involuzione

involuzione
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

martedì 13 marzo 2012

Siamo alla follia !!

 Siamo lanciati come un TAV,armati di isteria collettiva, verso l'abisso dell'ignoranza e della stupidità con tutto ciò che ne può derivare,se pensate che esagero leggetevi l'articolo sottostante.


La Divina Commedia, il poema che Dante Alighieri compose nel 1300, nonché una delle più importanti testimonianze della civiltà medievale conosciuta e studiata in tutto il mondo, ritenuta il più grande capolavoro della letteratura di tutti i tempi, deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La delirante richiesta arriva dall’organizzazione non governativa Gherush92, che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale dell’Onu. Secondo una dichiarazione della presidente Valentina Sereni, il pilastro della letteratura italiana presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo. Il canto XXXIV (Inferno, 55-63) in particolare, spiega, è una tappa obbligata di studio e gli allievi delle scuole ebraiche non sono certo esonerati dal programma. Il personaggio e il termine Giuda e giudeo sono parte integrante della cultura cristiana: “Giuda per antonomasia è persona falsa, traditore (da Giuda, nome dell’apostolo che tradì Gesù)”; “giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido di denaro, usuraio, persona infida, traditore” (De Mauro, Il dizionario della lingua italiana). Il significato negativo di giudeo è esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell’antisemitismo. Studiando la Divina Commedia i giovani ebrei sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico. E ancora, «nel canto XXIII (par. 109-126) Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complottò contro Gesù; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa però da quella del resto degli  ipocriti: per contrappasso Caifas è nudo e crocefisso a terra, in  modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti». Per questi versi e per le terzine del canto V del Paradiso (par. 73-81) si arriva addirittura a sostenere che sono un’anticipazione delle legge razziali di epoca fascista, e che introducono i Protocolli dei Savi Anziani di Sion di Nylus, noto libercolo antisemita che trattò il “Pericolo Ebraico” e provocò persecuzioni e rovina degli Ebrei in Russia e in tutta Europa. La chiosa finale è da incorniciare: È uno scandalo che i ragazzi, in particolare ebrei e mussulmani, siano costretti a studiare opere razziste come la Divina Commedia, che nell’invocata arte nasconde ogni nefandezza. La continuazione di insegnamenti di questo genere rappresenta una violazione dei diritti umani e la evidenziazione della natura razzista e antisemita del nostro paese di cui il cristianesimo costituisce l’anima. Le persecuzioni antiebraiche sono la conseguenza dell’antisemitismo cristiano che ha il suo fondamento nei Vangeli e nelle opere che ad esso si ispirano, come la Divina Commedia. Deve essere messo in evidenza il legame culturale e tecnico-operativo con i vari tentativi di esclusione e di sterminio, fino alla Shoah. Certamente la Divina Commedia ha ispirato i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, le leggi razziali e la soluzione finale. E quindi uscimmo a riveder le stelle…Fonte

mercoledì 7 marzo 2012

I Forconi e il manifesto,autocensura?

Corrispondenza da Palermo

«E questo sarebbe un giornale antagonista e comunista? Vergogna! Con quale faccia tosta ci chiedete soldi per sopravvivere. Noi siciliani non cacceremo una lira,  la nostra vita è più importante».



Ieri a Palermo hanno manifestato i Forconi. Ad un anno dalla loro nascita, a poco più di un mese dalla grande prova di forza dei blocchi di gennaio, la massiccia partecipazione al corteo conferma che il Movimento dei Forconi, malgrado l'accerchiamento, resiste, tiene le posizioni.
Anzi, ieri si è avuta la sensazione che, malgrado le difficoltà (e quella della scissione con Morsello è la meno importante), si è fatto un passo avanti. Si sono visti altri pezzi di società civile mobilitarsi e scendere in strada. 


Le difficoltà sono politiche, di tattica e di strategia. Tante sono le idee e le proposte su come proseguire, ma la quadra di come andare avanti non è stata trovata. E questo, per un movimento popolare e spontaneo a me pare fisiologico. Il potere siciliano, come quello nazionale, una tattica ce l'ha: prendere i Forconi per sfinimento, pensano che col tempo tutto si sgonfierà. Pensano e sperano. Ma si sbagliano: la situazione in Sicilia è drammatica e la rivolta di gennaio è stata solo un vagito, un annuncio di quel che potrebbe essere la sollevazione futura.
Palermo: 6 marzo 2012


I leader dei Forconi hanno una bella gatta da pelare: come allargare il consenso? Come acquisire più forza? Come evitare che la manfrina dei partiti e dei poteri costituiti sfianchi la spina dorsale di un movimento che, per quanto ampio, consiste in alcune centinaia di attivisti impegnati a tempo pieno alla causa? Uomini e padri di famiglia in carne ed ossa?


