involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

martedì 21 giugno 2016

MESSICO IN RIVOLTA

di Giovanni Cattaruzza
Nel silenzio assordante dei media nazionali ed internazionali in Messico è in corso una carneficina che, ora dopo ora, ci parla di morti ammazzati nelle piazze e sulle barricate in mezzo alle autostrade del sud del paese.
Possiamo affermare che gli stati di Chiapas e Oaxaca sono stati attaccati,invasi e occupati dall’esercito della Repubblica e dalla polizia federale.
Lo sciopero dei maestri e del settore dell’educazione sta lasciando sull’asfalto un saldo di morti e feriti che ha tutte le caratteristiche di una vera e propria guerra dichiarata dallo Stato contro la sua stessa popolazione.

Per come sono cominciate, le proteste contro la riforma educativa e l’applicazione delle riforme strutturali hanno avuto come protagonista il magisterio,(il sindacato della scuola), rappresentato soprattutto nel paese dalle combattive e storiche Seccion XXII di Oaxaca e Seccion 7 di Tuxtla Gutierrez.
A molti media esteri, senza considerare quelli messicani che sono completamente controllati dal partito di governo, il PRI, la rinata conflittualità fra scuola e Stato è sembrata la stessa battaglia ciclica fra maestri e governo che molti pensavamo chiusa nel 2006 dopo il fallimento dell’esperienza della comune di Oaxaca e della APPO: una questione contrattuale fra sindacati e Stato.
Tuttavia, col passare dei giorni, gli scioperi, le marce, i presìdi, si sono trasformati in una vera e propria insurrezione popolare che sta coinvolgendo intere città e comunità. Dal settore pubblico a quello ospedaliero a quello campesino-indigeno fino a padri e madri di famiglia, l’opposizione alle privatizzazioni del pacchetto di riforme pensate dal governo di Enrique Pena Nieto e al nuovo attacco del neoliberalismo messicano è diventata generale.
La reazione del governo alla sollevazione nel sud del paese è stata quella di rifiutare ogni piano di dialogo e di procedere al licenziamento di migliaia di maestri oltre che al dispiegamento di esercito e polizia per reprimere con brutalità le manifestazioni.
Il sindacato contando sull’appoggio massivo delle famiglie, del settore pubblico,delle comunità indigene e della società civile, sfiancata dalla violenza del NarcoStato, non ha mollato di un millimetro, scegliendo, al contrario, di raddoppiare gli sforzi per costringere il governo a ritirare le riforme.

Non siamo riusciti a contare quanti blocchi stradali, cortei, assemblee e accampate hanno attraversato e attraversano il paese in questo periodo.
Vedendo crescere nel paese il consenso ai maestri, in una fase di ennesima spoliazione delle risorse statali a favore del capitale transnazionale, il governo decide, il 12 giugno di incarcerare i leader del sindacato, Rubén Núñez Ginés e Francisco Villalobos Ricardez fabbricando per entrambi reati di furto e riciclaggio che non hanno mai commesso, e di trasferirli immediatamente in un carcere di massima sicurezza a Hermosillo, stato di Sonora nel nord del paese.

Esplode la rabbia a Oxaca e migliaia di maestri cominciano ad organizzarsi per raggiungere Città del Messico per il 14 giugno, data per cui è prevista una megamarcia sul centro città per esigere la cancellazione delle riforme, la scarcerazione dei leader sindacali e la cessazione delle violenze sui manifestanti nel paese da parte di esercito e polizia.
Intanto il governo continuando con la logica della lotta al nemico interno richiama migliaia di soldati che vengono inviati in Chiapas a tentare di riportare l’ordine a Tuxtla Gutierrez, dove i maestri della Seccion 7 stanno paralizzando la città bloccando entrate ed uscite autostradali, occupando le sedi delle radio pubbliche e private e reagendo con determinazione alla violenza della polizia federale.
Agli angoli delle strade alunne delle elementari mangiano ghiaccioli e cantano “ Maestro campesino maestro proletario, insegnami il cammino del rivoluzionario”.

