involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

domenica 16 agosto 2015

AMERICA LATINA SOTTO ATTACCO

traduzione ita

Récemment, trois monopoles de l'information latino-américains ont pris cette sage décision : que 82 médias d'Amérique Latine écrivent au moins une page par jour dans leur journal contre le Venezuela.

 Durant les derniers mois, de nombreuses délégations d’hommes politiques se sont bousculées pour aller rendre visite à l’opposition vénézuélienne. Mais rien n’est spontané dans ces visites. Il s’agit en réalité d’une campagne de communication bien orchestrée. Pour preuve, le bref séjour de la délégation d’Aécio Neves et d’autres sénateurs brésiliens à Caracas avec l’objectif que la « pression internationale fasse en sorte que le Venezuela tienne des élections libres ». Et pour mobiliser l’opinion mondiale, ils peuvent compter sur l’appui actif des médias de leur pays. En effet, au Brésil la quasi-totalité des médias est contrôlée par quatre familles. De plus, récemment, trois monopoles de l’information latino-américains ont pris cette sage décision : que 82 médias d’Amérique Latine écrivent au moins une page par jour dans leur journal contre le Venezuela. (1)

Ces mêmes médias sont ceux qui utilisent la visite de Felipe Gonzalez, ex-chef du gouvernement espagnol avec de nombreux leaders de la droite latino-américaine(2), pour présenter le prisonnier Leopoldo Lopez comme un saint innocent, rédempteur de la Patrie.

Seul Evo Morales a dénoncé le cynisme de la situation : « quelle classe de socialiste rend visite à l’extrême droite vénézuélienne ? S’il est socialiste alors pourquoi ne va-t-il pas à Guantánamo ? C’est la preuve qu’en Europe, les socialistes sont les meilleurs instruments du capitalisme ». (3)

Pour comprendre la portée de cette guerre médiatique ou de quatrième génération, il suffit de jeter un œil au phénomène des guarimbas qui a eu lieu au début de l’année 2014. Rappelons que les médias privés et internationaux présentaient alors le Venezuela comme un pays frappé par la guerre civile. Mais ils ne montrèrent aucunement la mise en place de barricades ou guarimbas situées dans des lieux stratégiques pour semer le chaos dans le pays. Les plans de violence de l’opposition furent passés sous silence et les victimes des guarimbas attribuées à l’État. Cette campagne médiatique avait pour unique objectif de diaboliser le gouvernement de la révolution bolivarienne et favoriser le programme des groupes d’extrême droite. Mais cette guerre médiatique ne s’arrête pas aux frontières du Venezuela. Actuellement, les médias dominants s’en prennent à la Révolution Citoyenne de Rafael Correa, sous prétexte que ce dernier veut faire adopter une loi sur l’héritage, loi qui ne concerne qu’une fraction extrêmement minoritaire de la population puisqu’il s’agit que de 2% de la population. Mais ce sont justement ces fameux 2% qui détiennent encore un fort pouvoir économique mais aussi et surtout médiatique. Le président équatorien a dénoncé ardemment les agissements de l’opposition et a appelé son peuple et ses partisans à être vigilants face à toute tentative de déstabilisation de son gouvernement. Rappelons que Rafael Correa a été victime en 2010 d’une tentative de coup d’Etat qui comme dans le cas vénézuélien en 2002 s’avéra être un échec cuisant pour l’opposition putschiste.(4)

L’Équateur et le Venezuela sont les deux pièces essentielles d’un même puzzle. Nous ne devons pas oublier ce que souhaite la droite latino-américaine pour la Patria Grande. Nous la voyons agir sous nos yeux au Honduras et à Haïti, pour ne prendre que ces deux exemples. Le premier, depuis le coup d’Etat contre Zelaya est devenu le pays le plus violent du monde. Une violence qui se dirige en premier lieu vers l’opposition, les journalistes un peu trop indépendants et ceux qui luttent socialement, comme le professeur Hector Martinez Motino, assassiné le 17 juin dernier. Le second, Haïti, est une autre preuve de l’enfer dans lequel l’impérialisme a plongé le pays depuis deux siècles et ce pour avoir osé arracher sa liberté, son indépendance et avoir aboli l’esclavage. L’unité des socialistes du XXIème siècle est nécessaire pour faire face au putschisme.

