involuzione

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FIRMA LA PETIZIONE
Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

sabato 30 aprile 2011

Berlino - Barrio Antifascista inaugura Parco Giuliani a Kreuzberg


Appello del festival Barrio Antifascista organizzato per il 1 Maggio a Kreuzberg-Berlino

30 / 4 / 2011
Care amiche e cari amici,
per il 1° maggio stiamo organizzando di nuovo il Barrio 
Antifascista a Kreuzberg-Berlino. Ci trasferiamo 
con il nostro  palco in un parco del quartiere. 
In quest'occasione una parte del parco Bethanien 
sará ribattezzato "Carlo Giuliani Park". 
Vogliamo invitarvi a partecipare a quest'azione che per noi é 
importante - a dieci anni dalle proteste di Genova.

Dieci anni fa la polizia italiana uccise Carlo Giuliani; ora Noi,
il 1Maggio 2011, inauguriamo il Parco Carlo Giuliani a Kreuzberg-Berlino.
Questo parco vuole essere uno spazio libero che appartiene alla 
gente, vuole essere un luogo di incontro e di rispetto - un parco 
lontano dal terrorismo del consumo e del profitto, senza ossessione 
della sicurezza e della sorveglianza. Ormai sono pochi i posti a 
Berlino dove possiamo trovarci senza dover spendere soldi, 
senza essere clienti o sentirci come sulle passerelle. Perchè? 
Chi ce li ha fregati i Luoghi? Chi ha rubato la cultura, 
il senso della comunitá, della musica e dell‘arte? Chi ha rubato la nostra
cittá? Sono stati e sono i responsabili della privatizzazione e del
commercio, gli strateghi del profitto del mercato libero, gli ingegneri
della grigia quotidianitá.

Vogliamo che il nome di Carlo ci ricordi tutto questo ma che ci faccia
innanzitutto guardare avanti, che ci dia corraggio e forza per lottare
ancora per un altro mondo. Un mondo in cui l‘oppressione, la distruzione
dell‘ambiente, la guerra e la corsa nelle borse delle metropoli siano
storia, una volta per tutte.

Dieci anni fa ci siamo incontrati a Genova con centinaia di migliaia di
persone da tutto il mondo per sbattere in faccia il nostro „NO!“  agli
autonominati rappresentanti del nord globale, i cosidetti „G8“.
Il nostro „NO!“ contro il loro mondo di plastica che rende tutto
merce e che concede alle persone di farne parte soltanto come produttori 
di una ricchezza che è per pochissimi. Il nostro „NO!“ verso un 
mondo in cui solamente una piccola parte della popolazione ha il
diritto all‘alimentazione, alla formazione e all‘incolumitá fisica e psichica. 
Il nostro „NO!“ verso la logica micidiale del capitalismo.

Perché il nostro „NO!“ ci unisce e ci rinforza!

Il nostro „NO!“ attraversa confini, passa di nascosto le dogane, supera le
differenze linguistiche e culturali. Il nostro „NO!“ unisce la parte onesta
e nobile dell‘umanitá e noi sappiamo che questa parte é la maggioranza! Il
nostro „NO!“  non ha bisogno di nessun permesso, di nessun partito e di
nessuna adulazione di una forza maggiore. Perché il nostro „NO!“ é il
semplice „SI!“ per la vita, la collettivitá, perché crediamo nella
solidarietá e nella bellezza - il nostro „NO!“ é il corraggio di una utopia!

Noi ci siamo incontrati a Genova ed eravamo uniti nella speranza e nella
determinazione di lottare per un‘altro mondo. Ispirati dal movimento
zapatista che nel 1994 esclamó che „un‘altro mondo é possibile“. Noi eravamo
protagonisti delle proteste di Seattle e Praga, dei Social Forum Mondiali e
delle nostre lotte locali. A Genova la risposta dei governatori é stata
chiara: hanno bastonato le teste che non sono riusciti a conquistare,
dovevano far tacere le voci clamorose che chiedevano un‘altro mondo. Carlo é
stato ucciso. Migliaia di noi sono stati feriti, arrestati e torturati. A
Bolzaneto, nella Scuola Diaz, nelle questure, nel carcere di Marassi. Noi
non abbiamo dimenticato niente, e siamo ancora qui!

Quel che allora faceva schifo, oggi é ancora piú merdoso. Con velocitá
vertiginosa Loro esportano guerre, catastrofi climatiche e crash di borse: e
purtroppo finora non si è realizzata la nostra speranza che questo sistema
si frantumasse da solo. Una minoranza di esosi criminali ha dichiarato
guerra al resto dell‘umanitá e a tutto il globo. E ora viviamo una ulteriore
catastrofe, quella nucleare, i cui responsabili sono i potenti del mondo.
Guidati dalla mania del profitto lasciano una scia di devastazione che rende
inabitabili intere parti del nostro pianeta.

Se dieci anni fa il nostro „NO!“ era giusto, oggi lo é piú che mai!

Dappertutto si formano resistenze. Dappertutto la gente scende in strada
perché non accetta piú di rimanere sugli spalti della storia che gli sono
stati concessi per „assistere“ allo scempio in atto. La fame di una svolta
sociale e di dignitá c‘é. Noi ci siamo!

"Qualcuno annunciò che opporsi alla globalizzazione era come opporsi alla
legge di gravità. E quindi io dico: abbasso la legge di gravità!”
(Subcomandante Marcos)

 Viva la rebellione che dice „NO!“

Morte alla morte!

 Genova Libera - Berlino Kreuzberg 2011

Se vorreste scrivere un saluto saremo lieti di leggerlo qui a Berlino
durante la festa!