Il calore di Tuxtla è asfissiante quasi quanto gli elicotteri della polizia federale che gasano dall’alto ma la CNTE (Confederación Nacional Trabajadores Educación) non molla di un millimetro nè qui nè a Oaxaca e anzi si ingrossano i contingenti di maestri e di organizzazioni che dalla comunità indigene dei due stati raggiungono le capitali.
Da Tuxtla il 14 giugno partono 3500 maestri su 32 autobus per raggiungere il D.F ma vengono tutti fermati all’entrata della città dalla polizia federale. La manifestazione a Città del Messico è imponente e tenta di entrare nel centro città ma il governo schiera muri di blindati e di federali per impedire al corteo di entrarvi. Le sedi delle televisioni intanto sono presidiate dalla polizia.
Un maestro a Tuxtla mi dice “ Ci vogliono ammazzare tutti, ma noi siamo pronti a morire. E ogni giorno saremo di più ”

Sul fronte Oaxaca il governo decide, ancora una volta, che è l’ora del pugno di ferro e un numero impressionante fra federali e soldati viene inviato nello stato per dare una lezione alla Seccion XXII.
Qui succede una cosa che stravolge completamente i piani del governo.
Le comunità che circondano la città di Oaxaca per impedire l’arrivo della polizia federale nella città della APPO, bloccano le strade che portano a Oaxaca con camion, tronchi di alberi e tutto quello che trovano. Teotitlan, San Gabrile Mixtepec, Santa Caterina Juquila, Jamiltepec, Tlaxiaco, Mihuatlan, Salina Cruz, San Pedro Tapanatepec, Juchitan de Zaragoza y Matias Romero: tutte le strade e autostrade che portano alla capitale vengono occupate e vengono innalzate barricate per fermare la polizia: I due stati di Oaxaca e Chiapas sono isolati dal resto del Paese.

Dopo giorni e giorni di blocchi il governo decide nella giornata del 19 di inviare con gli aerei i federali a ristabilire l’ordine. Nel giardino del governatore priista di Nochixtlán atterrano le colonne di poliziotti che mitra alla mano fanno fuoco sulla folla e uccidono 6 persone ne feriscono 51 e ne arrestano 21 mentre gli ospedali vengono chiusi e presidiati dalle forze armate per impedire alle persone di andarsi a fare medicare.
Superati i blocchi il governo decide un blackout controllato per favorire l’entrata in città delle colonne e mentre nello Zocalo si rinforzano le barricate e si preparano le molotov per difendersi da un altro massacro, Oaxaca resta al buio e i federali , scortati dagli aerei che sorvolano i palazzi entrano in città.
Pallottole e ambulanze si rincorrono mentre arrivano grazie a Telegram, Whats up e i mezzi di informazione indipendenti le notizie dei morti, le foto della polizia che spara , le liste delle persone scomparse da Nochixtlan e i movimenti dei federali.

In Chiapas Il 95% dei 75mila professori sta scioperando da un mese per l'abrogazione della cosiddetta riforma educativa; “cosiddetta” perché di educativo non vi è nulla. Si tratta dell'ennesimo tentativo di privatizzare l'educazione, acutizzare le gia enormi differenze fra classi e nel contempo addomesticare e ridurre al silenzio un settore, quello della scuola, che in Messico rappresenta da sempre la principale forza di opposizione al neoliberalismo e alle sue barbarie messe in atto dalla dittatura sanguinaria del PRI.
Il movimento dei maestri anzi che essere stato piegato è un’altra volte luce nelle lotte.

Come nelle parole dell’EZLN, dal comunicato Appunti sulla guerra contro i maestri in resistenza (L’Ora del Poliziotto 3): “a quanto pare, la massiccia campagna mediatica contro i docenti che resistono, è fallita. Il movimento di resistenza contro la riforma dell’istruzione è diventato uno specchio per sempre più persone-persone (cioè non quelle delle organizzazioni sociali e politiche, ma la gente comune).Come se si fosse risvegliato un senso collettivo di urgenza nei confronti della tragedia imminente. Come se ogni colpo di manganello, ogni lacrimogeno, ogni proiettile di gomma, ogni mandato di arresto, fossero slogan eloquenti: “oggi ha attaccato lei, o lui; domani sarai tu. ”
Con un coraggio e una resistenza che hanno dell'incredibile, i maestri sono in sciopero da 36 giorni, insegnando fuori dalle aule, sulle barricate, che un’altro Messico esiste gia.
E’ notte.
Contiamo i nostri morti sulle chat dei telefonini e controlliamo queste maledette liste degli ospedali mentre Oaxaca è sotto assedio, al buio e gli aerei sorvolano la notte. 


fonte 

domenica 12 giugno 2016

venerdì 10 giugno 2016

UCRAINA,FACEBOOK CENSURA SENZA VERGOGNA.....