Notes :

1) Ces monopoles sont le GDA (Grupo de Diarios de las Américas), l’ANDIARIOS (Asociación de Editores de Diarios y Medios Informativos) et le PAL (Grupo Periódicos Asociados Latinoamericanos).


traduzione ita

ripresa da http://www.sinistra.ch/


 fonte originale articolo



















mercoledì 12 agosto 2015

democrazia è una favola per “dummies”

 FONTE 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

TROIKA




Che cos’è la Troika
Di “Alas Republicanas” (*)
I mezzi di comunicazione e quelli di Podemos ( Possiamo: partito politico spagnolo fondato nel 2014, n.d.t.) ci raccontano che gli uomini neri della Troika sono le persone che comandano ma che nessuno ha votato. Dicono che, se vogliono così tanto comandare, si presentino alle elezioni.
Queste affermazioni mi hanno portato a chiedermi che cos’è la Troika e chi la controlla.
 
L’azione della Troika è circoscritta esclusivamente nell’ambito dell’Unione Europea e essa è formata da tre istituzioni: il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea. In teoria le tre istituzioni hanno lo stesso peso.
 
Il FMI è un’istituzione internazionale composta da 188 governi, quasi tutti quelli del mondo. Ma all’interno del FMI alcuni governi hanno più peso di altri. La divisione del potere all’interno del FMI è completamente squilibrata, gli USA hanno il 16% dei voti. Tenete conto che le decisioni devono essere votate dall’85% per avere via libera, il che significa che gli USA possono vietare qualsiasi decisioni che non piaccia loro. La Spagna non ha neppure una percentuale, fa parte di un gruppo di paesi che controllano, tutti insieme, solo un 3% dei voti.

Il FMI ha un fondo economico, alimentato dagli stati membri (tra di loro la Spagna), che utilizza per prestare agli stati che ne hanno bisogno. E’ inutile dire che ogni prestito deve essere restituito con gli interessi e che ogni prestito permette al FMI di influire sul governo dello stato moroso. Possiamo quindi concludere che il FMI è pubblico, internazionale si, ma pubblico. Anche se non si comporta come tale, visto che buona parte della sua attività si concentra nel dare credito a società e su queste, pur prestando loro del denaro, il FMI non ha controllo.
 
La Commissione Europea è un organo esecutivo e legislativo dell’Unione Europea. Si compone di 28 membri e di un presidente, tutti nominati dal parlamento europeo. Potremmo dire che è il consiglio di governo dell’Unione, quindi pubblico e democratico. Tanto democratico quanto il consiglio dei ministri, che in realtà non viene votato da nessuno ma esce dall’elezione tra i deputati eletti.
 
L’ultima istituzione che forma la Troika è la BCE. La BCE è un organismo pubblico che oggi sostituisce in molte delle loro funzioni le banche centrali dei diversi paesi. I suoi fondi si nutrono, in maggior parte, degli apporti degli stati membri della zona euro, dipendono invece in misura minore dalla creazione del denaro e dall’apporto delle banche private (in teoria devono versare alla BCE il 2% dei depositi dei loro clienti).
E’ inesplicabile, ad esempio, che la BCE non fornisca in alcun caso direttamente denaro agli stati da cui prende i soldi e che invece lo faccia con parecchia frequenza alle società multinazionali.
La BCE ha messo in atto un piano di acquisto milionario del debito, ma gli acquisti li fa sul mercato secondario. Cosa vuol dire ciò? Lo stato mette in vendita il suo debito (si indebita ad altissimi interessi), una banca lo compra e la BCE compra il debito da questa banca (ad un interesse molto più basso).
Un bell’affare per il sistema bancario.
Ha senso tutto ciò? Perché la BCE non compra il debito, ad un interesse moderato o con altre condizioni di pagamento favorevoli, direttamente dal paese che l’ha emesso?
 
Il FMI e la BCE agiscono come usurai con gli stati quando prestano denaro, prendono il controllo politico del paese moroso e lo obbligano a fare cambiamenti legislativi, diretti tutti alla riduzione degli stati stessi. Privatizzazioni di tutte le imprese di stato, aumento delle imposte, limitazioni dei diritti dei lavoratori, ecc. Sembrerebbe che non vogliano che i debiti siano saldati per poter sequestrare gli stati, e sembrerebbe che gli stati facciano il possibile per compiacere le aspettative degli usurai.
 
La Commissione Europea, ultima gamba della Troika, appoggia le altre due in tutte le loro misure, comportandosi come una nemica degli stati che rappresenta.
 
