involuzione

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Poche cose abbiamo imparato dalla storia all'infuori di questa: che le idee si condensano in un sistema di ortodossia, i poteri in una forma gerarchica e che ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere.
Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati. O avremmo cercato riparo nell'isola della nostra interiorità o ci saremmo messi al servizio dei vecchi padroni. Ma tra coloro che si sono salvati, solo alcuni hanno tratto in salvo un piccolo bagaglio dove, prima di buttarsi in mare, avevano deposto, per custodirli, i frutti più sani della tradizione intellettuale europea: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Norberto Bobbio

domenica 9 gennaio 2011

Wikileaks, Anonimous: nuovi fronti di lotta si aprono….

di GIORGIO GRIZIOTTI
Che un vasto movimento stia emergendo in Europa è un’evidenza che trova conferma ogni giorno.Che le caratteristiche di questo movimento siano completamente nuove pur non rinnegando le esperienze delle generazioni precedenti sembra sempre più chiaro: la nuova fabbrica è la metropoli, era il titolo di una mia corrispondenza durante le lotte dell’autunno francese ed il seguito, a Londra, a Roma ed  in quasi tutta l’Europa lo ha confermato. Aldilà dei momenti culminanti, con le giornate di piazza e di lotta, i segnali sono ormai molteplici e manifesti anche su versanti artistici e culturali da sempre  anticipatori sensibili delle svolte e delle tempeste
Mi capita sempre più spesso di percepire i segni annunziatori della fine di una fase e di apertura di una nuova, ne cito due che ho vissuto  recentemente : ‘ I still Love’ (cfr hyperlink sulla foto) l’esporsi di corpi  marcati da  anni di  biopotere  al Pac di Milano (Franco B è un artista italiano che vive a Londra, la fuga dei cervelli sembra sempre più tangibile in Italia specialmente nella tristissima Milano odierna…) o il  film tedesco The City Below che mette magistralmente in scena una storia ambientata nelle torri trasparenti dei disumani quartieri del mondo della finanza; qui si tratta di Francoforte , ma il quartiere della Défense di Parigi o di Canary Warf a Londra sono identici.
Il tema che vorrei qui proporre è pero’ più legato al ruolo dei Network Commons nella transizione attuale, termine che preferisco  a quello di Digital Commons, peraltro già utilizzato con significato diverso negli USA.
Nel mio intervento al convegno Digital Commons accennavo alle battaglie in corso del 2.0 ed all’esile linea di demarcazione fra la captazione ed il controllo che sono esercitati tramite il network da un lato, e le potenzialità ed opportunità infinite di una sua utilizzazione per costruire un nuovo comune dall’altro.
Durante l’autunno caldo parigino sottolineavo il ruolo della rete ed in particolar modo dell’internet mobile e dei bio-hypermedia (smartphones, smartpads e gli altri devices personali) nelle nuove forme di lotta moltitudinarie.
Non è assolutamente casuale che in questo momento l’esplosione WikiLeaks riveli un nuovo fronte e scateni il primo grande scontro direttamente sulla rete.
Negli ambienti degli attivisti internet è stato osservato a proposito delle rivelazioni di WikiLeaks che le reazioni poco “democratiche” della governance mondiale, US in testa, erano in fondo un fenomeno più importante che non lo scandalo dei contenuti diffusi, sui cui torneremo in seguito. Ed io sono d’accordo a considerare che il  ruolo più significativo di WikiLeaks sia quello di rivelatore e di catalizzatore
Infastidito dall’attacco non previsto e dalla nuova tattica di WikiLeaks l’impero ( da Biden a Sarkozy passando per Paypal e Amazon) reagisce con azioni assolutamente illegali:
  • il sito Wikileaks è attaccato sul net grazie alle reti di computer Zombies
  • Corporations come  Amazon, PayPal, BankAmerica, PostFinance in Svizzera, MasterCard e Visa bloccano la collaborazione o gelano i doni fatti su internet a  WikiLeaks e di cui esso vive.
Le risposte non si fanno attendere:
  • Circa 600 siti si offrono come mirror e, dando il  cambio ai sever Wikileaks,  permettono di dare continuità al servizio (sul logo  link verso uno dei 600 mirrors disponibili)
Pe ex. http://wikileaks.pignouf.fr/