E' triste per me vedere che la sinistra è uno dei fattori che, facendo finta di niente, o addirittura insinuando che i Forconi sono "mafiosi" e/o un pezzo del blocco sociale consarvatore-berlusconiano, contribuiscono alla morte per asfissia dei Forconi. La sinistra, quella siciliana, ma anche quella nazionale, in questa vicenda, con la loro dichiarazione di ostracismo, stanno dando una mano a Monti e alla classe dominante a far morire il movimento di rivolta.


In questa opera si distingue il quotidiano il manifesto. Guardate la edizione di oggi, 7 marzo. Neanche un articolo, nemmeno un trafiletto sulla grande manifestazione di ieri a Palermo. Sono indignata, sono indignati quelli che, come me, hanno partecipato al corteo, sentendosi a casa loro e che considerano i Forconi, non certo un soggetto che potrà fare miracoli, ma una delle leve per costruire una opposizione sociale nuova in questo paese.
Niente di niente! nemmeno quattro righe!! Al limite potevano scrivere un articolo criticando, esprimere dei dubbi amletici. No, il silenzio. Mentre intere paginate sono state dedicate e vengono dedicate alla Val di Susa o alla Fiom.


Scusate, ma questa è censura, la stessa che operano gli altri organi di stampa, a cominciare dai giornali filo-Monti.


E questo sarebbe un giornale antagonista e comunista? Vergogna! Con quale faccia tosta ci chiedete soldi per sopravvivere. Noi siciliani non cacceremo una lira,  la nostra vita è più importante.

Fonte 

martedì 6 marzo 2012

Facciamo un appello per liberarci dai firmatari dell'appello !!

stralcio di articolo tratto da http://www.statopotenza.eu/

Dopo le “imprese” condotte in Libia nel Novecento, pensavamo che in Italia ormai la parola “colonialismo” fosse stata consegnata al triste passato. Invece, dopo l’aggressione contro la Libia in coabitazione coi criminali imperialisti autodefinitisi “volenterosi”, notiamo con rammarico e stupore che ormai per i due marò italiani arrestati in India, c’è una gara ed una vera e propria maratona che ricorda molto da vicino il comportamento del Pentagono nel periodo successivo al terribile incidente del Cermis, quando per passatempo, due soldati occupanti americani tranciarono coi loro cacciabombardieri la funivia della montagna uccidendo decine di persone.Al di là della vicenda nel dettaglio giurisdizionale, si fa un gran bofonchiare politico e la solita destra becera e patriottarda ha lanciato un disperato appello.E’ notizia di oggi che l’organizzazione di estrema destra Casa Pound è addirittura scesa a manifestare sotto l’Ambasciata Indiana a Roma, coi tricolori alla mano per chiedere l’espulsione dell’Ambasciatore. Malgrado alcuni raffazzonati tentativi di ricostruzione dei fatti, faziosi e autoreferenziali,le dinamiche dell’accaduto sono ancora del tutto da chiarire: vorremmo sapere quali sono i criteri nella valutazione dei pericoli nautici seguiti dai due soldati, e su quale base hanno deciso di aprire il fuoco in acque internazionali dinnanzi ad un peschereccio, considerando che ormai tutti i contingenti utilizzati dai principali Paesi nelle attività commerciali che toccano la tratta Aden-Malacca sono perfettamente addestrati a riconoscere i cosiddetti “pirati” somali.E’ opportuno chiedersi anzitutto cosa sia accaduto e poi giudicare. In ogni caso, la giurisdizione non può spettare all’Italia. Le vittime sono due pescatori indiani, e il fatto si è verificato in acque internazionali, ma pur sempre vicinissime alle coste indiane del Kerala. Il tribunale competente può essere dunque, o quello indiano o il Tribunale Penale Internazionale de L’Aja. Non certamente quello italiano. Questa abitudine coloniale a considerare i propri militari come degli “eletti” o degli “unti”, destinati ad un iter giudiziario semplificato e privilegiato, questa scandalosa tendenza a considerare i morti altrui come vittime di serie B, e questo atteggiamento da Rambo all’italiana, forti coi deboli e deboli – anzi cagasotto – coi forti (vedi Cermis, vedi Calipari, vedi operazione “Odissey Dawn” contro la Libia), mettono bene in chiaro la deriva imperialista che si ripercuote nella cultura reazionaria del nostro Paese.

Alcuni tra i firmatari dell'appello lanciato da Libero
Gianpaolo Pansa         Gianni Alemanno
Italo Bocchino             Renato Brunetta
Fabio Capello              Mara Carfagna
Piero Chiambretti        Frabrizio Cicchito
Stefania Craxi             Maurizio Gasparri
Giorgia Meloni            Giampiero Mughini
Fiamma Nirenstein      Renata Polverini
Maurizio Sacconi        Alfonso Signorini
Francesco Storace      Lucia Ronzulli