Tanti saluti da Berlino 

Carabinieri Europei con Licenza d’Uccidere

DI ALESSIO MANNINO
Da: ribelle.com
Praticamente non ne ha parlato nessuno. Praticamente la ratifica di Camera e Senato è avvenuta all’unanimità. Praticamente stiamo per finire nelle mani di una superpolizia dai poteri pressoché illimitati. Che sulla carta è europea, ma che nei fatti è sotto la supervisione statunitense. Tanto è vero che la sede centrale si trova a Vicenza, la stessa città dove c’è il famigerato Camp Ederle delle truppe USA
Alzi la mano chi sa cos’è il trattato di Velsen. Domanda retorica: nessuno. Eppure in questa piccola città olandese è stato posto in calce un tassello decisivo nel mosaico del nuovo ordine europeo e mondiale. Una tappa del processo di smantellamento della sovranità nazionale, portato avanti di nascosto, nel silenzio tipico dei ladri e delle canaglie.
Il Trattato Eurogendfor venne firmato a Velsen il 18 ottobre 2007 da Francia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo e Italia. L’acronimo sta per Forza di Gendarmeria Europea (EGF): in sostanza è la futura polizia militare d’Europa. E non solo. Per capire esattamente che cos’è, leggiamone qualche passo. I compiti: «condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici» (art. 4). Il raggio d’azione: «EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche» (art. 5). La sede e la cabina di comando: «la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero – l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR» (art. 3).
Ricapitolando: la Gendarmeria europea assume tutte le funzioni delle normali forze dell’ordine (carabinieri e polizia), indagini e arresti compresi; la Nato, cioè gli Stati Uniti, avranno voce in capitolo nella sua gestione operativa; il nuovo corpo risponde esclusivamente a un comitato interministeriale, composto dai ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari. In pratica, significa che avremo per le strade poliziotti veri e propri, che non si limitano a missioni militari, sottoposti alla supervisione di un’organizzazione sovranazionale in mano a una potenza extraeuropea cioè gli Usa, e che, come se non bastasse, è svincolata dal controllo del governo e del parlamento nazionali.
Ma non è finita. L’EGF gode di una totale immunità: inviolabili locali, beni e archivi (art. 21 e 22); le comunicazioni non possono essere intercettate (art. 23); i danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art. 28); i gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei paesi ospitanti (art. 29). Come si evince chiaramente, una serie di privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.
Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ratifica l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Poco dopo anche il Senato dà il via libera, anche qui all’unanimità. Il 12 giugno il Trattato di Velsen entra in vigore in Italia. La legge di ratifica n° 84 riguarda direttamente l’Arma dei Carabinieri, che verrà assorbita nella Polizia di Stato, e questa degradata a polizia locale di secondo livello. Come  ha fatto notare il giornalista che ha scovato la notizia, il freelance Gianni Lannes (uno con due coglioni così, che per le sue inchieste ora gira con la scorta), non soltanto è una vergogna constatare che i nostri parlamentari sanciscano una palese espropriazione di sovranità senza aver neppure letto i 47 articoli che la attestano, ma anche che sia passata inosservata un’anomalia clamorosa. Il quartiere generale europeo è insediato a Vicenza nella caserma dei carabinieri “Chinotto” fin dal 2006. La ratifica è dell’anno scorso. E a Vicenza da decenni ha sede Camp Ederle, a cui nel 2013 si affiancherà la seconda base statunitense al Dal Molin che è una sede dell’Africom, il comando americano per il quadrante mediterraneo-africano.
La deduzione è quasi ovvia: aver scelto proprio Vicenza sta a significare che la Gestapo europea dipende, e alla luce del sole, dal Pentagono. Ogni 25 Aprile i patetici onanisti della memoria si scannano sul fascismo e sull’antifascismo, mentre oggi serve un’altra Liberazione: da questa Europa e dal suo padrone, gli Stati Uniti.

venerdì 29 aprile 2011

Malata di Morgellons si suicida sperando anche di attirare l'attenzione sulla sua sindrome (causata dalle scie chimiche)

Fonte:SoleAttivoQui di seguito trovate la traduzione (a cura del blog soleattivo) dell'articolo Verzweiflungstat wegen rätselhafter Krankheit: „Mein Tod soll nicht umsonst sein“ pubblicato il 14 agosto 2010 sul sito del Tageszeitung di Monaco (una volta quotidiano Münchner Tageszeitung, adesso Mediengruppe Münchner Merkur und tz).


La terribile malattia che di recente ha colpito anche la famosa cantante Joni Mitchell, e la cui esistenza viene negata (guarda caso) da chi nega le scie chimiche viene spesso scambiata per una manifestazione psicotica, ma quando si vedono fibre colorate spuntar fuori dalla pelle si scopre che la realtà é tutt'altra.

E quando una dottoressa analizza al microscopio elettronico i filamenti dei malati e li trova fin troppo somiglianti a quelli rilevati nei nanopolimeri diffusi con le scie chimiche la connessione causa-effetto risulta evidente. D'altronde quale altra sostanza inquinante potrebbe causare la crescita di sostanze artificiali che fuoriescono dal corpo umano?

A livello di cura e prevenzione, mentre qualcuno consiglia di mantenere adeguati livelli di alcalinità (superiori di 2/3 all’acidità) con un mantenimento quotidiano – con dosi regolari di Aceto di Mele Biologico possiamo registrare un tentativo di fornire uno schema terapeutico come il protocollo di Gwen Scott, che fornisce altri dettagliati consigli su come aiutare l'organismo a non soccombere all'invasione di queste nanofibre e ad espellerle. Altre informazioni per prevenire questa ed altre malattie causate dalle scie chimiche le potete reperire nell'opuscolo sopravvivere.





Atto di disperazione a causa di una malattia misteriosa: “la mia morte non sarà vana“

Vagen/Monaco – una settima fa si è lanciata una donna di Monaco da una mongolfiera a 500 metri da terra. Con questo atto di disperazione voleva richiamare l’attenzione sulla sua misteriosa malattia, che fa crescere fibre sconosciute che fuoriescono dalla pelle. Nella sua lettera di addio Monika B. scrive: "La mia morte non sarà vana."
Monika B. di Monaco di Baviera
Claus Rust di Vagen (provincia di Rosenheim) guarda ancora impietrito l’ultima lettera di Monika B. L’amico di famiglia aveva da tempo organizzato fino all’ultimo dettaglio i suoi funerali, i documenti e l’assistenza per il padre. “Lei voleva che tutto fosse in ordine nel caso in cui a causa della malattia non sarebbe stata più in grado di farlo”, afferma la persona 73enne. Che lei avesse pianificato la sua morte non poteva immaginarlo.

Sì, è vero che Monika B. aveva tendenze suicide a causa della sua anamnesi, ma proprio negli ultimi mesi è sembrato come se lei malgrado “molti momenti deboli volesse provare nuovamente la gioia di vivere" e questo dopo una storia quasi infinita di patimenti della 55enne donna di Monaco che è stata tremendamente tormentata dai dolori, dice il sig. Rust.

La sua sofferenza è iniziata nel 2008. In un primo momento si sentiva male in continuazione, aveva dolori agli arti forti e quasi insopportabili.  L’uso degli antibiotici e un soggiorno di cura non le hanno portato alcun sollievo. Solo alcuni mesi dopo si accorse che una fibra indefinibile cresceva fra il quarto e quinto dito della mano. “In seguito, presa dal panico, è andata correndo da un medico all’altro non sapendo che cosa fare”, si ricorda il sig. Rust. Il 73enne racconta che i medici hanno sospettato come causa della sua malattia un’infezione da borrelliosi non curata.

Nel centro di borrelliosi ad Augusta fu avanzata poi la prima ipotesi che Monika B. potesse essere malata di "Morgellons". Anche gli esperti su questa malattia misteriosa si trovano di fronte ad un enigma. "Questa malattia sembra manifestarsi solitamente sotto la forma di infezioni molteplici di vario genere", ha spiegato il Dott. Carsten Nicolaus, partner medico del centro di borrelliosi ad Augusta. Secondo lui i pazienti di questa malattia dei filamenti hanno spesso il problema che i medici cercano l’origine nell’ambito psichiatrico. Poiché i pazienti spesso parlano nei primi stadi di una sensazione di formicolio o di un movimento sotto pelle, ma gli esami non forniscono nessun risultato, spesso viene diagnosticata la psicosi parassitaria o la parassitosi delirante.

Solo quando viene alla luce il sintomo caratteristico dei tratti di pelle screpolata dalla quale escono fibre, si dovrebbe parlare di "Morgellons". Queste fibre sarebbero inorganiche e spunterebbero fuori dalla pelle colorate di blu, rosso, bianco e nero. "Perfino l'FBI americana ha testato queste fibre, ma non ha potuto identificare il materiale", aggiunge il Dott. Nicolaus.