  • Anonimous, lancia l’operazione Payback Avenge Assange con la tecnica del
    dDOS (distributed denial-of-service attack ) e risponde all’attacco bloccando nientemeno che VISA , Mastercard, Paypal e PostFinance.
Il principo di funzionamento del  dDOS (http://en.wikipedia.org/wiki/Denial-of-service_attack ) è semplice: una rete che va da qualche centinaia a diverse centinaia di migliaia di  computers zombies o consenzienti, chiamata anche Botnet (da Robot e Networks),  lancia automaticamente e contemporaneamente una raffica di richieste di servizio verso il sito target sino a saturarlo e a paralizzarlo.
Questa tecnica è utilizzata universalmente sia che si tratti della mafia o di agenzia governative  (o entrambi in collaborazione) o di gruppi informali di contropotere come Anonimous.
Basti pensare al famoso attacco nel 2007 contro i siti del governo e dell’amministrazione Estone il cui primo ministro accuso’ apertamente  il governo russo di esserne il mandante e l’organizzatore o  ai più recenti attacchi cinesi contro Google.
Qui pero’ mi sembra importante mettere in evidenza una differenza fondamentale : se la tecnica è la stessa  la mafia ed i servizi costruiscono i loro Botnet infettando i PC tramite virus che gli  utenti subiscono mentre Anonimous ha costruito il suo Botnet sulla base del volontariato. Proponendo di usare  un tool facile da utilizzare e  ironicamente chiamato LOIC , low orbit ion cannon (da Guerre stellari) gli utenti possono partecipare all’attacco coordinato indicando l’indirizzo del sito target.
Anonimous  e l’operazione Payback Avenge assange
Anonimous http://en.wikipedia.org/wiki/Anonymous_(group) è un termine usato in due sensi. Come “Fenomeno (o meme)   Internet”, rappresenta il concetto di molti utenti della comunità on-line o della comunità on-line che agisce  in forma anonima in modo coordinato e di solito verso un obiettivo concordato autonomamente. E’ anche un’etichetta  adottata da una comunità informale, non strutturata e dinamica che si lancia  in proteste e azioni su Internet.
Le singolarità che compongono Anonimous tessono una rete dinamica e fluttuante   tramite diverse istanze Internet: i forum, gli imageboards e molti siti web. Prima di passare all’azione si coordinano più precisamente usando i Social Networks.
L’operazione Paybak non è un esordio. Anonimous si era già manifestato precedentemente con azioni più politiche contro il Copyright, attaccando e saturando  grandi siti Americani che gestiscono i diritti d’autore; a mio parere quest’attacco ha costituito la punta di diamante di una pratica vasta e sinora vincente contro  questa specifica estrazione di rendita. A poco sono valsi i goffi tentativi in Francia ed in altri paesi di mettere in funzione dispositivi di controllo complessi, inefficaci e completatamente obsoleti al momento stesso della loro implementazione sul terreno.
Anonimous aveva fra l’altro attaccato la Scientologia o semplicemente messo in atto  provocazioni come la giornata del Porno saturando Youtube  con migliaia di video pornografiche.
Più recentemente  Anonimous ha  lanciato Leakspin   un’azione collettiva  più costruttiva: ciascuno è invitato a compilare, verificare e diffondere le migliori informazioni contenute nei cables. Resta da vedere se in questo caso la moltitudine possa essere più efficace o pertinente dei giornalisti del New York Time, El Pais, Guardian, Le Monde etc. ?
Internet General Intellect
In una recente serata dedicata a WikiLeaks in uno dei centri  parigini della controcultura internet  diversi aspetti  sono emersi da questo primo episodio dell’infowar:
C’è una generazione di geeks e haktivisti che dispone in modo globale e diffuso di competenze con cui  organizzare un contropotere reale sulla rete e di consequenza influire sulla  produzione mondiale sia immateriale che fisica.
Due aspetti sono particolarmente importanti:
  • Il saper  rendersi completamente anonimi sul net, da cui la simbolica immagine della maschera di Guy Fawkes popolarizzata dal fumetto e dal film  V for Vendetta.
  • La capacità di proteggere ed autenticare  i flussi per indirizzarli   con precisione  e sicurezza verso dei destinatari riconosciuti.
