involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

giovedì 24 febbraio 2011

Fini apre all'immunità: "Sì, ma con una maggioranza qualificata"

"Berlusconi vuole il conflitto istituzionale permanente. Ma non è giusto che dia le dimissioni per via giudiziaria, va sconfitto politicamente

ROMA - Sull'immunita' parlamentare "non ci sarebbe nulla di eretico a discuterne, i padri costituenti l'avevano prevista, in assemblee come il Parlamento europeo ci sono prerogative analoghe". Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un colloquio con l'Espresso, in edicola domani al prezzo speciale di un euro. "Ma oggi in Italia- insiste- parlare di ritorno all'immunita' significa garantire l'impunita'. Non e' cosi'? E allora sfido il Pdl: prevediamo per l'autorizzazione a procedere una maggioranza qualificata, i due terzi dei votanti della Camera, in modo che siano bloccate solo quelle inchieste dove e' evidente il fumus persecutionis e non ci sia invece il rischio di garantire l'impunita' a colpi di maggioranza. So gia' che anche questa elementare proposta sara' considerata una provocazione. Perche' il Pdl e' solo alla ricerca di una corazza per Berlusconi contro i giudici".
BERLUSCONI VA SCONFITTO POLITICAMENTE - "E' un'ipocrisia dire: il giudice naturale e' il Tribunale dei ministri. Se fosse davvero cosi' basterebbe che il Pdl chiedesse alla Camera l'autorizzazione a procedere in tal senso. Altrimenti e' tutto un infingimento. Un gioco degli specchi". Cosi' il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un colloquio con l'Espresso, parlando del caso Ruby.
"Non e' ne' saggio ne' giusto- continua- auspicare che Berlusconi possa essere costretto a rassegnare le dimissioni per via giudiziaria. Berlusconi va sconfitto politicamente, con le elezioni". E ripete quello che dichiaro' a vicenda appena scoppiata, quattro mesi fa: "Se quella telefonata c'e' stata, ci sarebbe un uso privato di incarico pubblico'. 'Nulla da aggiungere oggi, se non che sottoscrivo in pieno quanto ha detto il capo dello Stato: l'imputato ha diritto di difendersi nel processo, non dal processo".
INTERESSE AL CONFLITTO - "La nuova anima del berlusconismo non e' il conflitto di interessi, e' l'oggettivo interesse al conflitto. C'e' un interesse al conflitto permanente per creare uno stato di tensione, una perenne ordalia in cui si fa vivere agli italiani sempre l'ultima ora della campagna elettorale decisiva". Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un colloquio con l'Espresso in edicola domani al prezzo speciale di un euro. "Berlusconi- continua- alza muri per far dimenticare i suoi fallimenti, scava fossati contro i nemici: i comunisti, i giornalisti, i magistrati, gli alleati infedeli, Santoro, Fini... Va ben oltre il conflitto politico: come ha sottolineato il capo dello Stato, il pericolo e' scatenare un conflitto istituzionale. Berlusconi ha delle istituzioni la stessa idea che ha del Pdl: una concezione proprietaria che lo porta ad attaccare i giudici, la Consulta, la Camera, fino a lambire il Quirinale", conclude il leader di Fli.
NE VALEVA LA PENA - "Ne valeva la pena?, mi sono chiesto spesso. Ma di fronte a quello che vedevo mi sono detto: non e' per questo che ho deciso di fare politica da giovane. A quasi sessant'anni non e' piu' una questione politica. È qualcosa di piu' profondo: una questione di dignita''". Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un colloquio con l'Espresso, in edicola domani al prezzo speciale di un euro, sulla nascita di Fli.
Fini spiega che dopo l'assemblea di Milano era "soddisfatto, avevo tolto dal campo l'equivoco di un'alleanza con la sinistra, senza ambiguita'. E Bocchino, Urso e Viespoli avevano usato le stesse parole. Ora andremo avanti piu' spediti di prima. Voltiamo pagina, guardiamo al futuro e non al passato. Cosa sara' del Pdl dipendera' dall'epilogo della stagione di Berlusconi. E l'epilogo saranno le prossime elezioni, tra due mesi o due anni, e' li' che vedremo se abbiamo vinto o perso".
24 febbraio 2011
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