Con il suo suicidio vuole richiamare l’attenzione su una malattia spaventosa. Dalla sua pelle spuntavano misteriose fibre colorate.
Negli Stati Uniti sono stati registrati negli ultimi anni da 16.000 a 18.000 malati di Morgellons. I sintomi si manifestano soprattutto lungo la costa (Texas, Florida).

"La situazione è simile anche in Germania", afferma il Dott. Nicolaus. Lui aveva avuto già alcuni pazienti dello Schleswig-Holstein, della Meclemburgo-Pomerania o dei Paesi Bassi. Il problema per i medici è che molti di loro non hanno mai sentito parlare di "Morgellons". Al momento stanno facendo delle ricerche solamente negli Stati Uniti in diverse università come per esempio in Oklahoma. Il primo passo positivo: Centers of Diseases Control and Prevention (paragonabile al Robert-Koch-Institut in Germania) hanno riconosciuto la malattia delle fibre. Ma la ricerca scientifica riguardo al "Morgellons" è ancora ad uno stadio embrionale. "I pazienti hanno bisogno di tenere duro, ma di fronte al dolore spesso non è possibile", dice il Dott. Nicolaus.

Tutta la documentazione l’ha mandata ad un amico con la richiesta di rendere pubblica la sua causa. Claus Rust è sconvolto dalla tragedia.
Finché non saranno trovati la causa ed un mezzo appropriato contro la malattia delle fibre, ai medici rimane solo la possibilità di contrastare i singoli sintomi. Questo avviene con antibiotici, antifungini, antivirali e anche con antielmintici. Monika B. non poteva aspettare così a lungo. Per lei gli innumerevoli ricoveri in ospedale ed una psicoterapia durata diversi mesi al policlinico di Monaco-Ovest non hanno portato alcun sollievo. La cosa più brutta per lei, secondo Rust è "Il fatto che nessuno conosceva la malattia, e tanto meno la prendeva sul serio." Il 73enne sta preparando la cremazione per il 25 Agosto e adesso si dedicata ad adempiere all’ultima volontà della 55enne: "Far conoscere il Morgellons, in modo tale che altri malati abbiano la speranza e che non si disperino come Monica B."

Silvia Mischi


Morgellons: enigma per i medici

La descrizione del morbo di Morgellons potrebbe sembrare tirata fuori da un pessimo romanzo di fantascienza: all’improvviso ai pazienti crescono delle piccole fibre cellulosiche dalla pelle che presumibilmente potrebbero forare un’unghia. La sindrome di Morgellons è la denominazione di un quadro clinico che è discusso in modo altamente controverso nell’ambito medico. Quello che c’è veramente dietro, nessuno può dirlo finora. In internet circolano le più selvagge ipotesi e descrizioni. Gli afflitti hanno una sensazione di formicolio sotto la pelle, come se ci fossero dei minuscoli insetti che scavano. Non esiste una diagnosi precisa e nemmeno un rimedio. Molti medici ritengono che i pazienti si stiano immaginando tutto, come se fossero delle rappresentazioni deliranti. Le fibre che si formano nel corpo delle persone colpite e che spesso escono attraverso le ferite aperte della pelle, sembrano essere una massa vivente, così raccontano. Loro di mattina sulle loro lenzuola avevano trova fibre colorate. "La roba viene fuori dai miei occhi come vermi. E’ l'inferno", scrive una malata in internet. Le fibre assomigliano alla plastica flessibile e sono lunghe alcuni millimetri.
www.climatrix.org

Le onde dei telefoni cellulari sono mortali. Finalmente lo hanno ammesso ufficialmente


Fonte: Ecplanet *


Dopo molti anni di dibattito sui rischi per la salute derivanti dai telefoni cellulari, un recente rapporto finalmente fornisce delle risposte. Il rapporto completo è stato presentato di recente al Dipartimento di Telecomunicazioni dal Prof Girish Kumar del dipartimento IIT di Bombay di ingegneria elettrica. Kumar, che ha svolto approfondite ricerche sulle radiazioni del telefono cellulare e i suoi effetti, mette in guardia contro l'uso eccessivo dei telefoni cellulari perchè espone gli utenti ad un aumento del rischio di cancro, tumore al cervello e di molti altri rischi per la salute. Per i bambini la cosa è ancor più accentuata.
I principali rischi per la salute derivanti dalle radiazioni dei telefoni cellulari e dai ripetitori sono i seguenti:
- Un aumento del 400% del rischio di cancro al cervello tra gli adolescenti che usano per i telefoni cellulari. I bambini sono più vulnerabili alle radiazioni dei cellulari. Più piccolo è il bambino, tanto più profonda è la penetrazione della radiazione elettromagnetica perché il cranio dei bambini è più sottile.
- Un eccessivo uso dei telefoni cellulari può provocare il cancro a chiunque. L'uso dei cellulari per più di 30 minuti al giorno per 10 anni aumenta il rischio di cancro al cervello e neuroma acustico.
- La radiazione dei cellulari provoca danni irreversibili alla fertilità maschile. Gli studi hanno scoperto un conteggio inferiore del 30% nel liquido seminale degli utenti che fanno uso intensivo di telefoni cellulari.
- Le frequenze utilizzate dai cellulari possono causare danni al DNA delle cellule del corpo. La radiazione provoca la formazione di 'formazioni di radicali liberi' all'interno delle cellule; tali radicali sono notoriamente cancerogeni.

- Le frequenze dei cellulari interferiscono con il corretto funzionamento di altri dispositivi salvavita, inclusi gli impianti di pace-maker, e possono, quindi, provocare la morte improvvisa.
- L’esposizione ai cellulari può scatenare la risposta allo stress nelle cellule umane e animali e provocare la produzione di proteine da stress. Questa è una prova sufficiente del fatto che l'organismo riconosce la radiazione dei telefoni cellulari come potenzialmente nociva.
- I campi elettromagnetici generati dai telefoni cellulari e dalle cellule dei ripetitori debilita il sistema immunitario e stimola risposte allergiche \ infiammatorie, comprese eruzioni cutanee, piaghe, sensazione di oppressione e lesioni.
- Le persone che utilizzano i telefoni cellulari per più di 30 minuti al giorno per più di quattro anni sono a rischio più elevato di perdita dell'udito. La radiazione dei telefonini può causare tinnito e danneggiare le cellule ciliate presenti nell'orecchio interno. Una volta danneggiate, queste cellule non possono più rigenerarsi.
- L’uso frequente dei telefoni cellulari può danneggiare il sistema visivo in molti modi. Le frequenze dei cellulari (900, 1800 MHz e 2450 MHz), danneggiano le cellule epiteliali e aumentano la temperatura all'interno dell'occhio.
- Le emissioni dei cellulari indeboliscono le ossa e possono causare un deficit dei livelli di melatonina, un antiossidante potenziatore del sistema immunitario.
- Un aumento del rischio di tumore delle ghiandole salivari è legato all'uso dei telefoni cellulari.
- L’esposizione ai campi elettromagnetici può causare disturbi del sonno e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.
- A causa del rumore elettromagnetico di fondo, le api e gli uccelli diventano disorientati e non possono tornare negli alveari e nei nidi. Ci sono effetti nocivi per animali, piante e l’ambiente.


