarsi nel nuovo contesto sociale.
A far da cornice a questa situazione di per sé molto critica si aggiunge la precarietà dei diritti dei giovani lavoratori, spesso altamente qualificati, ai quali viene delegata la porzione più onerosa della gestione dell’emergenza all’interno delle nuove strutture d’accoglienza.
Il centro in cui lavoro fa dunque parte del sistema emergenziale prodotto dal decreto del Governo Berlusconi, in seguito alle rivoluzioni nordafricane e al conflitto in Libia. La regia di questa emergenza è stata, come sempre, delegata alla Protezione Civile che a sua volta ha appaltato la gestione concreta dei servizi a cooperative private. Nell’ultimo anno si sono quindi moltiplicati in tutta Italia nuovi centri di prima e seconda accoglienza all’interno di strutture inusuali quali ex-alberghi o palazzine dismesse e abbandonate da tempo o ancora in costruzione.
Il centro in cui lavoro è situato in un paese in provincia di Roma, gestito da un consorzio di tre cooperative (addette abitualmente alla pulizia dei giardini pubblici) che hanno preso in affitto uno stabile privato: una struttura inizialmente destinata ad essere un agriturismo ma, non avendo ricevuto la licenza per aprire, si è rapidamente trasformato in un centro d'accoglienza, cosa che escludeva anche la premura di portar a termine i lavori di ristrutturazione. In altre parole, questo centro, al pari di numerose altre strutture di nuova generazione destinate in extremis all’emergenza Nord Africa è uno stabile non idoneo ad accogliere 53 ragazzi nigeriani ma in realtà perfetto per contenerli. Spiego la differenza. La mia attuale esperienza sembra corrispondere esattamente all’obiettivo di segregazione spaziale che caratterizza l'idea stessa alla base della “forma campo”. E’ posizionato in mezzo alle montagne a 2 km dal paese più vicino e non collegato da nessun mezzo di trasporto pubblico, elementi che hanno fatto cadere nel silenzio le proteste degli “ospiti” e degli altri richiedenti asilo “alloggiati” in posti simili alla periferia di Roma contro i primi dinieghi della Commissione.
Le risorse destinate alla gestione del centro vengono spese unicamente per garantire la sussistenza degli “ospiti” quindi i pasti, scarpe, vestiti e saponi (il tutto ben razionato) e un pocket money di 2.50 euro al giorno che vengono distribuiti in Voucher in modo che possano essere spesi solo negli esercizi commerciali con cui la cooperativa ha concluso delle convenzioni. Nel mio caso specifico, il proprietario dello stabile è anche proprietario di un tabaccaio ed è quindi lui stesso che vende ricariche telefoniche, sigarette e biglietti dell'autobus ma si raccontano anche casi in cui i bar convenzionati hanno aumentato i prezzi dei prodotti venduti ai richiedenti asilo (come se fossero turisti a Piazza di Spagna per capirci).
Il lavoro che invece viene richiesto a noi operatori è quello di guardiani. Non a caso gli operatori che lavorano nel nostro centro sono principalmente maschi, non parlano la lingua veicolare per comunicare con gli ospiti e non hanno alcun interesse, né tantomeno competenze, riguardo le problematiche che coinvolgono i richiedenti asilo che vengono trattati alla stregua di carcerati e ai quali, anzi, è implicitamente richiesta riconoscenza per il fatto stesso di ricevere ospitalità gratuita. Questo, nonostante il fatto che sia le leggi che regolano il diritto d’asilo sia il bando regionale per l’assegnazione dei nuovi centri d’accoglienza alle cooperative, prevedano i servizi basilari di cui i richiedenti asilo sono puntualmente privati.
Così noi operatrici, abbiamo deciso di rendere quantomeno più sensata la nostra attività lavorativa, ovviamente senza incentivi né strette di mano. Oltre a svolgere il ruolo di mamme, sorelle, amiche e guardiane, siamo anche medici, avvocati, insegnanti e psicologi. Siamo sempre noi che ci occupiamo attraverso la nostra rete di relazioni di portare nel centro amici medici avvocati e insegnanti nostri conoscenti che nel tempo libero mettono a disposizione, gratuitamente, le proprie professionalità. E ancora noi che, a partire dalla nostra conoscenza del territorio romano, inviamo e accompagniamo i ragazzi in quelle strutture pubbliche che da anni si occupano delle problematiche legate al diritto d'asilo, proprio quelle stesse strutture che oggi sono sotto attacco a causa dei tagli al terzo settore e che sono state completamente messe da parte nella distribuzione dei soldi per affrontare quest'emergenza ma la cui esistenza è fondamentale per una degna accoglienza dei migranti.
