involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

mercoledì 3 agosto 2016

NEGAZIONISMO DI STATO


LA DEPORTAZIONE DEL MEMORIALE ITALIANO DA AUSCHWITZ

Il recente decreto  sul negazionismo (demagogico e giustizialista), tanto sbagliato quanto inefficace, dispone l’applicazione della pena “da due a sei anni se la propaganda, ovvero l’istigazione e l’incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale”.
Il decreto è sbagliato visto che il testo esplicitamente cita solo la Shoah, senza elencare altri avvenuti crimini contro lo stesso popolo ebraico e contro altri popoli.  E’ inapplicabile non entrando nel merito di cosa sia il negazionismo e di cosa si può e cosa non si può, secondo la legge, citare, dire, diffondere. E’ inefficace visto che l’intrinseca indeterminatezza ed ambiguità del decreto non tutela dal pericolo del diffondersi di falsità e verità storiche “di stato” e dal rischio di ricadute di tipo inquisitoriale.
Se è vero che il negazionismo della Shoah esiste, è anche vero che si tratta di un fenomeno circoscritto e minoritario che richiede una risposta documentata ed articolata, ma non certo una legge specifica che non serve ad inibire qualche miserabile o qualche “illustre” accademico ma solo a far demagogia a proprio uso e consumo.
Una legge contro l’antisemitismo è doverosa, purché l’obiettivo non sia quello di colpire unicamente qualche decina di esponenti negazionisti, ma il sistema culturale che propugna negazionismo e antisemitismo. Gherush92 in quest’ambito ha già proposto nelle sedi opportune le linee guida per una Convenzione Europea contro l’Antisemitismo e contro l’Antiromanì.
I negazionismi sono mille: esiste chi nega la Shoah e lo sterminio degli Ebrei, chi nega lo sterminio dei Rom, degli Indiani d’America, chi nega la deportazione e il massacro degli Africani, il genocidio dei Curdi, degli Armeni, lo sterminio dei Tutsi, e così via. Esiste chi nega i pogrom, le crociate, i ghetti, persino l’Inquisizione, o attribuisce a questi fatti storici un significato parziale e li giustifica riducendone la portata distruttiva in termine di vite umane e di devastazione culturale e ambientale. Nonostante le conseguenze di questi crimini efferati  arrivino fino ad oggi  esiste chi celebra la propria segregazione nel ghetto. I negazionismi sono mille, la gran parte sono la negazione di stermini avvenuti per opera dell’occidente cristiano.
Anche le forme del negazionismo sono mille.
Esiste chi nega le implicazioni di Pio XII nella Shoah e intercede per la sua beatificazione. Esiste chi appoggia e sostiene la beatificazione di Isabella di Castiglia e manipola fatti, nasconde leggi, bolle papali, tutte prove delle sue responsabilità nelle persecuzioni di Ebrei, Mori, Rom e Indios. Anche questo è negazionismo.
Esiste chi nega la pedofilia nella chiesa o la nasconde con omertà. Esiste chi, a bella posta, confonde nazismo con comunismo. Esiste chi vuole imporre un falso per legge, che l’Europa abbia origini giudaico-cristiane. Esiste chi giustifica la deportazione dei Rom. Anche questo è negazionismo.
Esiste chi nega che la Shoah, avvenuta nell’Europa cristiana, è il frutto di secoli di persecuzioni. Anche questo è negazionismo, negare che la Shoah, organizzata ed eseguita dai nazi-fascisti, è l’apice e la chiara conclusione di un processo discriminatorio e persecutorio verso gli Ebrei in Europa per opera dell’occidente cristiano.
Esiste, infine, il Governo che, nonostante ripetuti interventi, appelli, interrogazioni parlamentari in difesa della conservazione del Memoriale Italiano ad Auschwitz, ne ha decretato la deportazione dal  Blocco 21 del campo di sterminio. Con quello sciagurato atto si è voluto rimuovere da Auschwitz l’effige della falce e martello, il simbolo dei liberatori. E’ bene ricordare che la Shoah include vittime, carnefici e liberatori, fra cui i soldati dell’Armata Rossa che, combattendo contro i nazifascisti, hanno liberato il campo e l’Europa. Anche questo è negazionismo.
Attenzione, però. Questa volta si potrebbe trattare di Negazionismo di Stato, di gran lunga la forma più subdola e pericolosa, reato che anche il recente decreto, sbagliato ed inadeguato, punisce con la reclusione.
Valentina Sereni, Delfina Piu, Stefano Mannacio
Gherush92 Committee for Human Rights <gherush92 @ gmail.com>
17 giugno 2016

venerdì 22 luglio 2016

il cyberbullismo al femminile raccontato a Teatro

Per I Solisti del Teatro, al Giardino della Filarmonica arriva Girls Like That

Girls Like That: il cyberbullismo al femminile raccontato a Teatro

Definito dal Guardian “un’indagine onesta su una generazione di non-sorelle” in grado di porre “domande scomode”, arriva a Roma e per la prima volta in Italia, Girls Like that, dell’autore inglese Evan Placey.

Utente: patriziapatti
 
22 / 7 / 2016
Definito dal Guardian “un’indagine onesta su una generazione di non-sorelle” in grado di porre “domande scomode”, arriva a Roma e per la prima volta in Italia, Girls Like that, dell’autore inglese Evan Placey.
Interpretato da Flaminia Cuzzoli, Flavia Mancinelli, Diletta Maselli e Ottavia Orticello, con la regia di Emiliano Russo, l’opera sarà ospitata dai Giardini della Filarmonica, all’interno della manifestazione I solisti del teatro, giovedì 28 luglio alle ore 21.30.
Ragazze, ragazzi, femminismo, amicizia, percezione di sé e del branco, cyber bullismo e responsabilità individuale: sono questi i temi affrontati da Evan Placey in Girls Like That, promosso in Italia dall’Associazione di promozione sociale Upnos, con il patrocinio  dell´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico"Teatro.
Un’opera coinvolgente, stimolante e quanto mai attuale, che esplora come il concetto di femminismo sia cambiato nel corso del tempo e cosa questo significhi per le nuove generazioni, le generazioni digitali. Un testo pieno di spunti – dal crimine ai social network, passando per il cyberbulling-  che coinvolgono tutti e, soprattutto, i giovani
Quando una foto di Scarlett nuda si diffonde in pochi minuti per tutta la scuola e sui social network, la reazione delle sue compagne è spietata. Le ragazze infatti, precedentemente sue intime amiche, prendono le distanze da Scarlett, mostrandosi in tutta la loro perfidia e facendo emergere le loro paure sul rendere pubbliche la propria immagine e la propria sessualità. E quando anche la foto di Russel – il ragazzo più cool di tutta la scuola- diventa virale, viene altresì svelato il diverso trattamento a cui vengono sottoposti i due sessi. Quanto a lungo potrà rimanere in silenzio Scarlett?
GIRLS LIKE THAT, considerato in Inghilterra un esempio di teatroragazzi, trova oggi in Italia un placement di più ampia risonanza come teatro civile, dalla commedia brillante allo stand-up, passando per il devising theatre.
Evan Placey è il drammaturgo di riferimento del National Theatre, dal 2010 a oggi ha vinto il King’s Cross Award per la Nuova Drammaturgia, Canada’s RBC National Playwriting Competition, Samuel French Canadian Play Contest, Brian Way Award 2012 ed altri premi.
La prima italiana di Girls Like That sarà a Roma, presso i Giardini della Filarmonica, Via Flaminia 118, il 28 luglio 2016 alle ore 21.30

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