Importanti raccomandazioni (pdf):
Le 10 regole per usare bene il cellulare
Precauzioni telefoniche a cura del comune di Bologna
www.climatrix.org

giovedì 28 aprile 2011

La matematica è un'opinione

In questi tempi di difficile comprensone ci sono personaggi che per propria ambizione politica stravolgono anche le poche certezze su cui ci basiamo.Una di queste è il detto che la matematica non è un'opinione ed in effetti i numeri non mentono,2 più 2 fa quattro,così come due mezzi fanno uno intero, ma questi due signori della foto sopra mi fanno dubitare della giustezza di tale equazione.
Vediamo perchè,il primo a sx lo chiameremo per comodità "MezzoFr" e il secondo "MezzoIt".
Questi due signori dall'alto della loro visione erano  convinti di essere non già frazioni ma interi per conto loro dopo le elezioni che li hanno portati ad essere capi dei rispettivi governi ma passando i mesi entrambi si sono accorti che la loro popolarità stava scemando causa scandali politici  per MezzoFr e drammi personali per MezzoIt ed inoltre per entrambi scelte politiche sociali ed economiche invise alla maggioranza dei propri elettori.
I due Mezzi, resisi conto che per essere interi ci vuole ben altra "statura",e dopo gli equivoci sul caso Lactalis hanno pensato bene di fondersi in corpo solo e partorire un'ideona alla quale si aggiungono tutta un'altra serie di ideucce che a lor vedere li avrebbe portati ad un "Intero" atto a riconquistare credito nazionale ed internazionale.Ora tralasciando le implicazioni sociali di tale pensiero finchè non avremo notizie più chiare mi preme soffermarmi su quelle politiche ed economiche per verificare il risultato di suddetta manovra e a ben vedere non mi pare abbiano avuto quel successo che si aspettavano,a livello europeo si accenna a timidi sì ma con non secondari distinguo anche perchè non è specificato bene cosa vogliano di preciso mentre  si capisce benissimo cosa cerchino a livello economico confermando di fatto che a loro interessa ben poco degli immigrati ma vogliono scaricare il peso economico della questione sull'Europa con ulteriore sperpero di denaro militarizzando sempre più la FRONTEX e chi è la Frontex? Ecco alcuni esempi;
http://www.lettera43.it/fatti/12961/frontex-del-porto.htm 
 http://www.globalproject.info/it/in_movimento/LItalia-spinge-il-Frontex-su-posizioni-militaristiche/7478 e questi due link confermano anche che i no della Lega sono tutta fuffa perchè in realtà è proprio ciò che vogliono.
Ecco che allora in base alla verifica dei fatti i due Mezzi rimangono tali ed anche aggiungendo loro una tata al massimo che possono aspirare facendo l'equazione MezzoFr+MezzoIt+TATA è una
FRITTATA di spinaci nani con cipolle nane
di Rossoallosso

lunedì 25 aprile 2011

Decrescita, incontro con Serge Latouche

di Francesco Bevilacqua 

 

Giovedì 24 febbraio, presso la traboccante aula magna del dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna, si è svolto un incontro con l’economista e filosofo – come dice lui stesso, ora che è in pensione può occuparsi di entrambe le cose – Serge Latouche, professore emerito dell’Università di Parigi, esponente di spicco del Movimento Anti-Utilitarista (MAUSS) e propugnatore della decrescita.
Il tema della giornata – organizzata da Andrea Segrè, ideatore dei Last Minute Market – era Come uscire dalla società dei consumi: il tao della decrescita, mutuato proprio dal titolo dell’ultimo libro del pensatore francese uscito in questi giorni per Bollati Boringhieri, Come si esce dalla società dei consumi.
Il concetto di base con cui Latouche apre il suo intervento è quello che richiama la necessità di uscire dall’economia capitalista, che rappresenta il modello attraverso il quale si realizza la società della crescita. Per fare questo, il primo passo consiste nel rompere il paradigma tipicamente occidentale del 'sempre di più', basato sulla dicotomia produzione-consumo che ha portato a ciò che oggi viene chiamato globalizzazione.
In realtà i mercati sono mondializzati già dal 1492, quando “l’America scoprì Colombo” – come dice Latouche per sfuggire alla visione eurocentrica. Nel 1989 poi, con la caduta del sistema geopolitico degli impenetrabili blocchi contrapposti, è cominciata la omnicommercializzazione del mondo.
Si è instaurata così l’economia della crescita, il cui fine non è quello di crescere per soddisfare i bisogni bensì quello di crescere per crescere, attraverso un processo che parte dalla produzione, prosegue con il consumo a cui segue la produzione dei rifiuti, il tutto con un profitto sempre maggiore che arricchisce un numero di persone sempre minore.
acqua pubblica bolivia
Nell'aprile del 2001 ha preso il via la guerra dell’acqua di Cochabamba, in Bolivia, contro le imprese transnazionali che spingevano per la privatizzazione
Proseguendo nella sua analisi storica, l’autore de La scommessa della decrescita individua due date, corrispondenti ad altrettanti avvenimenti che il mondo ha recentemente vissuto e che segnano una svolta importante e incoraggiante. La prima è il primo gennaio 1994, anno in cui dopo cinquecento anni di colonizzazione i nativi centroamericani hanno conquistato San Cristobal, dando inizio alla ribellione del Chiapas guidata dal subcomandante Marcos. L’altra data simbolicamente significativa è l’aprile del 2001, quando ha preso il via la guerra dell’acqua di Cochabamba, in Bolivia, contro le imprese transnazionali che spingevano per la privatizzazione.
L’insegnamento importante di questi due episodi è la forza della spinta dal basso che mira a risolvere il problema, a ottenere dei diritti e non a conquistare meramente il potere. Come dice lo stesso Marcos infatti, “non vogliamo prendere il potere, perché sennò saremmo presi noi stessi dal potere”.
Da questo contesto territoriale è nato quindi qualcosa di nuovo, come testimoniano le costituzioni di Ecuador e Bolivia recentemente approvate, in cui per la prima volta viene dichiarato esplicitamente che il fine della società è il benessere e non la prosperità economica. Benessere che in spagnolo viene reso dal termine buen vivir, che è diventato oramai una parola chiave per il movimento della decrescita. Nel testo costituzionale questo concetto è espresso anche in lingua Quechua, sumak kawsay, ed è accompagnato dalla affermazione che la natura è un soggetto di diritto e in quanto tale va rispettata; un passo importante nella direzione dell’abbandono della società dei consumi.
Laotuche prosegue la sua esposizione con una citazione molto particolare, quella del regista e attore americano Woody Allen, che sostiene che l’umanità si trova oramai di fronte a un bivio che conduce da una parte alla scomparsa, dall’altra alla disperazione. La prima scelta, quella che conduce alla scomparsa, è caratterizzata dalla società della crescita con la crescita. È però questa una scomparsa che non ha nulla a che vedere con analoghi eventi che si sono verificati nel corso della storia del pianeta, poiché da essi si differenzia per tre aspetti: è molto più veloce, è provocata dall’uomo e coinvolge anche l’uomo stesso.