Ancora una volta il mio principale account è stato bannato da Facebook per 30 giorni. In un messaggio ricevuto «Recentemente hai postato una pubblicazione che ha violato le regole di Facebook, per questo il tuo account è stato temporaneamente bloccato» ed ha avvertito di non ripetere la violazione delle regole della comunità. Pensate io abbia postato qualcosa di sovversivo?
Pornografia, appelli estremisti, accesi scontri interetnici?
Sbagliate. Sono stato bannato per il materiale «Triste elenco del Donbass - i bambini che sono morti durante la guerra non c'è. Non c’era altro che l’elenco dei bambini e la fotografia di una lapide ai caduti dei bombardamenti dell’esercito ucraino
Per questo sono stato bloccato per 30 giorni, anche per questo materiale completamente innocuo. Ecco il social americano più «democratico» del mondo filtra i materiali. Nel frattempo tutti i tipi di insulti da parte dei nazionalisti ucraini che chiedono di ammazzare i «Koloradov*» e «Vatnikov*» sono coerenti con le norme di questa comunità

* Koloradov: termine in uso in Ucraina dopo il colpo di stato anticostituzionale del Majdan (2014) assai dispregiativo nei confronti della popolazione russa. Dal nome del coleottero che ricorda i colori del Nastrino di San Giorgio che i russi portano ogni 9 maggio per ricordare la Vittoria nella Grande guerra patriottica contro il nazifascismo
* Vatnikov: termine razzista in uso in Ucraina dopo il colpo di stato anticostituzionale del Majdan (2014). Dal nome del capo di abbigliamento pesante “Vatnik” ad uso delle popolazioni sovietiche: esercito, lavoratori in mansioni all’aria aperta, carcerati 

sabato 4 giugno 2016

JE SUIS ROBESPIERRE

Comunicato congiunto CGT, FSU, FO, Solidaires, UNEF, UNL, FIDL

La mobilitazione contro il disegno di legge del lavoro si sta radicando e segna una crescita che può durare fino ritiro della legge e la conquista di nuovi diritti.

La determinazione dei salariati, dei giovani, dei disoccupati e pensionati è impareggiabile, come dimostra il numero di manifestanti di oggi e il numero di iniziative nelle imprese, nei siti industriali, nelle aree commerciali.

La violenza dei propositi del governo, il disprezzo per il movimento sociale e l'ostinato rifiuto di ritirare il disegno di legge, rafforza questo impegno.

Le organizzazioni ribadiscono i termini della loro lettera congiunta inviata il 20 maggio al presidente Hollande in cui chiedono di essere ricevute. Mentre il presidente dice di fare del dialogo sociale il suo metodo di governo, le organizzazioni stanno ancora aspettando una risposta alla loro richiesta.

La mobilitazione dei lavoratori dipendenti, dei giovani, dei disoccupati è oggi maggioritaria, l'opinione pubblica resta sfavorevole in modo schiacciante alla legislazione e l'unità dei sindacati coinvolti, che rappresenta un fronte ampio e risoluto, rimane intatta.

Sono entrate nella mobilitazione migliaia di nuovi salariati, dalle più piccole alle più grandi aziende, di tutti i settori professionali. Molti settori sono impegnati, spesso in scioperi reiterabili, nelle raffinerie, nelle centrali nucleari, nei porti e nelle ferrovie, nei trasporti, ecc.

Le organizzazioni chiedono di proseguire e ampliare le mobilitazioni:
- Moltiplicando e sostenendo le azioni decise dai lavoratori nelle assemblee generali.
- Lavorando alla convergenza delle lotte intercategoriali con scioperi e manifestazioni nei prossimi giorni, in tutto il paese e tutte le categorie.

Ogni giorno la mobilitazione deve trarre un nuovo slancio:
- Realizzando all'inizio della prossima settimana il referendum deciso a livello intersindacale nelle imprese, nelle amministrazioni e nei luoghi di studio. Questo voto sarà presentato al Presidente della Repubblica nella seconda metà di giugno, nuovo momento cruciale della lotta.
- Creando le condizioni per il successo di una potente manifestazione nazionale il 14 giugno a Parigi.

Sono previsti nuovi incontri per assicurare l'organizzazione e il successo delle mobilitazioni e delle iniziative.

Montreuil, 26 Maggio, 2016

Attilio Folliero: Disturbi nel centro di Caracas (Video)

Attilio Folliero: Disturbi nel centro di Caracas (Video): Attilio Folliero, Caracas 03/06/2016 Ieri per tutta la giornata ci sono stati disturbi nel centro di Caracas ed in altri quartieri de...