Il risultato dell’operazione Nord Africa “preparato” dall’insieme delle politiche migratorie messe a punto in Italia, almeno negli ultimi 15 anni è la costruzione di un sistema d'accoglienza parallelo e di serie B a quello già esistente. Un risultato che svela una chiara volontà politica di smantellamento dell'attuale sistema d'accoglienza che seppur precario e seppur non sufficiente è la sola garanzia residuale di quei diritti di cui un richiedente asilo dovrebbe godere. Vi sono, in questo senso, anche esempi di smantellamento di strutture pubbliche che da anni lavorano nell’ambito delle migrazioni e dei soggetti svantaggiati in genere, come l'ospedale ex San Gallicano che la Giunta Polverini vorrebbe ridurre a servizio ospedaliero di base eliminando il personale considerato “superfluo” che affiancava il servizio ambulatoriale con servizi psicologici, formativi, e legali per preparare i migranti all’esame delle Commissioni o, addirittura, come il Cara di Castel Nuovo di Porto che in questo momento sta cambiando gestione passando dalla Croce Rossa a una Cooperativa francese. Per non citare, perché l’elenco sarebbe davvero lungo, tutte le realtà autogestite distribuite in tutto il territorio nazionale che da decenni si occupano di riempire il vuoto, sempre più grande, lasciato dalle istituzioni e dal sistema di welfare italiano.
Le ricadute sui ragazzi che vengono accolti in queste strutture è evidente mano a mano che trascorrono i mesi all'interno di questi centri. Le giornate vengono trascorse in uno stato di noia e di tensione per l'incertezza sul proprio futuro. L’incertezza sulla regolarizzazione e sulla possibilità di trovare un lavoro produce una tensione all’interno del centro che spesso si manifesta in comportamenti aggressivi nei confronti degli operatori o tra gli “ospiti” stessi o, nel migliore dei casi, in atteggiamenti infantili quali diretta conseguenza di un sistema assistenzialista e di completa dipendenza.
L’esperienza nel centro rende concrete asserzioni prima più astratte ai miei occhi: le contraddizioni della politica di accoglienza e delle politiche migratorie, ma direi dell’insieme delle politiche sociali, emergono in un’evidenza quasi violenta. Da una parte la non cura della vita del migrante percepito come vittima incapace di intendere e di volere e dall'altra la continuità dell’idea e della necessità di ricreare continuamente un “esercito di forza lavoro di riserva”, un esercito di precari, poveri, ricattabili e immediatamente disponibili sul mercato al momento del bisogno soprattutto se concentrati all’interno di zone delimitate (chiamate centri d’accoglienza, di detenzione, campi ecc…). Caso emblematico che ha riguardato il centro in cui lavoro è l’ “arruolamento” dei richiedenti asilo durante l’”Emergenza Neve” di Alemanno delle prime due settimane di Febbraio.
La Protezione Civile che gestisce l'emergenza Nord Africa e i centri d'accoglienza è lo stesso organo istituzionale che, durante il periodo di maltempo, ha chiamato a raccolta tutti i richiedenti asilo, presenti nei nuovi centri, per mandarli, insieme ai detenuti, a spalare la neve per tre giorni consecutivi. Un’attività retribuita coerentemente con la volontà di continuare a sperimentare sui soggetti più vulnerabili l’eliminazione di diritti e dignità. Laddove cioè i ragazzi italiani sono stati pagati 10 euro l'ora per spalare, i migranti hanno ricevuto una cifra forfettaria giornaliera di 50 euro per  9-10 ore di lavoro. Probabilmente a causa dell'intermediazione delle cooperative che hanno anticipato il pagamento dei richiedenti asilo. La necessità dei migranti di avere contanti è stata sfruttata anche dallo stesso proprietario dello stabile che ha offerto lavoro “agli ospiti” per spalare la neve lungo tutta la salita che dal paese porta al centro a soli 5 euro al giorno.
Insomma là dove la legge prevede che al richiedente asilo è vietato svolgere qualsiasi attività lavorativa ha funzionato (e non certo a loro tutela) ancora lo stato d'eccezione, marcato dai decreti emergenziali. Ed è tramite l’eccezione, che diventa l’unica norma sempre valida, che assieme allo smantellamento del welfare si sta avviando una riforma generale del sistema d'accoglienza proprio quando il diritto d'asilo rappresenta l'unica possibilità di regolarizzazione per un migrante in attesa della prossima sanatoria o del prossimo decreto flussi che sembrano non arrivare mai.