L’aumento della temperatura potrebbe arrivare anche a sei gradi
Tempo fa, quando si iniziò a parlare di decrescita, essa veniva vista come l’opportunità di evitare la catastrofe. Oggi però questo non è più possibile e imboccare una simile strada consentirebbe al massimo di limitare o di gestire ciò che inevitabilmente accadrà. L’esempio tangibile è fornito dal problema del riscaldamento globale: nei prossimi anni la temperatura del pianeta aumenterà almeno di due gradi, provocando la scomparsa di molte specie viventi e grandi crisi sociali e umanitarie e questo avverrà comunque, anche nel caso in cui noi attuassimo sin da subito una riduzione dei consumi e delle emissioni.
Nel caso in cui non facessimo neanche questo tuttavia, l’aumento della temperatura potrebbe arrivare anche a sei gradi e in quel caso le condizioni di sopravvivenza della vita stessa sul pianeta sarebbero messe a repentaglio.
È a questo punto che Latouche ripropone uno dei suoi concetti chiave, che è fra le altre cose anche il titolo di uno dei suoi scritti, uscito nel 2002 per la EMI: decolonizzare l’immaginario. Questo processo rappresenta la sola via d’uscita dal vicolo cieco della crescita e può essere compiuto su due livelli, quello delle parole e quello delle cose. Per quest’ultimo si tratta di mettere in pratica un nuovo stile di vita: la sfida è forse più impegnativa ma almeno i suoi connotati sono chiari.
Decolonizzare l’immaginario a livello delle parole è invece una prova che si potrebbe definire subdola, poiché vuol dire riappropriarsi dei termini e dei concetti che tali termini esprimono, che oggi sono stati completamente traviati. Sviluppo, crescita e progresso sono infatti parole che derivano dalla biologia e inseriti in quel contesto disciplinare hanno un senso.
Gli economisti però hanno importato questi concetti applicandoli all’economia in maniera impropria e parziale, dimenticandosi che in un ciclo vitale a crescita e sviluppo segue inevitabilmente la morte dell’organismo. Tutti noi siamo quindi stati 'economicizzati' fin dalla giovane età, grazie alla scuola che inculcato nelle nostre menti i modelli della crescita occidentale e della rivoluzione industriale.

Dietro il mito della "ricchezza delle nazioni" c'è stato l'arricchimento della borghesia e delle élite industriali
La “grande bolla speculativa del mito della crescita occidentale” viene insegnata a partire da Adam Smith e dal suo La ricchezza delle nazioni e prosegue anche fuori dal contesto didattico grazie al bombardamento mediatico cui siamo sottoposti quotidianamente. Esiste tuttavia una verità storica che viene mistificata e che racconta non di ricchezza delle nazioni, bensì di arricchimento della borghesia e delle élite industriali e di impoverimento dei contadini e degli artigiani, con innumerevoli esempi di società compromesse dall’allargarsi di questa forbice, dall’Inghilterra all’India.
Poi il capitalismo si è trasformato in un sistema termoindustriale grazie alla seconda rivoluzione industriale e all’avvento delle macchine. Come spiega fra gli altri anche Marx, questo ha permesso di accumulare una quantità enorme di merci che andavano però consumate, ragion per cui si è verificato un apparente miglioramento delle condizioni di vita delle classi più deboli, rese in grado di acquistare le merci che venivano prodotte.
Nel dopoguerra, si è infine arrivati al perfezionamento del sistema capitalista grazie all’aggiunta di tre nuovi ingredienti: il marketing, che consente di creare desiderio di possesso, dipendenza e frustrazione, il credito, strumento studiato per permettere di acquistare anche a chi non ne ha la possibilità, e l’obsolescenza programmata, che imponendo un’aspettativa di vita sempre più breve alle merci prodotte favorisce il ricambio e quindi l’acquisto di nuove merci.
L’ultima rivoluzione è quella degli idrocarburi, in occasione della quale ha fatto irruzione sulla scena il petrolio, risorsa efficientissima e apparentemente inesauribile. In realtà, così come possiamo ammirare l’immagine di una stella lontana migliaia di anni luce che in realtà è scomparsa da tempo, il nostro sistema economico si basa su una fonte energetica che è già in via di esaurimento, ma siccome la vediamo ancora ampiamente impiegata nella nostra quotidianità non immaginiamo che sia prossima alla fine.

Latouche ribadisce l’importanza di uscire dal paradigma della società dei consumi che si sorregge sull’economia
Focalizzandosi sugli obiettivi, Latouche ribadisce l’importanza di uscire dal paradigma della società dei consumi che si sorregge sull’economia, la quale, così com’è concepita oggi, è solo un’invenzione artificiale della modernità. Al contrario, l’economia deve essere ricondotta al suo ruolo subordinato alla sfera sociale e politica: non possono esistere delle leggi economiche che regolano la società, poiché solo i rappresentanti istituzionali eletti dal popolo hanno il potere di stabilire e far rispettare delle norme e non certo istituti finanziari, banche e fondi monetari che operano esclusivamente nella logica del profitto.
La nuova società si deve quindi basare su quella che il decrescitista francese chiama “abbondanza frugale”, l’esatto opposto della scarsità indotta dalla società dei consumi che, per sua natura, ha bisogno che la gente provi sempre una sensazione di privazione, da cui deriva il desiderio di acquisto. Ragionando nei termini del paradigma consumista, abbondanza frugale sembra un ossimoro senza senso, ma l’unica via per conoscere la vera abbondanza è limitare i propri bisogni, cioè vivere seguendo uno stile sobrio e appunto frugale. Il modo migliore per attuare questo stile di vita è abbandonare la logica economicista del perseguimento del profitto ed entrare in quella del dono.
Riprendendo il discorso sulle macchine, Latouche chiama in causa Ivan Illich e il suo concetto di tecnica eteronoma, che ci umilia e ci rende dipendenti e infine schiavi. La tecnologia non è però un demone da scacciare: al posto della macchina eteronoma può esistere la macchina come strumento conviviale, che viene utilizzata nel rispetto dell’ambiente e mantiene con l’uomo un rapporto di equilibrio; esempi di questo tipo possono essere la bicicletta e la macchina da cucire.
La società conviviale pensata da Ivan Illich è per Latouche un’ottima declinazione dell’idea di decrescita, così come lo è il sistema inteso da Cornelius Castoridias che, spostando il discorso dal piano tecnologico a quello politico, immagina una democrazia che sia diretta e locale, condizioni fondamentali per evitare che questa forma di governo degeneri proprio come sta succedendo oggi.
Un ulteriore approfondimento di questa idea è il municipalismo libertario di Murray Bookchin, in cui piccoli sistemi locali ne costituiscono uno più grande mettendosi in rete secondo una schema piramidale, in cui le decisioni vengono prese a livello locale e poi 'travasate' a quello successivo.
Avviandosi verso la conclusione del suo intervento, Latouche chiama nuovamente in causa Woody Allen e dopo aver parlato della crescita con crescita che porta alla scomparsa, prende in esame la strada che porta alla disperazione, quella della crescita senza crescita, che è quella che stiamo percorrendo oggi, fatta di poche risorse, molta disoccupazione e funestata da una crisi che ciclicamente si ripropone per azzerare il punteggio e ripartire con il processo di produzione e consumo.