Non dimentichiamo la posta in gioco:  Internet è non solo alla base di tutta la produzione cognitiva mondiale ma  ormai sempre più integrato alla produzione industriale al punto, per esempio, che il 15 dicembre scorso il Jerusalem Post esulta proclamando  che il virus Stuxnet, creato con tutta probabilità dai servizi israeliani, avrebbe ritardato di due anni la produzione del nucleare Iraniano.
D’altro canto fonti vicine agli hackers  hanno fatto trapelare che nel recente  attacco a Visa oltre al dDos erano state lanciate operazioni di tipo “injection SQL” , molto più devastatrici in quanto operanti sulla modifica e/o distruzione di dati vitali contenuti nei Database dell’Operatore finanziario,  senza per il momento superare l’ostacolo finale del criptaggio. E’ chiaro che se e quando quest’ultimo chiavistello saltasse i livelli di destabilizzazione crescerebbero esponenzialmente.
Senza costituire un’organizzazione nel vecchio senso del termine Anonimous è di fatto un’avanguardia capace di coagulare e  di catalizzare forze crescenti in momenti determinanti della battaglia del Net, creando  con questo agire una produzione di comune globale.
Le rivelazioni e l’azione di Wikileaks cambiano il paradigma della diffusione dell’informazione, un altro aspetto centrale che si affianca e si integra al recente movimento  Europeo. Un’Europa-vaso di coccio, che tramite i relais politici locali, subisce il più duro attacco della governance mondiale dominata dal capitale finanziario.
L’ordine di questa governance non prevede e non ammette livelli di welfare incompatibili col mantenimento e la crescita della rendita.
L’apertura di questi molteplici nuovi fronti, quello della  nuova informazione e del contropotere sul net, rinforza enormemente  l’ipotesi che l’inizio del  decennio corrisponda all’apertura di una nuova fase.
In modo sempre più pertinente  una forza alternativa autonoma opera con un potenziale immenso sullo stesso terreno del capitalismo digitale e finanziario  ed è in grado di battersi efficacemente contro la sua supposta onnipotenza.
Sotto la forza di questi attacchi la vecchia governance fa cadere  sempre più spesso e velocemente  la maschera di una “democrazia del diritto”. Il  diritto infatti, già molto carente nel mondo Internet, è sbeffeggiato senza vergogna, governo Obama in testa. Da questo punto di vista Berlusconi  è stato un precursore del negativo…
bio-hypermedia e l’incontro d’internet col corpo nella fase biopolitica che si apre
Il passaggio in corso è quello dell’internet mobile
Nel contesto di questo cambiamento e dell’apertura di una nuova fase squisitamente biopolitica gli usi di una tecnologia  che è vieppiù integrata al nostro bios diventano  un elemento centrale   (curiosamente bios – Basic Input Output System è il termine che definisce il cuore iniziale di ogni PC da più di trent’anni).
Cos’altro permettono gli  smartphones, smartpads e gli altri devices, sempre più sofisticati  e connessi alle molteplici reti locali o globali (dal wifi al gps passando per la 3G o  la 4G) che portiamo con noi e su di noi se non un nuovo modo d’integrare piu intimamente la nostra mente, i nostri sensi ed il nostro corpo alla rete?
La nascita di un bio-hypermedia termine che amo  utilizzare per definire questo complesso d’attivita umana connessa,  costituirà anzi costituisce un nuovo salto d’innovazione che di per sè, come sempre in questi casi, è un’arma a molteplici tagli, da cui Edward la figura del favoloso personaggio del film di Tim Burton
Quale strumento puo’ meglio essere utilizzato per estrarre rendita, per controllare la vita minuto per minuto, per semplicemente esercitare il Biopotere?
Ma è la presa di coscienza che si manifesta in modo generalizzato nella metropoli e nella rete stessa che segna il tempo del cambiamento e che rende il bio-hypermedia uno strumento potente ed inarrestabile.
Oggi molti sorridono quando  sentono che le configurazioni dinamiche di Anonimous sono costituite in maggioranza da schiere di adolescenti. Da parte mia io trovo bellissimo che una generazione senta il bisogno e la necessità di creare nuove forme di democrazia che sfondino l’alto muro di violenza, d’ingiustizia, di sfruttamento e di corruzione che blocca il suo futuro ed il nostro.
correlato:
IL GOVERNO OTTIENE LA FIDUCIA IN UNA ROMA BLINDATISSIMA, MA GLI ANONYMOUS ITALIANI ATTACCANO SU INTERNET: "DOWN" GOVERNO.IT. TUTTA LA CRONACA