Fonte 

martedì 13 marzo 2012

Siamo alla follia !!

 Siamo lanciati come un TAV,armati di isteria collettiva, verso l'abisso dell'ignoranza e della stupidità con tutto ciò che ne può derivare,se pensate che esagero leggetevi l'articolo sottostante.


La Divina Commedia, il poema che Dante Alighieri compose nel 1300, nonché una delle più importanti testimonianze della civiltà medievale conosciuta e studiata in tutto il mondo, ritenuta il più grande capolavoro della letteratura di tutti i tempi, deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La delirante richiesta arriva dall’organizzazione non governativa Gherush92, che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale dell’Onu. Secondo una dichiarazione della presidente Valentina Sereni, il pilastro della letteratura italiana presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo. Il canto XXXIV (Inferno, 55-63) in particolare, spiega, è una tappa obbligata di studio e gli allievi delle scuole ebraiche non sono certo esonerati dal programma. Il personaggio e il termine Giuda e giudeo sono parte integrante della cultura cristiana: “Giuda per antonomasia è persona falsa, traditore (da Giuda, nome dell’apostolo che tradì Gesù)”; “giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido di denaro, usuraio, persona infida, traditore” (De Mauro, Il dizionario della lingua italiana). Il significato negativo di giudeo è esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell’antisemitismo. Studiando la Divina Commedia i giovani ebrei sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico. E ancora, «nel canto XXIII (par. 109-126) Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complottò contro Gesù; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa però da quella del resto degli  ipocriti: per contrappasso Caifas è nudo e crocefisso a terra, in  modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti». Per questi versi e per le terzine del canto V del Paradiso (par. 73-81) si arriva addirittura a sostenere che sono un’anticipazione delle legge razziali di epoca fascista, e che introducono i Protocolli dei Savi Anziani di Sion di Nylus, noto libercolo antisemita che trattò il “Pericolo Ebraico” e provocò persecuzioni e rovina degli Ebrei in Russia e in tutta Europa. La chiosa finale è da incorniciare: È uno scandalo che i ragazzi, in particolare ebrei e mussulmani, siano costretti a studiare opere razziste come la Divina Commedia, che nell’invocata arte nasconde ogni nefandezza. La continuazione di insegnamenti di questo genere rappresenta una violazione dei diritti umani e la evidenziazione della natura razzista e antisemita del nostro paese di cui il cristianesimo costituisce l’anima. Le persecuzioni antiebraiche sono la conseguenza dell’antisemitismo cristiano che ha il suo fondamento nei Vangeli e nelle opere che ad esso si ispirano, come la Divina Commedia. Deve essere messo in evidenza il legame culturale e tecnico-operativo con i vari tentativi di esclusione e di sterminio, fino alla Shoah. Certamente la Divina Commedia ha ispirato i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, le leggi razziali e la soluzione finale. E quindi uscimmo a riveder le stelle…Fonte

mercoledì 7 marzo 2012

I Forconi e il manifesto,autocensura?