Né rilancio dei consumi né austerità imposta: per attuare il cambiamento ci vuole una rivoluzione culturale
La condizione in cui ci ha fatto piombare questo stile di vita è l’austerità imposta, del tutto diversa dalla frugalità liberamente scelta poiché le poche risorse che sono ancora a disposizione vengono attentamente dirottate verso quei pochi che ancora possono permettersi di sostenere ritmi di consumo sfrenati. Il progressivo esaurimento delle ultime risorse ci porterà verso una dittatura terribile che deciderà con la forza chi può consumare e chi no. Di fatto, in molti luoghi, questo avviene già.
È quindi meglio la strada che porta alla scomparsa o quella che porta alla disperazione? Ironicamente, Latouche rileva che è come se ci trovassimo su una macchina lanciata senza freni verso un muro: scegliendo la crescita con crescita ci schianteremmo a trecento chilometri orari e saremmo spacciati, optando per la crescita senza crescita potremmo riuscire a ridurre la velocità a duecento chilometri orari, ma l’impatto sarebbe comunque fatale.
Né rilancio dei consumi né austerità imposta dunque, per attuare il cambiamento ci vuole una rivoluzione culturale che inneschi inevitabilmente una rivoluzione reale, perché è inutile cambiare il software se non si cambia anche l’hardware. La strada della decrescita ha molto in comune con la filosofia zen – da qui l’idea di usare lo slogan Il tao della decrescita come sottotitolo per l’incontro: si può arrivare alla felicità solo se si sa limitare i propri bisogni e i propri desideri.
Oltre a quella zen sono molte le filosofie, le culture e le correnti di pensiero che la pensano in questo modo; così la decrescita può essere interpretata non come la sola alternativa, quanto piuttosto come una matrice di alternative, differenti nei modi ma uguali nell’obiettivo: porre fine alla società della crescita.
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domenica 24 aprile 2011

71 morti dal 1° gennaio 2011

22 aprile 2011

Abeer Skafe, 10, è morto oggi dopo un esaurimento nervoso e paralisi completa per Israele, negando il permesso di vedere il padre in carcere.

In un caso unico, che mette in evidenza il senso di shock e il ceppo professione fa pesare sulla gente comune, trauma psicologico è stato incolpato di coma pericolo di vita di una ragazza palestinese dopo che lei è stato impedito dalle autorità israeliane di abbracciare suo padre quando andava a fargli visita in carcere dove sta scontando un periodo di vita.

agenti di polizia israeliani incaricati del carcere dove il padre di Abir Eskafi's, Yousuf, sta scontando la sua pena, presumibilmente non ha permesso il 10-year-old di andare oltre al lato dei prigionieri 'di una sala riunioni dove i visitatori possono incontrare i detenuti, quando ha espresso il desiderio di abbracciare suo padre.

La bambina era così male l'episodio che subito dopo il ritorno a casa, lei si rifiutava di mangiare e si ritirò in un guscio di silenzio. Più tardi divenne paralizzata e, successivamente, entrò in coma profondo che, anche colpito le sue funzioni respiratorie. Ora è in rianimazione in un ospedale di Hebron.

Medici a Hebron, la principessa Alia Hospital dire condizione di Abeer, si sta deteriorando costantemente, che è la sua impedisce di essere trasferito all'estero per il trattamento avanzato che il servizio sanitario palestinese non è in una situazione di fornire.

I medici che Abeer hanno avvertito che c'è un grosso rischio per la sua vita se è spostata dal suo letto, o se il collegamento al respiratore artificiale è disturbato. Abeer padre è stato condannato da un tribunale israeliano a quattro ergastoli senza possibilità di libertà condizionale.

Abir è la maggiore delle sue tre figlie, gli altri sono Falastine e Tahreer. Abdul Rahim Abdul Mohsin Eskafi, il nonno di Abeer, ha detto a Gulf News che la sua salute cominciò a declinare dopo la sua visita a suo padre in prigione. Eskafi detto Abeer usato per essere autorizzati a lato per abbracciare il padre e trascorrere un paio di minuti con lui, nelle visite precedenti, ma è stato rifiutato il permesso ad esempio per la sua ultima visita in apparenza perché aveva superato un limite di età a pochi giorni fa che ha fatto il suo inammissibili per tale considerazione.

Eskafi, che guida anche i prigionieri 'Famiglie Comitato per l'palestinesi prigionieri Club, ha dichiarato Abeer crollato dopo l'ufficiale israeliano ha impedito di avvicinarsi al padre, ma continuò a bussare alla barriera di vetro e Yousuf ha risposto con colpi su di esso da parte di altri ma anche questo spettacolo desolante non evocano alcuna pietà l'ufficiale.

Dopo Abeer tornato a casa a Hebron, ha iniziato a bussare istericamente su pezzi di mobili in casa per tutto il tempo fino a quando la sua mano destra è diventato debole. Ha rifiutato di mangiare e continuava a chiamarmi per suo padre, ha aggiunto.

Tutti i medici specialisti che hanno visto Abeer diagnosticata la sua condizione psicologica, e la salute della ragazza è deteriorata fino divenne totalmente paralizzato e ha dovuto essere ricoverato in ospedale quando lei cadde in coma.

Nel frattempo, Yousuf, il padre di Abir ha dovuto subire un intervento chirurgico d'urgenza dopo aver subito un attacco di cuore nel sentire di sua figlia. fratello maggiore di Abeer, Ahmad, è stato ucciso dagli israeliani nel 2007, quando aveva appena 15.