Di Mattia Paolinelli

E’ dalla mattina dell’8 dicembre che Nautilus segue le azioni di Anonymous ed è sempre da quel giorno che si è presentata l’opportunità di aprire un canale con alcuni dei suoi membri. Non conosco la loro identità naturalmente, ma ho potuto constatare che seguono Nautilus e spesso hanno pubblicato commenti e aggiornamenti molto interessanti. Proprio nello spazio dei commenti è nata una sorta di micro-intervista che potete trovare qui.

L’ultimo aggiornamento in ordine di tempo è arrivato pochi giorni fa. Un membro di Anonymous m’informava dell’esistenza di una “branca” italiana degli Anonymous e in particolare di Operation:Payback. Di questo “gathering” italiano esiste anche una pagina facebook che alla pari di quella principale in lingua inglese coordina e informa gli utenti sugli obiettivi degli attacchi.


A quanto pare sono stati creati più di 15 nuovi siti Anonymous in tutto il mondo, il che significa che in più di 15 paesi esiste un gathering anonymous attivo che si richiama al seguente manifesto:

An Invitation
Recent developments regarding WikiLeaks and the corporate and political control of information have led to increased interest and participation in WhyWeProtest.net. We are inspired by this influx of energy and creativity. We invite all of our increasingly diverse users to collaborate with us toward real and substantive change on a widening range of issues. 

WhyWeProtest and Anonymous
Anonymous is not an organization. There are no official members, guidelines, leaders, representatives or unifying principles. Rather, Anonymous is a word that identifies the millions of people, groups, and individuals on and off of the internet who, without disclosing their identities, express diverse opinions on many topics. To be Anonymous does not imply thinking or acting in concert with others who are Anonymous; rather, it describes a way of communicating and promoting social change. 

As an offshoot of the larger Anonymous group, WhyWeProtest (WWP) has become the hub of the anti-Scientology movement that is often called Project Chanology. We have also initiated planning and discussion in other pro-free speech areas. Our role has been to provide a stable platform to discuss legal methods of protest and information dissemination. We take no position on other forms of civil disobedience, although from both a public relations and a technical point of view we cannot host the planning or promotion of illegal activities. 

WhyWeProtest and Internet Censorship
WhyWeProtest's roots extend beyond Chanology to a larger movement that favors free expression and the free exchange of information. Along with our Scientology-related endeavors, we host discussion and activism on a number of other topics. In collaboration with The Pirate Bay, we haveoffered support to the Green Wave movement in Iran, providing a neutral platform for protesters to promulgate their message and providing information on real-life and online self-protection. 

More recently, we have welcomed the current wave of visitors to join in the discussion of the corporate and governmental oppression of WikiLeaks. We look forward to collaboration in support of our shared values. We make no explicit statement regarding whether various groups' activities are good or bad, nor will we enforce our view of what should be done outside the parameters of this website. 

The viral marketing efforts on behalf of free speech issues that have begun on Facebook, Twitter, and elsewhere reveals a potentially powerful grass-roots movement against Orwellian control--a movement that is bigger than WWP, Chanology and even Anonymous, and that has the power to overcome complacency, apathy, inaction and feelings of irrelevance. To reach fruition, these efforts must lead to concerted and focused activism. 

Our Vision
Eventually, WhyWeProtest intends to provide a broad and neutral platform to support sustained collaboration, brainstorming, and planning on a variety of social and political issues. Under discussion and development for the past several years, this plan has proven difficult and expensive to implement. We cannot immediately bring it to pass. But we will enthusiastically work overtime to raise the funds and get it started. 

How You Can Help
If you would like to do something about current issues of corporate and governmental accountabilitity, we invite you to contribute your ideas, your creativity, your energy, and your resources to help make this happen. To be blunt, our hopes are high; our funding is not. We ask no payment for your participation here, but at this time we welcome donations from those who can afford it. 

We continue to believe that diverse individuals who share common ideals can progress beyond the temporary satisfaction of retaliation and toward efficient, targeted and sustained activism. Together, we can shed a beacon of hope that will illuminate our defense of freedom and our consciousness of shared humanity. 

We are Anonymous. 

Ogni paese ha insomma la sua declinazione su scala nazionale di Operation:Payback e il risultato è quello d’incrementare enormemente il numero delle iniziative e degli obiettivi colpiti giornalmente da Anonymous su Internet.


