involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 26 aprile 2012

Corte Costituzionale,diritto all’indennizzo per i danni derivanti dai vaccini anche quando non obbligatori, ma raccomandati.

Importante sentenza depositata oggi dalla Corte Costituzionale.
Si è riconosciuto il diritto all’indennizzo per i danni derivanti dai vaccini anche quando non obbligatori, ma raccomandati.
La Corte ha dichiarato illegittima la legge sull’indennizzo nella parte in cui esclude appunto i vaccini non obbligatori.
Cliccando sulla fotografia è possibile scaricare la sentenza [evidenziato in rosso un passaggio essenziale] in cui si mette in evidenza la responsabilità pubblica che deriva da scelte vaccinali, che derivano dall’affidamento riposto sulle campagne di prevenzione; come dire che si tratta di scelte non proprio definibili come vere scelte, cioè libere e consapevoli.
Sentenza interessante non solo perchè amplia la tutela risarcitoria per i danni da vaccino, ma anche perché consente di approfondire il discorso sulle politiche di prevenzione sanitaria e di promozione della salute, dal punto di vista del diritto ad essere informati, che è il presupposto per esercitare il diritto di scelte in campo sanitario.
La Corte Costituzionale conferma quindi il concetto espresso dal Tribunale di Milano, Sez. Lavoro, con la sentenza n. 625 del 13/12/2007: “non vi è ragione di differenziare il caso in cui il trattamento sanitario sia imposto per legge [vaccinazione obbligatoria] da quello in cui esso sia, in base ad una Legge, promosso dalla pubblica autorità al fine di una diffusione capillare nella società [vaccinazione raccomandata]”.
http://autismoevaccini.files.wordpress.com/2012/04/sentenza_cc_n_107-2012.pdf

lunedì 23 aprile 2012

Casapound in ritirata...."strategica"

Un tranquillo sabato fascista sottotitolo: tanto rumore per nulla. Così potrebbe intitolare la commediola andata in scena negli ultimi 3 giorni a Casalgrande, un paese in provincia di Reggio Emilia, al confine con la vicina Sassuolo, provincia di Modena.
Ma partiamo con ordine. Casalgrande, ridente cittadina di 15.000 abitanti, ha una banale caratteristica che la mette al centro di questa storia: il suo Consiglio Comunale è stato il primo della provincia reggiana ad impegnare la Giunta (guidata da Andrea Rossi, Partito Democratico) a non concedere spazi pubblici o istuzionali "alle associazioni che promuovono l’odio razziale e in genere ogni forma di esclusione sociale".
Questa iniziativa è partita da un documento dell'Anpi di Reggio Emilia e inviato a tutti i comuni del territorio,all'indomani della strage di Firenze del militante casapoundino Gianluca Casseri e dell'iniziativa svoltasi in una sala pubblica di proprietà del Comune di Reggio Emilia da parte di Casapound.
Ovviamente la finalità di questo documento, oltre alla pratica di rendere difficoltoso il radunarsi di assembramenti neofascisti sul territorio, è quella di pungolare le amministrazioni locali per una netta e precisa presa di posizione politica, delegittimando la vecchia e consunta fiaba del "rossi contro neri" e riconoscendo la pericolosità sociale di questo movimento nel panorama della crisi europea.
Torniamo a Casalgrande, dunque. Succede che dopo l'approvazione dell'odg contro i neofascisti Casapound risponde, come al solito di notte, attaccando uno striscione sul municipio con su scritto: "Casapound non si tocca" e indicendo una conferenza stampa, paventando denunce a destra e a manca (ovviamente mai pervenute).
Dopo alcuni mesi, e più precisamente lo scorso giovedi 19 aprile Casapound convoca via Facebook un presidio, in piazza Martiri della Libertà a Casalgrande, dal titolo "DOVE NON SI PUO', PASSIAMO!", contro la "censura politica". Guarda caso proprio nel giorno in cui il cantante neofascista Skoll avrebbe dovuto presentare il proprio libro (sanno anche scrivere?) a Sassuolo. Non sarà che i camerati a corto di personale siano stati costretti a concentrare le attività tutte negli stessi luoghi e negli stessi giorni, così da prendere due piccioni con una fava?
Chiaramente gli antifascisti locali, hanno immediatamente convocato all'interno delle proprie reti, una contro-manifestazione.
Fatto sta che, come da copione, organizzando iniziative da tenere segrete fino all'ultimo secondo ed avendo evidentemente seri problemi organizzativi, nella serata di venerdì arriva la notizia che il presidio dei duri e valorosi "fascisti del terzo millennio" viene annullato per "motivi organizzativi".
Motivi organizzativi, dicono. Forse non avrebbero raggiunto il numero minimo di persone per essere penalmente perseguibili in caso di manifestazione non autorizzata (3 persone). Forse hanno pensato che farsi vedere in pubblico, essendo abituati a fare cose turbodinamiche notturne, sarebbe stato sconveniente.
Al di là delle ipotesi sui "motivi organizzativi", è bene far sapere che ad oggi sono già 14 i comuni reggiani e la Provincia ad aver aderito al documento dell'Anpi sugli spazi pubblici ai neofascisti.
Altri dati importanti sono due: finalmente degli amministratori hanno avuto il coraggio di rivendicare con la prassi i valori antifascisti, senza attendere azioni legali o provvedimenti della magistratura, restituendo un po’ di dignità e di indipendenza alla politica, valorizzando il bistrattato principio della separazione dei poteri, e dimostrando a tutti che dietro ad ogni scelta c’è sempre una volontà politica, che può e deve stare al di sopra delle convenienze.
In un periodo di crisi tanto feroce, che porta rigurgiti neonazisti in tutta Europa, con gravi rischi per la libertà di tutti noi, grande è il valore di questo primo piccolo passo, soprattutto alla luce della presa di coscienza, anche delle municipalità reggiane, che proprio all’interno della crisi economica e della sua deriva sociale queste organizzazioni hanno più facilità di proliferare e recuperare consensi.
E' stato inoltre rotto il vecchio schema dei “rossi contro i neri”, speriamo infatti che da adesso in avanti non si guardi più l’antifascismo militante storcendo la bocca, e che non si lascino più sole quelle persone che lavorano costantemente, con ogni mezzo necessario, per tenere pulita la propria città. Se questo passaggio fosse venuto prima, probabilmente si sarebbero evitate tante violenze e situazioni pericolose, alcune delle quali costate la vita a persone che a volte non erano neppure “antifascisti militanti”, come Nicola, studente medio, ammazzato a calci dai nazi nella Verona di Flavio Tosi 4 anni fa, solo per fare un esempio.