Si suppone che la legittimità di queste istituzioni la dia il voto della gente, visto che sono state create e vengono sostenute dai rappresentanti che noi abbiamo scelto nelle elezioni. Ma è evidente che non è così, sembra che la democrazia sia circoscritta solo ai parlamenti nazionali, parlamenti che sono continuamente pressati da queste istituzioni per agire contro se stessi e contro i lavoratori.
 
Da otto anni, tutti i giorni, i potenti ci dicono che il governo non voleva fare questa o quella cosa, ma che la Troika li ha obbligati. Le misure di austerità della Troika hanno moltiplicato il debito della Spagna per tre, hanno moltiplicato i salari dei lavoratori dello 0,70, hanno amputato qualsiasi spesa sociale. Bella austerità. Credo che, in tutta evidenza, questa austerità stia affondando lo stato e noi che ci lavoriamo dentro.
Ma qualcuno sta ottenendo pingui profitti da tutto questo.
 
Quello che voglio dire è che gli uomini neri sono gli stessi che si presentano alle elezioni, gli stessi che scrivono gli articoli che leggiamo sui mezzi di comunicazione.
Persone che hanno una sola lealtà – il denaro – e devono beneficiare coloro che li comprano.
In realtà viviamo in una dittatura mascherata da democrazia, la dittatura del capitale.
La crisi, quella che loro usano per guadagnare di più sulla nostra pelle e metterci nel posto che essi pensano ci spetti, ci serve perché alcuni vedano ciò che c’è dietro la maschera.
Quando saremo la maggioranza a vedere che questo sistema non vale, che bisogna sostituirlo con un altro che sia per tutti?
 
Perché questo miracolo avvenga, dobbiamo osservare quanto ci sta davanti al naso, imparare e fare tre cose:
 
In primo luogo, il pubblico oggi è già una carcassa vuota. Oggi il pubblico è un cartello attraverso cui  l’utente deve passare ma che arricchisce il privato perché lo Stato, dato il suo carattere borghese, ha trasformato la “ragione sociale” a beneficio privato. I banchieri prestano e condizionano le loro politiche agli Stati, come a Carlo 5° nel suo tempo. Allo Stato austriaco lo fecero i prestatori ebrei di Anversa (e sia detto senza alcun intento antisemitico. E’ una licenza storica) e le ricche famiglie genovesi, tra altri.
Oggi agli Stati moderni lo fanno i grandi fondi di investimento, i fondi-avvoltoi, i megaspeculatori che ammassano le loro fortune sui mercati dei futures e, in generale, quei pescecani che con un attacco speculativo nelle borse possono affondare una moneta, come successe a suo tempo con George Soros e il suo attacco alla sterlina.
Questi usurai sono coloro che dicono agli Stati e alle istituzioni sovra-statali (FMI) – perché prestano denaro anche a loro – quali politiche devono fare per restituire loro il denaro o, il che è lo stesso, quale fetta della torta sociale/”pubblica” si mangeranno quando sarà privatizzata a favore dei creditori.
 
In secondo luogo, quindi, sparare contro la BCE, la Commissione Europea o il FMI è come farlo contro un’ombra perché, dato che la base del potere non è là, non vi è sangue perché non vi è corpo: si schiva la critica diretta al capitalismo. Il problema principale delle società capitaliste non è nei suoi burattini ma in chi maneggia il capitale. Questo senza negare che vada fatta una critica a quei consigli di amministrazione del capitale che sono gli apparati istituzionali. Ma questo approccio è secondario.
 
In terzo luogo, la “democrazia”, come la critica alla sua assenza, non è il male che dobbiamo scongiurare e neppure la lancia che distruggerà il capitalismo. Ormai non è più una questione di come si eleggono o no le rappresentanze, del peso ponderato di ogni paese secondo discutibili criteri, della mancanza di uguaglianza di opportunità nella lizza politica o di tante questioni di ordine minore.
E’ che la democrazia è una favola per “dummies” (scimuniti, n.d.t.), una menzogna per addormentare le masse, il modo di rendere queste complici delle conseguenze delle politiche a loro avverse (“non ti lamentare, è stato deciso democraticamente”). Il votante ignora assolutamente cosa faranno del suo voto (e in questo non trova alcuna differenza tra le destre e le “sinistre”) e oltretutto ignora completamente su cosa vota, quando vota e le ripercussioni del suo voto.
 
(*) “Alas republicanas” è un militare dell’Aviazione spagnola.
da: rebelion.org; 9.8.2015