Corrispondenza da Palermo

«E questo sarebbe un giornale antagonista e comunista? Vergogna! Con quale faccia tosta ci chiedete soldi per sopravvivere. Noi siciliani non cacceremo una lira,  la nostra vita è più importante».



Ieri a Palermo hanno manifestato i Forconi. Ad un anno dalla loro nascita, a poco più di un mese dalla grande prova di forza dei blocchi di gennaio, la massiccia partecipazione al corteo conferma che il Movimento dei Forconi, malgrado l'accerchiamento, resiste, tiene le posizioni.
Anzi, ieri si è avuta la sensazione che, malgrado le difficoltà (e quella della scissione con Morsello è la meno importante), si è fatto un passo avanti. Si sono visti altri pezzi di società civile mobilitarsi e scendere in strada. 


Le difficoltà sono politiche, di tattica e di strategia. Tante sono le idee e le proposte su come proseguire, ma la quadra di come andare avanti non è stata trovata. E questo, per un movimento popolare e spontaneo a me pare fisiologico. Il potere siciliano, come quello nazionale, una tattica ce l'ha: prendere i Forconi per sfinimento, pensano che col tempo tutto si sgonfierà. Pensano e sperano. Ma si sbagliano: la situazione in Sicilia è drammatica e la rivolta di gennaio è stata solo un vagito, un annuncio di quel che potrebbe essere la sollevazione futura.
Palermo: 6 marzo 2012


I leader dei Forconi hanno una bella gatta da pelare: come allargare il consenso? Come acquisire più forza? Come evitare che la manfrina dei partiti e dei poteri costituiti sfianchi la spina dorsale di un movimento che, per quanto ampio, consiste in alcune centinaia di attivisti impegnati a tempo pieno alla causa? Uomini e padri di famiglia in carne ed ossa?


E' triste per me vedere che la sinistra è uno dei fattori che, facendo finta di niente, o addirittura insinuando che i Forconi sono "mafiosi" e/o un pezzo del blocco sociale consarvatore-berlusconiano, contribuiscono alla morte per asfissia dei Forconi. La sinistra, quella siciliana, ma anche quella nazionale, in questa vicenda, con la loro dichiarazione di ostracismo, stanno dando una mano a Monti e alla classe dominante a far morire il movimento di rivolta.


In questa opera si distingue il quotidiano il manifesto. Guardate la edizione di oggi, 7 marzo. Neanche un articolo, nemmeno un trafiletto sulla grande manifestazione di ieri a Palermo. Sono indignata, sono indignati quelli che, come me, hanno partecipato al corteo, sentendosi a casa loro e che considerano i Forconi, non certo un soggetto che potrà fare miracoli, ma una delle leve per costruire una opposizione sociale nuova in questo paese.
Niente di niente! nemmeno quattro righe!! Al limite potevano scrivere un articolo criticando, esprimere dei dubbi amletici. No, il silenzio. Mentre intere paginate sono state dedicate e vengono dedicate alla Val di Susa o alla Fiom.


Scusate, ma questa è censura, la stessa che operano gli altri organi di stampa, a cominciare dai giornali filo-Monti.


E questo sarebbe un giornale antagonista e comunista? Vergogna! Con quale faccia tosta ci chiedete soldi per sopravvivere. Noi siciliani non cacceremo una lira,  la nostra vita è più importante.

Fonte