 
Palestinese Shuhada
(Martiri), del Lavoro 2011

71 Shaheeda Abeer Skafe , 10 anni | 22 apr 2011
70 Shaheed Vittorio Arrigoni , 36 anni | 14 aprile 2011
69 Shaheed Mahdi Abu Athra , 21 anni | 14 apr 2011
68 Shaheed Khader Abu Elbeh , 22 anni | 14 aprile 2011
67 Ra'ed Shaheed Al Bar , 30 anni. | 9 Aprile, 2011
66 Shaheed Ahmed Al Zaytoniya | 9 Aprile 2011
65 Shaheed Shadi Al Zatma | 8 aprile 2011
64 Shaheed Sneema Tayser Abu | 8 Aprile 2011
63 Shaheed Mohammad Awaja | 8 apr 2011
62 Shaheed Mohammad Abu Armaneh | 8 apr 2011
61 Shaheed Bilal Mohammed Al Ara'eer , 23 anni | 8 aprile, 2011
60 Shaheed Mahmoud Wael Al Jaru , 10 anni | 8 apr 2011
59 Ahmed Shaheed Ghrab | 8 apr 2011
58 Shaheed Raed Shehadeh , 27 anni | 8 aprile 2011
57 Shaheeda Qudaih Najah , 45 anni | 8 aprile 2011
56 Shaheeda Qudaih Nidal , 19 anni | 8 aprile 2011
55 Shaheed Talal Abu Taha , 55 anni | 8 apr 2011
54 Shaheed Al-Abdullah Qarra | 8 apr 2011
53 Shaheed Jamea Muataz Abu | 8 Aprile 2011
52 Shaheed Tarabin Saleh , 38 anni | 7 apr 2011
51 Shaheed Khaled Al Dibari , 23 anni | 7 aprile 2011
50 Shaheed Musab al-Sufi , 18 anni | 7 apr 2011
49 Shaheed Mohamed Al Manmom , 25 anni | 7 apr 2011
48 Mahmoud Al Shaheed Manasra , 50 anni di età. Ucciso da occupazione israeliana, 7 Apr 2011
47 Shaheed Mohammad Shalha Ziad 21 anni di età. Ucciso da occupazione israeliana, 5 aprile 2011
46 Shaheed Isma'il Labad | 31 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 2 aprile 2011
45 Abdullah Shaheed Labad | 24 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 2 aprile 2011
44 Shaheed Muhammad Ad-Dayah | 31 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 2 aprile 2011
43 Shaheed Hasan Abu Jaber | 24 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 1 aprile 2011
42 -Identity Unknown Shaheed Eppure | Ucciso in un colono estremista Hit & Run Attack | 31 marzo 2011
41 Shaheed Mohammad Khalid Abu Moammar 24 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 30 marzo 2011
40 Shaheed Hashim Asaliyya Sabri | Ucciso da occupazione israeliana | 27 Marzo 2011
39 Shaheed Radwan Al Namrouty | 26 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 27 marzo 2011
38 Shaheed Unknown Identity | Ucciso da occupazione israeliana | 23 Marzo 2011
37 Shaheed Mahmoud Jalal al-Hilu 10 anni, ucciso da israeliani Occupazione, 22 Marzo 2011
36 Shaheed Mohammed Jihad al-Halw | 11 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 22 Marzo 2011
35 Shaheed Yasser Ahed al-Halw | 16 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
34 Shaheed Yasser Hamed al-Halw | 50 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
33 Shaheed Mohammed Saber Harara | 20 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
32 Shaheed Al-Adham Hazareen | Ucciso da occupazione israeliana | 22 marzo 2011
31 Shaheed Sa'dy Halas | 23 anni. Ucciso da occupazione israeliana il 22 Marzo 2011
30 Shaheed Muhammad Al-Atyeh Harazeen | 27 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
29 Shaheed Muhammad Abed | 31 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 22 marzo 2011
28 Shaheed Mustafa Ahmad Sehwel | 5 anni | Deceduto 10 giorni dopo attacco da parte di Occupazione Israeliane | 21 Marzo 2011
27 Shaheed Imad Faraj Allah , 16 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 20 marzo 2011
26 Shaheed Qasem Abu Eteiwi | 16 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 20 marzo 2011
25 Shaheed Ghassan Fathi Abu Omar | 25 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 16 Mar 2011
24 Shaheed Adnan Yousef Eshtewy | 23 anni. Ucciso da occupazione israeliane | 16 Mar 2011
23 Shaheed Abdul Hamid Abu Ghali | 20 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | 8 Marzo 2011
22 Shaheed Omar Maruf | 19 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 28, 2011
21 Shaheed Abdul Ghazi Shaheen Majeed | 21 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 27, 2011
20 Ali 'Nashasy Wafa Shaheed | 10 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 23, 2011
19 Shaheed Adel Jundiyya | 25 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 23, 2011
18 Shaheed Ashraf Ektifan | 29 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 16, 2011
17 Shaheed Jihad Khalaf | 21 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 16, 2011
16 Shaheed Talat al-Rawagh | 25 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | Feb 16, 2011
15 Shaheed Rwidy Hussam Hussain | 27 anni, ucciso da occupazione israeliana | Feb 11, 2011
14 Shaheed Ikhlayyil Yousef | 17 yrs old, ucciso da occupazione israeliana | 28 gennaio 2011
13 Adwen Basilea Shaheed | 13 anni, ucciso da occupazione israeliana | 27 Gen 2011
12 Maher Udai Shaheed Qadous | Ucciso da Occupazione Israeliane | 27 Gennaio 2011
11 Shaheed Ahmad Wadi Abu Na'im Ucciso da occupazione israeliana su 22 Gennaio 2011
10 Shaheed Mohammad Sami Salem Samoudi | 24 anni, ucciso da israeliani Occupazione | 20 gennaio 2011
9 Amjad al-Za 'Anin Shaheed | Ucciso da Occupazione Israeliane | 18 Gennaio 2011
8 Zaher Shaheed Ahmad Jarghun | Ucciso da occupazione israeliana | 18 gennaio 2011
7 Shaheed Jamil Al-Najjar | Ucciso da occupazione israeliana | 11 Gen 2011
6 Shaheed Shab'an Al-Qarmout | Ucciso da occupazione israeliana | 10 Gennaio 2011
5 Khaldoun Majoub Shaheed Majeb Samoudi | Ucciso da Occupazione Israeliane | 8 Gennaio 2011
4 Shaheed Salim Qawasmi Omar | Ucciso da occupazione israeliana | 7 Gen 2011
3 Shuhada sconosciuto Identità | | Ucciso da occupazione israeliane 6 Gennaio 2011
2 Shaheed Mahmoud Muhammed Dharagma | Ucciso da occupazione israeliana | 2 Gennaio 2011
1 Shaheeda Abu Rahma Jawaher | Killed By occupazione israeliana su 1 Gennaio, 2011

Si prega di condividere in loro onore così il loro sacrificio non sarà dimenticato.
Né i ricordi, le loro morti, i crimini che li ha uccisi.
Non dimenticare di loro e le famiglie che piangono nelle vostre preghiere ...

L'elenco non viene visualizzato, le numerose vittime dell'occupazione sionista che sono privi di documenti da parte dei media.

Inoltre, essa non mostra le vittime del "massacro silenzioso" a causa di restrizioni di movimento, capacità di andare negli ospedali per il trattamento chirurgico o la vita di risparmio, a causa della mancanza del farmaco a causa dei blocchi e così via.

Per esempio: il lento genocidio di movimento da parte l'assedio di Gaza solo, ha ucciso 600 pazienti di Gaza da quando ha preso il assedio israeliano.

Come molti altri morti cadaveri dei palestinesi fa la comunità internazionale ha bisogno di vedere per agire? Quanti più crudeltà e violazioni dei diritti umani, i regolamenti e il diritto internazionale saranno necessari per intervenire in modo da questo warcrime in corso viene interrotta una volta per tutte.

giovedì 21 aprile 2011

Un vero paese "democratico e liberale"

"Vedremo chi può resistere contro di voi", recita la linea ebraico verso l'angolo destro della foto.
chi mai si sognerebbe di dire che israele non è un paese democratico e liberale visto che non censura nemmeno questa pubblicità?