Oltre che diversi target, i gathering anonymous di ogni paese possono sviluppare e portare avanti tecniche di attacco diverse. Il “gruppo italiano” in particolare utilizza una mod dell’ormai famigerato programma LOIC. Nessun download, solo un link da seguire e un bottone da cliccare. Così parte l’attacco, con un numero di richieste di accesso al sito bersaglio che può variare dalle 100 alle 10000 al secondo (ma preimpostato su 1000 dagli Anonymous italiani).

Allo stesso modo della controparte internazionale nel primo giorno di OAA (“Operation Avenge Assange”), anche gli Anonymous italiani hanno indetto un sondaggio on line su www.surveymonkey.com per far scegliere agli utenti il primo obiettivo. Potete trovare il sondaggio qui, mentre sotto potete vederne la schermata:


Questo succedeva due giorni fa. Il 13. L’obiettivo prescelto era mediaset.it. Ma fatalmente, Mediaset richiama Berlusconi e proprio il Primo Ministro italiano nella giornata di ieri doveva affrontare alle Camere il rischio di una sfiducia. Gli occhi di tutti i media erano puntati sul Governo e così mentre a Roma le Forze dell’Ordine circondavano Palazzo Chigi, Palazzo Madama e Palazzo Grazioli, gli Anonymous italiani approfittavano delle vie sgombre di Internet per attaccare il sito del Governo.

L’attacco è scattato alle 14.00. Alle 16.00, Governo.it era “down” come testimoniato dal seguente messaggio apparso sulla bacheca della pagina facebook di Operation Payback ITA:


Poi il sito è tornato ad essere raggiungibile


ma gli attacchi sono ricominciati e a fianco della mod del LOIC è stato presentato un altro strumento automatizzato per Firefox in grado di eseguire continue query di ricerca sul sito bersaglio.


Uno strumento più semplice e –a detta degli stessi promotori dell’azione- meno efficace del primo, ma evidentemente utile in azione combinata. Ne abbiamo la conferma quando verso le 19.00 sulla bacheca appare il seguente messaggio:


Tre ore di “down” e obiettivo raggiunto per Operation Payback ITA che ottiene al primo tentativo quel risultato mancato in altre date dai protestanti virtuali italiani. Operation payback per questa operazione ha infatti costituito una sorta di “alleanza” con un gruppo dedito ai “netstrikes”


presente su Facebook da almeno un anno. Il gruppo in questione si chiama “Netstrike: la Protesta Virtuale” e già l’anno scorso –peraltro, sempre in dicembre- aveva tentato il colpo contro Governo.it. Ma senza troppo successo. Perché?


Come emerge dai messaggi degli stessi partecipanti, il metodo prevalente usato per il netstrike del 2009 era infatti quello per firefox, col refresh automatico della pagina del sito bersaglio. Il problema è che dopo circa 30 refresh della pagina, il sito bersaglio blocca l’IP del computer “attaccante”. Risultato: il sito diventa irraggiungibile solo per l’IP del computer che ha effettua i continui refresh, mentre rimane on line e visibile per tutti gli altri. Basta utilizzare un altro computer (o impostare un proxy) per rendersene conto.


Il LOIC ha permesso dei veri attacchi Ddos, ma soprattutto la visibilità ottenuta in questi giorni da Anonymous ha fatto si che Operation Payback ITA potesse contare su un numero sensibilmente maggiore di persone per portare gli attacchi e il risultato s’è visto.

Cercando una motivazione all’attacco contro il sito Governo.it che non fosse riconducibile ad una pura ricerca di visibilità, ho trovato un preciso riferimento ad uno dei cables rilasciati da Wikileaks e precisamente quello a firma dell’ambasciatore americano a Roma, David Thorne, nel quale si analizza il “decreto Romani”. Il cable (del quale ci occuperemo nel prossimo articolo) viene pubblicato da Wikileaks due giorni. In Italia è ormai sera, ma il cabke e il suo contenuto non passano inosservati ed in questo post


è ravvisabile l’intenzione di attaccare Mediaset.it proprio in reazione agli allarmanti giudizi contenuti nel cable.

Per chi volesse seguire in tempo reale le attività di Operation Payback ITA, i canali disponibili sono la pagina Facebook e l’account Twitter.
Per il resto, bisognerà affidarsi agli aggiornamenti dei social networks.


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