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domenica 22 aprile 2012

L'Italia che verrà,la Grecia ora

Struttura carceraria correzionale di Trikala
Chi ha detto che i detenuti mangiano gratis, chi ha detto che i detenuti non servono allo Stato? Chi ha detto che le imprese multinazionali, i dipendenti e i fornitori non giocano una partita a scapito dei prigionieri?
Nelle prigioni di Trikala, la presunta struttura correzionale ha messo in piedi molto bene il gioco con le multinazionali. Il cosiddetto bakaliko, un negozio di alimentari, che è gestito dalla grande catena di supermercati Veropoulos, non è altro che una grande truffa. Ci sono 718 detenuti che fanno acquisti presso il negozio di alimentari delle carceri, spendendo 15 euro per due persone, per un fatturato stimato in 10.770 euro. Questo è quanto lo Stato prende per le sigarette ed altri prodotti quando l’imposta è del 23%.
Durante le vacanze di Pasqua, gli assistenti sociali, i medici, o in generale tutti i servizi che dovrebbero essere a disposizione dei prigionieri, erano tutti assenti.
Ci sono 20 celle di tre persone (60 prigionieri) per ogni braccio, e dato che la domenica pomeriggio non ci sono i pasti della prigione tutti devono cucinare da se stessi, ma non hanno abbastanza tempo per fare questo, perchè le porte delle celle vengono chiuse alle 20:00.
Il profitto è l’unica cosa che interessa al di là di essere i protettori della democrazia, e aver fatto delle prigioni dei magazzini per gli esseri umani.
State parlando di profitti e di perdite; noi parliamo di vite umane.
Dite che nelle prigioni sono state prese tutte le necessarie misure, ma a nessuno è mai venuto in mente che per i detenuti sono inumane.
Quando le pubblicità di Veropoulos dice “per acquisti di 70 euro o più, riceverete una confezione di birre” e “per acquisti di 150 euro o più, avrete una confezione da 5 litri di vino”, o per i prodotti di pulizia, per esempio, “comprate uno shampoo ed avrete gratis una confezione più piccola”, tutti si chiedono dove tutto questo andrà – certamente, non ai prigionieri.
La Domenica di Pasqua (15/4) è scoppiata una lotta feroce mentre si cucinava; come risultato tre detenuti sono stati feriti, uno dei quali con ferite gravi.
Vaggelis Koutsibelas
trattenuto nella 4a ala delle prigioni di Trikala

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