BERLUSCONISMO, ALIBI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Le leggi berlusconiane sulla prescrizione breve e sul processo lungo costituiscono qualcosa di più di semplici leggi ad personam, poiché configurano una depenalizzazione di fatto dei reati finanziari, che diverrebbero non più processabili a causa delle illimitate possibilità di ostruzionismo offerte ai collegi di difesa, a fronte dei tempi più stretti per giungere ad una sentenza definitiva. Sebbene la stragrande maggioranza della magistratura sia composta da giudici e pubblici ministeri conformisti o corrotti, basterebbero comunque pochi magistrati integerrimi per causare danni irreparabili, data la vastità e l'evidenza del fenomeno del crimine affaristico, perciò occorreva correre ai ripari.
Ciò spiega il consenso che il governo attuale continua a riscuotere da parte degli organi di stampa più rappresentativi della borghesia, come il "Corriere della Sera" e, ovviamente, da parte degli opinionisti ufficiali come Pierluigi Battista, che si affanna a spiegarci che a Berlusconi non ci sono alternative. Berlusconi infatti si assume la responsabilità assoluta ed esclusiva di un lavoro sporco che, peraltro, va a vantaggio dell'affarismo nel suo complesso. Anche "La Repubblica", concentrando il fuoco sul berlusconismo, si guarda bene però dal sottolinearne le ricadute positive per l'impunità dell'affarismo sia interno che multinazionale.
Ciò era accaduto già in passato con le tante leggi considerate esclusivamente ad personam, come, ad esempio, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, che fu salutata con silenzioso entusiasmo da tutto il mondo degli affari, in quanto poter falsificare impunemente i bilanci facilita ancora di più l'evadere il fisco. L'esistenza di un Presidente del Consiglio pluri-imputato come Berlusconi conferisce così alla borghesia un alibi a prova di bomba, e le consente di fare comodamente i propri affari all'ombra delle "riforme della giustizia" concepite dall'avvocato Ghedini, conservando però il mito e l'alone dell'imprenditoria "sana", con tanto di sceneggiate antimafia da parte di Confindustria. I media internazionali, a loro volta, mettono Berlusconi alla berlina, ma le multinazionali che possiedono quei media possono agire in Italia sotto la copertura delle leggi "ghediniane", senza che nessun commentatore osi supporre che le stesse multinazionali abbiano qualche responsabilità nel sabotaggio del sistema della giustizia in Italia. Questa ostilità del tutto apparente della stampa internazionale, ha certamente contribuito al mito positivo del Berlusconi in conflitto con i poteri forti della finanza mondiale, così come pure al mito negativo del Berlusconi corpo estraneo all'Occidente democratico; anche se i pochi narratori ancora in buona fede di entrambe le fiabe sono costretti a forzare talmente l'evidenza ed il buon senso, che finiscono per pagare un prezzo davvero terribile in termini di perdita di lucidità.
L'Italia di questi anni è diventata quindi un laboratorio dell'impunità legale dell'affarismo criminale, ma di questo esperimento politico il berlusconismo rappresenta un'intensificazione ed un'accelerazione, senza detenerne l'esclusiva. Nel 2002, al momento di rinviare a giudizio i dirigenti della Philip Morris per un'evasione fiscale da ottomila miliardi di lire, ci si accorse che i reati erano stati depenalizzati dalla riforma fiscale varata dal governo Prodi nella legislatura appena trascorsa, perciò la Philip Morris fu prosciolta. (1)
Nel 2001 la Corte di Cassazione aveva quantificato l'evasione fiscale complessiva della Philip Morris in 120mila miliardi di vecchie lire, che lo Stato italiano non ha più visto grazie a quelle leggi salva-multinazionali del primo governo Prodi. Del resto risulta un'ovvietà osservare che l'attività legislativa e di governo tende sempre a favorire i potenti. Lo stesso istituto della prescrizione in corso di giudizio va a favorire gli imputati in grado di permettersi costosi collegi difensivi addetti alla ricerca di cavilli.
Allorché nel 1989, con la riforma del codice di procedura penale, in Italia si è passati dal processo inquisitorio all'attuale processo di tipo accusatorio, nessuno fece notare che la prescrizione in corso di giudizio non aveva più un senso giuridico, poiché questo istituto di garanzia era strettamente legato alla natura particolare del processo inquisitorio. La figura preminente del processo inquisitorio era infatti quella del giudice istruttore, il quale poteva anche tenere sulla corda per anni un imputato prima di rinviarlo a giudizio; da qui la necessità di porre un limite di tempo alla durata complessiva del processo inquisitorio, mentre porre questo limite per il processo accusatorio ha senso solo in una logica di tutela degli imputati eccellenti.
La novità attuale non sta quindi tanto nella qualità, ma nella quantità di provvedimenti legislativi a favore degli imputati potenti. Se al governo oggi ci fosse ancora un Prodi, o comunque un altro politico dall'aspetto "normale", non vi sarebbe poi alcun modo di spacciare una simile pioggia torrenziale di leggi salva-affaristi come un semplice problema personale del Presidente del Consiglio. Berlusconi quindi deve essere proprio quel clown squallido, laido ed abietto che è, altrimenti potrebbe sorgere il sospetto che il problema non sia solo lui, ma il sistema di potere affaristico multinazionale che lo esprime, e di cui, probabilmente, egli è sempre stato solo un prestanome.
Esperimenti di questa portata non possono avvenire se non sotto la tutela e la gestione dell'ente assistenziale per le multinazionali, il Fondo Monetario Internazionale, che quanto ad illegalità non ha nulla da imparare da nessuno. Ultimamente la propaganda ufficiale si sta dando da fare per convincerci che il FMI sia diventato "buono", che esso abbia messo da parte gli aspetti più feroci ed atroci della sua gestione dell'economia mondiale. (2)
Di fatto c'è invece da constatare la rapidità con cui lo stesso FMI ha formalizzato l'associazione del Kosovo, e della sua economia criminale, alla propria organizzazione. Generato dalla NATO nel 1999 con l'aggressione alla Serbia, il Kosovo è diventato indipendente nel 2008, ed il primo atto ufficiale del Kosovo indipendente è stato la richiesta di adesione al FMI, il quale lo ha accontentato in un tempo record, appena l'anno dopo. La circostanza non stupisce più di tanto, se si considera che il FMI e la NATO sono praticamente la stessa cosa, cioè due organizzazioni espresse dalla stessa cordata affaristico-criminale a guida anglosassone. (3)
Il FMI è un'istituzione che detiene un riconoscimento giuridico in ambito ONU, quindi è un'agenzia ONU, e doveva essere perciò a conoscenza dei risultati delle indagini della stessa ONU sul diretto coinvolgimento del governo kosovaro nel traffico di organi umani. Il FMI non ha avuto però nessuna remora a finanziare con i propri prestiti un business del genere, né la NATO si è fatta scrupolo di tutelarlo con la presenza delle sue truppe. Il Kosovo è stato inventato infatti per costituire un laboratorio dell'illegalità multinazionale, e l'Italia berlusconiana si sta rapidamente adeguando a quel modello. La NATO sta cercando ora di trasformare anche la Libia orientale, la Cirenaica, in un altro Kosovo, e l'Italia perciò si troverebbe a fare da anello di congiunzione geografico di questa grande Mafialand mediterranea.(4)
(1) http://archiviostorico.corriere.it/2002/giugno/27/Frode_fiscale_tutti_prosciolti_nell_co_0_02062710393.shtml
(2) http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:8drTvRqGxc8J:www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-04-12/protesta-volta-063922.shtml%3Fuuid%3DAapItDOD+%22fmi,+non+c'%C3%A8+pi%C3%B9+la+protesta+di+una+volta%22&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&source=www.google.it
(3) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://online.wsj.com/article/SB124154560907188151.html&ei=Z3SsTdWLEsiUswbWltWeCA&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=5&ved=0CEwQ7gEwBA&prev=/search%3Fq%3Dimf%2Bkosovo%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Divns
(4) http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:C1vTtg4GBAsJ:www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/02/12/visualizza_new.html_1588677658.html+16+febbraio+2011+kosovo+onu+organi+umani&cd=28&hl=it&ct=clnk&gl=it&source=www.google.it http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.france24.com/en/20110216-un-confidential-document-kosovo-organ-trafficking-investigation-unmik-eulex
http://rossoallosso-lammazzacaff.blogspot.com/2011/03/kosovoil-traffico-di-organi-e-la-grande.html

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